Giulio Andreotti non merita alcun
minuto di silenzio. Non merita alcun cordoglio. Sig. Napolitano, non
c'è da attendere alcun giudizio
della storia: è sufficiente leggere la sentenza
della Cassazione che sancì la non condannabilità di Andreotti
per il reato di associazione mafiosa commesso fino al 1980 solo per
intervenuta prescrizione. E' sufficiente ripercorrere le pagine più
nere della storia italiana del dopoguerra – il golpe Borghese, la
P2, Gladio, la strategia della tensione, lo scandalo Italcasse e lo
scandalo Lokheed, il crack Sindona, il rapimento e l'assassinio di
Aldo Moro e della sua scorta, gli omicidi (e tra questi quelli di
Piersanti Mattarella e del generale Dalla Chiesa) e le stragi di
mafia, l'omicidio Pecorelli – nelle quali Giulio Andreotti restò
'invischiato' per comprenderne il ruolo politico e definirne la
pretesa figura di statista.
Solo un'informazione in vendita al
migliore offerente ed una casta
politica – da Napolitano alla scialba Boldrini, da D'Alema a
Berlusconi – tutta presa dalla difesa dei propri privilegi può
indulgere nella difesa corporativa di un personaggio che per
cinquant'anni ha occupato le istituzioni repubblicane unicamente in
funzione del proprio potere personale e non certo del bene comune e
le cui responsabilità e aberrazioni politiche sono conclamate.
