"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

sabato 31 ottobre 2009

La ferocia dello Stato. Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi.


Non sappiamo come è morto Stefano Cucchi e forse non lo sapremo mai.
Ma è l'ennesima occasione in cui lo Stato, questo Stato ormai ostaggio di fascisti, mafiosi e corrotti, mostra la sua terribile ferocia nei confronti di deboli, piccoli spacciatori e consumatori di droghe, migranti e ad un tempo resta indulgente, tollerante e garantista verso criminali, corrotti e corruttori, terroristi condannati per omicidi e stragi.

Perché è importante partecipare alla manifestazione del 5 dicembre

Di Michele Molisso

Perché è importante partecipare alla manifestazione del 5 dicembre a Roma?
Per i seguenti motivi:

1) Berlusconi dal punto di vista etico e morale è il peggiore di tutti;
2) Berlusconi rappresenta una minaccia per i principi fondanti dello stato di diritto e della costituzione;
3) a differenza del precedente governo Prodi che si è occupato di risolvere i problemi del paese a partire dalle fasce più deboli, questo governo fa quasi esclusivamente leggi ad personam a favore dei più potenti, ricchi e corrotti (finanzieri, banchieri, grandi lobby), senza preoccuparsi dei precari, dei disoccupati, delle famiglie più povere;
4) Berlusconi è ricattabile perché la sua storia è piena di scheletri nell'armadio, dai rapporti con mafiosi come Mangano, passando attraverso numerosi processi per falso in bilancio, frode fiscale, finanziamento illecito, corruzione, giungendo allo scandalo delle escort;
5) mentre in Italia non si viene informati di quello che succede a causa di un'informazione pilotata a favore di Berlusconi, all'estero su Berlusconi ne sanno di più di quanto viene detto in Italia.
Berlusconi sta ridicolizzando l'Italia agli occhi del resto del mondo per le sue continue e irresponsabili gaffe, e con grande stupore gli osservatori internazionali si chiedono come è possibile che gli italiani abbiano votato per un individuo di questo tipo.

giovedì 29 ottobre 2009

5 dicembre..

Comunicato a tutti i cittadini del mondo di Facebook e del Web.

Il No B Day è un’iniziativa che sta prendendo corpo grazie al contributo di cittadini che non conoscono, né riconoscono padroni e ancor meno pifferai dell’ultim’ora.

La presente per rispondere ai troppo facili detrattori.

La Rete, da tempo, sta evolvendo in un processo di maturazione ed affinamento dei nuovi mezzi che internet offre alla democrazia diretta del 21° secolo.

Il presente gruppo (http://www.facebook.com/group.php?gid=88033053264#/group.php?gid=57429987180&ref=ts) non si è risparmiato nell’impegno democratico e nell’impegno sul campo delle iniziative coltivate a qualunque titolo nel mondo del web e non solo di quello.

Vorrei fosse chiaro a tutti gli iscritti a Mobilitazione Nazionale che gli amministratori del gruppo omonimo e diversi membri volontari dello stesso sono assolutamente operativi ed attivi nelle iniziative in atto.

Alcuni commenti letti sull'omonima pagina fb, impongono puntualizzazioni che i sottoscritti non avrebbero voluto fare.

Mobilitazione Nazionale nasce, innanzitutto, dal genio e dall’effervescenza di un ragazzo di Palermo. Uno studente di legge , nonché lavoratore instancabile, duro e puro cittadino italiano.
Un giovane ideologo di raro pregio.

Da lì siamo partiti per costruire democraticamente un coordinamento destinato, nelle intenzioni, a gestire tutti i gruppi fb capaci di esprimere la somma ed inevitabile ripugnanza nei confronti di un sistema di potere indegno di uno Stato di diritto.

Il percorso seguito ha toccato momenti di conquista e di delusione, ma mai tra noi tutti, amministratori di gruppi fondati in nome di un’unanime verità e giustizia, vi è mai stato il benché minimo sgarbo e ancor meno la benché minima offesa o sberleffo.

Abbiamo lavorato sodo per conoscerci, organizzarci e strutturarci su territorio.
C’è un tessuto ed un sincero quanto anonimo esercito umano dietro l’impegno di coloro che oggi sono pronti ed attivi su territorio per trasformare in realtà una manifestazione, quella del 5 dicembre, che è solo l’inizio di un’avventura mirata alla costruzione di una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Già da tempo, i gruppi antiberlusconiani di fb hanno iniziato a parlarsi e a trovare molti punti di convergenza. Il movimento esiste e si sta organizzando da tempo con paziente e scientifica consapevolezza. Si chiama Coordinamento.

Il Coordinamento è ben fiero della sua democratica ed indiscussa capacità organizzativa, non abbiamo fretta.

Siamo molto, molto ambiziosi.
Puntiamo ad una società autenticamente democratica.

mercoledì 28 ottobre 2009

NO BERLUSCONY DAY - 5 DICEMBRE - ROMA

MANIFESTAZIONE NO BERLUSCONI DAY
Una gioiosa rivolta democratica e non violenta



Roma, 5 dicembre 2009
Appuntamento a Piazza della Repubblica, ore 14.00
Corteo fino a Piazza San Giovanni dove cittadini e artisti interverranno dal palco



Perché chi attacca la Costituzione, calpesta la libertà di informazione, nega l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, antepone i propri interessi al bene comune, oltraggia l'etica pubblica e la dignità dell'Italia non può essere Presidente del Consiglio
I Cittadini, al di là delle opinioni di destra e di sinistra, al di fuori dei partiti, scendono in piazza e chiedono con forza le dimissioni di Silvio Berlusconi



La nostra e-mail: noberlusconiday@hotmail.it
Su facebook: Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi



Da oggi indossa o porta con te qualcosa di colore viola, il simbolo della nostra lotta, per testimoniare il tuo consenso e diffondere l'iniziativa.



La politica deve essere fatta con le mani pulite” (Sandro Pertini)

Mobilitazione Nazionale del 5 dicembre

Di Simonetta Colucci

La manifestazione nazionale del 5 dicembre sta nascendo e sviluppandosi intorno ad un grosso deficit/illusione per noi cittadini : quello relativo all'assenza di un'opposizione parlamentare/partitica che ci abbia tutelati in questi anni.
Ci siamo illusi e abbiamo sperato, ma invano.
Siamo coscienti che la nostra Democrazia e che la nostra Carta Costituzionale vadano difese, tutelate e fatte conoscere.
Siamo coscienti che la nostra è una Repubblica Parlamentare e che i Partiti dovrebbero rappresentare e tutelare i Diritti di tutti i cittadini, mantenere gli impegni presi nelle campagne elettorali, nei giuramenti fatti davanti al Capo dello Stato sulla Costituzione, mantenere i Doveri e farli rispettare anche al loro interno.
L'Art. 3 della nostra Costituzione è basilare.
Proprio su questo Articolo noi cittadini vogliamo muoverci e farci sentire. Tutti UGUALI, con Dignità, serietà e gioia nell'essere uniti tutti con un obiettivo comune:
riempire nuovamente la nostra Carta Costituzionale di tutti i grandi ed universali valori che le si sono svuotati dall'interno, giorno per giorno; Ridare Dignità e Uguaglianza ad un popolo che la esige, stanco di privilegi, di caste, collusioni, sotterfugi e giochi di potere.
Vogliamo che si sentano finalmente le "voci" anche di chi ha votato e che fino ad ora ha potuto esprimersi con una semplice "X", anche di chi non ha votato, le voci nostre.
La voce delle persone, degli umiliati, degli indifesi, dei lasciati da parte, dei "bastonati",la nostra voce che vale esattamente come quella di tutti gli italiani,ricordandoci che "nessuno è più italiano di altri" (parafrasando Orwell).
Ecco, questa sarà la manifestazione del 5.
E se vorranno partecipare insieme a tutti noi anche coloro che avranno, in seguito, la possibilità eventuale di governarci, di rappresentarci, di tutelare la Costituzione e quindi noi tutti, ben vengano!
Sarà forse proprio l'occasione "mancata" fino ad ora per guardarci da pari a pari negli occhi. E sarà molto bello!
Saranno con noi,insieme a noi, come noi, proprio così come dovrebbero esserlo sempre tutti (e come non è mai accaduto!). Si chiama "com-partecipazione": termine desueto e dimenticato dalle Caste Dirigenti!
Non pensiamo ancora al "dopo" questo Governo, è troppo difficile al momento poter capire cosa stia accadendo. Ma certamente se è vero che ogni persona ha sue doti e peculiarità è giusto che le usi e le metta al servizio della comunità, compresi i politici-puliti.
Ebbene, c'è di tutto tra noi, ognuno ha un suo valore e sue proprie capacità. Noi vogliamo che queste abbiano la possibilità di emergere sempre e ovunque: Libertà e Dignità.

lunedì 26 ottobre 2009

Che ha detto Putin? Di sicuro non ha parlato di Irap.

