"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 19 febbraio 2015

VEDERE UN MONDO ALTRO … DIFFICILE PER I MIOPI!

di giandiego

Mi rifaccio ai molti articoli usciti ultimamente che parlano della credibilità a sinistra, quello che ormai i dirigenti attuali (tutti chi più chi meno) hanno perso sull'altare di mille compromessi di anni passati all'insegna del meno peggio, dell'emendamento del possibile della difesa degli ultimi rimasugli inutili della cenere di un'area storica.

Non posso che essere d'accordo con coloro che sostengono che l'alternativa debba essere “rappresentata” da figure diverse da quelle che hanno cavalcato mille asini diversi pur di entrare in Gerusalemme.

In questo senso l'arroganza, l'onnipresenza ed il peso specifico dei leader attuali dell'area è oggettivamente un ostacolo alla crescita di questo nuovo che urge. Un ostacolo rappresentato anche dalla loro personalissima sclerosi, dalla personale difesa dei propri, personalissimi privilegi, delle propri rendite di posizione.

Ogni qualvolta il riferimento cada sulle loro nefandezze e sui loro compromessi la credibilità di qualsivoglia processo subisce un colpo, difficile da assorbire e recuperare.

Eppure la nostra ricerca continua a soffermarsi su di loro, quasi che il nostro cervello fosse in un loop irrecuperabile.

Questo non significa affatto privare una moltitudine di brave e degne persone dei loro riferimenti quarantennali, sono davvero moltissimi coloro che in buona fede hanno continuato a frequentare le stanze in cui si faceva quel che si poteva fare, con le poche forze, fisiche , materiali ed economiche che erano rimaste. Non è di loro che sto parlando ed è, per contro, proprio a loro che mi rivolgo, anche se non esclusivamente.

Sfatiamo la mitologia di u o stuolo di persone di sinistra abbarbicate alle rendite di posizione di cui stiamo parlando, è un falso! Che comoda forse alle anime più destorse del M5S, ma che non corrisponde alla realtà, a meno di non riferirsi al PD, che sinistra non è più … da tempo ed alle sue componenti vagamente, fantasiosamente e strumentalmente sinistorse, che hanno però dimostrato a più riprese di esserlo solo nominalmente e strumentalmente.

Coloro che riescono, mantenendo un profilo realmente, anche se moderatamente alternativo al sistema a mantenere le propri rendite di posizione sono, a sinistra, una nettissima minoranza, sebbene presente sia nelle strutture politiche che sindacali.

Il reale problema è che è, in un modo o nell'altro, proprio questa minoranza a veicolare, trasmettere e gestire le scelte ed anche le istanze di cambiamento nonostante i mille tentavi di circolarità ed orizzontalità, banalmente perchè ha tempo, perchè fa quello di mestiere e viene remunerata per farlo, perchè ha la possibilità di presenziare e di avere un polso costante della realtà dei movimenti e del paese intero, perchè ha la possibilità concreta di viaggiare, di seguire le velleità itineranti che sembrano essere connaturate nelle istanze di novità e cambiamento in questo disgraziato paese.

La domanda seguente è semplice: Questa minoranza (molto autoreferente) rappresenta realmente lo stato della sinistra italiana? Ed anche ammesso che la rappresenti, possiede, nei suoi componenti individuali, la credibilità personale necessaria, indispensabile per allargare, ampliare e coinvolgere anche chi, disperatamente si è rifugiato nella riserva indiane del non voto o peggio ha venduto l'anima a Grillo, perchè di meno peggio in meno peggio, ci si ritrova ad essere qualunquisti?

Forse no! Visto quello che abbiamo accumulato sino ad ora, considerati gli enormi ritardi, i numerosi fallimenti, gli innumerevoli personalismi ed il numero mostruoso di tentativi di aggregazione in atto nel paese.

La volontà unitaria è cosa di cui molto si parla, di cui altrettanto si vocifera, che viene individuata come necessità assoluta, da tutti, ma che diviene un miraggio morganatico, un obbiettivo difficile, lontano, irraggiungibile, non appena ritornino in campo “gli addetti ai lavori”.

Abbiamo una discreta collezione di intellettuali conseguenti, per quelli abbiamo sempre avuto sovrabbondanza, legati ora a questa ora a quell'ipotesi che si esibiscono in tesi ed antitesi, in mozioni e contro-mozioni e, mentre tutti dichiarano la necessità storica ed assoluta d'un comportamento unitario si studiano gli anfratti dentro ai quali infilarsi per rendere sempre più complesso questo processo.

