"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 25 luglio 2014

PARLANDO E SPARLANDO DEL SENATO SI DIMENTICANO IL PAESE.


Di Giandiego Marigo


È una cortina fumogena, certo ed ovviamente importante, perché riguarda la democrazia e la partecipazione , nonché la rappresentanza, ma resta, per la sua assoluta e parossistica centralità una distrazione. Uno specchietto per le solite stolte allodole.
Non è , infatti avulsa da un contesto e se è vero che in essa si manifesta la qualità golpista dell'intenzione, lo è altrettanto che essa non è la più importante ed ancor meno la più vergognosa o la più incisiva e deviante.
Il parlamento italiano è da tempo esautorato dal suo “presunto” potere, molte delle sue sovranità sono passate all'Europa ed ancora di più ne passeranno a breve.
Il Colpo di Stato è già avvenuto ed ora siamo in fase di assestamento.
Questo, che i giochi son fatti, lo sanno tutti da Fratelli d'Italia ad M5S … passando per la Lega e SeL.
Quello che sta avvenendo è un adeguamento ad una realtà che è stata imposta ed ormai e solo da consolidare. Centrare la contraddizione e la lotta sulla Carcassa del Mostro piuttosto che sulla sua natura, disquisire delle virgole di fronte al fatto che tutta la struttura elettoralistica e di rappresentanza e resa ridicola ed impotente e totalmente ininfluente da una struttura del potere che ormai da tempo si muove al di fuori di qualsiasi convenzione democratica.
Per non parlare del fatto che a livello Europeo questo diviene regola del gioco, nella sua istituzione più importante di potere reale “la commissione”. Ed omettendo anche che importantissimi trattati bilaterali, quelli sì fondamentali per il futuro democratico dell'intero continente vengono firmati ed implementati nel più assoluto riserbo ed avvolti dalla totale segretezza … alla faccia di qualsivoglia principio partecipativo o pseudo-democraticistico.

giovedì 11 luglio 2013

VALORI? DOV'È FINITA LA MUTUALITÀ?

