"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 15 agosto 2014

Mio dio, l’antisemitismo




da l'Internazionale di Gideon Levy

Oggi Israele è il posto più pericoloso del mondo per gli ebrei. Dalla sua fondazione sono morti più ebrei in guerre e attacchi terroristici avvenuti in Israele che altrove. La guerra a Gaza però ha ridotto le differenze: più di ogni altra guerra, ha messo in pericolo gli ebrei anche nel resto del mondo.
La casa degli ebrei, il rifugio della nazione, non solo non offre alcun rifugio, ma addirittura minaccia gli ebrei ovunque. Nel calcolare gli effetti della guerra bisogna includere anche questo tra le perdite.
Un’ondata di rabbia sta investendo l’opinione pubblica mondiale. In contrasto con la miopia e l’autocompiacimento dell’opinione pubblica israeliana, all’estero la gente ha visto le foto di Gaza ed è rimasta sconvolta. Per chiunque avesse una coscienza era impossibile fare finta di niente.
Lo shock si è trasformato in odio verso lo stato che ha fatto tutto ciò, e in alcuni casi l’odio ha finito per risvegliare l’antisemitismo dalla sua tana. Sì, nel ventunesimo secolo c’è ancora antisemitismo nel mondo, ed è stato Israele ad alimentarlo. Israele ha fornito all’odio scuse in abbondanza.
Ma non tutti i sentimenti anti-israeliani sono antisemiti. Semmai è vero il contrario: la maggior parte delle critiche a Israele sono fondate e moralmente giustificabili. L’antisemitismo, razzista come tutti gli odi nazionali, è spuntato ai margini di queste critiche, e Israele è direttamente responsabile della sua comparsa.

martedì 8 luglio 2014

Manifestazione contro il muro illegale israeliano in Palestina





BDS Roma aderisce e invita alla massima partecipazione e diffusione. 

9 luglio 2004 – 9 luglio 2014
10° anniversario della Sentenza della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità del muro israeliano

L’anniversario che ha sancito l’illegalità del muro costruito da Israele intorno alle proprie colonie nei Territori palestinesi occupati, esse stesse costruite con modalità che lo Statuto della Corte Penale Internazionale classifica come crimine di guerra, cade in un momento assai critico.

A seguito del fallimento dei colloqui di pace - che Netanyahu ha condotto continuando a costruire colonie ed abbattere case palestinesi a Gerusalemme come in Cisgiordania – e della decisione dei due maggiori partiti palestinesi di formare insieme un unico governo per tutta la Palestina, Israele ha intensificato la pressione militare sia su Gaza che sulla Cisgiordania. Ha reagito all’uccisione di tre giovani coloni israeliani, avvenuta in un’area sotto il proprio esclusivo controllo, scatenando una “punizione collettiva” contro l’intero popolo palestinese.

Ad oggi, sono stati uccisi dall’esercito israeliano sedici palestinesi, oltre al  ragazzo arso vivo a Gerusalemme.
Accogliamo l’appello della società civile palestinese per iniziative in tutto il mondo per porre fine all’impunità di Israele. Invitiamo quanti nella Città di Roma danno ancora un senso alle parole pace, democrazia, giustizia, legalità, a ritrovarsi 
Venerdì 11 luglio, h 18,
in Largo Corrado Ricci, Roma

per esprimere solidarietà al Popolo Palestinese sotto Occupazione ed invocare con forza l’intervento dell’Unione Europea e del Governo Italiano affinché finalmente sia imposto il rispetto della legalità internazionale anche allo Stato di Israele, si abbatta il muro e venga restituita ai palestinesi la propria terra.

Reti di associazioni, gruppi e comitati per i diritti del Popolo Palestinese,

7 luglio 2014