Io non sono per nulla sicura di quello che accadrà da qui al 5 dicembre (giornata di mobilitazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi, uomo – si fa per dire- simbolo del degrado di questo Paese).
La situazione è molto complessa e ancora indefinita.
Nei limiti del mio possibile e nella rabbia del mio ingiusto e inaccettabile buio, osservo gli eventi e mi interrogo.
Parto dal presupposto che è dalla fine dell’Impero romano che tutto quello che succede in Italia viene deciso all’estero, osservo quindi con fatica quello che accade fuori e cerco di capire che riflessi possa avere qui da noi.
Sono quanto più di lontano si possa immaginare da un’analista, ma sono una cittadina italiana e ho diritto di esigere informazioni e dati, senza i quali non posso essere sovrana.
Nessuno mi informa ed io guardo e scruto.
E vedo l’asse russo-(iraniano)- libico e quello anglo-americano-ebraico.
L’Italia è tradizionalmente nell’area d’influenza del secondo, ma Berlusconi ha sbilanciato tutto sul primo.
Ora, la situazione è in bilico, una delle questioni in ballo è Gazprom/Nabucco.
Significa mercati, sbocchi, blocchi.
Bah, vattelappesca!
L’Italia è un’area da sempre contesa ed è oggi ancora più pregiata per la sua valenza europea.
Berlusconi ha già ridotto l’Italia ad una colonia dipendente, sul piano energetico, da Russia e Libia.
Ora osservo che il Times silura il governo italiano e che l’Iran implode ed Ahmadinejad denuncia il gioco sporco anglo-americano.
Berlusconi scatta come una molla ed obbediente va a Mosca.
Francia e Germania, già con la guerra in Iraq, presero le distanze da Stati Uniti e Gran Bretagna, avevano ed hanno altri canali di approvvigionamento.
La Francia smentisce le accuse all’Italia, Sarkosy scimmiotta Berlusconi e si improvvisa, un pò patetico, come nuovo aspirante Roy de France (hai visto mai che i francesi di oggi siano abbastanza rincoglioniti?) la Germania si accoda a Canossa (Putin).

Stringendo lo zoom sull’Italia, io vedo tutti questi patetici ed impotenti signorotti feudali, molto provinciali, che si agitano cercando di capire da che parte convenga stare.

Berlusconi è una garanzia di antitalianità.
Non è difficile immaginare il lucro personale per cui è disposto a vendere l'italia, ma almeno ci facesse sapere quanto è grande questo piatto di lenticchie.
Ogni lenticchia è una vita umana.

Io non so cosa accadrà, ma ho l’impressione che a deciderlo non saranno i patetici ed ormai consueti buffoni della Tv italiana.

Bersani segretario? Sempre peggio!

A titolo esemplificativo.
In un sistema bancario totalmente bloccato, dove nefandi indagati regnano sovrani in barba a qualunque legge anche solo di buon senso, nella compiacente distrazione dei presunti garanti, nell’ignoranza coatta delle vittime, in un conflitto di interessi senza precedenti, in una melma che farebbe invidia ai Borgia, in un vuoto culturale che neanche l’inutile Machiavelli potrebbe giustificare, in tutto questo, una cosa tra le più inutili e ingombranti viene presentata al Paese come Segretario di un fantomatico Pd.
Un certo Pier Luigi Bersani, noto alle cronache per l’imbelle portabilità dei mutui.
Certo, in un Paese in cui il sistema bancario è totalmente malato e deviato, bloccato da logiche spudoratamente illiberali ed antidemocratiche, il buon Bersani s’inventa una misura che è una norma vuota, come tante altre, ma che garantisce le casse di chi viaggia al di sopra della legge.
Il cittadino bussa cassa e nessuno apre, il mercato bancario è posseduto.
Il vassallo Bersani è stato fedele ed ora incassa la nefasta medaglia al valore incivile.
Complimenti.
Ora sì che l’Italia ha un futuro..

domenica 25 ottobre 2009

Le primarie del PD. La vittoria di Bersani.

Ampiamente prevedibile la vittoria di Bersani alle primarie del Partito Democratico. Ciò che sorprende è che oltre due milioni e mezzo di persone, peraltro un milione in meno di quanti determinarono due anni fa la vittoria di Veltroni, continuano a riporre fiducia o almeno speranza in questo Partito.

Marrazzo si dimette? È una mosca bianca!

Ho osservato silente per giorni tutto quello che sta venendo fuori sul caso Marrazzo. Prima del suo approdo in politica, lo conoscemmo tutti come giornalista e conduttore televisivo, tra l'altro di “Mi Manda RaiTre”.


A me tutta questa vicenda sconvolge, ma non è il fatto privato a sconvolgermi, bensì quello politico!

Il ragionamento rischia di essere lungo, vi prego di scusarmi, ma è necessario per far capire il mio punto di vista.
Non entro nel merito della vicenda (tran)sessuale che lo ha visto protagonista. Non la conosco bene, non mi interessa, ma le reazioni politiche ed i movimenti palesi e sotterranei che vi girano intorno sono, a mio avviso, di una importanza eccezionale!

Viviamo una lunga stagione politica in cui la parola “Dimissioni”, associata ad un fatto, reale o presunto, che rischi di pregiudicare l'uomo politico e le istituzioni che rappresenta, è praticamente impronunciabile. Dimissioni? Ma siamo pazzi! Come direbbe Vasco: “per sopravvivere, qualunque porcheria lasciate che succeda e dite 'non è colpa mia!'”

Alla faccia di Salvatore D'Acquisto..

Io mi auguro che i carabinieri reagiscano di fronte al doloroso scenario che l’Arma sta offrendo senza pietà ai cittadini italiani.
Dal Gen. Mori, sotto processo per presunte trattative con la mafia, fino ai quattro carabinieri che oggi sembrano protagonisti di un volgare e penoso ricatto.
Qualunque cosa ci sia dietro quest’ultima squallida vicenda, che abbiano agito da soli per sconfortante mediocrità o che siano esecutori di un ancor più mediocre spionaggio da Repubblica delle Banane, un altro pezzo dello stato si sta svelando nelle sue macerie.

Neanche a dire che possiamo contare su una Magistratura forte e incorruttibile, che non guarderà in faccia nessuno per fare luce e chiarezza su quest’ennesima vicenda, che tutto sommato possiamo anche considerare minore, se pensiamo che stiamo ancora aspettando la verità sulla strage di Portella della Ginestra..
L’esperienza infatti ci insegna che qui in Italia, in barba al miglior disegno costituzionale, in tema anche di giustizia, i magistrati o sono collusi o vengono corrotti o vengono ricattati o minacciati oppure, se proprio si ostinano, vengono eliminati e sepolti, vivi o morti.

sabato 24 ottobre 2009

La politica italiana ovvero sesso, bugie e videotape

Dopo gli scandali sessuali di Berlusconi ecco lo scandalo sessuale di Piero Marrazzo, il governatore del Lazio. A scanso di equivoci il problema non è costituito dai comportamenti e dalle scelte sessuali che rientrano nella sfera privata di ogni persona, politici compresi. Il problema è, da un lato, utilizzare la propria posizione di potere per procurarsi la soddisfazione di appetiti sessuali, servendosi di equivoci faccendieri e offrendo a destra e manca - quale compenso della prestazione - cariche pubbliche e candidature politiche,

venerdì 23 ottobre 2009

La politica del canotto

Questa sera, ad anno zero, ho appreso con piacere che anche Nicola Porro ha capito quello che Grillo sta spiegando già da tempo e cioè che Tremonti non ha più neanche i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e questo nonostante li abbia licenziati quasi tutti.

L’attuale recessione sta impietosamente mostrando quello che l’ormai consueta propaganda di regime si ostina a nascondere: la totale assenza di un indirizzo politico, di un piano di risanamento, di un piano di riconversione industriale, di un organico progetto di riforme.. insomma, di una ‘politica’ di qualsivoglia tipo, oltre naturalmente alla legalità.

Da quindici anni l’Italia è alla deriva e nessuno la governa.

Un manipolo di curiosi individui ha arbitrariamente e scompostamente occupato i fatiscenti palazzi della mai fu Repubblica italiana e, oltre ad essersi spartito tutto il patrimonio mobiliare e immobiliare dello Stato, ha ancora la stravagante pretesa che gli si paghi il pizzo.

La cosa strana non è il fatto che chieda il pizzo, qui in Italia è normale, ma il fatto che continui a chiederlo pur sapendo benissimo che nessuno ha più i soldi per pagarlo.

Talmente è vera questa cosa che alla fine ha dovuto ammetterla anche Tremonti, il quale si è reso conto che in effetti, ormai, gli unici che possono permettersi di pagare il pizzo sono quelli che generalmente lo riscuotono.
Da qui, lo scudo fiscale.

In genere, l’aliquota minima del pizzo progressivo è del 23%, stante però la singolarità dei contribuenti che sono oggi chiamati a concorrere alla spesa pubblica, peraltro in via del tutto eccezionale, Tremonti ha ritenuto opportuno limitarsi ad un più prudente 5%, promettendo naturalmente impunità e anonimato e, immagino, chiedendo umilmente scusa per il disturbo arrecato a lorsignori.

Ancora più stravaganti, però, sono le dichiarazioni che, a fronte del palese disastro in atto, questi bizzarri individui fanno con sorprendente disinvoltura.
Tu poni una questione e loro rispondono cose totalmente prive di senso e che comunque non c’entrano una mazza.
Tipo l’ultima di Tremonti, che se ne esce ‘Che dite, rimettiamo il posto fisso?’
Della serie: ‘Gradisce un caffè?’ ‘Tanto fuori c’ho il canotto’.
Capito? Lui fuori c’ha il canotto..

mercoledì 21 ottobre 2009

Un Paese a sovranità limitata

Eppure ci avevano sempre detto che l'Italia era una democrazia, che, grazie agli accordi di Yalta, stava dalla parte giusta, dalla parte della libertà e dell'Occidente, il baluardo della civiltà capace nella propria generosità di esportare, quasi gratis, la democrazia in tutto il mondo.
Non bastavano le pluridecennali trame della CIA, con la benevola condiscendenza di servizi di intelligence nostrani e società massoniche segrete, volte, con tutti i mezzi leciti ed illeciti, a difenderci dal comunismo e dal rischio che la corrotta Democrazia Cristiana potesse essere soppiantata dalla sinistra.

lunedì 19 ottobre 2009

Guarda l'asino che vola!

