"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 19 febbraio 2015

VEDERE UN MONDO ALTRO … DIFFICILE PER I MIOPI!

di giandiego

Mi rifaccio ai molti articoli usciti ultimamente che parlano della credibilità a sinistra, quello che ormai i dirigenti attuali (tutti chi più chi meno) hanno perso sull'altare di mille compromessi di anni passati all'insegna del meno peggio, dell'emendamento del possibile della difesa degli ultimi rimasugli inutili della cenere di un'area storica.

Non posso che essere d'accordo con coloro che sostengono che l'alternativa debba essere “rappresentata” da figure diverse da quelle che hanno cavalcato mille asini diversi pur di entrare in Gerusalemme.

In questo senso l'arroganza, l'onnipresenza ed il peso specifico dei leader attuali dell'area è oggettivamente un ostacolo alla crescita di questo nuovo che urge. Un ostacolo rappresentato anche dalla loro personalissima sclerosi, dalla personale difesa dei propri, personalissimi privilegi, delle propri rendite di posizione.

Ogni qualvolta il riferimento cada sulle loro nefandezze e sui loro compromessi la credibilità di qualsivoglia processo subisce un colpo, difficile da assorbire e recuperare.

Eppure la nostra ricerca continua a soffermarsi su di loro, quasi che il nostro cervello fosse in un loop irrecuperabile.

Questo non significa affatto privare una moltitudine di brave e degne persone dei loro riferimenti quarantennali, sono davvero moltissimi coloro che in buona fede hanno continuato a frequentare le stanze in cui si faceva quel che si poteva fare, con le poche forze, fisiche , materiali ed economiche che erano rimaste. Non è di loro che sto parlando ed è, per contro, proprio a loro che mi rivolgo, anche se non esclusivamente.

Sfatiamo la mitologia di u o stuolo di persone di sinistra abbarbicate alle rendite di posizione di cui stiamo parlando, è un falso! Che comoda forse alle anime più destorse del M5S, ma che non corrisponde alla realtà, a meno di non riferirsi al PD, che sinistra non è più … da tempo ed alle sue componenti vagamente, fantasiosamente e strumentalmente sinistorse, che hanno però dimostrato a più riprese di esserlo solo nominalmente e strumentalmente.

Coloro che riescono, mantenendo un profilo realmente, anche se moderatamente alternativo al sistema a mantenere le propri rendite di posizione sono, a sinistra, una nettissima minoranza, sebbene presente sia nelle strutture politiche che sindacali.

Il reale problema è che è, in un modo o nell'altro, proprio questa minoranza a veicolare, trasmettere e gestire le scelte ed anche le istanze di cambiamento nonostante i mille tentavi di circolarità ed orizzontalità, banalmente perchè ha tempo, perchè fa quello di mestiere e viene remunerata per farlo, perchè ha la possibilità di presenziare e di avere un polso costante della realtà dei movimenti e del paese intero, perchè ha la possibilità concreta di viaggiare, di seguire le velleità itineranti che sembrano essere connaturate nelle istanze di novità e cambiamento in questo disgraziato paese.

La domanda seguente è semplice: Questa minoranza (molto autoreferente) rappresenta realmente lo stato della sinistra italiana? Ed anche ammesso che la rappresenti, possiede, nei suoi componenti individuali, la credibilità personale necessaria, indispensabile per allargare, ampliare e coinvolgere anche chi, disperatamente si è rifugiato nella riserva indiane del non voto o peggio ha venduto l'anima a Grillo, perchè di meno peggio in meno peggio, ci si ritrova ad essere qualunquisti?

Forse no! Visto quello che abbiamo accumulato sino ad ora, considerati gli enormi ritardi, i numerosi fallimenti, gli innumerevoli personalismi ed il numero mostruoso di tentativi di aggregazione in atto nel paese.

La volontà unitaria è cosa di cui molto si parla, di cui altrettanto si vocifera, che viene individuata come necessità assoluta, da tutti, ma che diviene un miraggio morganatico, un obbiettivo difficile, lontano, irraggiungibile, non appena ritornino in campo “gli addetti ai lavori”.

