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"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)
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martedì 15 ottobre 2013
lunedì 12 agosto 2013
Appello internazionale contro la criminalizzazione del movimento NoTav
Ringraziamo
con calore tutte le firmatarie e tutti i firmatari, e in particolare
Silvia Federici (della Hofstra University, New York) per aver promosso
questo appello.
Pubblichiamo la traduzione italiana dell’appello e di seguito la versione originale.
Movimento NO TAV di nuovo sotto attacco
Da
vent’anni nelle montagne del nord-ovest Italia, non lontano da Torino,
un potente movimento è cresciuto, resistendo al piano del governo
italiano di costruire una linea ferroviaria ad alta velocità che, oltre
ad essere molto costosa ed economicamente inutile, distruggerebbe
certamente l’ambiente montano. Più e più volte il movimento NO TAV,
ormai ben conosciuto in tutta Europa, è stato oggetto di attacchi da
parte delle forze dell’ordine e dell’esercito, oltre ad essere oggetto
di una campagna denigratoria da parte dei politici di praticamente ogni
colore. Tuttavia, così forte è stata la determinazione del popolo della
Val di Susa e dei suoi numerosi sostenitori nel resistere a questo
attacco alla loro terra e alle loro vite, che finora nessuna vera
costruzione ha avuto luogo e tutto ciò che le aziende responsabili del
progetto hanno raggiunto è stato quello di recintare migliaia di ettari
di terra, appartenenti alla popolazione locale, con filo spinato e
poliziotti.
È ormai generalmente
riconosciuto, anche a livello dell’UE, che la costruzione della linea ad
alta velocità sia inutile, al punto che alcuni dei paesi partecipanti
si sono già ritirati dal progetto. Tuttavia, il governo italiano ha
ulteriormente intensificato il suo attacco contro la resistenza al TAV,
con la piena militarizzazione della Val di Susa. Come hanno più volte
denunciato gli abitanti di questa bellissima valle storica, situata
vicino al confine con la Francia e centro della resistenza partigiana al
Fascismo e al Nazismo negli anni ’40, nessuno sforzo è stato
risparmiato per reprimere ideologicamente e fisicamente la legittima
protesta dei residenti della valle, la quale dovrebbe sopportare ogni
giorno le conseguenze del TAV. Il territorio della Val di Susa è già
stato interamente ricoperto di gas lacrimogeni, e molti sono stati
arrestati, feriti, e alcuni sono addirittura morti a causa della
scandalosa determinazione del governo nel completare questo lavoro
indipendentemente dalle sue conseguenze devastanti per la popolazione
della valle.
Ora un nuovo violento
attacco contro il movimento No Tav è in corso, il che richiede una
risposta chiara da parte di tutti coloro che, dentro e fuori l’Italia,
credono che la distruzione sistematica del nostro ambiente e la
violazione dei bisogni e delle esigenze più elementari della gente siano
crimini che riguardano tutti e tutte noi e che non dobbiamo tollerare.
Lunedì
mattina, 29 luglio, la DIGOS – il ramo politico della polizia – ha
fatto irruzione in decine di abitazioni a Torino e in Val di Susa.
Dodici compagni e compagne sono stati costretti ad aprire le loro case
agli agenti, che hanno poi proceduto nella ricerca di materiali
compromettenti, presumibilmente legati alla loro protesta contro la
recinzione dei terreni della valle con reti di filo spinato. Incaricata
di cercare esplosivi e altre armi, la polizia ha fallito in questo
obiettivo, ma ha sequestrato tutti i materiali audiovisivi e atti alla
telecomunicazione che potevano trovare, chiaramente il vero obiettivo
della ricerca. Come ha detto uno degli attivisti perquisiti: “Sono
venuti per le armi, se ne sono andati con i computer e telefoni”.