Così ci diceva mio padre quando ero bambino, per distrarmi da quello che stavo facendo o solo per giocare. E io e i miei fratelli, con la nostra infantile ingenuità, volgevamo il nostro sguardo verso il cielo ….
Esattamente il metodo utilizzato dal governo Berlusconi per distogliere l'attenzione di organi di stampa e cittadini dai veri problemi del paese.

domenica 18 ottobre 2009

Pro memoria personale

Per oggi e per il giorno in cui Berlusconi passerà la mano, spero presto, quello che vorrei dalle Opposizioni e da una futura alternativa di governo alla destra.

1.La Costituzione non si tocca, nemmeno marginalmente. Non è il momento né ci sono gli interlocutori, la Lega e il PDL, affidabili per farlo e che possano mettere al primo posto il bene del Paese. E non si pensi di poter concedere domani a Fini (e Montezemolo) quello che che non si è giustamente concesso a Berlusconi: il presidenzialismo e la sottomissione della magistratura al potere politico.

sabato 17 ottobre 2009

Berlusconi o le 120 giornate di Sodoma

Sesso e potere, il potere politico maschile, sono un binomio quasi inscindibile
Il sesso è ad un tempo un benefit che 'spetta' all'uomo di potere in ragione della carica ricoperta, è uno strumento di propaganda utilizzato per rafforzare il mito del leader, è un simbolo ornamentale del potere stesso, è in qualche modo lo scettro o la mitra che si materializza nella bellezza e nel fascino elegante della donna che accompagna il capo (Grace Kelly, Jaqueline Kennedy, Carla Bruni, la stessa Veronica Lario).
Nulla di questo sembra ritrovarsi nei festini berlusconiani di Palazzo Grazioli e Villa Certosa, almeno così come sono stati raccontati sui giornali da parte di coloro che vi hanno partecipato.

venerdì 16 ottobre 2009

Ingroia: abbiamo bisogno di cittadini coraggiosi

La notizia del giorno,
è per me, sicuramente, la consegna del famigerato Papello alla Procura di Palermo, prima e fondamentale prova documentale dell'avvenuta trattativa tra Stato e Mafia nell'estate del '92.(1)
Ritengo doveroso ringraziare i giudici che si stanno coraggiosamente impegnando affinchè la verità su quella fosca stagione venga alla luce, ritengo altresì doveroso continuare a sostenerli fino in fondo.
Se li sosterremo, se gli faremo sentire sempre la nostra presenza ed il nostro sostegno, forse, riusciranno a portare a compimento il loro lavoro, se li lasceremo soli, rischieremo di doverli piangere! E rimpiangere!
Il 18 Luglio scorso, presso la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, si è tenuto un incontro dal titolo “I Mandanti Impuniti” a cui ha partecipato un folto numero di cittadini. Un popolo di onesti, di cittadini venuti da ogni parte d'Italia per ricordare il giudice ucciso il 19 luglio 1992 e chiedere a gran voce, pretendere che venga fatta giiutstizia.
Tra gli oratori della serata, Antonio Ingroia, uno di quei giudici che, con le Procure di Palermo e Caltanissetta, sta cercando di fare luce sui misteri che avvolgono la nascita della, impropriamente detta, Seconda Repubblica.
Ecco uno stralcio del suo intervento:

giovedì 15 ottobre 2009

Buon giorno!

La sveglia suona alle 6, ma non mi alzo.
Non riesco a toglermi di dosso la stanchezza non ancora smaltita .
Così rimango nel caldo rassicurante della coperta, semisveglia. So di avere ancora un pochino di tempo, ancora non è scattata l’ora - 6.20 - oltre la quale devo essere in piedi.
Non mi va, non mi sento, ma è sicuro che devo...
Devo. Altrimenti i miei figli fanno tardi a scuola. Cavolo se devo!
Ho fatto pure un bel sogno. Non mi ricordo più cosa esattamente ho sognato, ma mi è rimasta nel cuore la sensazione di sicurezza e serenità scaturite da quelle immagini ormai annebbiate.
Non vorrei staccarmene.
Non sento più così spesso quella sensazione nella vita reale - sapere che va tutto bene e che domani sarà migliore di oggi o nel peggiore dei casi uguale.
Eppure ci provo a rivolgere lo sguardo al futuro cacciando via i fantasmi passati e presenti, le difficoltà personali, i guai globali e nazionali.
Ce la metto tutta. Lo so che “la macchina va dove si volge lo sguardo”. Perciò guardo avanti richiamando la sensazione di serenità anche forzata quando di sereno c’è ben poco.
Come si fà ad essere fiduciosi quando vedi il fututro dei tuoi figli in mano non a dei leader ma a traffichini di bassa lega? Di gente infame che non sa cos’è il pudore...vabbè, questo è Battiato....
Eppure....come si fa a NON essere fiduciosi quando si tratta dell’unica cosa veramente preziosa che abbiamo - la nostra esistenza? Come si fa a permettere che qualcun’altro tracci il disegno senza che noi diciamo la nostra in merito??
Guardo la sveglia.
E’ ora.
Sono le 6.19
Per tutti noi.

mercoledì 14 ottobre 2009

Un Paese in ostaggio

Credo che l'immagine di un Paese in ostaggio di Berlusconi sia quella che meglio descrive la storia d'Italia degli ultimi quindici anni. E non so se in chi auspica rapporti civili tra le forze politiche, tra maggioranza e opposizione, tra le Istituzioni dello Stato, prevalga la mancanza di senso del ridicolo oppure la mala fede.
In Italia, da quindici anni, non esiste più la politica, il confronto tra destra e sinistra, il dibattito ispirato dalle diverse sensibilità ideali e politiche. Esiste solo un macigno che ha occupato e paralizzato la vita dell'intera comunità nazionale: Silvio Berlusconi. Qui non siamo in presenza di una contrapposizione ideologica tra conservatori e progressisti o di un conflitto tra chi rappresenta interessi sociali contrapposti.
Berlusconi non segue un'ideologia politica, pur prendendo il peggio dei luoghi comuni della destra, rappresenta solo se stesso e i suoi interessi.

martedì 13 ottobre 2009

Tg 3, ore 19,00

Non capisco bene, ma il Presidente della Repubblica dice che l'Italia è cambiata e la Costituzione non va più bene.
In buona sostanza , l'attuale sfascio è la realtà che dobbiamo accettare.
Forse, visto dall'alto del Quirinale non è poi così male.

Non sono sicura, io minoranza, che gli italiani abbiano ben compreso o magari sono io che ho capito male. Spero nella seconda.
Il Presidente della Repubblica oggi ha espressamente dichiarato che l'Italia è altro rispetto alla Costituzione ed auspica che quanto prima la Costituzione sia modificata per adeguarla ai cambiamenti intervenuti nell'ultimo quindicennio, con incisive riforme a livello centrale ed in considerazione altresì della svolta federalista.
Parole che mi angosciano.

Richiamo l'attenzione, perché i cittadini secondo me sono distratti.
Il Presidente della Repubblica è quello che dovrebbe difendere la Costituzione.

Tutto questo secondo me è assurdo.

lunedì 12 ottobre 2009

Il tema del giorno – Le primarie del Partito Democratico

Deludente oltre le più nere aspettative la corsa alla segreteria del Partito Democratico. E' pressoché impossibile poter concedere a questo partito nuova fiducia dopo il ciclone Veltroni che nel giro di un anno e mezzo ha contribuito a far cadere Prodi, resuscitare Berlusconi dandogli la credibilità di interlocutore per le riforme e riconsegnandogli in un piatto d'argento il governo del Paese, azzerare la presenza della sinistra radicale in Parlamento in nome di una impossibile 'vocazione maggioritaria', far fuori l'unico ministro che era riuscito a fare qualcosa di sinistra – Visco – per sostituirlo con i Calearo e i Colaninno jr., spegnere le speranze che milioni di elettori gli avevano attribuito, come simbolo di una sinistra concreta e dal volto umano, alle precedenti primarie e uccidendo così, appena nata, la nuova creatura politica. La grande eredità e la grande tradizione del Partito Comunista Italiano e del cattolicesimo democratico, giuntagli in dote, dilapidata. Si potrebbe pensare ad un genio del male della politica ma si tratta, più realisticamente, solo di un gran pasticcione (o di un uomo con la coscienza sporca …).

domenica 11 ottobre 2009

RIFLESSIONI : E' ora di riprenderci la nostra storia !

di Simonetta Colucci


In questi ultimissimi giorni in molti stanno scrivendo vari post chiedendosi perchè non essere più "propositivi" e fare interventi "costruttivi" cambiando il solo ed unico monotema dell'ultimo anno.
Pensiamo a noi italiani e proponiamoci verso "altro", che affronti i nostri problemi quotidiani.
Visto che nessuno al momento ci pensa, proviamoci noi.

Concordo pienamente.
Da un po' di giorni sto meditando su una riflessione che ci ha inviato giorni fa Ruggiero Lauria :"Perchè non sono di sinistra" (che allego,per comodità, dopo questa mia.).

Non sono completamente d'accordo in alcune parti, ma certamente è una lettura stimolante, che consiglio a tutti.
Cerco, ho cercato e cercherò pertanto di portare un contributo a questa sua analisi.
Premetto di non possedere alcuna capacità, specializzazione,conoscenza specifica.
Come "cittadino" mi pongo alcune domande. Per rispondermi ho l'unica strada che parte dai miei ricordi "storici".Intendo dire che gli ultimi 40 anni per molti di noi sono stati vissuti giorno per giorno come "vita" e non come "storia" studiata sui testi scolastici o raccontata da terzi.