Abbiamo una discreta collezione di intellettuali conseguenti, per quelli abbiamo sempre avuto sovrabbondanza, legati ora a questa ora a quell'ipotesi che si esibiscono in tesi ed antitesi, in mozioni e contro-mozioni e, mentre tutti dichiarano la necessità storica ed assoluta d'un comportamento unitario si studiano gli anfratti dentro ai quali infilarsi per rendere sempre più complesso questo processo.

Fra fazioni che vogliono mantenere il proprio nome e la propria natura, altre che suggeriscono coordinamenti multi-tessera e multi-partici, altri ancora che in nome dell'orizzontalità e della circolarità sono disposti a bocciare qualsiasi iniziativa, che, a loro indiscutibile ed inconfutabile parere non corrisponda a queste caratteristiche.

Perdendosi in sofismi di purezza e di metodologia che si acculuano su un piatto ancora del tutto vuoto di contenuti reali.

Forse è tristemente vero che è il bisogno e la disperazione a stimolare la creatività ed il realismo e forse, oltre ad una certa quantità di coraggio e di coscienza in più è proprio questo che avvantaggia oggettivamente i compagni greci e spagnoli.

Forse la nostra cecità ad un mondo altro nasce dal fatto che, tutto sommato, noi stiamo ancora troppo bene e siamo ancora in balia della società dei consumi e delle illusioni o forse ci hanno solo mortalmente ma efficientemente illusi di esserlo.

Quello che è certo resta il dato di quanto sia difficile, complesso e decisamente improbo far passare le iniziative e le istanze di solidarietà, di mutualità, di comunità, di circolarità ed orrizzontalità, di partecipazione attiva che hanno costituito il successo di Syriza e di quanto sia mitico ed improbabile ottenere la mobilitazione, la partecipazione e l'assemblearità produttiva e creativa di Podemos o Ganemos o anche solo la determinazione ed il pragmatismo positivo di Izquierda Unida.

Finisco, anche controllando il mio estremismo, mettendo a tacere le mie istanze di purezza resta il fatto che per avere credibilità si debba essere, personalmente credibili, dimostrare di essere quello di cui si parla, ma questo è stato ripetuto sino alla noia e sta diventando un luogo comune.

La credibilità sicuramente si conquista nei fatti, le chiacchiere servono solo a mantenere lo status quo, il cambiamento vuole azioni, fede e visione, per questo è faticoso, sebbene oggi si tenti anche di farlo apparire laborioso e ferraginoso ed è forse questo che difetta alla sinistra made in Italy.

Per i miopi è, notoriamente difficile guardare lontano!

domenica 29 giugno 2014

LA QUALITA' DEL RACCONTO




Di Giandiego Marigo

Sono uno scrittore ed un poeta inedito, nonostante io mi picchi d'essere un buon scrittore. Dico questo non per trovare in questo ambito il mio mentore, ma per fare comprendere il motivo del mio titolo.
La Qualità del racconto è il suo messaggio … ed il modo in cui viene svolto e narrato, non sono questi tempi di contenuti, infatti, sono pochi coloro che riescono a pubblicare in modo decente ed eticamente accettabile … ed ancora meno quelli che li leggono o che sarebbero disposti a farlo. Spesso la forma prevale ed anche il marketing copre il senso stesso di quel che si cerca di scrivere.
Ora, voi mi chiederete, perché ci parli di questo … cosa ci interessa, perché qui?
Molto semplice, perché questo ragionamento si può trasporre, senza abusare della proprietà transitiva, nella vita e quindi anche nella politica. 
Perchè alla fine le cause che motivano e muovono questo vuoto culturale e spirituale sono le medesime.
Stiamo vivendo un periodo di intensa proposta, sin troppa, ad essere del tutto sinceri, personalmente l'ho detto spesso, sembra che ciascuno senta il diritto/dovere di alzarsi la mattina e di proporre un proprio soggetto, personalizzato e su misura, per l'unità della sinistra. Questo è bello ed al medesimo tempo preoccupante e dispersivo e comunque derivato in linea diretta da quella tendenza alla frantumazione infinitesimale che ha caratterizzato e continua a caratterizzare … la sinistra di fine ed inizio millennio.
Quello però che appare costante è la ripetitività dei metodi e dei contenuti. Il clichet, il format.

venerdì 21 febbraio 2014

QUELLI CHE SI ARROGANO E QUELLI CHE SI CONFONDONO.