mutuo soccorso
Di Giandiego Marigo
Sarebbe sin troppo semplice dichiarare che insieme all'acqua sporca si sia gettato anche il bambino. Troppo facile e già detto, ripetutamente, da tutti coloro che hanno, nel tempo, analizzato la débacle graduale della sinistra e l'evoluzione, non tanto dell'ex PCI, che già covava, sin da quegli anni, i sintomi e prodromi di quello che poi si sarebbe rivelato il fallimento piddino, ma semmai di quell'intorno sindacale e politico che si sviluppò con forza attorno agli anni 60/70, ma che trova, comunque, nella storia del movimento operaio le sue reali origini e ragioni.
Troppo semplice dicevo, eppure efficace come definizione. Non tanto e non solo, per quanto riguarda la pura analisi marxista o marxiana e le sue applicazioni leniste o staliniane, quella non ha mai difettato, anzi è sempre stata prodotta con sin troppa dovizia sino alla divisione metodica del capello. Ma soprattutto per quel mondo di relazioni e di modi, di comportamenti che si erano elaborati attorno al mondo della coscienza operaia e diciamolo sì, senza paura, proletaria.
Un mondo complesso, articolato, fatto di ragioni profonde e di esperienze. Costruito sul fare, certo, ma partendo dal sentire e dallo stare, dettato dai bisogni , ma che ebbe la capacità di elaborare comportamenti complessi che assursero con il tempo alla dignità di cultura popolare e di visione politica complessa. Comportamenti che finirono, anche se in modo inconsapevole ed non voluto con lo sviluppare, addirittura, gli embrioni di quel risveglio spirituale che accompagna i nostri giorni.
Faccio un esempio, perchè è di questo che sto e voglio parlare.
La cultura socialista ed anarchica prima e comunista dopo (anche se innegabilmente il comunismo inserì il primato assoluto del partito e della sua struttura burocratica), ma anche una parte di quella cristiano sociale, affondavano le proprie radici in una esigenza reale di mutualità e solidarietà. Non analizzavano soltanto una relazione sociale ma cercavano di organizzarne e garantirne al salvezza. Le cooperative, le società di mutuo soccorso, le stesse organizzazioni sindacali che nacquero con questa “nuova coscienza” poco o nulla si occupavano delle leggi di mercato, delle regole della cultura dominante, ma stabilivano nuovi rapporti, nuove leggi, nuove regole che si definivano via via, partendo dalla defin izioni di quelli che venivano chiamati “interessi della classe”.
Aprivano un nuovo confronto, altro, rispetto a quello sistemico, alternativo ed anche antagonistico.
Non dico nulla di nuovo, nulla che non si possa dedurre da un buon libro di storia del '900...eppure dico tutto quel che c'è da dire.
La qualità di questa relazione, la sua stessa esistenza, da sola apriva una contraddizione e forniva la “speranza di una nuova visione”. Proprio perchè sparigliava le regole, ne definiva di nuova, metteva in campo interessi diversi da quelli che erano stati sin lì rappresentati. Forniva loro organizzazione e dignità.
Inoltriamoci in questo esempio, una cooperativa di consumo, non nasceva come investimento, nemmeno veniva teorizzata come onlus e non si poneva il problema di non disturbare, di rispettare le regole, di non fare la guerra dei prezzi. Nasceva dal bisogno di far coincidere, quel che si aveva, con quel che si poteva e lo faceva, perchè il suo ruolo era quello di rispondere ad un bisogno primario. Lo stesso discorso e le medesime premesse valevano per il sindacato, per le società di mutuo soccorso e per tutte quelle “organizzazioni di base” che nacquero dai bisogni, gli ambulatori, le scuole. Non furono finalizzate ad inserirsi in un sistema ma a modificarlo, non furono poste per adeguarsi ad un mondo perfetto, ma per perfezionare un mondo grandemente imperfetto.
Oggi definire e parlare di “interessi di classe” sarebbe arduo...ed anche fumoso, la gara si realizzerebbe nel chiamarsi fuori, piuttosto che nel definirsi proletari difendendo o rappresentando questi interessi.
L'interclassismo è ormai stato, ampiamente, somministrato ed assorbito...a grandi boccate, metabolizzato...divenuto comportamento comune, persino al di là di ogni ragionevole motivo e in barba alla realtà. Ma la domanda su dove siano finite la mutualità, la solidarietà, la condivisione...bhè è lecita, anche perchè questi valori sarebbero un'ottima risposta alla crisi incombente. Non può certo bastare a giustificare l'uso e l'abuso dei termini in questione, l'esistenza di false cooperative di puro investimento, attente al mercato ed alle sue regole, perfettamente inserite nel sistema, anzi sue artefici o di quelle due o tre banche che ancora si richiamano grottescamente al mutuo soccorso
Perchè , per esempio, i nuovi soggetti dell'organizzazione popolare come i GAS non si pongono il problema dei prezzi e dell'accessibilità dei prodotti che veicolano, oltre alla qualità ed al chilometro 0, perchè non se lo pongono le Coop, che addirittura espongono prezzi più alti che in molti altri templi della “grande distribuzione”. Perchè i sindacati sembrano occupati a garantire tutto salvo che il mutuo soccorso? Perchè deve arrivare Emergency a Mestre a ricordarci il senso della solidarietà. Eppure anche presi a sé stanti, avulsi da tutta l'analisi “di classe”, QUESTI VALORI : SOLIDARIETÀ. MUTUALITÀ, CONDIVISIONE...hanno un significato assoluto che molto spesso viene richiamato...descrivendo una “generica e amorfa” crisi valoriale e culturale.
Per finire, per ora, con questa mia “tirata” da saputo. Credo che dalla riproposizione, culturale, comportamentale e spirituale di queste tematiche insieme a “Circolarità, Orizzontalità. Partecipazione “ possa e debba nascere il nuovo, moderno, concetto di “Progresso e Civiltà” e la visione che noi, che ci arroghiamo d'esserne portatori, consegneremo al nostro futuro

