"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Visualizzazione post con etichetta equità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta equità. Mostra tutti i post

martedì 9 agosto 2011

I mercati valgono più della vita delle persone?


La crisi che sta incendiando il mondo e l'Italia in queste settimane è la crisi del capitalismo. 
E' il fallimento di quel sistema economico fondato sulla libera circolazione dei capitali e sulla pretesa che i mercati possano autoregolarsi senza regole e controlli posti nell'interesse generale così come si è imposto negli ultimi trent'anni. 
Un sistema nel quale i profitti non nascono più essenzialmente dalla produzione reale di beni e servizi ma attraverso la speculazione finanziaria, i giochi di borsa, le 'scommesse' dei prodotti derivati. Un sistema che ha trasferito una rilevantissima quota della produzione industriale dall'Europa e dagli Stati Uniti nei Paesi con minor costo del lavoro e privi di garanzie sindacali e nel contempo ha comportato, nel mondo occidentale, il massiccio trasferimento di ricchezza dai lavoratori ai detentori del grande capitale. Un sistema che ha obbligato una consistente quota dei ceti medio-bassi europei ed americani ad indebitarsi per mantenere le proprie condizioni di vita. 
Afferma Giorgio Ruffolo in un'intervista a Valentino Parlato sul Manifesto: “A tre quarti del secolo scorso c'è stata una vera e propria mutazione. Siamo passati dal capitalismo manageriale al capitalismo finanziario. Il primo aveva accettato di subordinare le prospettive di profitto a una politica dei redditi che sanciva un compromesso storico tra democrazia e capitalismo, con il passaggio dalla massimizzazione alla normalizzazione del profitto. Oggi siamo tornati a un regime di esasperata massimizzazione del profitto e nel più breve periodo, con la conseguenza di una mostruosa esplosione delle diseguaglianze. Le conseguenze devastanti di quelle diseguaglianze sulla compressione della domanda sono state evitate ricorrendo massicciamente all'indebitamento, come dire ai posteri. Con la conseguenza di uno sfrenato aumento della liquidità. Alla vigilia della crisi, nel 2007, la liquidità mondiale aveva raggiunto un livello dodici volte superiore al prodotto reale mondiale, di qui la crisi che ha coronato la controffensiva capitalistica. La controffensiva capitalistica è iniziata negli anni '70 con il distacco del dollaro dall'oro ed è esplosa negli anni '80 con la liberalizzazione del movimento mondiale dei capitali, liquidando gli accordi di Bretton Woods, che garantivano, con le limitazioni al movimento dei capitali, le politiche macroeconomiche dei governi. Con la controrivoluzione tatcheriana e reaganiana sono stati ribaltati sia i rapporti di forza tra capitalismo e stati nazionali, sia quelli tra capitale e lavoro. E' finita quella che un grande storico marxista come Hobsbawn aveva definito l'età dell'oro.” 
Eppure sono proprio coloro che hanno provocato la malattia a pretendere ora di imporre la cura e di perseverare nelle stesse politiche che hanno condotto alla crisi.