Di Giandiego Marigo

È strano constatare, anche se occorre una certa qual dose di coscienza per farlo, come si stia giocando sporco e basso.
Da una parte molti si arrogano d'essere di sinistra portando avanti discorsi neo-liberisti e fortemente sistemici, comportamenti e cultura liberale ed assolutamente conservatrice.
Dall'altra quelli che confondono attribuendo il termine e la qualifica di “sinistorso” alle peggio cose.
L'uno e l'altro atteggiamento, fanno poi il medesimo gioco (chissà come mai) e rappresentano , alla fine e per nulla stranamente, il medesimo interesse.
Se da una parte, per esempio, la Renzi & C. si auto-gratifica d'un “progressismo” che non le appartiene affatto, dall'altro la Grillo & Casaleggio Associati, con il medesimo linguaggio e la stessa tendenza alla generalizzazione confusionaria della Imperatore Farlocco Trade e micro-aziende satellite persegue la medesima confusione, attribuendo anch'essa questa qualifica in modo del tutto arbitrario e denigratorio.
Si può quindi affermare che, al di là delle apparenze (cui tutti, avendo frequentato i medesimi masters alla Bocconi , allo IULM e negli States, pongono ossessiva attenzione) essi perseguano il medesimo obbiettivo che è di squalificare ed infangare, definitivamente , il concetto “comune”, il sentire profondo che attribuisce significato al termine stesso “Sinistra”.
La cosa importante , per tutti loro, è cancellare dalla storia l'auto-organizzazione della classe lavoratrice, le conquiste della classe operaia europea ed italiana in particolare del '900, la sua cultura, ogni suo ricordo, ma soprattutto ogni traccia di“Struttura Indipendente dal Sistema”.
Portare la gente cioè a pensare che i politici siano davvero tutti uguali, che sia comunque e sempre , uniformemente merda, che nessuno rappresenti altri che non se stesso ed i propri interessi ed in definitiva quelli dei “signori del mondo”. Perchè il mondo è questo egoismo e miseria umana, competizione e verticalità, trionfo del più forte ed eterna perpetuazione d'in potere talmente superiore da essere inarrivabile.
Deve essere acquisizione comune ed accettata che ogni tentativo di “civilizzazione spirituale e di conseguente maturazione” sia impossibile, perché cozza, infrangendosi inevitabilmente ed inesorabilmente, contro la natura umana. Deve essere condiviso metabolizzato ed accettato che l'unica strada possibile sia, al massimo, organizzare e disciplinare emendandola la miseria e l'aridità di anime immancabilmente guerradondaie, disperate, competitive e carnivore.
É la disinformazia, la manipolazione ed è talmente e micidialmente efficace che riesce a convincere persino noi (si guardi l'inutile, assurda, demenziale polemica sul termine sinistra nel simbolo della lista per Tsipras alle Europee).
Sono convinto, da sempre, quindi da prima che i sapienti del nulla ci intrattenessero sull'importanza del marketing in politica, che il linguaggio con il quale parliamo fra noi e con la gente debba evolversi, insieme ed a rappresentazione della nostra stessa evoluzione interiore , politica e spirituale, ma fra questo ed il farsi sfondare dalla propaganda sistemica del “sono tutti uguali” oppure sulle fantasiose responsabilità della “sinistra storica” nell'attuale debaclè … bhè c'è della distanza.
Ma ancora di piu ne esiste fra una “furberia pretestuosa” ed una “reale acquisizione evolutiva”.
Se davvero in una consultazione circolare, ampia, partecipata ed orizzontale si fosse maturata la decisione, condivisa e meditata di non definire più “Sinistra” l'AreA di Progresso e Civiltà io ne sarei il primo e più acceso sostenitore, ma non è così. Non si alfabettizza, tutti si reputano saputi e sapienti e nessuno sembra avere l'umiltà del dubbio e del ripensamento.
Si permette, di fatto, che questa artificiosa e deleteria confusione trionfi, anche grazia alla pochezza della reazione, visto che gli stessi intellettuali e pensatori che dovrebbero rappresentare l' Avanguardia Pensante dell'alternativa, preferiscono grandemente salotti ben riscaldati, palchi ben strutturati, la rassicurante certezza dei loro diritti d'autore e l'abbondante companatico che viene loro fornito dal sistema e dalle sue pieghe, che essi preferiscono chiamare “contraddizioni”,.