Fra fazioni che vogliono mantenere il proprio nome e la propria natura, altre che suggeriscono coordinamenti multi-tessera e multi-partici, altri ancora che in nome dell'orizzontalità e della circolarità sono disposti a bocciare qualsiasi iniziativa, che, a loro indiscutibile ed inconfutabile parere non corrisponda a queste caratteristiche.

Perdendosi in sofismi di purezza e di metodologia che si acculuano su un piatto ancora del tutto vuoto di contenuti reali.

Forse è tristemente vero che è il bisogno e la disperazione a stimolare la creatività ed il realismo e forse, oltre ad una certa quantità di coraggio e di coscienza in più è proprio questo che avvantaggia oggettivamente i compagni greci e spagnoli.

Forse la nostra cecità ad un mondo altro nasce dal fatto che, tutto sommato, noi stiamo ancora troppo bene e siamo ancora in balia della società dei consumi e delle illusioni o forse ci hanno solo mortalmente ma efficientemente illusi di esserlo.

Quello che è certo resta il dato di quanto sia difficile, complesso e decisamente improbo far passare le iniziative e le istanze di solidarietà, di mutualità, di comunità, di circolarità ed orrizzontalità, di partecipazione attiva che hanno costituito il successo di Syriza e di quanto sia mitico ed improbabile ottenere la mobilitazione, la partecipazione e l'assemblearità produttiva e creativa di Podemos o Ganemos o anche solo la determinazione ed il pragmatismo positivo di Izquierda Unida.

Finisco, anche controllando il mio estremismo, mettendo a tacere le mie istanze di purezza resta il fatto che per avere credibilità si debba essere, personalmente credibili, dimostrare di essere quello di cui si parla, ma questo è stato ripetuto sino alla noia e sta diventando un luogo comune.

La credibilità sicuramente si conquista nei fatti, le chiacchiere servono solo a mantenere lo status quo, il cambiamento vuole azioni, fede e visione, per questo è faticoso, sebbene oggi si tenti anche di farlo apparire laborioso e ferraginoso ed è forse questo che difetta alla sinistra made in Italy.

Per i miopi è, notoriamente difficile guardare lontano!

mercoledì 16 luglio 2014

Per l'unità della Sinistra: i nostri punti fermi

L'unità ha un concreto fondamento ideale: nasce dalla condivisione di valori (l'uguaglianza, la libertà, la democrazia, la Costituzione repubblicana, la pace), dall'identificazione delle persone che si vogliono rappresentare (i ceti popolari e i lavoratori), dalla consapevolezza che Sinistra significa anzitutto mettere in discussione e trasformare il sistema economico e sociale capitalistico.

L'unità è possibile: liberalsocialisti, socialisti e comunisti affermano oggi tutti fondamentalmente le stesse cose e cioè che si esce dalla crisi e si realizza la giustizia sociale attraverso l'intervento pubblico nell'economia e contestando/rovesciando i trattati europei

L'unità è necessaria: come scrive Revelli “Se una lezione ci viene dai fatti è che nessuna delle forme politiche generatesi alla sinistra del PD può sopravvivere oggi da sola. E nel contempo che il processo di ricostruzione di una sinistra italiana non può ignorarne nessuna, così non può ignorare l'enorme esercito degli scoraggiati, degli indignati e dei delusi, migrati nelle aree grigie dell'astensione, o del voto grillino, o di quello al PD a naso turato.”

Stante queste premesse:

il punto di partenza è riconoscere che il PD non fa parte della Sinistra. Questa involuzione non nasce con Renzi ma ha basi ben più profonde e lontane nel tempo: nei governi di centrosinistra che hanno contribuito al progressivo smantellamento dello Stato sociale, all'aggressione nei confronti delle condizioni di vita e dei diritti dei lavoratori (a partire dall'introduzione della legge Treu sul precariato) e lanciato l'Italia senza reti di protezione nell'avventura dell'euro; nel sostegno da parte del PD di Bersani, insieme alle destre berlusconiane, del governo della macelleria sociale di Monti, all'immissione del pareggio di bilancio in Costituzione e alla quasi totale cancellazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. La nostra Unità è di tutti coloro che si considerano alternativi al PD;

venerdì 6 giugno 2014

PECCATO!