Politici corrotti e giustizialismo

Ormai da troppo tempo, chiunque invochi legalità e giustizia viene accusato di ‘giustizialismo’.

Mi chiedo se qualcuno dei milioni di telespettatori, che ogni giorno da anni si sentono ripetere che in Italia ci sono bande di pericolosi giustizialisti ignoranti, strumentalizzati da rozzi e cinici capipopolo, si siano mai preoccupati di verificare il significato della parola ‘giustizialismo’.

Qui di seguito, propongo le accezioni che di essa fornisce il Dizionario della lingua italiana Devoto-Oli .

Giustizialismo:

1. La prassi politica dell’uomo politico argentino J. D. Peron (1895 – 1974), caratterizzata da non allineamento ideologico in campo internazionale, nazionalismo, autarchia e populismo.

2. Nel linguaggio giornalistico, la richiesta di una giustizia rapida e severa nei confronti di chi si è reso colpevole di particolari reati, spec. quelli di natura politica, di criminalità organizzata e di disonestà nell’amministrazione pubblica; la tendenza da parte dell’opinione pubblica ad anticipare con la sua condanna morale le decisioni dell’autorità giudiziaria per i reati di maggior risonanza.

Immagino che la ricorrente ed ossessiva accusa di giustizialismo sia attualmente intesa nella seconda delle accezioni sopra riportate.

Invito allora a riflettere su due punti.

1° punto.
Chi come me chiede legalità e giustizia (cioè il rispetto delle leggi e che le leggi siano giuste e costituzionalmente fondate) lo fa sul presupposto ed anzi proprio rivendicando la premessa di una Costituzione qual è quella repubblicana e democratica, che in materia di giustizia pone principi di garanzia dei diritti di difesa, opportunamente ed abilmente bilanciandoli con le generali e, nelle fattispecie concrete, puntuali esigenze di giustizia, nonché del rispetto della persona e di una pena concepita come rieducativa.
Dunque, non giustizia sommaria, bensì scrupoloso accertamento delle effettive responsabilità.
E non rabbiosa vendetta, ma, ove occorra, responsabile rieducazione.

2° punto.
A ben guardare, il giustizialismo si presenta come una medaglia che ha due facce e se lo giriamo, vediamo il suo rovescio.
Da un lato, giustizialismo significa cieca e rabbiosa anticipazione popolare di un’arbitraria sentenza di condanna, prescindendo dall’accertamento giudiziario della verità dei fatti, negando il diritto di difesa e stoltamente aprendo alla ripugnante possibilità della punizione di un innocente.
Dall’altro però, altrettanto giustizialista è la caparbia e parimenti cieca negazione a priori della possibilità stessa di accertamenti giudiziari della verità dei fatti, in nome di una pretesa d’innocenza del tutto arbitraria, sostenuta a furor di popolo per partito preso e magari sollecitata o imboccata da una facile ed abile propaganda populista.
Come arbitrario è accusare aprioristicamente i magistrati di mire golpiste.
E’ del tutto irragionevole e ingiusto impedire loro, con provvedimenti necessariamente illegittimi, di procedere nei confronti di un soggetto, che accertata la verità potrebbe risultare effettivamente colpevole.

Insomma, l’aprioristica pretesa di innocenza dell’imputato non è meno dissennata dell’aprioristica pretesa di colpevolezza.
O, messa in altri termini, la pretesa di una non dimostrata colpevolezza (mala fede) dei magistrati che indagano non è meno giustizialista della pretesa di una non dimostrata colpevolezza dell’imputato.

A mio avviso, sono entrambe espressioni di giustizialismo, cioè pericolosa e ferale rinuncia alla giustizia e alla verità.

E’ come se il popolo decapitasse se stesso e, perduta la testa, goffo e penosamente scomposto, colpisse alla cieca prima di stramazzare al suolo.

sabato 10 ottobre 2009

Le dimissioni di Silvio Berlusconi

Quando avverranno le ormai inevitabili dimissioni di Berlusconi? I rumours parlano dei primi di novembre, dopo le primarie del PD che incoroneranno il dalemiano Bersani segretario e renderanno il partito operativo per nuovi assetti politici e parlamentari.
Nel frattempo, nella tregua seguita alla decisione della Consulta sul lodo Alfano, i pezzi di casta che si stanno facendo la guerra trattano sul prezzo dell'uscita di scena di Berlusconi senza ovviamente tralasciare di affilare le armi a loro disposizione. Mano a mano il cerchio attorno a lui, attaccato su tutti i fronti, si sta stringendo: indagini sulle stragi di mafia dei primi anni novanta, scandali sessuali, sentenza civile di risarcimento a favore di De Benedetti, riapertura dei processi penali a suo carico, sempre più espliciti distinguo di parte di pezzi della sua maggioranza, totale perdita di credibilità sul piano internazionale. La storia sarà giudice implacabile non solo nei suoi confronti ma anche di coloro che l'hanno accompagnato nell'ascesa o si sono astenuti dal contrastarlo efficacemente: Fini, Casini, D'Alema, Montezemolo. Le stesse persone a cui ora dovrebbe essere affidato il riscatto della nostra democrazia e del nostro Paese.

giovedì 8 ottobre 2009

Emozioni di una mamma

(Ricevo e pubblico)

Mercoledì 7 ottobre 2009
Ore 19,00: il TG3!
Non vedo un telegiornale da qualche anno e spesso non ho il tempo di seguire le notizie in tempo reale su internet.
Ho imposto a mio figlio di cambiare canale.
Appena in tempo!
La giornalista legge qualcosa sulla decisione della Consulta: “…ittimo….”
Non capisco la parte iniziale della parola.
Chiedo con curiosità, ma anche con un filo di speranza disperata….
“Cos’ha detto? Legittimo o illegittimo?”
Silenzio.
Cerco di capire, ma non riesco ad incamerare le parole….
Poi finalmente: “… viola l’art. 3 della Costituzione….”
Non finisce la frase che inizio ad esultare!
Proprio come in questi 15 anni hanno tentato di insegnarci,
Proprio come in uno stadio:
stringo i pugni, traggo a me le braccia e urlo:

“SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII !!!!!” .

Abbraccio i miei figli!
Finalmente uno spiraglio di speranza, soprattutto per il loro futuro:

IL POPOLO ONESTO POTRA’ TORNARE AD ESSERE SOVRANO!

Se solo Pertini..

S'egli fosse qui, l'italia non avrebbe un piduista a Palazzo Chigi.

Gli italiani che oggi affrontano e combattono la schiuma,
subiscono impotenti la posticcia chioma.

Soli, nel deserto politico del mediocre mandamento,
gli italiani cercano la guida che il tempo ha cancellato senza orientamento.

Lo Stato è esploso senza ritegno e i buffoni calcano la mano, forti dell'umano e facile sdegno.

Soli e raminghi, pochi guerrieri, affrontano i titani di oggi e di ieri.

Il coraggio incarna nome e sembianze,
mentre il tempo impone le disumane convenienze.

L'Italia, raminga, affoga in una sterile premura
e, generosa, trova risorse per un'inattesa premura.

Lo Stato muore sotto il fuoco nemico
e sgradevole suona la voce del nemico.

Alti i vessilli della libertà,
che nessuno abbocchi al flauto della decantata falsità.

Se solo Pertini fosse qui..
Se solo Pier Paolo Pasolini potesse indicarci chi..

mercoledì 7 ottobre 2009

Allarme democratico

Da tempo alcuni amici, politicamente assai avveduti, sinceramente democratici e convinti oppositori di Berlusconi per il degrado che ha portato nella vita pubblica italiana e la lesione nei principi costituzionali che ha determinato la sua politica, cercano di convincermi del fatto che se Berlusconi cadesse così, per la volontà dei poteri forti e non a seguito di libere elezioni e di una grande mobilitazione popolare convinta e consapevole, capace finalmente di unire le ragioni di chi si oppone al regime illiberale delle destre (sul lavoro precario e non, sul nucleare, sull'ambiente, sulla legalità e la difesa della Costituzione, sulla informazione libera e pluralista, sui diritti civili e la laicità dello Stato), ciò non sarebbe una vittoria della nostra democrazia ma anzi si aprirebbero per essa scenari ancor più pericolosi.

Il tramonto di Berlusconi, l'alba di Montezemolo, l'inferno dell'Italia.

L’atteso verdetto è arrivato.
Ad emetterlo una Corte priva di qualunque credibilità.
Respinta la presenza in aula della difesa dei PM di Milano.
Alessandro Pace, che li rappresentava, dice ‘una decisione che toglie speranza’, o qualcosa del genere.
Il verdetto gli darà ragione.

Due gli articoli citati: 138 e 3.

La Costituzione, secondo la finta Corte Costituzionale, può essere modificata e sovvertita da una più robusta accolita di eversivi.

Della serie: la Costituzione è morta e non conta nulla, ma manco voi.
L’unica legge è quella del più forte, e voi non contate abbastanza.

Cancellato l’articolo 139 Costituzione italiana: La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Il principio di eguaglianza ed il principio di legalità sono l’imprescindibile humus delle più elementari forme di democrazia. Senza di esse non può esservi Repubblica.

Una Corte che ammette la messa in discussione di questo è la patetica farsa che legittima il colpo di Stato compiuto.

C’è solo l’imbarazzo della scelta degli eversori.

Concetti difficili, forse incomprensibili, per un Paese che da trent’anni è abituato a finti telegiornali, finte tette, finti ministri, finti giornalisti, finti imprenditori e tutta la m.. a seguire.

Berlusconi esegue le istruzioni di Putin e Gheddafi e i montezemoniali, burattini della contrapposta parte finanziaria, ordina la messa al bando.

