"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 19 luglio 2012

Un Giudice


La verità Paolo…la verità t’uccise
il cercarla , l’amarla…
L’inseguirla
quella giustizia matrigna e quello stato
che poi ti volle morto…
Scomodo! Troppo pesante il tuo passo!
Troppo tenace quella tua ricerca
tu ricordavi Giovanni e non dovevi.
Conoscere, il sapere…rende liberi
ma delle volte, semplicemente uccide
Oggi ti fanno eroe
ma non ci credono
solo per convenienza
ed anche poi tentennano
sempre più spesso
e forse si ricredono
Perchè tu che li stanasti,
ed esponesti al sole tutti i loro giochi
tu li tirasti fuori
questi signori occulti
padroni della paura
Tu eri un uomo e solo quello..certo
che altro potresti
T’aspettarono!
concordarono il momento
per fare in modo che ti dimenticassimo
confidando in noi…popolo bue
vittime d’ignoranza, senza memoria
cercando prima e disperderdendo poi
le tue parole al vento
con il tuo corpo
insieme con il tuo sangue
persino coi tuoi appunti
su quell’agenda rossa
si rubarono tutto
con la tua vita
perchè son ladri loro ed assassini
non sanno fare altro
solo questo
ed anche oggi brigano
ebbri di quel che reputarono vittoria
contro la tua memoria
perchè persino quella fa paura
eppure noi restiamo
siamo qui
Noi non dimentichiamo
fate fuoco su di noi
ne arriveranno altri


di Giandiego Marigo

venerdì 15 luglio 2011

POVERTA' (di Giandiego Marigo)





Come vi si racconta povertà?
Non c'è, sapete. nessuna nobiltà
in denti rotti in bocca
né sdegnoso distacco, nel non aver vestiti
non Valentino vestito di nuovo
nessuna brocca di biancospino
nessuna tenerezza, né dolcezza
non né mediazione o compromesso
non c'è molta poesia nella paura!
La compassione poi dà persin fastidio
non c'è gloria in una camera ammuffita
in un armadio di vestiti smessi
tutti più larghi o stretti
di quanto poi non serva.
Tutti vecchi e dismessi
tutti che ti qualificano
poi, per quel che sei
nessuno e niente.
Fuori dal tempo, inelegante, povero!
Non c'è nulla di epico
nel perder casa, nel non averla affatto
nel non veder futuro!
Non c'è interesse in voi,
che fate solo finta, d'ascoltare.
Nulla di eroico o di spirituale
ed è persin difficile da dire.
Nessun piacere si prova
nel narrare d'impotenza e dolore
Non c'è interesse, certo in chi t'ascolta
non è una bella storia
non c'è pathos, poca o nulla suspance
si rappresenta solo il fallimento
morta speranza
fa solo un po' paura, nulla di bello.
Come posso spegarvi umiliazione
se non ci son parole,
se non c'è il modo giusto a raccontare.
Se a volte è impossibile ascoltare?
Come posso spiegarvi
il rinunciare alla socialità
per la vergogna, della tua bocca
del tuo vestito vecchio e stretto
di anni ed anni...in cui
hai disimparato a stare insieme
per te è normale il scegliere
un vestito, per uscire di nuovo
questa sera
chi sono io...il pezzente
per dire a te che no!
non è normale, anzi è dolore
e persino umiliazione?

mercoledì 15 giugno 2011

AFFERRARE LA CODA DELLA COMETA


di Giandiego Marigo ( poesia dell'autore)

É cominciato il ping pong delle medagliette al valore e delle auto-attribuzioni di merito, mentre continua lo scivolamento su vetro e porcellana dei Nucleristi della Libertà.
Devo confessare che mi mette un poco di disagio questa corsa all'interpretazione del senso dei referendum e d'altra parte, mi fa davvero imbestialire l'arroganza e la stupidità di chi non vuole affatto afferrare il senso della lezione e cerca di svuotare di senso quel che è successo, così come prima aveva tentato di svuotare di senso i quesiti.
Solo poche e sparute parole di saggezza, da parte di chi davvero è stato “movimento”, da parte di quei comitati civici, quella benedetta Società Civile, vero artefice di questa “Passo avanti di Civiltà”.
Già i modulatori, gli equilibristi del centrismo inconcludente, tentano di dare sensi “compromissori” di non negare possibilità di “privatizzazioni mirate e responsabili” di ridare spazio a quel “minuetto politichese” che la mobilitazione popolare e di base aveva estromesso.
Nessuno di loro sembra ricordare le dichiarazioni passate, le privatizzazioni teorizzate, quelle praticate e fallite.
Non facciamone oggetto di scontro, oggi stiamo godendo, quindi portiamo a fine questa pausa di assoluto piacere. È, inoltre importante cercare le soluzioni di unità e di coesione privilegiandole a quelle di divisione e polemica.

giovedì 30 dicembre 2010

BUON ANNO


Di Marigo Giandiego (poesia dell'autore)


Sono convinto che passino tonnellate di retorica in questo periodo dell'anno. Palesi contraddizioni sia comportamentali che culturali, in cui tutti bene o male ricadiamo. Eppure tutto questo deve avere anche un senso se l'umanità si è tanto preoccupata di conservarne il costume, facendo passare attraverso la storia questo periodo dell'anno e consacrandolo in un modo o nell'altro alle celebrazioni della morte e della rinascita. Quindi sensibile al sacro ed allo storico, come mi ritrovo ad essere, non posso che prendere atto d'una volontà che mi è superiore e che è , in qualche modo, connaturata al ritmo stesso di Gaia ed uniformarmi al suo respiro ed al suo rapporto con il cosmo augurandovi BUON ANNO!

