"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Visualizzazione post con etichetta corruzione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corruzione. Mostra tutti i post

domenica 12 aprile 2015

Un appalto su tre è illegale e nel Sud crollano i viadotti autostradali

Viadotto Scorciavacche



Il rapporto annuale della Guardia di Finanza fornisce, attraverso i dati delle proprie inchieste che si aggiungono alle relazioni della Corte dei Conti e alle statistiche di Banca d'Italia e Istat, un'ulteriore conferma che l'Italia è sommersa da un mare di illegalità: un appalto su tre di quelli su cui si è indagato è risultato illegale. E' sufficiente del resto la lettura della cronaca quotidiana delle inchieste giudiziarie - Expo, Mose, Tav, Grandi Opere, Mafia Capitale e via discorrendo fino al più piccolo dei comuni - per avere un'idea esaustiva della questione.
Esiste, a dire il vero, anche chi considera mafie, corruzione ed evasione fiscale un falso problema, un fatto fisiologico comune a tutti i Paesi del mondo che viene usato come specchietto per le allodole per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dal vero grande crimine: la rinuncia da parte dello Stato al potere di stampare moneta. Ma certamente, al di là di ogni discussione sull'euro e sulla perduta sovranità monetaria (e tanto più in tempi di spending review ogni euro rubato o sprecato nell'attività della pubblica amministrazione diventa ancora più inaccettabile), è impossibile non vedere quale cancro e quale tragico fattore di distorsione della vita politica, economica, sociale del nostro Paese, anzitutto del suo stesso tessuto civile e morale, rappresentino le centinaia di miliardi sottratti alla collettività da corruzione, evasione fiscale e dall'economia criminale e illegale in generale. Appalti inquinati dalla corruzione si traducono in lavori inutili o mai conclusi o malfatti: non possono essere considerati casuali i crolli dei viadotti verificatisi negli ultimi mesi (il viadotto Scorciavacche, la campata sulla Salerno-Reggio Calabria, il pilone dell'autostrada Palermo-Catania).

domenica 7 dicembre 2014

Mafia Capitale: la chiamavano sussidiarietà


Alcune considerazioni/riflessioni mentre ci massacriamo e ci ubriachiamo di indignazione per l'ennesima inchiesta giudiziaria che scoperchia l'ennesimo caso di connessione tra criminalità, politica e affari (questa volta con la direzione, peraltro non una novità per Roma, di residuati fascisti) con il coinvolgimento bipartisan, per l'ennesima volta, dei protagonisti politici dell'ultimo ventennio di storia italiana: il PD e e il PDL.
Primo. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la degenerazione morale e criminale della vita politica, sociale, economica non è determinata dalla deviazione di singoli individui, da una casta corrotta che va sostituita con nuovi elementi provenienti da una società civile intrinsecamente sana (qui sta la debolezza dell'analisi grillina e travaglina a cui pure va riconosciuta la coerenza ed il coraggio della denuncia del malaffare), dall'insufficienza di regole e di strumenti di controllo e di prevenzione. Qui siamo di fronte ad un sistema – quello dell'economia di mercato - che contiene in sé i germi della corruzione politica ed economica. Quando le decisioni politiche e l'impiego dei fondi pubblici può determinare enormi arricchimenti e vantaggi a favore di soggetti privati questi saranno disposti a comprare, con le buone e con le cattive, chi detiene il potere di spesa e di determinarne la propria fortuna. E se c'è qualcuno disposto a comprare ci sarà sempre qualcuno disposto a vendersi, anzi la selezione della classe dirigente avverrà in funzione della contiguità e dell'arrendevolezza nei confronti dei torbidi interessi in gioco (la ricattabilità è uno dei requisiti fondamentali per essere cooptati nei ruoli politici).