La Corte esegue.

L’Italia paga.

martedì 6 ottobre 2009

Qui nun se stamo a regola'

Forse nun se semo capiti.
Pijate, fate, firmate, ve assentate, lassate dichiarazioni, fate 'e leggi pe' amici vostri e quanno se tratta de pazienta', de capi' de stringne' 'a cinta, me guardate a me.
Io nun ve conosco a tutti. Siete tarmente tanti e tarmente bravi a nasconnese e scaricasse le colpe.
Però me pare che ce sta 'na cosa che nun v'entra 'n testa.'Na regola tanto semplice che io e tanta artra ggente se semo 'mparati:
NUN TE ALLARGA'!Specialmente se sei in torto.
E in torto ce siete. Nun sapete far quadra' i conti, fate affari co' li zozzoni, manco ce annate in parlamento e poi nun ve se po manco critica'. Io, se faccio male er lavoro mio, me cacciano. E pensa' che nun se fa male nessuno. Voi, c'avete sempre 'na scusa pronta. Intanto 'a ggente more o finisce pe' strada. No'o so si ve state a rende' conto...
Ve dovete da da' 'na regolata.

E se nun avete capito manco questa, permettete che prima me preoccupo, e poi me incazzo.
Vor di' che era mejo se su quelle poltrone ce mannavo Mario er fruttarolo. Almeno sa fa' li conti, capisce quanno abbisogna leva' 'e mele marce da le ceste, vigila che le casse che scarica er contadino so' giuste de peso e se non è lo manna affanculo. Perchè sa che se pò campa' solo se nun se pijamo per culo. Potrebbe pure manomette' 'a bilancia, ma non lo fa. Perché tutte le magagne c'hanno la vita corta e lui ce vole sta' a lungo dietro ar bancone suo, vole guarda' la gente 'n faccia.. A voi forse nun ve ne frega gnente, tanto ,pensate, chi ve po' controlla' e che nun ve conosco a tutti, siete tarmente tanti che ve siete costruiti 'n artro monno. Più bello de quello mio e de Mario.Per questo nun ve state più a regola'.

Saranno du-tre-quattro-cinque giorni fa che stavo a legge un giornale novo.
Leggo de ferrovie, dei centri pe' immigrati,de veleni, de case comprate e rivennute, de li sordi che devono da entra' e quelli che devono da usci' ma nun se sa 'ndo vanno. So affari? No, è la vita mia che ve state a sparti' e de li regazzini mia.
Se nun v'è chiaro questo, levateve da lì. Ce sta la ggente onesta, oculata e de cervello fino (ma non pe' fa' i cazzi propri) e che 'ste cose semplici le capisce.
Sto paese nostro nun è mica 'na bisca.
Lo dico pe' voi, così ve potete guarda' allo specchio. Come Mario, quell'amico mio, che ha più riguardo pe' 'e casse de frutta che voi pe' la vita di chi v'ha votati.

lunedì 5 ottobre 2009

Giù le mani dall'articolo 3 Cost.

Mobilitazione Nazionale Importante. Condividere con urgenza! Domani, 6 ottobre, h. 9,30 presidio contro Lodo Alfano. Via 24 maggio incrocio Via Mazzarino (Quirinale!!) - Roma Partecipate copiosi. Fate girare.

L'intervento di Elvio Fassone per la manifestazione Agende Rosse di Salvatore Borsellino

Elvio Fassone, già magistrato e senatore, al quale avevamo chiesto, come Coordinamento dei gruppi Facebook per le dimissioni di Berlusconi, un messaggio da condividere con la piazza in occasione della manifestazione Agende Rosse di Salvatore Borsellino dello scorso 26 settembre a Roma ci aveva inviato queste riflessioni che, per motivi di tempo, non era stato possibile leggere in quella occasione.
Data la qualità dell'intervento abbiamo pensato di usare questa piazza telematica per condividerlo con voi........

L’anti-mafia siamo tutti

Penseremmo mai di convivere con la tubercolosi, con le inondazioni, con la fame, con l’AIDS? No, sicuramente. Se qualche governante ci invitasse a convivere pacificamente con queste sciagure, lo svergogneremmo e lo cacceremmo. Ci daremmo da fare, per combatterle. Cercheremmo dei farmaci efficaci, costruiremmo degli argini, daremmo aiuto e solidarietà. Ci batteremmo, insomma. Anche se quelle sono delle calamità naturali, molto difficili da contrastare. Ma nessuno penserebbe di rassegnarsi a subirle passivamente.

Invece con la mafia ci viene insegnato che conviene imparare a convivere con essa. Per molto tempo ci è stato detto che la mafia non esiste. Poi, quando non si poteva più nascondere l’evidenza, è cambiato il registro. Sì, la mafia purtroppo c’è, ma ha le sue ragioni. Che sono principalmente la debolezza dello Stato e delle istituzioni. La mafia ti dà tante cose che lo Stato non è capace di darti. Per questo è antica, radicata, inevitabile, invincibile. Dunque bisogna capirla, adattarsi, rassegnarsi. Conviverci, insomma.

Qualcuno lo proclama espressamente, e diventa persino ministro. Qualcuno, che siede in Parlamento, si permette di infangare la memoria di don Peppe Diana, che assassinato dalla criminalità organizzata. Molti non dicono chiaro che la mafia è una necessità, ma lo praticano. Parlano, neppure tanto sottovoce, di un “bisogno di mafia” per far girare l’economia. E l’economia mafiosa certamente gira, e molto. Il giro d’affari malavitoso è stimato in 130 miliardi di euro. Recentemente è stato accertato che sui più importanti locali di Roma ci sono le mani della mafia. E i proventi del crimine entrano nell’economia reale e inquinano anche quella.

Allora possiamo convivere? Possiamo continuare ad accettare questa sedicente lotta alla mafia, in cui si finge di combatterla e si fanno affari con essa? C’è tutto un mondo che si rallegra quando viene arrestato qualche latitante, che partecipa a convegni pieni di impegni fasulli, che approva anche leggi minacciose e impressionanti, che però alla mafia non fanno nessuna impressione.

Perché con l’altra mano traggono profitto da connivenze e complicità, indeboliscono gli apparati di contrasto, delegittimano la magistratura, isolano i coraggiosi. Quando venne varato l’attuale codice di procedura, un’intercettazione rivelò il commento di due mafiosi: “sai che ci fa Giovanni Falcone, ora che c’è la legge nuova? a raccattare triaca, va”, a raccogliere fagioli. Sapevano chi era Falcone, e quale fucile di latta gli avevano messo tra le mani.

Questo vuol dire “convivere”. Noi ci rifiutiamo di convivere con la mafia.

La mafia non è invincibile. Non è un oggetto misterioso, un grande vecchio che trama nell’ombra, una malattia sociale inestirpabile, un polipo dai mille tentacoli che non si sa in quali anfratti del mare stia nascosto. Essa ama far credere che sia così, per alimentare il mito della sua invincibilità. Ma non è così. La mafia sono uomini (e donne, purtroppo) con un nome e un cognome. Sono armi, covi, basi, uffici, droga, pacchi di danaro, relazioni umane. Sono banche, professionisti, fiancheggiatori, esattori del pizzo, legami politici, appalti, affari, tecniche di profitto. Sono cose concrete, visibili, individuabili, contrastabili.

La mafia è corruzione più violenza, intimidazione più omertà. La si può battere, ma per batterla occorrono alcune cose. La prima è conoscerla a fondo, sapere dove si manifesta, quali sono i suoi metodi e le sue tecniche, quali i suoi legami e le sue coperture. E avere il coraggio di denunciarle senza tregua. Non tanto come singoli, perché non si può chiedere l’eroismo a tutti. Ma insieme, coralmente, con tenacia. Come fate oggi, come hanno fatto i giovani di Locri quando hanno steso lo striscione “Uccideteci TUTTI” . Solo essendo insieme, e in molti, si può avere speranza di successo.

La seconda è contrastarla sul piano giudiziario e di polizia.. Non si può sperare di avere la meglio con la mafia sgretolando a poco a poco l’apparato giudiziario per assicurare l’impunità a qualche potente. Lo si può rafforzando la risposta con leggi adeguate, con risorse materiali, con l’autorevolezza e la solidarietà data alla magistratura che la combatte.

La terza cosa è ancor più fondamentale, ed è l’esigenza di togliere alla mafia la maschera seducente di contro-potere “buono”, quello che ti procura il lavoro, la casa, le cure sanitarie, uno status di persona inserita in un’organizzazione; un insieme di amici potenti, che tutela i tuoi diritti, raddrizza i torti che ti fanno, ti fa sentire protetto, insomma ti dà quello che lo Stato non è capace di darti. E’ terribile, ma in parte vero quello che ha detto al magistrato un mafioso arrestato: “Quando voi venite nelle nostre scuole a parlare di legalità e giustizia, i nostri ragazzi vi ascoltano e vi seguono. Ma quando questi ragazzi diventano maggiorenni e cercano un lavoro, una casa, assistenza economica e sanitaria, a chi trovano? A voi o a noi?”.

E’ la traduzione mafiosa di quello che ebbe a dire il generale Dalla Chiesa nell’ultima intervista prima di essere assassinato: “Gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi caramente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati”.

Tocca alla politica fare questo, non c’è dubbio. Ma tocca a noi scegliere quale politica vogliamo. Ed esigere che lo faccia.

