"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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mercoledì 2 novembre 2011

Gli italiani si devono svegliare



Da un lato i fautori del default italiano, convinti che l'uscita dall'euro e il disfacimento dell'Unione europea darà l'avvio ad una gloriosa rivoluzione comunista e alla riconquista della sovranità nazionale, senza nemmeno prendere in considerazione le conseguenze che la paralisi temporanea dell'economia (fallimento di banche e aziende) determinerebbe per la vita delle persone, il rischio che il caos favorisca la secessione di parti del Paese o un colpo di stato militare, il fatto che il giorno seguente la bancarotta si dovrà ricominciare ad acquistare all'estero, con una moneta svalutata rispetto all'euro, petrolio, materie prime, tecnologie, grano, medicine. Nessun timore che l'Italia ed ogni Paese europeo lasciato in balia di se stesso cada nell'abisso di nuovi fascismi o diventi teatro di guerra, in senso figurato e non figurato, tra vecchie (USA) e nuove potenze (BRIC). Stranamente si tratta della stessa soluzione, l'uscita dall'euro, sempre auspicata dalla Lega (si legga questa intervista del 2005 a Maroni).
Dall'altro i pasdaran e gli ultras, con alla testa Giorgio Napolitano, della Bce e dell'Fmi la cui unica preoccupazione, a costo di qualunque macelleria sociale, è quella di rassicurare l'Europa, i mercati, la speculazione offrendo loro sacrifici umani (la distruzione del welfare e i diritti dei lavoratori) per placarli e ingraziarseli. Sono coloro che inseguono una crescita del pil impossibile (e comunque non desiderabile) in un mondo saturo di merci e di risorse naturali in esaurimento, per di più con la contraddizione rappresentata dalla pretesa di farlo riducendo i redditi reali delle persone che dovrebbero acquistare e consumare.