sabato 9 novembre 2013

LA PARCELLIZZAZIONE DELLE IDEE E LA COLONIZZAZIONE CULTURALE DELLO STARS SYSTEM


di Marigo Giandiego

Sono, lo premetto, un intellettuale di strada, un poeta straccione, uno scrittore inedito, va detto, prima di affrontare l'argomento di cui voglio parlare.
E' palese, palpabile, evidente e gravosa la necessità d'una visione culturale altra da quella sistemica. La si può individuare con facilità, è costantemente ripetuta, anche volendo, nella litania della necessità d'un soggetto altro e innovativo in quell'AreA che chiamammo sinistra.
Di cosa si nutre però questo soggetto? Cosa costituisce il suo humus in questi anni in cui il movimento operaio tende a scomparire con la medesima velocità con cui il concetto di lavoro si modifica. Non intratteniamoci , per il momento, su questa modificazione solo formale, ma badiamo alla sostanza. Pur permanendo l'analisi classista della società essa si m odifica e cambia, aggiornandosi, modificandosi con il modificarsi dei rapporti di potere.
Dicevamo di cosa si dovrebbe nutrire questo nuovo soggetto?
Se non di comportamenti, visioni, mode e modi, ma soprattutto d'un punto di vista che derivi da una descrizione del mondo altra rispetto a quella che ci fornisce la cultura corrente (o la non cultura se preferite).
Questo punto di vista dovrebbe derivare anche, così come è sempre stato dalla presenza di un movimento culturale che lo sappia rappresentare e diffondere, trasformandolo in “comportamenti originali” ed in manifestazioni visuali , scritte e/o cantante, dipinte disegnate o scolpite … comunque si voglia manifestate in modo sintetico e visuale … artistico. Una manifestazione non necessariamente materiale che nutra i motivi, il senso, le ragioni e le filosofie noncheà lo spirito che sottendono ad una scelta di vita.
Ma attenzione, come può avvenire tutto questo se la “confusione” si realizza innanzi tutto nel come l'intellettuale vede sé stesso?
Sono moltissimi per esempio i gruppi musicali che potrebbero, in qualche modo, incarnare l'embrione di questa scelta, ma essi vedono sé stessi all'interno dello Stars System, e riproducono modalità e percorsi del tutto funzionali al sistema, annullandosi al suo interno e perdendo ogni deterrenza o pericolosità.
Stesso discorso vale, per esempio per i “comportamenti” dell'area M5S che nascendo da una premessa solo “formale e mai sostanziale” di discussione del sistema non incidono e non modificano, ma “emendano in senso vuotamente moralistico” la realtà delle cose.
Conservando al proprio interno le modalità d'un rapporto culturale identico a quello presente nella società e riproducendo (si prendano ad esempio alcune manifestazioni esteriorizzate di tale assenza di discussione sostanziale … come la mosca Tze-Tze, piuttosto che non lo stesso Blog di Beppe, ma comunque l'assenza, se non per scelta personale, d'una analisi comportamentale che produca il vero cambiamento).
Fatto sta che concentrando la discussione sulla correttezza formale e su un'etica interclassista, pragmatica e praticabile senza discussione dei reali rapporti di potere esistenti nella società essi ne “banalizzano” la portata limitandosi ad una moralizzazione di superficie che cambia tutto per non cambiare nulla.
Ma torniamo al discorso da cui siamo partiti. Come possono queste analisi, questi “comportamenti”, queste “filosofie” insidiarsi ed infettare beneficamente la società se coloro che le portano sono, in prima persona, portatori d'un modello negativo?
Fare una conferenza “di livello”, un concerto “partecipato”, proporre una qualsiasi opera d'intelletto oggi costa moltissimo e questo è, di fatto, il principale ostacolo alla loro diffusione. Questo, purtroppo non vale solo per le tematiche “normalizzate” ma anche tristemente per quelle teoricamente “altre”.
Questa è discussione annosa, nessuno qui sta proponendo la gratuità della cultura (vecchio slogan fallimentare) o il fatto che l'operatore culturale debba essere men che un professionista, ma altro è che debba guadagnare moltissimo ed essere qualche cosa di più che non un artigiano del pensiero ed un interprete professionale della creatività, un mediatore ed un diffusore … un operatore alla fine, pur nobile, di qualche cosa che è … a prescindere dalla sua tecnica e quindio non la divinizzazione di una interpretazione ma l'utilità sociale e la fruibilità della stessa.
Lo Stars System è poi lo stesso che penalizza i molti per esaltare a dismisura alcuni, molto al di là e decisamente al di fuori di ogni loro reale merito, pur presente e riconosciuto. Se la logica è la medesima che sottende l'esaltazione iconica dei calciatori o la “venalità professionale” dei politici come possono trasportare un messaggio diverso da quello d'un sistema che monetizza l'anima se premettono il danaro come “centro di gravità” della loro azione? Se essi si asservono alla divinità inventata da questo sistema come possono essere contemporaneamente “asisistemici”? E' per questo che, a mio umilissimo parere qualsiasi discussione su “circuiti alternativi” o soggetti che vogliano altro che non la mera superficie dello stagno, su Aree che rappresentino non solo il disagio materiale ma anche quello spirituale e filosofico, che vogliano quindi premettere “un cambiamento reale” e non soltanto delle chiacchiere più o meno urlate deve iniziare dalla discussione dei ruoli e delle “funzionalità” degli “intellettuali” che li veicolano. Una discussione sull'avanguardia che laellarsi al giogo europeo riguardia non nel suo ruolo , ma nella sua essenza, nei suoi doveri prima che nei suoi compiti. Questo vale per tutti leader, organizzatori politici e pensatori autorizzati .
Filosofi più o meno indipendenti, Artisti conseguenti, Intellettuali appartenenti e liberi, Critici d'arte altri ed interpreti dell'avanguardia e dell'alternativa, comici ed attori più o meno satirici e asistemici.
Perchè mai , per esempio un docente universitario dovrebbe pretendere 2500-3000 euro per una conferenza che riguarda la necessità di ribellarsi al giogo dell'elite europeista o l'umanizzazione del marxismo?
Ed ancora perchè un cantante dovrebbe essere pagato migliaia di Euro per riprodurre un lavoro d'alternativa. Qual'è il valore trasportato il contenuto di quel che dicono, la necessità di cui parlano oppure il numero di appartamenti che il loro lavoro produce?