Di Giandiego Marigo

(Questo sarebbe stato il testo dell'intervento che avrei fatto all'Assemblea dei Comitati Elettorali Pro TsipraS ae solo avessero reso possibile che ciò avvenisse ed invece come sempre si è deciso che fosse Roma e che, quindi, fosse una cosa per pochi ed addetti ai lavori)

Compagne, compagni
Si vede sin dalla scelta del luogo in cui si effettuerà quest'assemblea come, in realtà, la volontà di agire come si dovrebbe ancora manca.
I difetti congeniti, di nascita di questa lista, per molti versi entusiasmante e meravigliosa sono venuti fuori … subito, senza lasciare a nessuno il tempo di pensare o di godere più di tanto.
Quando nacque immediatamente come Sinistra Unita- AreA di Progresso e Civiltà lo dicemmo, ci sembrava stupido sostituire un verticismo con un altro, l'escamotage dei Garanti in realtà finiva d'essere la santificazione d'una forca caudina. Ma questo avvenne anche per l'incapacità, reale della base e dei movimenti di costituirsi come “Motore di quest'azione”, come gruppo di lavoro pensammo prima che avvenisse ad una lista con Syriza e Tsipras, ma l'ascolto che avevamo era scarso e la nostra voce debole … e comunque esistevano ed esistono canali preferenziali, frequentati dagli “intellettuali riconosciuti e dai politici di rango" che ci hanno in qualche modo esclusi allora ed anche ora. 
Non noi in quanto gruppetto di persone, ma in realtà il movimento, che è stato, come al solito consultato solo a decisioni prese e, diciamolo, che le prendono un gruppo di garanti auto-referenti piuttosto che una segreteria cambia davvero molto, ma molto poco.
Si è proseguito così, con forme incrociate di arroganza. Con Garanti che prendevano impegni a non essere effettivamente eletti che poi avrebbero rimangiato, ma tutto veniva tacitato in nome dell'unità necessaria e del 4% da raggiungere.

martedì 3 giugno 2014

Per l'unità della Sinistra: una proposta di metodo




Giudicare i risultati della lista Tsipras significa trovarsi nella 'classica' situazione in cui il bicchiere può apparire mezzo pieno o mezzo vuoto.
E' mezzo pieno perché la Sinistra in quanto tale – dopo sei anni e le sconfitte della Lista Arcobaleno e di Rivoluzione Civile – riguadagna autonomamente una rappresentanza istituzionale superando la soglia di sbarramento, perché è stata sostenuta dall'abituale ma sempre straordinario impegno del suo popolo di militanti e attivisti, perché ha saputo esprimere candidature di qualità e buone proposte politiche.
E' mezzo vuoto perché la soglia di sbarramento è stata superata di poche migliaia di voti nonostante il ricatto del voto utile fosse meno potente rispetto alle elezioni politiche e perché, se ha dovuto subire il boicottaggio e l'oscuramento dei grandi mezzi di informazione, questo era ampiamente scontato e non sono state trovate contromisure efficaci; perché – se sono attendibili le analisi pubblicate sui flussi elettorali – i voti alla lista sono arrivati fondamentalmente da SEL e da Rivoluzione Civile (leggi Rifondazione Comunista) e quasi impercettibile è stato l'appeal nei confronti dei milioni di cittadini di sinistra che scelgono l'astensione, i 5 Stelle o il PD; perché non ha nemmeno avviato la ricomposizione delle divisioni storiche della sinistra tra chi chiede di organizzare la resistenza alla dittatura liberista in atto in Italia ed in Europa e chi vuole condizionare il governo dall'interno, tra la sinistra dei movimenti e della società civile e quella dei partiti.

giovedì 14 luglio 2011

COMPAGNO?, AMICO?...SEMPLICE CONOSCENTE!










