E' cosa assai comune nella vecchiaia l'accentuarsi dei tratti caratteriali tipici di una persona e l'incapacità di valutare il mondo e le cose che accadono al di fuori di schemi consolidati e che non si ha più la disponibilità a modificare.
Per giudicare oggi Napolitano bisogna anzitutto guardare alla sua biografia: nei GUF (i gruppi universitari fascisti) con Mussolini al potere, con l'Unione Sovietica quando reprimeva nel sangue la rivolta ungherese del 1956, con Craxi contro Berlinguer e la sua denuncia della questione morale, sempre più allineato all'atlantismo acritico e al liberismo nei decenni in cui si afferma senza vincoli e ostacoli il finanzcapitalismo, autore insieme a Livia Turco della legge che istituisce i Centri di Permanenza Temporanea (ora denominati Centri di Identificazione ed Espulsione) per l'esecuzione delle espulsioni di immigrati irregolari, tollerante e accondiscendente verso Berlusconi e il berlusconismo, garante per l'Italia del potere e degli interessi e delle volontà della Troika (BCE, FMI, Commissione Europea) dopo l'esplosione della crisi finanziaria del 2008. Una vita passata riuscendo a stare in tanti momenti cruciali della storia dalla parte sbagliata!
Se ha senso parlare della "casta" - le classi dirigenti politiche ed economiche - l'orizzonte di Napolitano è stato tutto interno ed è tutto interno ad essa. Al di fuori delle logiche autoreferenziali e di mera sopravvivenza dei ceti dominanti nulla esiste per Napolitano: i bisogni dei cittadini, la disoccupazione, la povertà, il grido di dolore del popolo inquinato e delle mamme che chiedono giustizia per i propri piccoli uccisi dai veleni sversati su tante povere vite sono solo degli incidenti di percorso, certo condannabili a parole ma che non meritano di essere in cima all'agenda politica.