E se questo è il valore in cosa è alternativo da quelli che il sistema ci impone? E se non lo è di cosa stiamo parlando?

giovedì 29 agosto 2013

COSA, VOLENDO, POTREMMO LEGGERE FRA LE RIGHE DI QUELLA SENTENZA?


Di Giandiego Marigo


Non sono un giustizialista, non sono convinto che la Magistratura ed il concetto di “legge” in generale in una società come la nostra sia realmente “Super Partes”. Resto convinto, per contro, che la struttura giudicante sia sistemica ed i risultati sulle questioni come il G8, Aldovrandi, Cucchi, il sistema con cui vengono trattati gli extracomunitari ed i non abbienti. Il costo della speranza d'ottenere una giustizia, ipoteticamente, più giusta, dimostrino insieme ad altri dati questa TESI.
In generale, il ruolo di salvaguardia che il potere giudiziario ha sempre svolto nei confronti della “struttura” dello stato e quindi del sistema è, agli occhi di chi come me ha vissuto per anni nei movimenti, più che palese. A mio parere quindi porre la questione di una “magistratura di parte” è realistico solo quando si parli di “antagonismo reale” e non nel caso di un buffo imperatorucolo con scarso rispetto di quelle stesse regole che salvaguardano, teoricamente i confini del suo mterritorio.
Appunto, una delle cose che ci dice questa sentenza è che che l'Imperatore Farlocco non ha rispettato ”le regole del gioco”, cioè il minuetto dell'ipocrisia (assolutamente nel personaggio) nemmeno quelle che permettono a quelli come lui di farla franca.
Nella sua esuberante fantasia ha definito “sinergie” un sistema interno al suo impero per aumentare, esponenzialmente, le spese “detraibili” (in questo realizzando il sogno di gran parte degli italiani). Si sono sprecati insulti su quest'uomo, epiteti fantasiosi, accuse anche pittoresche, ma la firma a cinque della sentenza (cosa assolutamente insolita) ci testimonia d'un unanimismo alla Suprema Corte che travalica ogni possibile ipotesi persecutoria (sempre considerando che se avessero appena potuto farlo l'avrebbero mandato libero).