venerdì 20 giugno 2014

La Patrimoniale possibile


E' dall'inizio della Grande Crisi esplosa nel 2007-2008 che si parla in Italia e nel mondo, a dire il vero negli ultimi tempi sempre di meno, dell'opportunità/necessità di imporre un'imposta sui grandi patrimoni, nella versione radicale di Modiano o in quella soft della CGIL o quantomeno di un aumento della tassazione a carico dei più ricchi auspicata perfino da miliardari come Warren Buffet o Carlo De Benedetti.
E questo sia per trovare risorse per riequilibrare i conti pubblici, di fronte alle crisi del debito, sia per redistribuire redditi a favore dei ceti popolari (i dati Istat ci dicono che la quota di reddito nazionale destinata al lavoro è passata dal 72 per cento del 1992 al 67 per cento del 2012), sia infine per incentivare le attività produttive spostando la tassazione dal lavoro e dall'impresa verso la rendita (cioè i proventi derivanti dalla mera proprietà di beni, siano essi capitali o immobili, senza lo svolgimento di alcuna attività).
Di fatto i governi che si sono succeduti in questi anni di Grande Crisi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) hanno tutti respinto questa eventualità e la crisi è stata pagata in massima parte dai ceti medio-bassi con la disoccupazione causata dalla chiusura di centinaia di migliaia di imprese ed esercizi commerciali, con l'aumento della tassazione, con la riduzione del reddito indiretto costituito dalle prestazioni dello Stato sociale. In realtà vi è stato anche un aumento della tassazione sui beni patrimoniali (con la revisione dell'ammontare dei bolli sui depositi finanziari e delle aliquote sugli interessi, con l'ICI, IMU, Tasi o comunque siano state chiamate le varie forme di imposizione fiscale sulla casa) ma senza criteri di progressività e dunque ha colpito anche qui soprattutto i ceti medio-bassi. La crisi del mercato immobiliare (con una perdita media del 20 per cento del valore nominale degli immobili residenziali rispetto ai prezzi pre-crisi, a causa della recessione e dell'aumento della tassazione sulla casa) ha costituito un ulteriore colpo fatale per le condizioni economiche dei ceti medio-bassi, colpendo la principale forma di risparmio degli italiani, la casa appunto, ed impedendo di poterne monetizzare il valore, stante l'impossibilità o l'estrema difficoltà di vendere, in caso di bisogno. Di fatto una vera e propria patrimoniale che però non è stata pagata dai ricchi e non è andata a vantaggio dei conti pubblici.

lunedì 1 luglio 2013

60 miliardi di euro per il lavoro



Mentre l'Italia torna ai livelli di disoccupazione del 1977, le proposte di buon senso – come quelle di Beppe Grillo e Paolo Ferrero – per recuperare risorse per ricreare occasioni di lavoro non possono essere tra loro molto dissimili.

****

Il governo Berlusconi – Napolitano raschia il fondo del barile delle risorse pubbliche per provare a trovare qualche soldino per la ripresa e il lavoro e per allontanare l'applicazione di balzelli iniqui e recessivi (l'IMU sulla prima casa, l'aumento dell'IVA).
Nel frattempo il suo portavoce, Enrico Letta “il nipote”, va in Europa con il cappello in mano ed esulta per aver ottenuto 1,5 miliardi di euro dalle Istituzioni Comunitarie
Non ci dice niente ovviamente Enrico Letta di quale sia il saldo tra le risorse trasferite dall'Italia all'Europa e da questa restituite all'Italia (saldo negativo per oltre 22 miliardi di euro nel periodo 2007-2011); che l'impiego di questo miliardo e mezzo – i “bonus” per le assunzioni a tempo indeterminato – è già oggetto delle critiche demolitrici degli economisti a partire da quelli liberali; che la partecipazione al MES (il Meccanismo Europeo di Stabilità) costerà all'Italia oltre 125 miliardi di euro.
In un quadro in cui l'Europa e la BCE non adempiono all'unica cosa che sarebbe oggi sensata e giusta (garantire la solvibilità dei debiti degli Stati nazionali che aderiscono all'Euro e finanziarli attraverso l'emissione di nuova moneta (così come fatto da qualunque Banca Centrale), consentendo così la riduzione dei tassi di interesse e l'abbandono delle distruttive politiche di austerità) resta per le finanze italiane il buco nero degli ottanta miliardi di euro pagati ogni anno per finanziare il debito in ossequio alla convinzione, folle e criminale, che lo Stato debba dipendere per il reperimento dei fondi necessari allo svolgimento delle proprie funzioni (anche di quelle fondamentali e ineliminabili) dai 'mercati' condannandosi ad accettarne i ricatti – contro la democrazia e i diritti – e i costi esorbitanti che questi impongono.

