"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

mercoledì 21 ottobre 2009

Un Paese a sovranità limitata

Eppure ci avevano sempre detto che l'Italia era una democrazia, che, grazie agli accordi di Yalta, stava dalla parte giusta, dalla parte della libertà e dell'Occidente, il baluardo della civiltà capace nella propria generosità di esportare, quasi gratis, la democrazia in tutto il mondo.
Non bastavano le pluridecennali trame della CIA, con la benevola condiscendenza di servizi di intelligence nostrani e società massoniche segrete, volte, con tutti i mezzi leciti ed illeciti, a difenderci dal comunismo e dal rischio che la corrotta Democrazia Cristiana potesse essere soppiantata dalla sinistra.

Sono gli anni, se qualcuno lo avesse dimenticato, delle innumerevoli stragi nere, del terrorismo, dei tentativi di colpi di stato.
Non bastava il Vaticano e la deleteria interferenza che ha sempre esercitato sulla vita pubblica italiana.
Ora è ufficiale, a quanto riferisce l'autorevole e rassicurante Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia: anche la mafia, la più feroce e terribile forma di criminalità organizzata, ha - di diritto - voce in capitolo nella politica italiana.
Mi sembra di scorgere nelle parole di Grasso una nonchalance non adeguata alla gravità di quanto afferma.
Non so se i più possano rendersi conto, sulla base della rilevanza che viene data alla notizia su giornali e televisioni, di cosa significhino realmente le dichiarazioni di Grasso: l'ammissione che lo Stato, le sue Istituzioni, decisero di tollerare e riconoscere legittimità e pari dignità ad una organizzazione criminale.
Mi vengono in mente alcune inchieste di Report, peraltro di rilevanza assai inferiore, che documentavano sprechi e corruzione e a seguito delle quali ci si immaginava il giorno dopo lo scandalo pubblico, sconvolgimenti politici, inchieste giudiziarie. E invece nulla. Tutto passava inosservato scivolando sull'indifferenza dell'opinione pubblica malignamente orientata dagli organi di informazione.
Ecco ho paura, riguardo alle ultime dichiarazioni del procuratore Grasso, di trovarmi di fronte a qualcosa di simile. Che fra qualche giorno si parlerà d'altro. Che nessuno denuncerà la finzione democratica di cui è vittima il popolo italiano. Grasso rivela o ammette che tra il 92 e il 94 ci furono trattative tra lo Stato e la mafia, una mafia che era stata, per la prima volta nella storia, realmente attaccata e messa in crisi da magistrati come Falcone e Borsellino e che reagì con terrificanti stragi e minacciando i propri referenti politici.
L'aspetto sconvolgente è che non più pezzi di Stato deviati, politici collusi (Andreotti reo di aver «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione» http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti#Rapporti_con_la_mafia ), ma che le Istituzioni dello Stato, in quanto tali, decisero che bisognava trattare, da pari a pari, con la mafia.
Non solo venne tradito e lordato il lavoro e l'eroico sacrificio di Falcone e Borsellino e degli agenti delle loro scorte, ma vennero traditi tutti i cittadini italiani.
Lo Stato abdicò alla propria piena sovranità, alla sovranità appartenente al popolo, per cederne parte ad una organizzazione criminale arrendendosi al suo ricatto.
Visto che dopo il 94 la mafia abbandonò la strategia delle stragi e poté nuovamente immergersi nei suoi affari illegali, si può 'logicamente' concludere che lo Stato diede alla mafia ciò che la mafia chiedeva. E che il ceto politico dominante che emerge da allora in poi, il partito di Forza Italia di Dell'Utri e Berlusconi, non è più considerato un pericolo.
Non solo. Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, che da anni porta avanti la sua coraggiosa battaglia per la verità ipotizza che uomini dello Stato parteciparono all'attentato di cui rimase vittima Paolo Borsellino, per togliere di mezzo un ingombrante oppositore della trattativa.
C'è da sorridere amaramente pensando che in quegli anni si dibatteva di sistemi elettorali, di uninominale secco o di doppio turno alla francese o di proporzionale alla tedesca.
E sorgono spontanee alcune domande: quale fu il ruolo dei dirigenti del Centro Sinistra e dei membri del Governo dell'epoca (Violante, Mancino, Ciampi) in quella trattativa? Davvero ne erano all'oscuro? E' possibile che l'involuzione del partito erede del PCI, il tradimento degli ideali berlingueriani, nasca in quegli anni?
E perché queste vicende stanno emergendo solo ora? Qual'è il senso di tutto ciò? E' solo il risultato del lavoro di magistrati onesti e capaci o si tratta di notizie che si fanno trapelare perché funzionali alla lotta politica in corso per la defenestrazione e successione a Silvio Berlusconi? E che comunque non coinvolgono alcuno degli attuali capi della mafia tanto da consentire al figlio di Ciancimino di poter tranquillamente presenziare ad interrogatori e trasmissioni televisive?
In ogni caso, come non condividere la posizione di Antonio Di Pietro che parla apertamente di alto tradimento da parte di quei politici che parteciparono alla trattativa e chiede che vengano divulgati i loro nomi?

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