"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 5 aprile 2012

Il professor Ichino e la disoccupazione



Di giorno in giorno vengono snocciolati i numeri della crisi economica italiana (con il Paese tornato indietro di 20 o 30 anni): + 49,2 di ricorso alla Cassa Integrazione nello scorso mese di febbraio, tasso di disoccupazione giunto al 9,3 per cento (al 31,9 per i giovani e al 49,2 per le donne al Sud), crollo del mercato dell'auto in Europa e in Italia soprattutto per la Fiat (che fine farà la 'paccata' di miliardi promessa da Marchionne?), record di fallimenti delle imprese e conseguente perdita di posti di lavoro che dopo il terribile 2011 prosegue anche nel 2012.
I redditi, per chi ha ancora un reddito, sono falcidiati dall'aumento del costo della vita (alimentari, benzina, utenze domestiche come luce e gas), dalle tasse (IVA, IMU, addizionali regionali e comunali), dal blocco delle pensioni e degli aumenti retributivi previsti dagli accordi contrattuali mentre Bankitalia ci precisa, forse con un po' di sadismo e alla faccia di chi aveva chiesto l'istituzione di un'imposta sui grandi patrimoni, che i dieci italiani più ricchi posseggono l'equivalente di tre milioni di poveri, che il reddito delle famiglie è crollato negli ultimi anni e che una inaccettabile percentuale di cittadini vive sotto la soglia di povertà o poco al di sopra di questa (probabilmente quasi tutti imprenditori visto che questi, secondo i dati, del ministero dell'Economia guadagnano in media meno dei loro dipendenti ..).

domenica 1 gennaio 2012

Il lavoro è un diritto



Comincia la Fase 2 del Governo Monti, anzi è un tutt'uno – dice l'emerito Premier nominato da Napolitano – con la prima manovra che si pretende abbia messo in sicurezza i conti pubblici: la stangata che si è abbattuta sui ceti medio-bassi, alla faccia della tanto declamata equità, e che ha reso il raggiungimento della pensione un miraggio per milioni di lavoratori.
Ed in effetti la filosofia di fondo è la stessa, quella visione liberista che ci ha condotto al punto in cui siamo e che si nutre di parole d'ordine quali mercato, crescita, flessibilità, competitività, liberalizzazioni, privatizzazioni. Se per la destra leghista-berlusconiana i nemici, i colpevoli di tutto erano gli immigrati, i meridionali, i dipendenti pubblici, gli invalidi più o meno falsi, ora si vuol far credere che l'ostacolo allo sviluppo siano i tassisti, i benzinai, i farmacisti, gli avvocati, i notai, gli edicolanti. Categorie verso le quali si possono nutrire più o meno simpatie e certamente le regole che disciplinano quei settori possono essere discusse e modificate  in funzione del bene comune, ma è davvero arduo potersi convincere che da essi dipenda il destino dell'economia del Paese. Appare chiaro allora che si tratta di comodi specchietti per le allodole (quanto verranno poi effettivamente penalizzati dai futuri provvedimenti del Governo, trattandosi di ceti che vantano notoriamente un rapporto preferenziale con le destre e nel caso degli avvocati su un'amplissima rappresentanza parlamentare, sarà tutto da vedere) per arrivare alla polpa. E cioè il mercato del lavoro (leggi licenziamenti facili) e alla messa in vendita degli ultimi asset rimasti in mano dello Stato (il controllo di ENI, ENEL, Finmeccanica, Poste, Ferrovie, il patrimonio immobiliare, le aziende che erogano a livello locale servizi pubblici).
Su liberalizzazioni e privatizzazioni dice tutto Ugo Mattei in modo esaustivo e convincente in questo articolo.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, prima di intervenire i membri del Governo e del Parlamento si rileggano la Costituzione.