"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 21 luglio 2012

Il successo di Monti: lo spread tornato ai livelli berlusconiani


29 febbraio 2012, Mario Monti: “Gli spread nell'area euro non torneranno a impennarsi” (si era giunti in quel momento a 340 punti).
20 luglio 2012: lo spread tornato a 500 punti, ai livelli berlusconiani.

Non è male la capacità di previsione e di analisi (forse il mago Otelma avrebbe fatto di meglio) di colui che avrebbe dovuto essere il salvatore della Patria.
E questo con politiche che hanno portato in recessione l'economia italiana (meno due per cento di PIL nel 2012), altissimi livelli di disoccupazione, bruciato i risparmi dei cittadini, elevata la pressione fiscale, aggredito il welfare e i diritti dei lavoratori, messo in campo una riforma delle pensioni iniqua e punitiva per chi dopo una vita di lavoro (magari alla catena di montaggio, in fonderia, a contatto con i veleni delle industrie chimiche, sulle impalcature usate nelle costruzioni) vede sempre più allontanarsi il momento del collocamento a riposo.
Il fallimento di Monti richiama le responsabilità di chi l'ha scelto e collocato nel ruolo di capo del Governo (Napolitano, Bersani, Casini, lo stesso Berlusconi) e di chi fino a ieri rivendicava il dovere di proseguire il suo 'lavoro' anche nella prossima legislatura (tra questi le ineffabili facce di bronzo di Enrico Letta e Pietro Ichino).
Perché tutti quei personaggi ci avevano spiegato che andare a votare in piena turbolenza dei mercati ci avrebbe portato al fallimento come in Grecia, che l'attuazione delle 'riforme' richieste dall'Europa era l'unico modo per salvarci e che solo un governo tecnico, portatore di verità sovraordinate alle diverse opzioni politiche, poteva realizzarle.
I risultati sono sotto i nostri occhi, soprattutto nelle statistiche su disoccupazione e povertà, e il peggio sta per arrivare.
Le giustificazioni che adduce Monti (dietro la maschera della sobrietà si nasconde il solito venditore di fumo) per motivare la sua débacle sono 'miserrime' per usare il linguaggio di Napolitano: l'effetto del contagio degli altri Paesi Euro in crisi, l'instabilità politica e le incognite sull'esito delle prossime elezioni che 'spaventano' i mercati.
Certo non può provare meraviglia chi in questi mesi ha cercato di informarsi senza fermarsi ai media conformisti (i TG, Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa) ma leggendo le analisi e le proposte di economisti come Krugman e Roubini e Stiglitz, Emiliano Brancaccio e Loretta Napoleoni, di storici come Hobsbawn, di intellettuali come Luciano Gallino e Guido Viale, dei blog del Fatto Quotidiano, di Beppe Grillo e di Paolo Ferrero, di siti di approfondimento e di iniziativa politica come Sbilanciamoci, Megachip, Libreidee, Micromega, Eddynburg, Cadoinpiedi, ALBA, Il Manifesto, Contropiano, di trasmissioni televisive come quelle di Santoro, Riccardo Iacona e Milena Gabanelli.
L'andamento di questa crisi che dura ormai dal 2007 dimostra che essa va affrontata con una logica diversa da quella thatcheriana del non c'è alternativa al liberismo, alla quale Monti si è attenuto, ed anzi rovesciandola.