giovedì 25 luglio 2013
Manifestazione No-Tav - Roma venerdì 26 luglio - Piazza Trilussa ore 21.00
DALLA VALLE ALLE METROPOLI, LE LOTTE NON SI ARRESTANO
NO TAV FINO ALLA VITTORIA
manifestazione
PIazza trilussa – venerdì 26 luglio – ore 21
L’Italia è una repubblica fondata sulla speculazione. Un territorio in cui i poteri forti fanno il bello e il cattivo tempo, sfruttando ciò che è di tutti per fare l’interesse di pochi. Succede in Val di Susa, dove i lavori per l’esecrata alta velocità stanno calpestando la sovranità popolare seminando infiltrazioni mafiose e distruzione ambientale. E succede in una metropoli come Roma, dove da tempo immemorabile i palazzinari impongono i loro diktat a qualunque amministrazione, imponendo una realtà dove a tante case senza gente corrisponde tanta gente senza casa. La sveglia del cambiamento, però, è suonata da tempo. A dimostrarlo, tra le tante cose, la grande mobilitazione in Val di Susa del 19 luglio scorso, quando centinaia di manifestanti NO TAV hanno, per l’ennesima volta, assediato il cantiere di Chiomonte per ribadire il proprio NO a un’opera scellerata. La repressione, come al solito, non si è fatta attendere: picchiando selvaggiamente e imponendo severe restrizioni a nove compagni provenienti da tutta Italia. Tra di loro, Marta, costretta, come donna, a subire schifose sevizie e anche a sopportare gli attacchi di indegni uomini politici, immediatamente pronti a etichettarla come «ragazza facile» e «bugiarda». E poi i romani Piero e Matthias, due compagni tra i tanti che si muovono affinché l’unione delle lotte contro la nocività, il consumo di suolo, la devastazione dei territori e per il reddito e la casa si faccia sentire con tutta la sua forza, per riconquistare diritti sempre più negati. Per questi diritti e in solidarietà con tutti i compagni e le compagne arrestati in Clarea, la Roma che lotta si farà sentire a Trastevere, venerdì 26 luglio, radunandosi a piazza Trilussa alle 21, anche per sostenere lo sciopero della fame dei detenuti di Regina Coeli, che in questi giorni protestano contro le infami condizioni a cui sono condannati.
Il nostro coraggio e la nostra rabbia saranno più forti della vostra austerità e dei vostri profitti
Tutti e tutte liber@
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/443944622388216/
NO TAV FINO ALLA VITTORIA
manifestazione
PIazza trilussa – venerdì 26 luglio – ore 21
L’Italia è una repubblica fondata sulla speculazione. Un territorio in cui i poteri forti fanno il bello e il cattivo tempo, sfruttando ciò che è di tutti per fare l’interesse di pochi. Succede in Val di Susa, dove i lavori per l’esecrata alta velocità stanno calpestando la sovranità popolare seminando infiltrazioni mafiose e distruzione ambientale. E succede in una metropoli come Roma, dove da tempo immemorabile i palazzinari impongono i loro diktat a qualunque amministrazione, imponendo una realtà dove a tante case senza gente corrisponde tanta gente senza casa. La sveglia del cambiamento, però, è suonata da tempo. A dimostrarlo, tra le tante cose, la grande mobilitazione in Val di Susa del 19 luglio scorso, quando centinaia di manifestanti NO TAV hanno, per l’ennesima volta, assediato il cantiere di Chiomonte per ribadire il proprio NO a un’opera scellerata. La repressione, come al solito, non si è fatta attendere: picchiando selvaggiamente e imponendo severe restrizioni a nove compagni provenienti da tutta Italia. Tra di loro, Marta, costretta, come donna, a subire schifose sevizie e anche a sopportare gli attacchi di indegni uomini politici, immediatamente pronti a etichettarla come «ragazza facile» e «bugiarda». E poi i romani Piero e Matthias, due compagni tra i tanti che si muovono affinché l’unione delle lotte contro la nocività, il consumo di suolo, la devastazione dei territori e per il reddito e la casa si faccia sentire con tutta la sua forza, per riconquistare diritti sempre più negati. Per questi diritti e in solidarietà con tutti i compagni e le compagne arrestati in Clarea, la Roma che lotta si farà sentire a Trastevere, venerdì 26 luglio, radunandosi a piazza Trilussa alle 21, anche per sostenere lo sciopero della fame dei detenuti di Regina Coeli, che in questi giorni protestano contro le infami condizioni a cui sono condannati.
