"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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martedì 7 maggio 2013

Giancarlo Caselli: Giulio Andreotti è stato un mafioso


Giulio Andreotti non merita alcun minuto di silenzio. Non merita alcun cordoglio. Sig. Napolitano, non c'è da attendere alcun giudizio della storia: è sufficiente leggere la sentenza della Cassazione che sancì la non condannabilità di Andreotti per il reato di associazione mafiosa commesso fino al 1980 solo per intervenuta prescrizione. E' sufficiente ripercorrere le pagine più nere della storia italiana del dopoguerra – il golpe Borghese, la P2, Gladio, la strategia della tensione, lo scandalo Italcasse e lo scandalo Lokheed, il crack Sindona, il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, gli omicidi (e tra questi quelli di Piersanti Mattarella e del generale Dalla Chiesa) e le stragi di mafia, l'omicidio Pecorelli – nelle quali Giulio Andreotti restò 'invischiato' per comprenderne il ruolo politico e definirne la pretesa figura di statista.
Solo un'informazione in vendita al migliore offerente ed una casta politica – da Napolitano alla scialba Boldrini, da D'Alema a Berlusconi – tutta presa dalla difesa dei propri privilegi può indulgere nella difesa corporativa di un personaggio che per cinquant'anni ha occupato le istituzioni repubblicane unicamente in funzione del proprio potere personale e non certo del bene comune e le cui responsabilità e aberrazioni politiche sono conclamate.

venerdì 25 maggio 2012

L'ipocrisia nell'omaggio alla memoria di Falcone e Borsellino


Nell'orgia retorica che sta accompagnando la rievocazione del ventennale dell'assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ormai divenuti - ovviamente solo da morti - gli eroi celebrati da tutto l'establishment politico italiano dovremmo avere la lucidità e l'onestà intellettuale di mettere alcuni punti fermi.
Anzitutto non dimenticare chi ha osteggiato, denigrato, ostacolato i due magistrati mentre erano ancora in vita e nel pieno della propria azione contro la mafia.
Dovremmo poi ammettere che la mafia non è stata affatto sconfitta ed oggi non è certo più debole di vent'anni fa. Il fatto che dopo le stragi del '92 e del '93 si sia in qualche modo occultata senza più agire in modo eclatante è perché nell'epoca berlusconiana ha potuto agevolmente condurre indisturbata i propri affari e i propri traffici. L'entità del suo fatturato annuo (120-130 miliardi di euro) e del suo patrimonio (stimato in mille miliardi di euro da Elio Veltri) dà conto della sua forza, di come rappresenti il primo problema italiano, della sua capacità di distorcere se non addirittura di determinare il funzionamento della democrazia di questo Paese e di come continui a costituire l'autentico convitato di pietra in ogni momento di svolta della vita nazionale (e ciò sembra testimoniato dall'attentato terroristico di Brindisi).

martedì 13 dicembre 2011

Agrodolce. Una vicenda amara


riceviamo e pubblichiamo da un nostro amico di Palermo


Come diceva il mafioso a uno sprovveduto Roberto Benigni il problema di Palermo è...è...è il traffico. Non è la mafia, non è la disoccupazione.
Ma a quanto pare la storia di Agrodolce sembra smentire questo assunto.
Agrodolce è una soap che nelle intenzioni della Rai doveva diventare la "Un Posto al Sole" siciliana. La produzione è iniziata a Termini Imerese nel 2007. Chiaramente per i suoi cittadini, dopo la storia della Fiat, voleva dire una possibilità di riscatto. Per ristoratori, albergatori, commercianti avere in pianta stabile una grossa produzione televisiva per anni significava indotto. Per la povera gente possibilità di lavoro (anche semplicemente come comparse). Per la Sicilia un ottimo strumento di promozione turistica.
Da metà 2009 la soap non va più in onda. Tutti si chiedono perché ma senza grandi risposte, però la produzione va avanti. A marzo di quest'anno  si interrompe anche la produzione. Molti vanno in cassintegrazione, altri perdono il posto. Ci sono attori e maestranze che hanno rifiutato lavori investendo su un progetto che li avrebbe sostenuti per anni.
Ma soprattutto si spegne quel barlume di speranza per tutti quei siciliani che avevano visto in Agrodolce un'opportunità.