Lo faccio a mio modo, con il mio linguaggio, ma lo faccio con una pulsione vera, che mi parte dall'anima e che spero traspaia fra le righe di questa...brevissima poesia




ANNI

E gli anni passano e ti passano
Addosso, attraverso, dentro
“ il capirti meglio “ per farti capire
e impari linguaggi
modi di dire e trucchi
ma non sei mai più saggio…
solo più vecchio
tu sai dire più cose
mille parole riconosci e sai
ma gli anni passano ed inventan frasi
una, poi l’altra, come una collana
che te la vedon tutti
quando la porti addosso
al pari di un trofeo

venerdì 8 gennaio 2010

Rose fuori stagione

E' sbocciata una rosa. E' la prima del mio giardino.
E' una Queen Elizabeth.
Vorrei poter dire che sono sbocciata con lei.
Questa mattina mi sono svegliata col pensiero della fine della mia vita. Ho avuto la percezione netta che un giorno, forse, sarò vecchia e guarderò i giovani col sorriso sulle labbra, e tra me e me penserò 'non ricomicerei daccapo per tutto l'oro del mondo'.
Quel giorno potrebbe essere oggi, ieri, domani, fa lo stesso.
La vita è solo un galleggiare nel tempo e io sto galleggiando.
Non ho paura. Non sono stanca. Non ho rimpianti. Non ho rancori.
Ho molti ricordi e la consapevolezza che altri se ne aggiungeranno; uno dopo l'altro, come soldatini di piombo, piccoli, suggestivi e inarrestabili.

Tutto questo è solo mio, di nessun altro. Anche volendo, non potrei condividerlo con nessuno e non riesco ancora a capire se sia un bene o un male.

L'epidermide che riveste il mio corpo, nascondendo i complicati meccanismi che lo muovono e offrendo all'esterno un'immagine di grazia e di semplicità, altro non è se non l'invalicabile confine che mi separa dal mondo e che mi costringe ad un esilio a volte, mio malgrado, doloroso.

Eppure, qualcosa mi dice che quel confine, proprio perchè tale, fa della mia finitudine una finestra sul mondo, sull'infinito.
Guardo fuori e mi appare, bella e regale, una rosa di primavera, una Queen Elizabeth.

E' lì, solitaria e silenziosa, in tutta la sua eleganza e bellezza. Sfacciatamente fuori stagione.
Si offre allo sguardo altera e indifferente. Ignara, forse, del mondo che la circonda; ignara di me e del dono che ricevo.
Quella delicata rosa perlacea delicatamente mi ha presa ed io ho preso lei. Il resto non conta, farfuglia confuso e dipende solo da me: posso scegliere.
Una rosa,
un libro,
un uomo..
Un universo intero si offre, perlopiù cinico volgare e goffo ed io posso prenderlo o lasciarlo lì.

Se non fosse per la mia finitudine non godrei di questa illimitata libertà.
S'io mi confondessi con l'infinito, cedendo alle vertiginose ed ingannevoli altezze della vanità, in nulla sarei più libera e sovrana, e da schiava e gladiatore mi umilierei a calpestare i penosi, volgari e ripetitivi palcoscenici dei potenti, dove la violenza è regina, l'ignoranza è maestra e l'egoismo, borioso e fiero, senza pudore alcuno, s'inchina di fronte al padrone.

Ma io non mi confondo con l'infinito, io ho dei confini insuperabili ed entro quei confini si estende, infinito, il mio regno.
Di quel regno io sono la sovrana assoluta.
Sono l'unica che può fare e disfare; sono padrona di tutto e di tutti. Nessuno può prendere il mio posto, né io posso abdicare, anche volendo, non potrei rinunciare al trono.
Sono al di sopra di ogni legge, perché la legge sono io.
Sovrana assoluta, unica e perciò sola.
Neanche i miei migliori e più fedeli amici, per quanto presenti e partecipi, potrebbero alleviare il peso del mio governo e rendere meno gravoso il mio compito.
La decisione spetta a me, sempre, qualunque decisione sia.
A me gli oneri, non anche necessariamente gli onori, perlopiù venduti a poco prezzo dai cialtroni di ogni era e di ogni età.
E la solutidune, come un  trono, s'impone solenne e inutile.

Intanto, quella rosa fuori stagione, solitaria e silenziosa, s'impone allo sguardo, in tutta la sua bellezza ed eleganza.
Altera e indifferente, è ignara forse del mondo che la circonda. Diffidennte, volge lo sguardo a destra e a manca e come se nulla vedesse, neanche fosse la dea bendata, tutto accieca sfidando l'umana resistenza.

Una rosa che sboccia in inverno.
Una rosa perlacea che regna sovrana nel suo giardino.
Una rosa sola.
Forse una delle tante.
Domani, comunque, non ci sarà più.