Per questo, per battere la mafia, è necessaria una quarta ed ultima cosa. L’anti-mafia sociale. Abbandonare l’apatia, la rassegnazione del “tanto non c’è nulla da fare”. Non lasciare soli i cento ribelli che hanno deciso di non pagare più il pizzo. Far capire che quelli che denunciano non sono imbecilli, ma eroi. Affiancare i giovani che, come quelli di “Libera”, utilizzano a fini sociali i beni confiscati ai mafiosi. Pretendere un codice etico dai partiti che chiedono il nostro voto, ed esigere che non siedano nelle istituzioni - tutte le istituzioni - individui che hanno a che fare con la giustizia. Praticare noi stessi la legalità, anche se talvolta ha un prezzo alto. Attuare quello che diceva Altiero Spinelli tempo fa “il Paese in cui è bello riconoscersi è fatto di comportamenti, non di monumenti”.

(Elvio Fassone)

Il tema del giorno - Gli attacchi di Di Pietro a Napolitano

In primo piano le esplicite e durissime accuse rivolte dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a seguito della promulgazione dello scudo fiscale, il condono per coloro che hanno esportato capitali all'estero, approvato dalla destra berlusconiana.

Del ruolo di Napolitano, del suo interesse a che non venga smascherata la sempre meno credibile finzione democratica e della pretesa di poter recitare, senza problemi e grattacapi, il ruolo di comprimario assegnatogli nella fiction politica italiana, nel serial 'Un posto al sole costituzionale', riconducendo la propria funzione esclusivamente al pronunciare discorsi retorici e a presenziare le commemorazioni di eroi ed intellettuali del passato, preferibilmente risorgimentale, senza entrare nel merito delle grandi questioni che investono il rispetto della Legge Fondamentale dello Stato, invito alla lettura dei precedenti brillanti post pubblicati su questo blog

http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2009/10/napolitano-la-coerenza-e-la.html
http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2009/10/giorgio-napolitano-il-garante.html


L'attacco frontale a Napolitano suscita però altre riflessioni su Di Pietro e l'Italia dei Valori. Sulla volontà di riaffermare la propria leadership da parte dell'ex magistrato, sulle dinamiche interne a quel partito, che vede l'emergere di una figura di primo piano come De Magistris, e a quell'area di opposizione radicale che comprende appunto l'IDV, il movimento di Grillo ed il gruppo di giornalisti e intellettuali che si raccoglie intorno a Il Fatto e a Micromega. La rottura quasi definitiva che fa Di Pietro nei confronti non solo della Presidenza della Repubblica ma anche delle altre forze parlamentari di opposizione, lascia pensare che ormai dia per acquisita la necessità di correre da solo, in alleanza con le forze più radicali (anche Rifondazione Comunista?), alle prossime elezioni regionali mentre il PD muove deciso verso l'alleanza con l'UDC ed il progetto di un governo del Presidente, di cui oggi parla esplicitamente Francesco Rutelli, che metta insieme Fini, Casini e il probabile futuro segretario del PD Bersani.

domenica 4 ottobre 2009

Giorgio Napolitano "il Garante"

“Nella Costituzione c’è scritto che il Presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi, il Parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”.

Con queste parole Giorgio Napolitano ha risposto, secondo lui, ad un cittadino che gli chiedeva di non firmare lo scudo fiscale, in difesa dei cittadini onesti.

Davvero questo Paese è rovesciato.

Un comune e semplice cittadino coglie e rivendica il cuore della nostra Costituzione e l’essenza legalitaria della democrazia, ne sollecita la necessaria e doverosa difesa ed illustra con mirabile sintesi obblighi e funzioni del primo cittadino del Paese, al quale, sempre secondo la nostra Costituzione, è affidato l’alto compito di garantirne il rispetto, conferendo proprio a lui il potere di denunciare prontamente ogni deviazione dalla stessa, inchiodando alle proprie responsabilità politiche chi di quelle devianze si è reso autore e tempestivamente risvegliando l’attenzione e la vigile sovranità dei cittadini, appunto sovrani.
Insomma, un comune cittadino che, forse di questi tempi, tanto comune non è.

Mentre il Presidente della Repubblica, che dovrebbe avere piena contezza di tutto ciò, più e meglio del comune cittadino, pronuncia frettoloso e anche un po’ innervosito parole che suonano alle mie orecchie come minimo gravemente irresponsabili e cerca di nascondere i suoi doveri, omettendo e deformando intere parti della Costituzione, fino a ridurla ad una poltiglia priva di senso, confidando forse nell’ignoranza degli italiani e quasi suggerendo, con quel suo “Questo voi non lo sapete? Se mi dite di non firmare, non significa niente”, che i comuni cittadini non devono pensare con la loro testa ed interpretare leggi e Costituzioni, per queste cose ci sono i politici, tipo lui.

Invece la Costituzione possono leggerla ed interpretarla tutti, sarebbe anzi auspicabile che lo facessero, e Napolitano avrà certo l’umiltà di riconoscere che altri, non dico io, potrebbero farlo anche più e meglio di quanto non possa o non voglia fare lui.
Che a Napolitano piaccia o no, insigni costituzionalisti ci hanno spiegato che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica la principale e fondamentale funzione di garante della stessa, nel quadro di un articolato e sofisticato equilibrio di poteri.
Una funzione il cui adempimento è affidato ad atti materiali, per i quali la Costituzione stessa ha predisposto appositi strumenti (es. rinvio motivato di una legge alle Camere, prima della promulgazione; un rinvio che può avere un peso politico enorme). Ed una funzione la cui efficacia e il cui peso dipendono dall’intelligenza, serietà, responsabilità, autorevolezza e lealtà della persona fisica di volta in volta chiamata all’alto compito.

Napolitano vorrà senz’altro scusarmi se mi permetto di ragionare con la mia testa e far mie interpretazioni distanti dalle sue, fino a dissentire e dissociarmi dalle sue parole, e con riferimento ad esse esprimere la mia preoccupazione.
Sono io che chiedo a lui: cosa dovrebbe significare quello che ha detto? Cosa devo pensare? Che il Presidente della Repubblica non conosce la Costituzione? Che la conosce, ma la evita?
Perché da come si è espresso, io questo ho capito.
Napolitano sembra lasciare intendere di non poter fare nulla, neanche fosse un extracomunitario senza permesso di soggiorno anziché il Presidente della Repubblica; dice di non avere poteri, dimenticando pubblicamente, tra gli altri, l’esistenza dell’esplicito art. 74 Cost., come se i nostri Padri costituenti non l’avessero scritto.
E finisce così con l’allinearsi al Pd e all’Udc, che riempiono i telegiornali di tanti bla bla bla e poi non si presentano in aula per tradurre le chiacchiere in fatti, dando il via libera allo scudo fiscale ed assecondando di fatto spregevoli interessi degli unici beneficiari: i criminali, che da queste parti sono molto ben organizzati.

Non ho il potere di impedirlo, ma che mi sia almeno concesso di esprimere la mia indignazione di fronte a questo teatrino, che prepotente fa squadra in un ormai consueto gioco delle parti, dove persino il Presidente della Repubblica finisce col mostrarsi, almeno di fatto, utile sintesi di un ingiusto e crudele feudalesimo made in italy.

Se Napolitano è costretto o minacciato, che lo dica.

Non è la prima volta che lo vedo minimizzare i suoi poteri e le sue responsabilità, fino a farle sparire in modo a mio avviso gravemente ingannevole, liquidando l’Italia e gli italiani, quasi fossero un fastidioso incomodo e lui avesse altro di ben più importante cui pensare.

Un atteggiamento molto diffuso nell’attuale classe dirigente, la quale sembra trattare la gente un po’ come tratta la Costituzione: se non le dai voce, non può parlare.
Tanto la maggior parte della gente non ci capisce niente e ha bisogno di punti di riferimento che, giusti o sbagliati che siano, difficilmente ha il coraggio di mettere in discussione.

In effetti, l’Italia se la sono dimenticata tutti ed effettivamente sta diventando un fastidioso incomodo.
Per dirla tutta, casca a pezzi.
L’Abruzzo si sbriciola; la Campania e le sue fertili terre sono ormai ridotte ad una gigantesca discarica tossica; Viareggio prende fuoco; Reggio Calabria è in larga parte senza acqua potabile; la Sardegna mangia pane e uranio impoverito; la Toscana e il suo tessile sono ostaggio della mafia cinese; la Lombardia è ormai indistinguibile dalla Sicilia mafiosa un tempo nemica dello Stato (oggi sembrano diventati amici per la pelle); Venezia e le sue antiche glorie affondano lentamente in una dimenticata laguna; Taranto è la città più inquinata d’Europa; Messina, come il resto d’Italia, muore sotto il fango..

E’ impressionante l’immagine plastica che la realtà impone a chi ha ancora occhi per vedere.

E fa davvero male vedere le istituzioni della sofferta Repubblica italiana ormai ridotte in questo stato. Scompostamente occupate da gente che non si capisce neppure da dove venga, né cosa dica e cosa ci faccia lì.

Un Paese allo sbando, senza più leggi da rispettare, esempi da seguire, maestri da ascoltare..

Chi, calpestando ogni regola, riesce ad avere potere, si aggiusta le cose per sé. Tutti gli altri subiscono e si arrangiano come possono.

Davvero un bel Paese, non c’è che dire.

Se consideriamo il complessivo ed orrendo degrado politico, giuridico, culturale e morale in cui è precipitato l’intero Paese e il numero di morti che questo orrore sta provocando, a cominciare da quelli sul lavoro, forse dovremmo concludere che qui c’è un intero popolo che sta tentando il suicidio.

Chi resisterà e riuscirà a sopravvivere a questo inferno, avrà l’arduo compito e il meraviglioso privilegio di ripulire tutto e ricostruire.

Napolitano, la coerenza e la Costituzione...