Il nostro coraggio e la nostra rabbia saranno più forti della vostra austerità e dei vostri profitti
Tutti e tutte liber@
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/443944622388216/
mercoledì 15 maggio 2013
TAV, un altro tassello verso la fine: inizia l'iter per l'abrogazione
Dal sito notav. info (che Facebook non consente di linkare).
E da leggere assolutamente la risposta all'articolo di Repubblica sulle presunte minacce apparse su di un blog No Tav contro gli operai: "No Tav, se questi titoli non sono inventati".******
Inizia oggi in parlamento l’iter per abolire il TAV Torino Lione.
Questa mattina i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno presentato al
Senato e alla Camera il disegno di legge per abrogare il TAV
Torino-Lione.
E il desiderio di milioni di italiani diventa una cosa maledettamente seria…
Come si farà?
Votando l’abrogazione dell’accordo ‘intergovernativo’ fra Francia e
Italia del 2001, siglato a Torino con poliziotti armati che chiudevano i
manifestanti in un recinto come bestie.
Con quell’accordo alcuni ministri, Bersani e Amato per l’Italia, si
presero la responsabilità di impegnare l’Italia a costruire un’ulteriore
linea ferroviaria in barba ai dati di traffico già allora in calo sulla
linea storica.
Oggi, undici anni dopo (e milioni di tonnellate di merci in meno),
parte la procedura legislativa per annullare quell’accordo, ratificato
dal Parlamento nel 2002, legge n. 228, ministro giustizia Castelli,
presidente consiglio Berlusconi.
Il disegno di legge è basato su un motivo semplice: si annulla il
progetto perché non si è verificata la condizione che aveva dato luogo
all’Accordo del 2001, ovverosia un tale aumento dei traffici
Italia-Francia da rendere satura la capacità della linea storica.
L’articolo 1 diceva: l’“… entrata in servizio dovrebbe aver luogo alla data di saturazione delle opere esistenti”.
Anche in Francia nel corso del dibattito parlamentare che precedette
la ratifica (seduta del 13.2.2002, pag. 1366), si dichiarò in modo
lapidario che: “la saturazione della linea è precondizione indispensabile”.
lunedì 31 dicembre 2012
2012 Cronaca di un anno No Tav
Da NoTav.info
lunedì 3 dicembre 2012
Cosa è successo alla manifestazione NoTav di Lione?
E dobbiamo aspettarci che questa Europa del liberismo e dell'attacco ai diritti venga cambiata dai cosiddetti partiti socialdemocratici e progressisti come il partito socialista francese di Hollande e il Partito Democratico di Bersani?
da www.notav.info tramite www.fabionews.info/
Cosa è successo oggi a Lyon? Ve lo raccontiamo noi
Da un lato c'erano i governi delle crisi economiche dall'altro lato l'europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte.
I primi hanno firmato l'ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.
I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d'ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri.
I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare. Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio.
Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pulman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l'ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pulman. Quindi i pulman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l'autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pulman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pulman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pulman viene quindi scorta to sotto minaccia sull'autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì).
I primi hanno firmato l'ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.
I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d'ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri.
I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare. Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio.
Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pulman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l'ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pulman. Quindi i pulman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l'autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pulman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pulman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pulman viene quindi scorta to sotto minaccia sull'autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì).
lunedì 23 luglio 2012
La TAV e il diritto alla resistenza
Ricordate Scanzano
Jonico il paese lucano che nel 2003 si ribellò contro il
progetto di realizzare nel proprio territorio una discarica nucleare
e che attraverso quella rivolta ottenne la marcia indietro del
Governo?
Ricordate la rivolta di Terzigno
nel'autunno del 2010 contro l'apertura di una seconda discarica in
prossimità del paese?