Questo unanimismo ce la dice lunga anche sui riferimenti dei seguaci dell'Imperatore e riduce le ragioni per cui lo fanno ad uno stipendio più che cospicuo e comunque alla condivisione del sistema sinergico in questione. Ci narra anche di un controllo dell'opinione che ha ampiamente superato i limiti di guardia. Da ultimo ci racconta anche la suprema umiliazione di un'area Piddina ormai ridotta al vuoto assoluto delle ragioni, dedita alla conservazione di sé stessa e del suo potere, che subisce il fascino dell'astuzia da pizzicagnolo del nostro eroe. Cercandone , inspiegabilmente l'imitazione. D'una politica ormai completamente separata dalla realtà, al punto da non riconoscere neppure il guaito del suo “mastino da guardia”, quando il mancato rispetto delle quattro regole del loro “crudelissimo” gioco si fa troppo palese 

sabato 29 dicembre 2012

CAMMINANDO UNA CANDIDATURA

diego
di Giandiego Marigo

Sono stato a lungo incerto sul come affrontarvi, sul come narrarvi questa piccola storia, poi ho deciso di farlo nell'unico modo, a mio parere, possibile, partendo da me e non per assurdo senso di vanagloria il che comunque , conoscendomi, potrebbe anche essere, ma per una forma di affetto, di correttezza, di amore nei vostri confronti.
Non so se vi racconterò tutto il percorso, per ora comincio a farlo, quasi per scherzare.
Inizio ringraziando, perchè è giusto farlo, voi!
Tutti!
Coloro che stanno profondendo lavoro ai banchetti, sulla rete, nei comuni di residenza, grazie per quest'impegno, grazie di crederci e di aver dato a me e ad altri la possibilità di essere “voce”, di riparlarne.
Vorrei spiegarvi cosa vorrei fare, se avessi la possibilità di proporlo, davvero, per esempio come consigliere regionale.
Io sono stato e sono, spero , un operatore culturale. Amo questa parola perchè è la definizione che dovrebbero avere tutti coloro che si piccano d'essere, produttori, pensatori, creatori d'arte. Sia essa letteraria, musicale, immaginifica o il compendio di tutto questo e qualcos'altro ancora.
Nel mondo nuovo che immaginiamo l'operatore culturale sa d'essere artigiano di qualche cosa di meraviglioso, ma pur sempre artigiano. Non crede di sé d'essere superiore o altro, d'aver diritto ad approfittare di un trattamento diseguale così profondamente lontano da chi fruisce del bene, pur importante , da lui prodotto...non pensa di sé d'essere un divo e un profeta, ma, onestamente, un operatore d'un meraviglioso strumento di condivisione e conoscenza.
È convinto che sia giusto ch'egli viva di questo , ma non che ne debba diventare ricco a miliardi.
D'altra parte, in questo mondo, egli può essere quello che, effettivamente è, un operatore culturale...appunto.
Oggi nel nostro paese non è così.
Oggi si spendono 100.000 Euro per un concerto d'un cantante famoso ad Anagni, ma non si vogliono dare 250, 300 ad un gruppo che suoni in un pub. Non ci sono posti veri per la musica live, non si creano opportunità a-sistemiche per gruppi emergenti, che dicano qualche cosa d'importante. Le regole del gioco sono quelle consacrate dello Star-system e del business oppure non sono.
La sin troppo breve stagione della “cultura alternativa ed altra” sembra essere scomparsa, insieme, persino ed anche, a quella che chiamavamo “cultura dominante”, che divora sé stessa in orrendo format televisivo.
Oggi si dimenticano musicisti importanti e validissimi per un passaggio ad “Amici” di Maria de Filippi.
Credo si debba trovare un compendio, un punto di incontro sul quale convergere perchè questo paese abbia una opportunità culturale.
Ho molto lavorato sull'auto-produzione, sul kilometro zero, sui comportamenti, sui rifiuti zero...credo che alla cultura vada applicato il medesimo sistema, credo che l'idea, antica, del giardino dei mille fiori debba ritrovare ascolto, credo che la creatività e l'auto-produzione debbano trovare e ritrovare credibilità, così come i criteri che definiscono l'opera d'arte.
Oggi è un'avventura assoluta editare un libro, anche molto buono, produrre un progetto musicale, fare un'opera d'ingegno con l'immagine, tutto diviene epico o peggio banale, vuoto, formattato.
Voglio lavorare per produrre opportunità, per creare circuito, per aprire strade che non siano, necessariamente l'adesione pedissequa ad un modello al ribasso, idee che permettano per esempio l'emersione dell'universo Indi ed auto-prodotto, che tanto ha da donare a questo povero paese, senza speranza e senza visione.
Voglio lavorare sul no logo, sul sogno dei molti che vogliono fare “cultura” e non solo intrattenimento.
Voglio ritrovare e rilanciare quella volontà di auto miglioramento, di crescita interiore, di rinnovamento dei costumi e dei comportamenti che fu embrione di tanto “pensiero altro”.
E non perchè “Altro” sia indispensabile e discriminatorio ma perchè è, invece produttivo, fecondo.
Altri comportamenti, sottintendono altro pensiero, altra cultura, altro modo di guardare il mondo che ci circonda...il coraggio di discutere quelle cose scontate che ci portano a pronunciare una frase che ho sentito tanto ripetere ai banchetti in questi giorni “Per diventare importanti bisogna sporcarsi le mani”.
Anche questo è uno dei motivi per cui sono qui con M5S, perchè di questo si può parlare, rischiando d'essere ascoltati. Io ne voglio parlare con voi! Perchè senza una nuova filosofia comportamentale e senza una cultura che la sottenda non si opera alcun cambiamento.
Con affetto, a presto