Di Giandiego Marigo per AreA

Premetto che Vendola ha smentito quello che La Repubblica ha pubblicato, al proposito delle sue dichiarazione sulla differenza lessicale e d' importanza fra i due termini “compagno” ed “amico”.
Il fatto che egli lo abbia detto o meno, in quel modo o in un altro però ha davvero scarsissima influenza e nulla importanza.
Quello che sinceramente mi ha colpito e lasciato basito è la reazione che questa ipotetica dichiarazione ha provocato nel popolo di quella che chiammammo “Sinistra”...ho voglia di piangere, ripensandoci...per il livello raggiunto.
É davvero questo l'importante...su questo decidiamo la differenza fra un'AreA di Progresso e Civiltà vera e una invece un po' Farlocca? Su questo intendiamo smarcarci dal centrismo, dal polulismo, dallincuicismo teorizzato e diffuso?
È con questi “altissimi” argomenti che finalmente affronteremo la questione del pensiero unico e della cultura dominante?
Desolante!
Un tempo la sinistra si divideva sul Compromesso Storico, sulla “Rivoluzione Culturale”, sulle medotiche di intervento in fabbrica, sulla centralità operaia...oggi litighiamo sui termini, sul vento, sullo svolazzare di una gonna e di una cravatta.
Un mio amico ha commentato un rimbrotto su questo argomento on line, dicendo “Sono preoccupato che disquisendo sui termini si lasci , in qualche modo, la rappresentanza della sinistra ai soli 'Urlatori' che così bene hanno contribuito sino ad oggi all'isolamento e che sono fra gli artefici della divisione strumentale operata con astuzia dal PD”.
Realistico devo dire, ma come uscirne se il livello è questo e se una parte di quella che chiamammo “sinistra” sembra attendere solo ed unicamente di raccattare bandiere e fare risse sui termini, mentre un'altra sembra preoccupata solo di recuperare immagine rimirandosi allo specchio e ribadendo la domada su chi sia “la più bella del reame?”.
Situazione complessa...mi ricorda l'abusatissima favola Zen dove il saggio indica la Luna e lo stolto fissa la sua attenzione sul dito.
Davvero, davvero vogliamo andare avanti così?
Questo è il nostro livello culturale?
Su queste basi pensiamo di creare alternativo, circuito e cultura? Su polemiche siffatte baseremo la rinascita di quella che chiamammo sinistra? O, per coloro che ancora stanno guardando il dito, ne difenderemo l'esistenza (del tutto ipotetica a questo punto).
Mentre le esigenze reali ci impongono un nuovo ascolto ed un nuovo racconto (a Nichi piacerebbe questa frase) noi perdiamo tempo, energie. Predisponiamo emozioni , rancori e bisticci su una questione di lana caprina.
Davvero abbiamo bisogno di questo?
L'essere altro dal sistema si misura sulla conservazione dei simboli? Si misura su bandiere e regole? Oppure nella pratica quotidiana di coportamenti alternativi. Nella diffusione,mediante esempio di modi e mode differenti ed asistemici? È davvero così fondamentale la definizione libresca del termine, la precisazione del percorso analitico...ed il riferimento alla pagina del tomo da cui ricaviamo queste certezze?
L'affermarsi dei movimenti variamente colorati degli ultimi tempi non ci ha insegnato nulla? Non possiamo essere semplicemente arcobalenici, creativi, altri, diversi, asistemici, alternativi...questo non può essere un buon inizio?
La domanda che ci dobbiamo porre è davvero se siamo “compagni” parola bellissima e piena di significato, profondissima, oppure “amici” altra parola stupenda e significativa che da sola può dare senso all'esistenza? È questo il problema? Se fossimo fratelli, sarebbe diverso?
Non è forse il significato che noi diamo alle parole il vero metro di confronto e non le parole in quanto tali?
Mentre noi ci “azzanniamo” su quest'altissima questione il potere fa passare la sua cultura, il suo programma, la sua visione...e noi, finalmente esauriti dalla tenzone gli opporremo un termine, forse e finalmente comune?
É questo il problema? È questa la strada. È davvero così importante il colore di una bandiera o lo è maggiormante la sostanza di cui sono costituite le idee?
Abbiamo tanto tempo da perdere? Se sì ditemelo perchè io non avevo quest'impressione.

venerdì 4 febbraio 2011

SINISTRA?