Avete mai sentito parlare delle
malattie e delle morti (per tumore, per leucemia, per patologie
polmonari) conseguenti alla vicinanza di una discarica, di
inceneritori, di impianti industriali ed elettromagnetici inquinanti?
Solo per citarne alcuni l'ILVA di Taranto, la centrale a carbone di
Civitavecchia, radio Vaticana a Cesano?
Devono rassegnarsi coloro che abitano in prossimità di quei siti?
E voi cosa fareste se dove abitate venisse
decisa la realizzazione di impianti ed opere come queste?
Accettereste serenamente e passivamente la distruzione della vostra
vita, che sia messa a repentaglio la vostra salute e quella dei
vostri cari, che sia deprezzato il valore della vostra abitazione,
che si determini il fallimento dell'attività economica – ad esempio nel
turismo, nell'agricoltura, nella ristorazione – per la quale
lavorate come imprenditore o dipendente?
Oppure fareste qualunque cosa –
lecita o 'illecita' (perché qualunque cosa che rappresenti un
efficace metodo di protesta, blocchi stradali o resistenza passiva, è
illecita) - per difendere la vostra vita?
Quante rivolte e quante resistenze di
questo tipo, forse le uniche che riescono a coinvolgere
trasversalmente la maggioranza dei cittadini, abbiamo visto in questi
anni?
Anche se credo fermamente nel metodo
della non violenza io non mi contento della lettura e
dell'interpretazione che di queste lotte fanno politici screditati e
i media megafoni dei loro padroni cointeressati nelle opere
contestate.
domenica 15 luglio 2012
La giustizia ingiusta
La giustizia è uguale per tutti, c'è
scritto in ogni tribunale, ma è evidente che non è così. Basta
osservare l'esito di tanti processi, la sproporzione, valutando
secondo razionalità ed in base al complesso dei valori
prevalentemente condivisi, tra come vengono sanzionati le fattispecie
riguardanti disordini occorsi durante manifestazioni di protesta
(pure laddove non è stato fatto del male ad alcuno) e reati di
gravità enormemente superiore perché causano la morte di una
persona o ne ledono l'integrità fisica e morale.
Per i manifestanti noglobal di Genova
2001 fino a 15
anni di reclusione, in attesa di successivi ricalcoli a favore
dei condannati, per devastazione e saccheggio, reato previsto dai
codici fascisti. Il movimento democratico e ambientalista dei NoTav,
pericolo pubblico numero uno, voce dal sen sfuggita alla Ministra
degli Interni Cancellieri, è oggetto della massima attenzione da
parte degli investigatori e della magistratura
a cominciare dall'ottimo Giancarlo Caselli. Nei CIE, vere prigioni a
cielo aperto, si può restare fino a 18 mesi non per scontare una
pena specifica ma per le procedure di identificazione ed espulsione.
Al contrario per la mattanza della Diaz
(quella che nei paesi civili dell'Europa, nominata ed invocata ad
ogni piè sospinto, verrebbe classificata come tortura) nessuno farà
un giorno di carcere (ed anzi il capo della Polizia dell'epoca,
Gianni De Gennaro, è stato premiato con un incarico di Governo). Lo
stesso per i responsabili della morte di Federico Aldrovandi. Per
Luigi Spaccarotella l'agente della polizia stradale condannato per
l'omicidio volontario di Gabriele Sandri una pena di 9 anni e 4 mesi
di reclusione. Quanto rischia l'autore di uno stupro o di violenze
pedofile, la forma più ignobile di perversione umana? Due, tre,
quattro anni? Mentre le vittime subiranno le conseguenze di quanto subito per tutto il
resto della vita. E chi provoca incidenti mortali o
vere e proprie stragi guidando in stato di ubriachezza o sotto
l'effetto di sostanze stupefacenti?
