"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 4 febbraio 2012

SE....


di Marigo Gandiego

Se voi foste sinceri, quando vi riempite la bocca di parole...bhè, ve lo garantisco, si sentirebbe.

Se noi tutti, fossimo meno incalliti ed abituati all'eterna recitazione di una parte, se non dessimo per scontato che mascherarsi, accettare, conformarsi sia il modo normale di sopravvivere in questa società...se, dentro di noi, questa convinzione non ci tarlasse..e soprattutto se non la insegnassimo ai nostri figli come forma di estrema rassegnazione a quel che c'è...bhè, forse, avremmo qualche speranza in più.

Abbiamo riempito i nostri libri di concetti alti che ci guardiamo bene dall'applicare nel nostro quotidiano, quasi fossero l'elenco delle cose da non fare...per evitare d'essere derisi o definiti ooutopisti.

Nella definizione popolar-universalista che ci ricorda e ci recita:

CHE IL MONDO E' DEI FURBI!

Noi sintetizziamo e, contemporaneamente rinunciamo a millenni di maturazione filosofica, etica e morale, sull'altare di una praticità pragmatica che riteniamo indispensabile. Unico modo per governare le nostre questioni.

Ammettendo l'impossibilità delle motivazioni e giustificando, nel nostro profondo, le metodologie del furbo (ovviamente sempre altro da noi), consegniamo al mondo l'eterna sconfitta di questi alti concetti e l'ineluttabilità di questo sistema.

Anche adesso, anche qui, ci sarà qualche saggio che dichiarerà come “non ci serva una maestrina con la penna rossa, ma gente che abbia voglia di fare e di cambiare”...frase fatta di sicurissima presa in qualunque contesto...poi quando mancheranno, tanto per fare un esempio, 13 milioni dalla cassa sarà sempre per caso, sempre un offesa, tutti saranno occupati nel fare qualche cosa, qualsiasi cosa, fosse anche soltanto sollevare polvere nessuno si chiederà “perché”.

Se quando diciamo “cambiamento”, noi semplicemente credessimo in quel che diciamo, tanto da essere quel che chiediamo...bhè allora esso sarebbe qui...ora! E non in un domani nebuloso ed improbabile.

Oggi assistiamo alla fiera della menzogna...ma una sola semplicissima premessa basterebbe a insinuare il dubbio. Se davvero voleste cambiare qualche cosa in questo sistema...non iniziereste dai rapporti di potere...non iniziereste dal sistema stesso? Ed il fatto che non lo facciate, ma che, anzi ribadiate la validità della strada intrapresa non significa forse che state “conservando” e non “cambiando”?

Rifuggo però le applicazioni troppo immediate e pratiche di questo pensiero, sebbene saltino agli occhi, non tanto e non solo perchè sarebbe semplice il farlo, ma perchè preferisco in questo contesto mantenere un profilo elevato, che mi permetta dimostrare, quanto meno a livello speculativo, come la spiritualità ed il concetto di cambiamento, anche pratico possano e debbano viaggiare insieme.

Se, quindi, si volesse essere compresi, capiti, se si volesse davvero, per esempio, che i motivi profondi di questa crisi fossero patrimonio di tutti...qual strada più semplice ed ovvia del farsi capire? Dello spiegare in modo comprensibile...del rinunciare alle criptografie da addetti ai lavori, ai sottintesi simbolici da iniziati?

Ed il fatto di scegliere di mantenere i linguaggi oscuri e di accettare la logica del politichese del bancario e del finanziese anche da parte di chi dovrebbe per vocazione alfabetizzare e far comprendere al popolo, non significa ,forse, rinunciare alla propria cultura ed al proprio punto di vista?

Forse che la semplificazione dei linguaggi rivelerebbe l'arcano della costruzione basata su premesse false?

Forse, che costringerebbe a troppi postulati, dati per scontati. Ed ancora, per esempio, se non si premettessero un profitto a due cifre e un abisso di differenza fra il ricchissimo ed il poverissimo, se non si dessero per premessi, immodificabili, persino necessari alcuni abusi alcuni privilegi. Non risulterebbe , forse, più semplice e più credibile la coniugazione del termine equità, oggi tanto stiracchiato ed abusato da divenire persino offensivo?

Per fare questo allora che cosa occorrerebbe se non la volontà e la convinzione di farlo o di non farlo? Ed il fatto che questa volontà non esista non definisce forse, di per sé, la ragione per cui nulla di tutto questo succede realmente?

Però come può “il furbo” consegnarci un mondo di eguali? Chiediamocelo, alla fine chi è il furbo?

Ed infine se noi stessi (che furbi non siamo) premettiamo la consegna del mondo a costoro come possiamo poi pensare, pretendere ed immaginare un mondo diverso da questo?

Vogliamo politici diversi? Amministratori onesti ? Vogliamo un modo giusto? Non esiste altro modo che premetterne i valori nelle nostre pratiche quotidiane. Ed allora, sebbene già ora lo sia per chi voglia sentire, il senso della verità sarà palese, pratico e percepibile. Non sentirà esigenza di spiegazioni o precisazioni...pechè non esiste davvero nulla come il non voler dire la verità per favorire la menzogna...assioma forse semplicistico, ma crudelmente pragmatico (come piace a molti) e non esiste nulla come la necessità di mentire per rendere difficile, elaborato ed incomprensibile l'eloquio di chi ci vuole convincere

martedì 11 agosto 2009

Woodstock perché ....

di Gianluigi Di Blasi


Sul Magazine allegato al Corriere della Sera del 6 Agosto 2009,


a pagina 96 inizia un bell'articolo titolato: “Tutto quello che avreste voluto sapere su Woodstock e non avete mai osato chiedere”.

In tre pagine di parole, emozioni e belle immagini viene raccontato come nacque, cosa fu e rappresentò Woodstock, per quell'epoca e per tutti noi che non l'abbiamo vissuto in diretta, ma ne siamo ancora irrimediabilmente affascinati, rapiti, nonostante l'anniversario riporti il numero quaranta!

La penna è quella di Enzo Gentile, la voce è quella dei protagonisti. Alla domanda su come mai, nè nel film, né sui dischi compaiano molti grandi artisti e molte delle hit che animarono la indimenticabile tre giorni, la risposta di Michael Wadleigh, regista de film Woodstock, spiega magnificamente il segreto e l'anima di Woodstock:

“non mi interessava riprendere i nomi più famosi o quelli in classifica, mi piaceva rappresentare una generazione che dal palco, in platea o nell'area del festival, potesse raccontare una gioventù in azione, in movimento, capace di schierarsi e di condividere certi principi. Così, nel montaggio che ci impegnò per un mese, sono finiti volti, storie e canzoni non necessariamente di successo. ”


...questo è Woodstock!

Con questa risposta Wadleigh ci mostra tutta la peculiarità e la grandezza di Woodstock, ci fa capire come quello non fu solo un Festival Rock, ma un momento di unione, di condivisione di modi di vivere, di pensare, di muoversi, di reagire, di manifestare.

Un momento di incontro tra amore e psiche in grado di sopravvivere al momento ed alle contingenze che l'hanno generato.

Rimane ad oggi un unicum nella storia. Nessun movimento, nessun Festival o Rassegna è stata in grado di rappresentare tutto questo, eppure non servono milioni di Euro, non serve un cast di sole Stelle e niente più...

per ricreare Woodstock servirebbe solo

“una generazione che dal palco, in platea o nell'area del festival, potesse raccontare una gioventù in azione, in movimento, capace di schierarsi e di condividere certi principi”