Di Marigo Giandiego

Mi rendo conto come non sia il caso di sovrapporsi ai pensatori autorizzati, a coloro che essendo professionisti del pensiero e della capacità conseguente del leggere il reale, pare abbiano diritto, inviolabile ed esclusivo a questo ruolo.
Tanto più dovrei tacere io ignorante ed incolto.
Non ho nemmeno frequentato l'Università se non come parte del grande movimento dei miei anni di gioventù.
Sono, però, amante delle Culture Alternative, quasi di principio e delle ragioni che le muovono, per cui suppongo, che proprio nella possibilità che io venga letto e, persino, ascoltato stia il senso, più profondo di tutto ciò che andrò dicendo.
La domanda che io voglio porvi e sottoporvi è “Perché Sinistra?” che esigenza esiste di porre questa istanza o anche solo di supporne e caldeggiarne l’esistenza?
Perché, quindi, in un momento in cui pare essere così poco di moda, tanto che persino un comico come Grillo (permettetemi l'ironia ne riconosco da sempre l'intelligenza e l'istinto) si premura di sanzionarne la morte clinica ed il superamento, cercarne il senso e la riproposizione?

mercoledì 29 dicembre 2010

NOME E COGNOME: AREA DI PROGRESSO E CIVILTA'



Di Giandiego Marigo

Ci vengono a raccontare un modernismo che non esiste. Attuano un vecchio programma massonico-piduista isolando e dividendo il sindacato ed ottenendo di fatto la estromissione della FIOM dalla FIAT.

Chiamano attentati lo scoppio di petardi, il lancio di uova o di frutta marcia, spacciano per violenza la spargimento di vernice.

In questo contesto il PD decide con figure di assoluta rilevanza della sua struttura dirigente, nelle persone di D'Alema, Marini e Fassino (al momento sono solo questi) di confermare la propria linea neo centrista appoggiando l'Accordo/Ricatto di Pomigliano e prendendo posizioni in chiaro appoggio a CISL e UIL e dimostrando chiarissimanente, per chi ne coltivasse il dubbio, da dove stia passando l'isolamento della FIOM e quale il prezzo che il Terzo Polo chiede al PD per anche solo pensare a nozze...o comunque ad un'idea pur vaga di convivenza (in questo senso ricorda la testa del Battista sebbene sia azzardato comparare Fini, Rutelli e Casini alla splendida Salomè)
A questo punto io chiedo ai Vendola, ai Di Pietro, ai Grillo ai compagni ed agli amici del Popolo Viola, agli amici dei Movimenti del NoRazzismoDay, dei Comitati Primo Marzo, agli amici del Movimento per l'Acqua e per la Difesa dei Beni Comuni, ai vari Movimenti Referendari, agli Uniti e Diversi, alla Società Civile.

Chiedo loro se valga la pena di continuare una relazione così inutile e pericolosa se sia il caso di considerare ancora tutto il corpo di questo partito nell'Area di Progresso e Civiltà e quale sia il peso che le scelte di questo Partito accollerebbero a tutti.

Un Partito, appunto, sin troppo chiaramente vocato al compromesso ed il cui unico interesse sembra essere la gestione del potere. Che accetta di svendere ogni premessa sull'altare di una condivisione culturale che lo avvicina sempre più a quello di cui, molto teoricamente, dovrebbe rappresentare l'alternativa, Sino all'ultimo sacrificio richiesto ed a quanto pare accettato La FIOM. Io vi chiedo se il continuare a riferirsi a questo Partito nella convinzione di poterlo spostare, influenzare, ricondurre a logiche di progressismo, non finisca con il trascinare tutta l'Area in un gorgo di non senso.
Moltissime volte, ho personalmente ripetuto e scritto che l'Area di Progresso e Civiltà si consolida sui suoi contenuti, sulle sue tematiche e sugli obbiettivi che pone e non sulle alchimie di alleanza e soprattutto non può accettare la politica della trattativa e del compromesso sulle questioni valoriali.

Non possiamo consegnare, per fare un'esempio, alla nostra gente un'idea di visioni variabili che oggi credono nelle energie rinnovabili , ma che domani potrebbero trattare sull'argomernto.

La nostra in questo caso non sarebbe una visione di mondo ed una proposta ma solo un'adattamento, definito Pragmatico all'esigenza di avvicinarsi alla greppia e non potremmo offenderci se ci quallificassero poi in base a questa necessità di governare piuttosto che alle notre idee ed alle proposte che facciamo.

Possiamo continuare a convincere il nostro popolo ripetendo slogan che si dimostrano privi di contenuti alla primissima prova, come possiamo costituire un'alternativa sull'unica base della propensione alla rinuncia della nostra visione...e sull'accetazione di quella proposta dalla cultura del Potere?