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domenica 6 maggio 2012
Come ridurre gli sprechi dello Stato
Nell'ambito dell'incarico assegnato al super-super tecnico Enrico Bondi per la riduzione degli sprechi della spesa pubblica (la spending review) il Governo ha invitato i cittadini a segnalare sul proprio sito con un apposito form i casi di dissipazione del denaro pubblico. E' evidente l'uso strumentale e propagandistico di tale 'appello al popolo' e di 'esercizio' di democrazia diretta: quello di dare l'illusione ai cittadini di poter influenzare le decisioni della politica e di ricavarne magari qualche caso eclatante (chissà, un dipendente pubblico infedele che si porta a casa un rotolo di carta igienica o la penna dell'amministrazione pubblica) da dare in pasto, in stile blitz anti-evasione o di falso invalido colto in flagrante, alla pubblica opinione e alla riprovazione generale.
Per poter realmente perseguire il bene comune, per compiere le scelte coerenti con tale fine sul piano della legislazione, della pratica amministrativa e della politica economica e fiscale, questo Governo e queste Istituzioni dovrebbe avere il carattere di reale espressione democratica e non essere i meri esecutori della volontà di poteri forti nazionali e internazionali più o meno identificati che si realizza, per soprammercato, attraverso la mediazione di caste partitiche corrotte, inette, prive di ogni credibilità.
In ogni caso, anche per rispondere agli appelli di Sbilanciamoci e della Rete italiana per il disarmo, credo sia utile promuovere un dibattito pubblico e partecipato sulle scelte di finanza pubblica che consenta ai cittadini di prendere consapevolezza delle questioni in gioco e di far sentire, alta e senza ipocrisie, la propria voce.
lunedì 2 aprile 2012
11 aprile. Appello dal movimento No Tav
Questo appello è rivolto a tutti gli uomini e donne che, in questi lunghi mesi di occupazione militare, in questi mesi di lotta e resistenza NoTav, si sono schierati al nostro fianco in ogni dove d’Italia.
Grazie a voi è stato chiaro a chi ha cuore e intelligenza che la lotta dei No Tav di quest’angolo di Piemonte è la lotta di tutti coloro che si battono contro lo sperpero di denaro pubblico a fini privatissimi, contro la devastazione del territorio, contro la definitiva trasformazione in merce delle nostre vite e delle nostre relazioni sociali.
Difendere la propria terra e la propria vita è difendere il futuro nostro e di tutti. Il futuro dei giovani condannati alla precarietà a vita, degli anziani cui è negata una vecchiaia dignitosa, di tutti quelli che pensano che il bene comune non è il profitto di pochi ma una migliore qualità della vita per ciascun uomo, donna, bambino e bambina. Qui e ovunque.
In ogni ospedale che chiude, in ogni scuola che va a pezzi, in ogni piccola stazione abbandonata, in ogni famiglia che perde la casa, in ogni fabbrica dove Monti regala ai padroni la libertà di licenziare chi lotta, ci sono le nostre ragioni.
Grazie a voi è stato chiaro a chi ha cuore e intelligenza che la lotta dei No Tav di quest’angolo di Piemonte è la lotta di tutti coloro che si battono contro lo sperpero di denaro pubblico a fini privatissimi, contro la devastazione del territorio, contro la definitiva trasformazione in merce delle nostre vite e delle nostre relazioni sociali.
Difendere la propria terra e la propria vita è difendere il futuro nostro e di tutti. Il futuro dei giovani condannati alla precarietà a vita, degli anziani cui è negata una vecchiaia dignitosa, di tutti quelli che pensano che il bene comune non è il profitto di pochi ma una migliore qualità della vita per ciascun uomo, donna, bambino e bambina. Qui e ovunque.
In ogni ospedale che chiude, in ogni scuola che va a pezzi, in ogni piccola stazione abbandonata, in ogni famiglia che perde la casa, in ogni fabbrica dove Monti regala ai padroni la libertà di licenziare chi lotta, ci sono le nostre ragioni.
mercoledì 7 marzo 2012
La verità sulla TAV in Val di Susa e l'Europa
L'intervento di Monica Frassoni, esponente del partito verde europeo, sui luoghi comuni che continuano a ripeterci sul progetto di ferrovia ad alta velocitá in Val di Susa che l'Europa ci chiede e che ci consentirà di restare uniti al resto del Continente.