lunedì 2 luglio 2012

La Repubblica Fondata Sul Pallone




di Giandiego Marigo

Avrei voglia di urlare tutto il mio disappunto per tutta questa energia positiva sprecata, per questa capacità di comunione, di unità negli intenti buttata al vento.


Per chi, come me, non segue il calcio ed anzi sottilmente disapprova questa “passione nazionale” è sempre molto educativo guardarsi attorno nei giorni di “mobilitazione calcistica”. Il mondo, attorno cambia, si svuota...resta sospeso per 90 minuti , diventa un non luogo, in un assurdo silenzio, una immobilità innaturale ed insolita...impossibile per qualsiasi altra occasione ed evenienza. Nulla riesce a compiere questo miracolo di desertificazione silenziosa..null'altro.


Questo dovrebbe far riflettere, al di là delle ottime ragioni che, pure, esistevano per boicottare questi europei.


La “capacità di mobilitare” di “allineare” tutti, dietro ad una bandierina, pronti, obbedienti e “tendenzialmente sodali” non appartiene al mondo delle cose serie, non alla chiesa, non allo stato né ai Re, non alle rivoluzioni  né alle fedi, non alle emergenze ed ai terremoti. A nessuna di queste cose...è appannaggio unico, indiscutibile della “nazionale di calcio”.


Una idea vuota, vaqua, vaga ed anche un poco sciocca...eppure essa piega la volontà persino dei più tenaci moralisti, degli intellettuali e dei militanti, cripto marxisti più severi...unificandoli dietro all'inutile, facendoli urlare come ossessi per undici ragazzotti molto viziati, sicuramente super pagati e molto vuoti, che corrono, senza nemmeno troppa convinzione, dietro ad un pallone.


A prescindere dall'innegabile fatto che ognuno è libero di farsi il bidè con in mano una pistola carica, senza sicura...se crede.


Resta, altrettanto innegabile la realtà di città vuote avvolte in un silenzio grottesco rotto solo dal riverberare delle voci dei cronisti attraverso migliaia di televisori che trasmettevano in contemporanea.