Febbraio 2009:
“Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.

Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori.” (caso Englaro)

Ottobre 2009:
"Non firmare non significa niente... nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente". (Scudo Fiscale)

Costituzione art.74 co. 1°:
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Qualche mese fa,
lamentandomi dell'inquietante silenzio del Presidente della Repubblica, scrivevo de I Silenzi di Napolitano al Progetto del Caimano
Da quando ha iniziato ad aprìr bocca, ho iniziato a rimpiangere quel silenzio! Quel silenzio portava con se dubbi, dubbi che, come tali, potevano, volevano, essere smentiti da fatti, parole e omissioni.
Dapprima, come Capo dello Stato e Presidente del CSM, nell'ambito della vicenda De Magistris e delle Procure di Salerno e Catanzaro, ha elogiato il tempestivo ed efficace lavoro gli “anticorpi del sistema” (quale?) che, però, alla fine ha fatto fuori solo gli innocenti, Apicella, Nuzzi e Verasani, colpevoli per Non aver commesso il fatto, così come hanno evidenziato il Tribunale del Riesame di Salerno(1) ed il GIP di Perugia(2). Non contento, davanti a quel CSM ha pensato bene di chiedere ai Magistrati di fare autocritica e non essere protagonisti(3), il tutto, nel giorno in cui il Governo presentava il D.d.l sulla Giustizia con la mannaia sulle intercettazioni(4) e come se non bastassero i giornalieri attacchi alla Magistratura da parte del Governo, come se il discorso glielo avesse prestato il Presidente del Consiglio, come se il Presidente della Repubblica non avesse il dovere di tutelare gli equilibri istituzionali.
Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano del 24 settembre scorso(5), la professoressa Carlassare si/ci chiedeva dolorosamente “Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?”
Se è vero che il Governo ha le sue responsabilità, chiare e drammaticamente evidenti, è vero anche che, l'assenza di una Opposizione vera ed autentica, unita alla presenza di questo Presidente della Repubblica ha dato a tale declino un contributo colpevolmente determinante!

“affinché trionfi il male è sufficiente l'inerzia degli uomini buoni” (E. Burke)

sabato 3 ottobre 2009

Il tema del giorno - Le manifestazioni del 3 ottobre

Ben tre manifestazioni oggi a Roma: quella degli studenti dell'Onda, quella dei precari della scuola e quella per la libertà di stampa promossa dalla FNSI, il sindacato dei giornalisti.
Poco spazio per le prime due anche sui giornali on line, mentre la manifestazione indetta da FNSI e sponsorizzata, in primis, da Repubblica e PD, ottiene un grande successo di partecipazione.
Suscita quest'ultima opinioni contrastanti all'interno dello stesso fronte democratico e antiberlusconiano dove non manca chi critica la manifestazione sulla libertà di stampa imputandole, con la reiterata litania delle domande a Berlusconi, di oscurare i problemi fondamentali del paese, di voler incanalare una protesta che altrimenti, a fronte delle drammatiche condizioni sociali ed economiche attuali, esploderebbe in una consapevolezza pericolosa per le élites dominanti, di voler far dimenticare che il gruppo Espresso Repubblica e lo stesso stato maggiore del PD sono parte fondamentale della struttura di potere che ha dominato e plasmato l'Italia negli ultimi trent'anni.
Resta però una certezza: le tante persone presenti a Piazza del Popolo sono persone che vogliono lottare per la democrazia, per la libertà, per i diritti sociali e civili, per la legalità e contro ogni forma di mafia e di corruzione. E questo aumenta il rimpianto ed il risentimento nei confronti di chi, per forza ed autorevolezza (la CGIL, il PD, giornali come Repubblica e Unità, gli intellettuali), avrebbe da tempo dovuto far fare un salto di qualità all'opposizione e consentire di rialzare la testa a chi ama davvero l'Italia.
Ma ora che un nuovo percorso è stato avviato non dovrà più essere possibile lasciare nell'ombra e senza voce quei movimenti e quei fermenti di opposizione sociale, culturale, politica che sono emersi negli ultimi tempi. Si vedrà dai fatti chi davvero vuole costruire, senza equivoci e inganni, una nuova alternativa di governo per una politica fatta con le mani pulite, che persegua il bene comune e la tutela e l'attuazione della Costituzione Repubblica.

Da leggere: le opinioni contrastanti di Marco Travaglio e Massimo Fini sulla denuncia degli scandali sessuali di Silvio Berlusconi

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9707.htm

venerdì 2 ottobre 2009

Il tema del giorno - La cattiva politica

C'è un filo rosso che lega i due fatti più importanti della giornata, la tragedia nel Messinese, dove un nubifragio, semplicemente un violento temporale, causa la perdita di decine di vite umane, e l'approvazione dello scudo fiscale, il vergognoso condono per gli evasori: la cattiva politica.

E' la cattiva politica che interagisce in modo determinante con la nostra vita, dimostra che non serve chiudersi in casa e farsi gli affari propri. Citando le parole di Francesco De Gregori, 'la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione'.

Le morti causate dal nubifragio nel Messinese, così come gran parte delle vittime del terremoto abruzzese, nascono dalla cattiva politica. Da come si gestisce il territorio, dal mancato contrasto della speculazione edilizia, dall'idea di dover continuare a privilegiare le 'grandi opere', quelle che danno lustro ai governanti e tanti profitti alle imprese amiche (il ponte sullo stretto, il nucleare o l'alta velocità) piuttosto che i lavori pubblici davvero necessari per la comunità quali la manutenzione del territorio, la messa in sicurezza di montagne e colline, l'acqua, i trasporti locali collettivi. Nasce dall'aver trasformato la protezione civile da struttura che dovrebbe prevenire calamità e disastri, oltre che intervenire per i successivi soccorsi, in agenzia a disposizione del governo per spese di qualunque tipo, come organizzazione di eventi religiosi, sportivi e politici, per sfuggire in tal modo ai controlli e alle procedure previste normalmente per la pubblica amministrazione.

Ed è cattiva politica l'approvazione dello scudo fiscale che consente l'emersione, in cambio di una modesta oblazione, di capitali illegalmente esportati all'estero, garantendo nel contempo l'anonimato, l'impunità di reati fiscali e contabili e il riparo dalle segnalazioni previste dalle norme antiriciclaggio. C'è tutta la filosofia berlusconiana alla base di questo provvedimento, ne è in qualche modo l'archetipo: la violazione dei principi costituzionali e di legalità, la mortificazione del ruolo del Parlamento, ormai mero ratificatore dei decreti legge del Governo, il piegare l'interesse pubblico al proprio interesse particolare, il non conoscere i sentimenti della vergogna e della decenza, lo strizzare l'occhio ai veri grandi elettori della destra italiana: evasori, corrotti, corruttori, mafiosi, il premiare i furbi a danno degli onesti, la mancanza di senso del futuro (allo stesso modo che per le politiche del territorio e dell'energia) con tutte le scelte proiettate a cogliere l'utile immediato senza alcuna preoccupazione per quello che sarà l'avvenire del nostro Paese, scoraggiando l'onestà ed il rispetto delle norme fiscali.

Chissà se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrà nei confronti di questo provvedimento lo stesso interesse mostrato riguardo i ritardi nell'organizzazione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia.



Il video con le accuse del deputato Francesco Barbato al governo Berlusconi.

giovedì 1 ottobre 2009

Il tema del giorno - Annozero

Puntata travolgente del programma di Santoro, Annozero, destinata a scatenare un duplice disputa.

Sulla trasmissione si scatenerà l'ira funesta di Berlusconi e dei suoi fedeli e, per le inevitabili implicazioni nel dibattito su libera informazione e Rai, costituirà un formidabile traino alla manifestazione sulla libertà di stampa del prossimo 3 ottobre.

Ma nel contempo darà impulso ad una disputa anche nel fronte dell'opposizione democratica. E' giusto cavalcare e privilegiare il tema degli scandali sessuali per contrastare il regime delle destre o è un modo per oscurare, consapevolmente o inconsapevolmente, i temi veramente fondamentali della vita democratica italiana: le violazioni della Costituzione, della legalità, della decenza di cui sono espressione il caso Mills, la legge sulla sicurezza, lo scudo fiscale, i mancati interventi a fronte della crisi economica?

Personalmente apprezzo il giornalismo di Santoro, il suo coraggio e la sua capacità di parlare di cose e fatti che non trovano ospitalità nella quasi totalità delle trasmissioni televisive. E credo che la trasmissione abbia dimostrato la rilevanza politica della vicenda escort. In particolare mi riconosco in uno dei commenti del Sindaco di Bari, Emiliano, che si è chiesto, al di là del giudizio morale sulla vicenda, come sia possibile che possano avere accesso al Presidente del Consiglio faccendieri e uomini di dubbia reputazione come Tarantini. Come sia possibile che non sia stato allertato, sulla persona che stava frequentando, dai componenti del suo entourage e dai suoi collaboratori nè dai servizi segreti che dalla Presidenza del Consiglio dipendono.

Sono queste ragioni che in qualunque paese democratico determinerebbero le dimissioni del premier.

http://www.annozero.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067115,00.html

Contro il vaccino H1N1

Qui di seguito, tre articoli di Maria Melania Barone contro il vaccino H1N1.