sabato 6 agosto 2011

Riforma dei partiti e questione morale




Disse Enrico Berlinguer oltre trent'anni fa: «La questione morale non si esaurisce nel fatto che essendoci dei ladri e dei corrotti bisogna scovarli e metterli in galera. La questione morale oggi fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande. La questione morale va aggredita in pieno andando alle cause politiche che la determinano».
Da allora, la degenerazione partitocratica - che determina il dilagare della corruzione e dell'economia criminale - è andata avanti sino alla necrosi odierna. Tangentopoli non ha avviato alcun processo di rigenerazione della politica e i partiti sono tornare a fare quello che sanno fare meglio. 
Ma è giusto pensare che questa degenerazione dei partiti, la quale registra e, allo stesso tempo stimola, le peggiori, storiche caratteristiche del popolo italiano (quelle di cui già parlava Leopardi), nasca anche dalla debole definizione del loro profilo nella Carta Costituzionale?
Oppure, come si afferma sul sito La Voce nell'articolo "L'egoismo dei politici", bisogna puntare l'attenzione sulla responsabilità dei cittadini (si pensi alle ultime elezioni regionali dove la Carfagna ha ottenuto il record di preferenze tra tutte le regioni in cui si è votato e sono risultati eletti soggetti come Renzo Bossi e Nicole Minetti)?
"In un paese a democrazia matura, gli stessi elettori dovrebbero automaticamente punire i comportamenti devianti, costringendo così i partiti a selezionare con maggiore attenzione i propri rappresentanti. Ma l’evidenza accumulata in decenni suggerisce che l’elettore italiano sia singolarmente incapace di svolgere questa funzione; prontissimo ai moti di piazza contro la casta, ma poi incapace di trasformare le prese di posizione in una selezione accurata dei propri rappresentanti, anche laddove sia ancora possibile, cioè nelle elezioni locali e regionali".

Certo le 'contromisure' di tipo tecnico-istituzionale sono essenziali e non mancano le proposte al riguardo: anagrafe patrimoniale dei candidati e degli eletti, pubblicizzazione sulla rete di tutti gli atti politico-amministrativi in particolare di quelli di spesa, definizione legislativa dei criteri di democraticità cui devono attenersi i partiti (e i sindacati ..) nella loro organizzazione interna, certificazione e controllo dei bilanci delle organizzazioni politiche e sindacali, legge elettorale che restituisca agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, criteri per la formazione delle candidature, limite massimo di mandati, cause di ineleggibilità. Si discute poi se sia necessario superare la norma costituzionale che attribuisce ai parlamentari il diritto di esercitare il proprio ruolo senza vincoli di mandato oppure se sia preferibile conferire agli elettori la possibilità di revocare i propri rappresentanti quando questi vengano meno agli impegni presi in campagna elettorale.