giovedì 16 agosto 2012

OrizzontalMENTE, CircolarMENTE





 Di Marigo Giandiego


Prendete questo post come una continuazione della “Lettera aperta alla Sinistra”, che ho iniziato ormai da tempo immemorabile, che porto avanti da anni con varie espressioni fra le quali una pagina di Facebook a nome AreA. 
È anche una forma di risposta al frateno amico ed conduttore del Blog “Verità e democrazia”   Giorgio Rossi 
Mi piacerebbe che essa giungesse sino alle stanze dove la sinistra pensa, ma forse questo è un “PIO DESIDERIO”, irrealizzabile perchè in queste stanze dovrebbero ascoltare...e non lo fanno, da troppo tempo ormai. 
 Abbiamo sin qui molto parlato della necessità di “rinascita” di un “pensiero progressista”  e della cultura conseguente. Personalmente ne ho spesso tracciato i limiti, attuali e pregressi. Sino a  definire la prematura morte di quella che definimmo sin qui con il nome, secondo me inadeguato, di Sinistra. 
Per iniziare mi chiedo come possa un concetto meramente di posizione definire una realtà così complessa. 
Bisogna essere oggettivi, saper leggere la realtà e riconoscere, che al di là delle buone intenzioni di molti quello che abbiamo, oggi, sono “richiami”, “riferimenti”, “vaghi accenni” moltissima arroganza ed altrettante pretese di originalità e purezza, ma pochissimo contenuto ed ancor meno capacità di mobilitazione e di fascinazione. Oggi a sinistra la maggiore preoccupazione appare la propria agognata e remunerata “rappresentanza parlamentare” a questo fine si struttura ogni proprio intervento, mantenendo appunto una ricchezza di riferimenti verbali ad un passato di lotta ma una raccappricciante vuotezza di contenuti attuali. Dove questo non avvenga e si mantenga, quantomeno nei termini, le contraddizioni si sprecano, il rapporto fra quel che si dice e quel che si pratica è deficitario. I comportamenti rimangono separati dall’azione, che è politica, e la discussione sulle cultura di sistema e sulla sua alternativa è praticamente inesistente, ma soprattutto il rapporto permane verticale, verticistico, la “linea” continua imperterritta a calare dall’alto (Quanti stimati dirigenti rivoluzionari, per esempio, sono intestatari di remunerativi vitalizi come ex parlamentari. Quanti dei segretari della sinistra sinistra lo sono ormai da millenni e destinati a rimanerlo per altrettanto? Quanti fra i loro dirigenti politici hanno attraversato ogni stagione, ogni tempesta o bonaccia facendo della politica la loro unica professione?Rimanendo così chiusi nelle loro segreterie e perdendo il contatto con la realtà del lavoro, come mai i dirigenti di base rimangono perennemente dove sono...alla base) 
Partiamo quindi dal perchè, a mio umilissimo parere, si è arrivati a questa deriva. 
La sinistra storica è sempre stata organizzata in modo rigidamente verticale, dicevamo, pur con tutti i discorsi interni di eguaglianza e democrazia, anzi nella teoria bolscevica si rende questa verticalizzazione come “corpo e senso”  nelle accezioni di partito e di “dittatura del proletariato”, quantomeno in quelle comunemente riconosciute come tali, ma non solo nella teoria. 
Persino nei gruppi extra-parlamentari degli anni 70/80, pur derivanti dal Movimento o Moovimet, se preferite, il verbo derivava dal comitato centrale, l’organizzazione interna era verticalizzata di leader in leader sino al leader massimo. 
Nella discussione venivano scelte una serie di tematiche “centrali” che riguardavano “aspetti” dell’organizzazione e venivano ingigantiti sino a divenire l’universalità del pensiero di sinistra. Quante sottovalutazioni ha permesso questo metodo? Quante ne permette ancora, e quanto ha deformato il modo di percepire il sociale e l‘intorno sino a limitarcene la lettura. Via via nel tempo abbiamo ripetuto questo con svariate tonalità, del Partito Comunista abbiamo rimosso quasi tutto, dalle motivazioni ideologiche, sino a quelle ideali...non solo non abbiamo superato i suoi numerosi limiti, ma abbiamo rimosso i motivi “alti” che davano senso alla sua esistenza, per mantenerne solo la burocrazia verticale interna e le dichiarazioni dogmatiche di principio. 
Quella “struttura partito” che era uno di questi limiti. 
In tutte le discussioni che hanno agitato ed agitano la sinistra, mai e poi mai si è davvero discusso del “rapporto che intercorreva fra gli attori”, mai si è ricercata una reale democrazia interna. Si interveniva sull’esterno, sul contingente, sull’avvenimento, ma non si ricercavano “comportamenti spirituali ed interiorizzati” che trasformassero in esempio praticato quello che via via si andava “predicando” con la bocca. 
Mai si è accettata l’idea di una profonda riforma della “struttura”, del rapporto di democrazia interna. Questa incapacità di discutersi è diventata tale, che anche nella ricerca delle svariate, e sinceramente troppe, rifondazioni si arrivava e si arriva ancora oggi alla proposta degli svariati “soggetti” con nessuna credibilità, nessuna discussione, nessuna pratica, ma con una segreteria già formata. 
Eppure sprazzi di comprensione ed embrioni di risposta si fanno strada, nei comportamenti di democrazia diretta, nelle spinte alla orizzontalizzazione delle organizzazioni e dei movimenti, nelle richieste costanti di circolarità del dibattito e della società. La coscienza si fa strada, anche se in modo minoritario e di nicchia. Io colgo, impellente, una profonda diversità dai discorsi di un tempo ed una richiesta di "esempio", di "comportamenti". 
Eppure questa esigenza non viene colta da una sinistra avviluppata nei propri “riferimenti”, prigioniera delle proprie strutture, persa nelle proprie segreterie, molto più preoccupata dei “termini” e delle “regole”, dei  “riferimenti”, piuttosto che non della sostanza. 
Sempre predisposta ad “apporre” cappelli piuttosto che alla partecipazione attiva. Per nulla portata e vocata all’abnegazione ed all’altruismo...che pure dovrebbero essere premessi in ogni suo ragionamento. Con un leader pronto per ogni occassione, ma con sempre meno portatori d’acqua. 
Forse la risposta sta in un riferimento all’antico, a quelle società gilaniche e femminili che hanno caratterizzato il neolitico e che partendo da premesse “altre” rispetto al nostro attuale sistema “competitivo, verticalizzato e maschile” avevano caratterizzato secoli e secoli di una società orizzontale che non conosceva "la guerra, la competizione e le armi" e che è arrivata, con ogni probabilità, a vette di civiltà che la storia, scritta dopo dalla società maschile che l’affossò con le armi e successivamente la bruciò sui roghi, ancora ci nasconde. Se come profetizza Hernan Mamani e come ormai dicono in molti il “divino femminile” è appena sotto all’orizzonte, pronto a sorgere nuovamente, dopo essere stato oppresso e negato per secoli, ed a rendere finalmente completo il nostro TAO. 
Forse sarebbe il caso di affinare le nostre “sensibilità” ed iniziare a guadarci attorno invece di continuare ad attendere indicazioni dall’alto. La stessa ricerca di un Leader Vero della sinistra è la stoltezza più marcata. 
OrizzontalMENTE, CircolarMENTE...EmpaticaMENTE e CompassinevolMENTE e non sono termini retorici, ma indicazioni di comportamento in cui il veicolo che ci trasporta laddove stiamo andando non ha più soverchia importanza rispetto alla sostanza di quello che stiamo facendo. 
Dove il senso, il motivo, e le ragioni trasformano l’agire in “Cultura dei Comportamenti”, dove è impossibile non essere eretici, altri dal sistema e dal potere. 
Con al medesima forza e “sostanza” che caratterizzò la diffusione del cristianesimo o del pensiero socialista. Affidando il contagio proprio a questa orizzontalità e circolarità che divengono parte fondamentale e non solo “atteggiamenti”. Come mai tutto quel poco di nuovo, che oggi cirecola, ci è derivato da movimenti così congegnati e come mai la comprensione è ancora così lontana dalle segreterie...non domandarselo è condannare le “pulsioni ed i motivi” che ci mossero all’oblio. 
Perchè è di pulsioni e di motivi che stiamo parlando. 
Il coraggio di iniziare dall’ABC, azzerando le segreterie, ricostruendo dai comportamenti e dalle scelte di vita, cercando lo Spirito insieme al Pragma. Aprire la mente e ì’anima al femminile, circolare ed orrizontale, dopo secoli di cultura maschle verticale e competitiva. 
Accettare l’idea che il “Cambiamento” è molto più profondo di quanto ci si aspetti, e che esso ci riguarda, non è un fenomeno esterno e sociale ma interno, profondo e spirituale. Accettare che fra le icone che cadranno inesorabilmente ce ne saranno alcune che ci sono care e che noi stessi abbiamo adorato...stupidamente. Il Cambiamento è dentro, qui ed adesso! Graduale, forse, ma sempre personale e comportamentale...altrimenti non è.