Come potremmo definirci alternativi a ciò che riteniamo l'unico mondo possibile? Ed ancora una volta perchè il nostro popolo dovrebbe appoggiarci se non proponiamo il mondo che essi immaginano e vedono.
Vi chiedo di crederci in quest'Area di Progresso e Civiltà, di proporla, rifiutando definitivamente le logiche della trattativa quotidiana...dell'inseguimento della poltrona e della difesa ad oltranza delle rendite di posizione accettando di essere quallo che siamo e di proporre il mondo e la visione che condividiamo e che costantemente viene fatta oggetto di compromesso e trattativa dal PD. In questo senso chiedo all'area di costituirsi a prescindere da questo Partito non rinnegandolo o chiudendogli ogni accesso, ma prescindendo semplicemente dalle sue logiche che sono Perdenti e che hanno dimostrato di esserlo non nella grammatica del politichese ma nella pratica delle sconfitte in serie.
Molto spesso io sentito ripetere che non si poteva prescindere dal PD, ma questo è sempre stato in un'ottica di alternanza e bipolare, in un'ipotesi di pronto rilancio e vittoria in una supposizione di tenuta del campo dell'alternativa culturale ed è proprio questo che io metto in discussione questo campo e questa tenuta.
Sono personalmente convinto che la sconfitta culturale, anche grazie a questa promiscuità e condivisione di una parte dello schieramento sia di portata molto più complessa ed ampia di quanto noi stessi non si abbia il coraggio di raccontarci.

A prescindere da antiche bandiere e vecchi vessilli, resta il fatto che il rinunciare ad una visione e ad un progetto per condividere quello del Potere è avocare e dimeticare, rinunciare al proprio retaggio, alla propria storia, al senso stesso del proprio percorso pur di ottenere un accesso al convitto internazionale delle forze ritenute accettabili democratiche...ed in qualche modo governative.

Sono convinto che le istanze di Quest'Area di Progresso e Civiltà debbano essere rappresentate a prescindere ed anche con il coraggio di porle ad ogni livello anche su di uno scenario più ampio ed internazionale. La comprensione della necessità di globalizzare il concetto di Area di Progresso fa parte delle priorità assolute per articolare e rendere importante questa proposta. Area di progresso e civiltà quindi in risposta alla grettezza del Mostro Pragma ed alla teorizzazione delle modulazioni dell'unico Mondo possibile e dell'unica cultura accettabile.

domenica 28 novembre 2010

AREA DI PROGRESSO E CIVILTA'