domenica 8 maggio 2011

Se fossimo in un paese normale



tratto da popolo viola.org



Di Giandiego Marigo




Se fossimo in un paese normale, sarebbe ovvio che chi possiede tutto il settore della comunicazione rischi influenzarlo.
In un paese normale non si avrebbero dubbi, in un caso similare su chi possa essere a fare uso del proprio “abnorme” potere per influenzare le menti.
In un paese normale, forse, ci si porrebbe il problema che il padrone assoluto della comunicazione non possa, senza provare alcuna vergogna, continuare a sostenere di essere vittima di una congiura mediatica. Non senza essere accusato di sconfinare nel ridicolo. In un paese normale ci si garantirebbe dal fatto ch’egli adoperi la propria mostruosa capacità d’influenza per promuovere sé stesso
Però non siamo in un paese normale, siamo in Italia, il Belparese, la terra del bengodi, il paese dei balocchi.
L’unico posto al mondo in cui l’imperatore, il padrone delle ferriere…il propietario di tutto ciò che si muove nell’etere e nella carta stampata possa , tranquillamente sostenere d’essere vittima di una congiura dei poteri forti…follia pura, inaccettabile che lo dica , ma ancora di più che chi lo ascolta ci creda…e non solo, che lo sostenga poi a spada tratta facendone il proprio cavallo di battaglia.
Un osservatore esterno si rotolerebbe a terra dalle risate per quanto è insostenibile questa teoria, eppure gli italiani ci credono, se la bevono, ne fanno motivo di divisione.
Riferisco , testualmente traendolo dalla stampa quotidiana: “È importante vincere per tentare di convincere quelli che non hanno voglia di votare, o quelli che ci paiono convertiti da Rai e da La7, dai giornali che ci vengono contro e che riempiono la testa della gente, riempiono la testa degli italiani di tante calunnie e frottole. A loro dobbiamo ricordare ciò che abbiamo fatto per il Paese”.
Queste cose il nostro Magnifico Unto le ha dette ad una cena di elettori del PDL in appoggio alla signora Letizia Moratti candidata alla riconferma come Sindaco di Milano. È davvero grottesco che ci siano persone convinte che questo racconto corrisponda alla realtà.
Per l’alternativa oggi, in questo paese, è quasi impossibile avere diritto di parola. Per poter accedere alla “fama” televisiva si devono accettare compromessi. Grillo non va in televisione, Luttazzi nemmeno. Vauro e Travaglio solo perchè ospitati da Santoro, che c’è solo per aver vinto una causa di lavoro e non è che vanno su Rai e la 7 e non su Mediaset…non vanno e stop. Biagi dopo una vita
da moderato e da narratore della D.C. di sinistra è uscito dalla TV e fuori è rimasto (approposito della Rai che congiura contro di lui)
Dario Fo oggi ammannito spesso, sebbene con una certa qual parsimonia, prima di essere consacrato dal Nobel e diventare un peperino onnipresente della sinistra, non è andato in televisione per anni, non lo facevano nemmeno entrare al Piccolo che oggi frequenta normalmente.
Chi va in televisione accetta il compromesso, chi lavora su Mediset, in particolare, accetta l’idea di vendere una parte della sua stessa anima.