1. Non è vero che l'Unione Europea ha già preso le sue decisioni definitive. In realtà, alla fine dello scorso anno, ha avviato il riesame - che durerà un anno e mezzo e riguarda gli aspetti finanziari, la qualità, il tragitto - dei dieci progetti individuati come prioritari per il trasporto europeo, tra cui la Torino-Lione, cosa che implica necessariamente un negoziato tra le parti interessate e comunque avendo stanziato in totale per i dieci progetti 30 miliardi di euro non è sostenibile affermare che l'Europa finanzierà il 40 per cento della Torino-Lione che costa da sola oltre 20 miliardi di euro.
2. Non è vero che il progetto è ormai concluso e immutabile, considerato che sono ancora in fase di determinazione tutta una serie di elementi tra cui le opere collaterali alla linea ferroviaria e abbiamo davanti dunque un programma di realizzazione dell'opera tutto in fieri.
3. Non è vero che la Francia è talmente avanti nel progetto che l'Italia deve assolutamente inseguirla per raggiungerla. Anche in Francia esiste una discussione sull'opera e comunque la parte francese della linea partirà (forse) non prima del 2024 in quanto la Torino-Lione non è considerata dal governo francese un progetto prioritario.
giovedì 1 marzo 2012
Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino–Lione al Presidente del Consiglio Mario Monti
Le decisioni pubbliche dovrebbero dipendere da valutazioni razionali, dal pacato confronto tra tecnici ed esperti che dia la possibilità ai cittadini di esprimere, così funziona la democrazia, la propria volontà e le proprie preferenze alle quali chi ha responsabilità politiche deve attenersi. Nel caso della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione le ragioni per il no - così come enunciato nel sotto riportato documento firmato da 360 tra professori, tecnici e professionisti del settore trasporto - sono talmente macroscopiche (i danni ambientali, la devastazione della Val di Susa e della vita dei suoi abitanti, gli esorbitanti costi finanziari che non trovano giustificazione in alcun calcolo economico e in alcuna ipotesi di 'crescita') che è fuori dal mondo pretendere di non tenerne conto. "Ci spieghino perché va realizzata la TAV in Val di Susa - dice Luca Mercalli - e siamo pronti, se avranno argomenti validi, a cambiare idea" ma è evidente che Mario Monti e Corrado Passera, accreditati di una pretesa e presunta neutralità tecnica ma che rappresentano ben identificati gruppi di potere, non si renderanno disponibili ad alcun confronto. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva Giulio Andreotti, e a proposito della TAV non si può non pensar male: quali torbidi e oscuri interessi si nascondono dietro l'ostinazione a voler realizzare un'opera palesemente inutile e irragionevolmente costosa? Perché la quasi totalità dei partiti rappresentati in Parlamento (con l'eccezione dell'IDV di Di Pietro), quella stessa putrida partitocrazia che ha dovuto passare la mano - perché chi ne fa parte è manifestamente impresentabile ed incapace - nella gestione del Governo della Nazione ai tecnici designati dai grandi potentati finanziari e dai Paesi 'guida' dell'Occidente, è compattamente a favore del progetto? Chi sarebbe disposto a scommettere che, una volta cambiato il vento ed il contesto di riferimento del potere, la magistratura (anche il tanto riverito, a sinistra, Giancarlo Caselli), anzichè dedicarsi a cercare i 'terroristi' che si annidano nel movimento No TAV, non scoprirà laute tangenti pagate per la realizzazione dell'opera?