venerdì 1 gennaio 2010

Pensieri - dicembre 2009

La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio... Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.

Pablo Neruda

L'art. 54 della Costituzione stabilisce che "i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore".
Poiché Bettino Craxi ha violato tale principio costituzionale, come è pensabile che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano possa partecipare alla cerimonia di commemorazione del defunto leader politico in occasione del decennale della sua morte?

Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo, organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche. L'esperienza mi ha convinto che non si governa oggi l'Italia senza attrarre nella nuova formazione di Governo, in una forma o nell'altra, i rappresentanti di questo quarto Partito, del partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica. (Alcide De Gasperi ad un consiglio dei ministri dell'aprile 1947; citato in E. Sereni, Il Mezzogiorno all'opposizione, Torino 1948, p. 21)


«Tirannide indistintamente appellar si debbe ogni qualunque governo in cui chi è preposto all'esecuzione delle leggi può farle, distruggerle, interpretarle, impedirle, sospenderle o anche soltanto eluderle con sicurezza di impunità.
E quindi o questo infrangileggi sia ereditario o elettivo, usurpatore o legittimo, uomo buono o tristo, uno o molti, ad ogni modo, chiunque ha una forza effettiva che basti a ciò fare è tiranno, ogni società che lo ammetta è tirannide, ogni popolo che lo sopporta è schiavo.»
Vittorio Alfieri, Della Tirannide (1777)
da: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/3068-secondo-consiglio-lettura-signor-napolitano.html