Non esiste , se non nella mente, forse sovraeccitata dai numerosissimi impegni e dall’età, del nostro imperatore una televisione non sistemica, non controllata, non posseduta dal potere. Solo la quantità di denaro che serve per fare una televisione nazionale e le entrature ed appoggi che occorrono per avere il permesso di trasmettere ed accedere ai ripetitori tende a dissuadere chiunque non sia un mister miliardo dal pensare di tentare l’avventura.
L’unico spazio che resta per l’alternativa, non si sa ancora per quanto, è il web dove sembrano proliferare le web tv e le web radio, ma resta impossibile ambire ad un’ascolto su etere e nazionale e proprio Mister Mediaset con Rete Quattro e l’annosa polemica con Europa 7 dovrebbe saperlo bene, ma questo come per incanto viene dimenticato…rimossa..
Così come si rimuovono le presenze sulla Rai di innumerevoli “fedelissimi”dell’imperatore Minzolini, Ferrara, Forbice, Vespa…tanto per nominarne aluni fra i più spudurati che raccontano la sua favola , esattamente come lui vuole o la sua onnipresenza, quando gli convenga su tutte le reti nazionali, per quanto e come gli comodi, senza alcun rispetto di una par condicio che disprezza e
che tenta di modificare ad ogni piè sospinto.
Egli, forse, difetta di memoria? Se fosse, sebbene ci paia impossibile che possa avere qualsiasi difetto, in questo rispecchia appieno il suo popolo, sulla cui tendenza all’amnesia fa affidamento, che pone anzi a basamento del rinnovamento del suo potere.
Egli ha la tendenza a mentire per quanto lo riguarda ed a minimizzare la sua stessa influenza, ma certamente lo fa per l’innata modestia ed umiltà, per l’incontrastabile timidezza che lo distingue.
Continua , per contro a raccontarci una storia fatta di congiure, di potentissimi nemici nascosti che attenterebbero a lui ed agli italiani ch’egli faticosamente ed eroicamente rappresenta. Lui! Il Cincinnato di Arcore che altro non ambirebbe che infilare la sua motozappa nell’orto di casa e fare il nonno come sogna da sempre sin dalla tenera età di 25 anni. Lui! Costretto dall’avversa sorte a
caricarsi sulle spalle l’intero paese…bombe ed aerei libici compresi. Il più importante politico degli ultimi 2753 anni, che compete con l’infallibilità pontificia.
Da anni chi scrive è convinto dell’assoluta necessità di un circuito alternativo, altro.
Della necesiita di una televisione, di radio ed editoria, di una distribuzione cinematografica e discografica altra, diversa da quella posseduta e controllata dal potere, da tempo predico nel deserto la necessità di un’azionarato popolare e cooperativo che permetta ad artisti, cantanti, attori ed autori di esprimersi con libertà al di fuori del ricatto sistemico. Qualche cosa che assomigli alle esperienze
degli anni 70/80, quelle dei Circoli La Comune, dell”Orchestra, dei primissimi centri sociali e giovanili. Oggi però questo non esiste, purtroppo non c’è alcuna cultura che non sia quella controllata e gestita dal potere…nonostante il racconto che ne fa il nostro imperatore.