di Giandiego Marigo


Come definire questa nuova “santa alleanza” Veltroni-D'Alema, in funzione anti-Vendoliana?
Gli avvenimenti di Milano hanno diffuso il terrore nelle “alte sfere” del Partito Democratico, il sacro terrore dell'OPA(offerta pubblica d'acquisto)...la battuta sul tentativo di proporla ormai si sta facendo sempre più frequente nel Fraseggio della dirigenza del PD. Da D'alema appunto passando per Veltroni e Letta
Vi dirò la mia impressione, non richiesta, ma ve la dirò egualmente.
La possibilità che venga a definirsi un'Area di Progresso e Civiltà, diversa dal progetto Alchemico dei fondatori del PD a questi stessi fondatori non piace affatto ed è molto ingenuo pensare che la facilitiranno in qualsiasi maniera.
Di questa forma di ingenuità paiono, però spesso, peccare sia l'area Liberal che si raduna attorno ad IDV ma non di meno pare soffrirne quel che rimane dalle ceneri della Sinistra Critica.
Anzi le due tifoserie paiono porsi in cavalleresco antagonismo, confidando anche spesso sul medesimo bacino elettorale.
Essere convinti infatti dell'utilità di una vicinanza al PD in forma debole, cioè non partendo da un'area propria , forte e connotata culturalmente altro non può essere che una forma di annullamento oltre che una inutile speculazione teorica...sull'altare di un bipolarismo frainteso ed inesistente...per giunta.
Questa individuazione non modifica la necessità dell'unione dell'opposizione in chiave anti-berlusconiana, tutt'altro, solo definisce un metodo d'approccio necessariamente diverso. Pone diverse condizioni ad un'unità necessaria tale affermazione che spesso sembra essere presente in alcune intuizioni Vendoliane ed in alcune dichiarazioni di dirigenti FDS o dei movimentisti di IDV e dell'area Grillina
Esiste l'urgenza di definire un'Area e questo termine torna così spesso a tormentare ogni possibile definizione, quest'ultima non può essere identificata nel PD, che non la rappresenta e non la comprende anzi in qualche modo la osteggia. Tale area deve pesare nella descrizione dell'opposizione deve essere determinante nella proposta di un'alternativa, ma non compendiarsi con il PD ma porre le proprie condizioni sedere , lealmente al tavolo dell'opposizione e del futuro governo di questo paese ma senza annullarsi in un contenitore senza né capo né coda e senza senso qual'è, appunto, il PD.
Questa Zona di Luce esiste a livello embrionale, precisamente definita dalle iniziative dei movimenti e dal fronte per la difesa dei beni comuni. Costantemente rinnovata e mantenuta viva dai momenti di mobilitazione e lotta anti-berlusconiana, ma non solo, perchè sarebbe ben misera cosa una rivolta solo contro un'Imperatore per quanto degenerato e buffone.
Quest'Area è quella che da sempre ricerca l'alternativa, che pone l'attualità di un mondo differente da quello che viviamo. Un'area identificabile con i movimenti ecologisti, libertari e di rinnovamento anche spirituale, con i movimenti di decrescita e di liberazione dal signoraggio, che sappia proporsi una cultura altra da quella del potere, che sappia riconsegnare un sogno a coloro che questo sogno desiderano percorrere. A quell'enorme popolo di sconfortati di sfiduciati che ormai identificano la politica con il malaffare, la corruttela e gli interessi personali della casta.
In questo senso rinnovare costantemente un'OPA sul PD, senza definire una propria anima precedentemente è errore grave.
L'On. Letta sostiene al telegiornale che sia Di Pietro che Vendola l'abbiano meditata...ed anche Grillo, pur con intenti chiaramente provocatori ha accarezzato l'idea di invaderne pacificamente il corpo. Ci dissuade l'onorevole da proseguire nel tentativo, ancora una volta ponendo al centro il progetto del PD, come se davvero esistesse.
Mai però si è davvero pensato ad unificare, almeno negli intenti di rinnovamento queste aree laterali al maggior partito di opposizione, l'Amorfo ed impersonale contenitore.
In questo a mio, umilissimo, parere non si è appresa o non si è voluto farlo dai movimenti, dalle mobilitazioni, dalle grandi manifestazioni sino dalle divisione interne del fronte sindacale, la lezione fondamentale.
Quale?
Quella che esiste un Movimento Vero, che ha ancora capacità di mobilitazione, creative e teoriche e che questo movimento eccede e non si cura affatto del PD.
Accettare l'idea del centralismo dei Democratici è in qualche modo accettarne l'idea egemonica, che essi non sono assolutamente disposti a rinunciare, essendo l'unica idea che loro rimane e che unifica realmente il loro fronte.
Oggi io ritengo che l'Area di Progresso e Civiltà si debba porre a prescindere dal PD, non in modo antagonistico, ma preciso, senza farsi distrarre da logiche pragmatiche e numeriche...del tutto ipotetiche per altro e maturate in assenza di qualsiasi reale alternativa culturale.
Chi infatti oggi si sentirebbe di garantire il PD vincente? Un partito che non riesce a vincere nemmeno le primarie Milanesi e che affida i suoi successi all'arte, comunque, di scrivere le regole in proprio...chi potrebbe oggi garantire che in uno scontro diretto fra, per esempio, Bersani e Vendola in fase di primarie Bersani vincerebbe, ma se questo non avvennisse, come potremmo essere soddisfatti di questo e quale sarebbe il risultato se non quello di rendere impossibile qualsiasi unità? Davvero pensate che i centristi del PD sarebbero disposti ad un'unità siffatta? Ed ancora siamo così sicuri di vincere da non volere nemmeno considerare la possibilità che questa scelta della centralità del PD sia un tragico errore? Io credo che esista la necessità di riconoscere l'impellezza di questa ridefinizione. Mi è capitato spesso di ripetere in questi tempi che solo un'Area di Progresso e Civiltà forte e determinata potrebbe garantire la possibilità di un percorso di reale salvezza di questo Paese, perchè solo nel coraggio di un'alternativa reale e culturale, in una diversa proprosta di sviluppo e di relazione sta questa possibilità. Solo nella forza di quest'area e nella possibilità di trasformare il suo pensiero in Percorso di Progresso, in investimento per il futuro, in visione, solo in questo passa ogni capacità di rinascita e riscossa di questo paese prostrato dall'unico pensiero e dall'unico mondo possibile...che purtroppo anche parte del PD condivide.