E' in momenti come questo che si capisce d'avere perso davvero. Il Potere ha in mano i nostri cervelli e ne fa quel che meglio crede...loro sanno annichilire ed unificare tutti dietro un bandiera inutile ed inventata...nessun altro sa farlo, non c'è reazione, non esiste alternativa, mai come con il calcio questo è chiaro, palese e totalizzante.


Anzi gli intellettuali militanti, sopracitati, si arrabattano a giustificare questa sospensione della razionalità quasi fosse un diritto fondamentale dell'essere umano...che so da annoverare nella “carta dei diritti dell'uomo”.


Mente il potere continua a carpirci buona fede e cervello...è perché no, una porzione d'anima


Loro lo sanno fare, ne hanno, l'assoluto e totale controllo e trasmettono tramite questo “spettacolo” tutti i messaggi che meglio credono...perchè fondamentalmente...tutto ciò resta un Businness, colossale...fondato sul nulla. Una truffa molto remunerativa, sotto più di un aspetto


Non vi è nulla di comparabile, neppure lontanamente, nulla che abbia una tale potenza unificatrice, nulla che metta tutti a sedere silenziosi, ricettivi. Nessuna forma palese od occulta di manipolazione, di convinzione palese o subliminale ha la possibilità di avere una tale portata.


Potere assoluto alla sacra divinità del pallone...tutto è concesso ai sui sacerdoti...ed intanto il potere fa di noi dei tifosi...ci educa a stravedere per uno straccio colorato , per una maglietta a difendere qualche cosa che non ha senso, che non ci appartiene veramente, a sentirci uniti a comando dietro ad un non valore...perchè l'importante non è la ragione ma l'appartenenza e la Patria è un concetto arbitrario, definito da una riga su una mappa, un lato del campo, una maglietta di diverso colore...pronti tutto, anche allo scontro...per nulla, perchè noi siamo noi e voi non siete un cazzo...che ragioni profonde, che pensieri elevati. Così, però, loro vincono e noi perdiamo, pechè non abbiamo nulla di nemmeno lontanamente comparabile.


La Fiera del disvalore, ed infatti, non a caso, la politica oggi fa incetta di bandierine colorate , gadget, magliette...cerca di creare dei tifosi e le sovrapposizioni non sono poi così rare.


Finisco, rendendomi conto che molti liquideranno questa mia come una tirata da Pasdaran talebano. Il solito rompipalle, moralista che vuole insegnare agli altri a vivere...nulla di più lontano da me, in realtà...la mia e solo amarezza...questa volta Bartali non ha vinto, ma la rivoluzione è rimandata comunque...Prepariamo una grigliata all'ARCI

sabato 4 giugno 2011

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. Il rapporto tra potere, arte e scienza

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
Il rapporto tra potere, arte e scienza

ANPI – Sezione “Ugo Forno” Istituto Superiore di Sanità - 31 maggio 2011

Lo spirito dell’art.33 della Costituzione e il riordino del sistema di ricerca e formazione in Italia
V. F. Polcaro
INAF

Gli articoli 33 e 34 (strettamente collegati tra loro) della nostra Costituzione recitano:

Articolo 33
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Articolo 34
La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso

Questi articoli sanciscono quindi il diritto inalienabile di ogni cittadino italiano all’istruzione di base, obbligatoria per almeno otto anni (si noti l’avverbio “almeno”, inserito appositamente per permettere di aumentare in futuro la durata della scuola dell’obbligo), il diritto dei “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” ad accedere all’istruzione fino ai massimi livelli e l’obbligo per lo Stato di rendere “effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Essi sanciscono anche il diritto della società italiana a potere usufruire di una ricerca libera, condotta da istituzioni (università, enti di ricerca) che, per svolgere il loro compito, hanno il diritto “di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”.
A mia conoscenza, nessuna altra Costituzione (e meno che mai la deludente bozza di Costituzione Europea, per altro ormai giustamente accantonata) è così precisa riguardo all’istruzione, alla scienza ed alla cultura. Ci possiamo quindi chiedere il perché di questa straordinaria differenza.

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