"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 11 agosto 2012

Pensiero unico liberista e privatizzazioni

Se non fossimo sommersi dal pensiero unico liberista, se l'opinione pubblica non dovesse subire quel furto di verità e di informazione di cui ha parlato il Manifesto e attraverso cui analisi e soluzioni opinabili e contestabili vengono fatte passare come le uniche possibili ed alle quali non possiamo che attenerci proiettandoci, come scrive Alberto Burgio, nel buio di un nuovo oscurantismo dogmatico degno dell'epoca della Santa Inquisizione, ci si potrebbe facilmente rendere conto di quale fatale attentato al bene comune sia rappresentato dal nuovo programma di privatizzazioni.
Il dogma che ci viene propinato, senza possibilità di contraddittorio, è che dalle dimensioni del debito pubblico italiano derivi la crisi economica e finanziaria, il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (lo spread), la vulnerabilità rispetto alla speculazione. E ciò giustifica la necessità inderogabile di ridurre il debito pubblico attraverso l'austerità, la riduzione della spesa sociali, la vendita delle proprietà pubbliche.
Ed invece è proprio questo dogma che deve essere contestato (senza con ciò considerare un dato positivo l'ipertrofia del debito pubblico e non ritenere indispensabile la revisione degli impieghi e della destinazione del denaro pubblico) così come fanno tanti economisti indipendenti che però non trovano spazio adeguato né nell'informazione mainstream né nella quasi totalità della casta politica al soldo degli speculatori finanziari.