mercoledì 23 marzo 2011

"MADE IN ITALY"


Di Giandiego Marigo

Più una cosa è una schifezza e più sembra facile da esportare.
Sembra una beffa, ma più una cosa è “bassa” e più ha facilità a divenire un “trend”.
L'uso della delega popolare per farsi gli affari propri, la compravendita del voto parlamentare, il mercato del vacche stile parlamento italiano ha varcato i confini.
Quasi avesse il Marchio “MADE IN ITALY” sta diventando rapidamente moda.
Il Parlamento Eurpeo non vuole essere da meno e copia dell'Italica usanza, una delle peggiori.
Un vizio...con tanta roba bella che produciamo...il peggio.
Non mi ha dato alcun piacere leggere questa notizia ed il fatto che fosse soffusa di una vaga ironia, la rende ai miei occhi anche peggiore.
Un meccanismo da “Macchina del Fango” che allargando il fronte della “corrutela” e dello schifo lo normalizza, rendendolo, in fondo, cosa di tutti i giorni... “il mondo è paese!”...mi pare di sentirli.
La notizia:
L'OLAF ( servizio Europeo Anti-Frode e Corruzione) mette sotto inchiesta tre deputati, tutti per giunta ex ministri, uno del Ppe, due del gruppo socialista S&D, che hanno dato prova di essere disposti a vendere il loro voto per far approvare emendamenti “mirati”, in cambio di mazzette da decine di migliaia di euro.
I fatti:
A rivelare la "compravendita" è stato il Sunday Times, giornalisti del quotidiano inglese si sono spacciati per lobbisti e hanno offerto somme di denaro per far approvare in sede parlamentare provvedimenti verosimili ma inventati di sana pianta.
A cascare, mani e piedi nella "bufala", abboccando all'amo mediatico, accecati dal consistente mucchieto di Euro promessi, sono stati il conservatore austriaco Ernst Strasser (55 anni, ex ministro dell'Interno) e due socialdemocratici, lo sloveno Zoran Thaler (49, ex ministro degli Esteri) ed il romeno Adrian Severin (57, ex vicepremier).
Per tutti e tre carriera finita, a differenza di quanto avviene ad altre latitudini.
Però prescindiamo, per un momento dalla notizia in quanto tale e dal fatto che le dimissioni dei tre siano state immediate, così come dal fatto che sia Shulz che Daul ( Capigruppo S&D e PPE) non abbiano nemmeno provato a difendere “Per principio o diritto di Casta” i tre coinvolti nello scandalo.
Non farò considerazioni su questo, sebbene varrebbe la pena rimarcare , comunque , la differenza.
Quello di cui vorrei però occuparmi è il vuoto sul quale si inseriscono questi avvenimenti. Siamo malati, con le ideologie si sono uccise anche le idee?
Lasciando attorno solo un pragmatismo desolante, che vede la possibilità di governare slegata da qualsiasi ragione e motivo.
Che non contempla la necessità di avere idee e visioni che supportino la volontà di fare politica, ma che si affidano al potere in quanto tale e come realizzazione della sola necessità di migliorar la propria esistenza.
Questa è la nuova visione?
Il potere fine a sé stesso che non si giustifica, ma che si motiva in quanto tale.
Per il quale va bene qualsiasi discorso purchè funzioni ed abbia presa, producendo voti, quindi eleggibilità ed i ultima analisi valore aggiunto trattabile?
La Cosa Pubblica va governata, amministrata, ma non esistono idee e visioni solo pratiche condivisibili, tecniche.
Quindi è solo tecnica quella che occorre...freddo Pragmatismo efficentista?
Pare ovvio che in assenza di ogni motivazione o ragione per cui lo si faccia l'unica che resta è la ricchezza ed il potere.
A questo punto è cosa quasi normale ed in fondo nemmeno immorale vendersi al migliore offerente, perchè no?
I deputati in questione, quindi, sono coglioni, ma solo perchè si sono fatti cogliere con le dita nella marmellata e non per altre ragioni.
Nello specifico poi se la Cosa Pubblica non è più nemmeno tanto pubblica, ma tende dovunque a privatizzarsi perchè mai preoccuparsi.
Sempre più sarà solo una questione di danaro.
L'importante quindi sembra divenire la dose di furbizia ( in fondo si dice e si ripete che il mondo è loro) la capacità di barcamenarsi e riamanere in piedi nelle tempeste.
Non è più nemmeno importante non farsi beccare ma piuttosto essere pronti a reagire.
Questo l'Italia lo esporterà con grandissima dovizia. Esiste un talento in quest'arte in questo nostro paese che non ha pari nel mondo. Uno Stile oserei dire.
Io, per me, credo che l'azione sociale debba essere dettata dall'altruismo e dalla dedicazione, credo in una fede civica. Sono convinto che nel volontariato e nell'iniziativa dal basso civile e civica stia la risposta.
Credo nella politica come rappresentazione delle idee della gente e non come manipolitrice delle stesse.
Credo che gli organismi di controllo democratico debbano funzionare e che un giovanotto non debba fare politica solo perchè fotogenico o dotato di un bel paio di chiappe.
Credo che esistono delle ragioni e dei motivi che ci spingono., non chiamiamole ideologie perchè sa di vecchio ed ha il sapore, vagamente stantio, del '900.

Però la struttura delle relazioni fra gli uomini e i beni comuni che si muovono attorno ad esse sono qualche cosa che ha un senso , non una struttura casuale.
Le filosofie, le scelte spirituali, le ragioni ed i diveri tipi d'amore che la percorrono hanno il diritto ad essere rapresentati, così come le speranze., l'evoluzione e la civiltà.
Credo che il desiderio di pace e fratellanza siano qualche cosa di più di una speculazione mentale...di un'utopia.
Queste non sono ideologie ma idee, immagini e visioni di futuro ed è questo che deve essere assorbito dalla politica che lo deve rappresentare e descivere e deve permettergli sopravvivenza altrimenti non ha alcun senso farla. Ed è anche questa la risposta, l'unica che a me venga di concepire all'infinita miseria umana che riverbera in ogni svendita della propria anima...parlamentare o meno che sia.