Influenza A. Terrorismo mediatico e gruppi di resistenza al vaccino.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6636:influenza-a-terrorismo-mediatico-e-gruppi-di-resistenza-al-vaccino&catid=92:sanita&Itemid=291

Febbre suina. Il rame è la probabile arma contro il virus.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6694:febbre-suina-il-rame-e-la-probabile-arma-contro-il-virus&catid=92:sanita&Itemid=291

Le controverse dichiarazioni dell'OMS.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6744:vaccino-influenza-a-le-controverse-dichiarazioni-delloms-la-caotica-giungla-dei-media&catid=92:sanita&Itemid=291

Le due destre

“ ..Io non voglio morire da fascista. Tanto che sto lavorando per individuare e far crescere chi dovrà prendere le redini del MSI dopo di me. Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico. Che creda, come ormai credo anch’io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così il MSI può avere un futuro. Altrimenti è costretto a sparire.
Capisce perché sono così deciso nel negare qualsiasi legame con chiunque abbia messo la bomba di Bologna?
E’ un nemico anche del MSI”.
Sono parole di Giorgio Almirante, pronunciate in un’intervista rilasciata a Daniele Protti nel 1980.

In quello stesso anno, due magistrati di Milano, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, vengono incaricati di due inchieste: una sull’omicidio di Giorgio Ambrosoli (Milano, 11 luglio 1979), commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona; l’altra sul caso Sindona e su quello che poi si rivelerà il suo finto sequestro.
Sindona era scomparso da New York il 2 agosto 1979 ed ivi ricomparso il 16 ottobre, con una ferita ad una gamba, che anch’essa si rivelerà procurata ad arte, dopo una permanenza di 75 giorni in Sicilia.
Il 1979 fu un anno decisivo nella storia della mafia siciliana, quella stessa mafia che di lì a breve incrocerà le strade di Falcone e Borsellino.

I due magistrati milanesi, Turone e Colombo, ignari che il caso Sindona potesse avere qualche nesso con la figura, allora quasi sconosciuta, di Licio Gelli e con un’associazione segreta di cui si vociferava soltanto, ben presto si rendono conto che ogni pista investigativa conduce proprio a Licio Gelli e arrivano a scoprire l’esistenza della Loggia massonica Propaganda 2, da lui fondata.
Gelli, già fascista e repubblichino, è da ultimo collaboratore dei servizi segreti anglo-americani, nella lotta non ufficiale e antidemocratica al comunismo, durante la guerra fredda.
Massone ed aspirante golpista, partecipe del tentato golpe del 1970, impedito forse proprio dagli americani, nel corso degli anni ’70 Gelli si adegua al cambio di strategia nella lotta al comunismo e la supera. Organizza la nuova Loggia massonica segreta P2 ed elabora il ‘Piano di Rinascita democratica’, con cui la Loggia si propone l’acquisizione del potere e la trasformazione e il controllo dello Stato, trasfigurato in senso antidemocratico, attraverso una fitta rete di affiliati strategicamente posizionati all’interno delle istituzioni e negli ambienti finanziari ed imprenditoriali.

Ancora oggi il caso Sindona e la P2, che sono pagine fra le peggiori e più sanguinarie della storia repubblicana, restano per molti versi avvolte nel mistero. Un mistero fatto di ombre e nebbie che tengono a bada un Paese perlopiù inconsapevole.

27 e 28 marzo 1994: elezioni politiche.
Sono le prime elezioni dopo una stagione stragista tra le più efferate ed esplicitamente eversive, e si svolgono all’indomani del ferale scandalo istituzionale di Tangentopoli, che aveva appena desertificato il panorama politico e partitico italiano, svelando il livello di corruzione in cui affondava ed ancora oggi affonda l’Italia.

A Palazzo Chigi approda un affiliato della Loggia massonica P2: Berlusconi Silvio, tessera 1816.

Lo Stato è sconfitto.

Il nuovo Capo popolo non perde tempo.
Mette da parte senza troppi convenevoli la Costituzione repubblicana e dà immediato e puntuale svolgimento al Piano di Rinascita di Gelli, peraltro già avviato.
Ogni principio democratico viene di fatto cancellato. Il controllo mediatico, finanziario e militare cresce rapidamente, fino a diventare praticamente totale.
In pochi si ribelleranno; quei pochi saranno estromessi e senza troppe cerimonie sepolti vivi.
La maggior parte, indipendentemente dalle appartenenze politiche, si accoderà nel suo cono d’ombra.
Il Piano Gelli, tutto sommato, va bene a tutti e ben si confà ad un Paese che non ha ancora mai visto l‘alba di una democrazia.

In quel cono d’ombra trova spazio anche il pupillo di Giorgio Almirante: Gianfranco Fini. ‘Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico’.
Fini è impegnato su due fronti.
Uno è quello più risalente ed interno al MSI.
Un fronte che lo vede protagonista nel duello con il suo rivale storico Pino Rauti e che lo vedrà vincitore nella la svolta di Fiuggi del 1995, con cui riesce a traghettare il MSI nella nuova formazione politica di AN, dando corso al cambio di strategia indicato da Almirante.
L’altro fronte è proiettato verso un difficile e faticoso futuro ed è quello dell’alleanza con lo scomodissimo Berlusconi.
Un’alleanza che gli permette però di portare gli ex fascisti al Governo.
Il prezzo che pagherà (e noi con lui) sarà altissimo. Innumerevoli ed abominevoli saranno le concessioni incostituzionali, ingiuste, insensate ed autolesionistiche fatte a Berlusconi e al suo oscuro impero finanziario.

A più riprese, senza successo, tenta di scansare Berlusconi ed assumere lui la leadership del centrodestra.
Ma è un cane che si morde la coda.
Non può fare a meno di Berlusconi per mantenere il suo peso politico e per poter coltivare la sua feudale leadership all’interno del suo partito. Nello stesso tempo, le condizioni imposte dal suo indesiderato alleato rafforzano quest’ultimo, rendendo sempre più difficile la sua sostituzione al vertice.

Fini però non demorde, in fondo neanche Berlusconi può fare a meno di lui e, in più occasioni, riesce ad arginare l’indigeribile Bossi e l’ingombrante Tremonti (fino ad ottenere, in un’occasione, le dimissioni di quest’ultimo).

E’ in ogni caso costretto ad elaborare una strategia più articolata, strutturata e complessa, che prende le mosse proprio dalla calcolata svolta di Fiuggi.

Da lì parte, infatti, il suo ostentato e progressivo ripudio del fascismo e la ‘rassicurante’ prospettazione di una destra liberale di respiro europeo.
Fini rivede pubblicamente, fino a rovesciarle, molte e significative posizioni politiche, dalla Shoah e i rapporti con Israele fino alle avanzate posizioni sui temi etici e sull’immigrazione.
Argomenti che si mostrano tutti palesemente funzionali a chi deve riequilibrare, più di chiunque altro, il peso finanziario ed elettorale del colosso berlusconiano.

Dà vita alla fondazione Fare Futuro, che da subito si rivela una solida e fertile aggregazione culturale, mirata ad innovare e rigenerare il tessuto sociale, politico e culturale del Paese. Quello stesso Paese che sembra saldamente in pugno a Berlusconi e perennemente appeso alle tette del grande fratello.

Imboccato il terzo millennio, Fini allarga lo sguardo verso possibili, diversi e variopinti alleati, fuori e dentro il Parlamento e scopre molti interessi convergenti. Da Montezemolo a Casini a D’Alema.

Tre le parole d’ordine.
Uno, la Lega deve essere stretta in un angolo e progressivamente riassorbita.
Due, Berlusconi non serve più e sta diventando scomodo per tutti.
Tre, occorre contenere il disagio sociale, altrimenti qui finisce a forconi e baionette.

Fini dice di aver cambiato idee su molte cose, ma su una non è mai retrocesso.
Ed è quella più insidiosa di tutte: il presidenzialismo.
In una cornice, faccio notare, che è quanto di più lontano si possa immaginare dalla Costituzione repubblicana.

Da 15 lunghi anni Fini e Berlusconi si stanno misurando in un difficile ed autoreferenziale testa a testa, fino a confluire in un unico partito, il Pdl, stretti in un abbraccio che è politicamente destinato ad essere mortale per uno dei due.

Sono i delfini delle due destre estreme.
Fini di quella ‘parlamentare’ di Almirante; Berlusconi di quella ‘extraparlamentare’ di Gelli.
La prima più subdola e raffinata, la seconda più efferata, grossolana e volgare.

Io credo che tutte le vittorie (prepotenze) di Berlusconi in questi anni si riveleranno vittorie di Pirro e che sarà Fini, o chi per lui, a vincere la guerra.

In ogni caso, nell’immediato futuro ed indipendentemente dalla volontà e coscienza del popolo 'mai fu' sovrano, vincerà la destra, o meglio, per essere giusti, l'Italietta oligarchica e inciuciona, che strozza il Paese da almeno 150 anni, a far conto dall’unità d’Italia.

Detto questo, lascio immaginare con quale entusiasmo aspetto le dimissioni di Berlusconi.
Fatti due conti, me le aspetto al massimo per novembre.
E per il momento non voglio neanche pensare al patetico e consueto orrore che seguirà.

Mafia e fascismo sono i due cancri che hanno ridotto l’Italia, suo malgrado, in queste condizioni. Ce li hanno proposti, riproposti e imposti e continuano a venderceli in tutte le salse. Da secoli ci dicono che così va il mondo e che al massimo ci è dato sperare nel male minore.

Io credo che in Italia le cose potranno cambiare solo se saranno gli italiani a volerlo.
Occorre la consapevolezza che abbiamo a che fare con fascisti, piduisti, mafiosi, corrotti, ignoranti, stolti di ogni tipo. L'attuale situazione italiana è una situazione di fatto e non di diritto.
E occorre la forza di restare uniti, destra e sinistra, entro il perimetro della legalità e dell'antifascismo, spina dorsale della nostra Costituzione democratica, che infatti lorsignori vogliono cambiare.