E che dire della gestione anti No-TAV dell'ordine pubblico e della narrazione che delle proteste fanno i grandi media, tutti rivolti alla criminalizzazione dei manifestanti, a presentarli come un'antistorica e violenta minoranza che si oppone al progresso? Mentre si tratta, questa è la mia opinione, di una consapevole e coraggiosa avanguardia, sostenuta da un vastissimo movimento di opionione, che si batte, con ogni mezzo e a rischio della propria incolumità fisica e stoicamente disinteressato alle inevitabili conseguenze legali, per il bene comune e per la sopravvivenza di una orgogliosa comunità di cittadini.
Questo breve monologo di Maurizio Crozza ("a che cazzo serve andare in un'ora e mezza da Torino a Lione") vale più di mille editoriali e di mille dotte relazioni.
E se proprio si temesse che fossero i comunisti i principali oppositori della TAV in Val di Susa si legga quanto scrivono i liberisti dell'Istituto Bruno Leoni.
martedì 28 febbraio 2012
Tav. Val di Susa. Una battaglia rivoluzionaria per la democrazia
| Tratto dal sito: http://www.eddyburg.it Autore: Baldeschi, Paolo |
| Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le ragioni… |
| Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le
ragioni dei No-Tav, se fossero accolte, implicherebbero una
‘rivoluzione’ nel sistema partitico-imprenditoriale-tangentizio
italiano. Tutto ciò è esaurientemente spiegato ne Il libro nero dell'alta velocità
di Ivan Cicconi. Il libro, documentato oltre possibile dubbio, spiega
non solo le vicende, ma le ragioni strutturali di un affare, l'Alta
Velocità, che è, dopo tangentopoli, il nuovo banco di finanziamento dei
partiti, della casta e, Fiat in testa, dei capitalisti nostrani. E' un
sistema che sfugge a ogni controllo tecnico, contabile e di legittimità e
si autoalimenta sestuplicando (come di fatto è accaduto) il costo delle
opere.
La chiave dell'architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell'opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell'opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d'appalto e via 'per li rami', cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra. |
lunedì 4 luglio 2011
Per sconfiggere Berlusconi non bisogna tradire gli elettori di sinistra (e dunque chi si oppone alla Tav)
E' probabile che i successi nelle ultime elezioni amministrative, la massiccia partecipazione popolare ai referendum su nucleare, acqua e legittimo impedimento, i favorevoli sondaggi elettorali abbiano dato alla testa ai leader del centro sinistra ed in particolare del PD. Che cioè essi diano per scontato il voto a proprio favore, in nome dell'opposizione a Berlusconi, degli elettori di sinistra (visto che oramai il Partito Democratico non può più considerarsi tale) e che dunque possano dedicarsi a intessere alleanze elettorali con le forze moderate di Casini, Fini, Rutelli e attraverso queste garantirsi l'appoggio dei ben noti poteri forti (Confindustria, Banche, Vaticano).
Credo che questo costituisca un autentico fraintendimento. Gli elettori di sinistra (quel 10-15 o 20 per cento che ancora si considerano tali) sentono di avere già dato: votando e facendo vincere nel 1996 e nel 2006 la coalizione antiberlusconiana e risultando da questa brutalmente traditi. Se dunque l'alternativa a Berlusconi si fonderà su contenuti e proposte (sul lavoro, sull'ambiente, sullo stato sociale, sulla lotta alla corruzione, agli sprechi e all'evasione fiscale, sulla riduzione dei costi della politica) realmente diversi da quelli della destra potrà contare su quei voti altrimenti questi si rivolgeranno verso altri lidi (l'astensione o Grillo ad esempio). Non servirà mettere il timbro di sinistra di Vendola o anche della Federazione della Sinistra per convincerli.
La Tav è una delle questioni dirimenti (per usare il linguaggio di Bersani): leggere il comunicato congiunto di Fassino e Cota per la continuazione dei lavori a tutti i costi è un autentico schiaffo in faccia alla sensibilità e alle convinzioni di gran parte degli elettori di sinistra. Che il PD riveda al più presto le proprie posizioni al riguardo oppure ne pagherà le conseguenze: in confronto con il cinismo e la doppiezza dei dirigenti democratici alla fine Berlusconi potrebbe risultare persino meno pericoloso.
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