La democrazia, il sistema di governo
fondato sulla sovranità al popolo, non si esaurisce nelle elezioni:
la democrazia è un ordinamento complesso che vive e si sviluppa
nella partecipazione di giorno in giorno dei cittadini, singolarmente o come membri di associazioni e movimenti e partiti, ai processi
decisionali attinenti la cosa pubblica, nella possibilità per
essi attraverso un'informazione libera e pluralista di avere
consapevolezza e coscienza delle scelte da prendere per il bene
comune, nel difficile equilibrio di pesi e contrappesi, di organi
deliberanti e organi di controllo, nel riconoscimento di diritti
civili e sociali inalienabili che impedisca la dittatura della
maggioranza e l'annientamento dei diritti delle minoranze politiche,
sociali, culturali, etniche. Nell'assenza di soggetti privati
talmente forti da poter distorcere e deviare la volontà collettiva.
Le elezioni sono in qualche modo il
termometro dello stato di salute di una democrazia, sono il culmine e
la risultante di processi lunghi e profondi. Non si conquista il
potere con le elezioni: queste fotografano la mappa dei rapporti di forza esistenti nella società. Non si realizza un'alternativa che incontri nel voto
la volontà e i bisogni della maggioranza dei cittadini se non si è
seminato in profondità nei contesti sociali, economici e culturali
che li riguardano.
Se gli italiani – come mai successo nella nostra storia repubblicana – disertano ormai il voto, riconoscendo con ciò la propria impotenza e la propria delusione, è
perché hanno compreso che quello elettorale è un gioco truccato,
l'ultimo palese inganno ordito da un sistema marcio. Come un Tour de France vinto da Lance Armstrong, come un Giro d'Italia vinto da Marco Pantani, come uno scudetto vinto dalla Juventus di Moggi e Giraudo.