"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 9 dicembre 2016

Renzi, il Referendum, il Popolo


Il NO al Referendum secondo Luca Peruzzi
Alcune considerazioni sulla vicenda referendaria e sull'esito del voto che ha visto una grande partecipazione popolare ed uno straordinario 59% di NO alla manomissione della Costituzione.

Gli obiettivi della deforma costituzionale di Renzi. La prima cosa da chiarire è il senso e la direzione del percorso di “riforma istituzionale” promosso da Matteo Renzi accelerando e mettendo in atto quanto avviato su sollecitazione di Giorgio Napolitano all'inizio di questa legislatura (il Presidente della Repubblica che sostituiva al ruolo di Garante della Costituzione quello di manipolatore degli equilibri istituzionali, con la commissione di saggi e l'iniziale progetto di poter modificare la Costituzione scavalcando l'articolo 138 che ne regola le procedure di revisione). Il quadro generale è quello della caduta verticale di credibilità e di legittimazione popolare delle cosiddette Istituzioni democratiche (in Italia come nelle altre “democrazie” liberali dell'Occidente) e contemporaneamente della richiesta ultimativa del Grande Capitale di rimuovere lacci e lacciuoli che ostacolano o impediscono di cogliere pienamente le occasioni di profitto (diritti sociali e dei lavoratori, economia in mano pubblica, difesa dell'ambiente). La risposta dell'Establishment alla crisi della Politica e di consenso dei governi “amici”, tanto più forte quanto più si diffonde la consapevolezza che questi sono unicamente al servizio degli interessi del Potere Economico e non del Bene Comune, si è esplicitata seguendo due direttrici: da un lato utilizzando l'arma della paura (il terrorismo, la guerra, il fallimento finanziario dello Stato) e dall'altro attivando gli strumenti dell'ingegneria costituzionale ed elettorale per restringere gli spazi della rappresentanza democratica in nome della governabilità. Mentre sullo sfondo resta drammaticamente aperta, extrema ratio perché in palese contraddizione con l'ideologia della libertà assicurata solo dai mercati, l'opzione della dittatura poliziesca. In questo contesto il tentativo di Renzi e della sua cricca è stato il tentativo di soddisfare (e utilizzare) le richieste del Grande Capitale per assicurarsi il dominio sull'Italia per i prossimi vent'anni. Il cronoprogramma predisposto da Renzi testimonia la logica del suo disegno: approvazione con referendum della schiforma/deforma costituzionale e subito dopo al voto con l'Italicum per diventare, grazie al premio di maggioranza e all'azzeramento dei contrappesi istituzionali, il Padrone incontrastato del Paese. Un progetto da giocatore d'azzardo che cerca di far saltare il banco e portar via tutta la posta sul tavolo. Ed anche un progetto rispondente ad una logica banditesca in cui si cerca di fregare i vecchi sodali (il Berlusconi del patto del Nazareno) scappando con il bottino senza dividerlo con nessuno. Il Piano B, una volta che l'eventualità della bocciatura della deforma diventava sempre più probabile, era quello di minimizzare la sconfitta attribuendosi comunque il ruolo di forza maggioritaria del "cambiamento". Per raggiungere questi obiettivi Renzi le ha tentate tutte senza rispettare alcun dovere di lealtà istituzionale: la sovrapposizione del ruolo di "Costituente" e di Presidente del Consiglio, il quesito fuorviante sulla scheda referendaria, la data del referendum stabilità in funzione delle proprie opportunità di propaganda, le manovre (assai opache tanto per usare un eufemismo) per conquistare il voto degli italiani all'estero, l'utilizzo della legge di stabilità per acquisire consenso, l'endorsement di giornalacci, vip e dei potenti della Terra, l'occupazione - come nemmeno Berlusconi era riuscito a fare - della Rai e la saturazione delle tv, l'utilizzo di temi spudoratamente populistici (“se vuoi ridurre i politici vota si”) mentre nel contempo si attribuiva il ruolo di argine all'antipolitica e al populismo, l'insulto sistematico ai sostenitori del NO, la prefigurazione (il ricatto) dello scenario minaccioso dell'avvento di barbari, locuste, tecnici, troike e default dello Stato in caso di mancata vittoria del si, la falsa e ipocrita contestazione della Merkel e della Commissione Europea sui vincoli di bilancio. Tutto questo andava a sommarsi all'originario e insanabile vizio d'origine della deforma Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini: il fatto di essere stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ed in cui alla maggioranza dei voti in Parlamento non corrispondeva nemmeno lontamente una maggioranza di voti nel Paese.

lunedì 18 aprile 2016

Referendum: se tredici milioni di voti vi sembrano pochi


Renzi e le trivelle by Luca Peruzzi
I numeri

Voti per l'abrogazione delle norme sulle trivelle:      13.334.754
Voti di Renzi alle Europee del 2014:                          11.202.231

Sarebbe servito un miracolo per raggiungere il quorum nel referendum sulle trivelle, cioè quel cinquanta per cento più uno necessario a rendere efficace sul piano legislativo la volontà espressa dai cittadini. Un miracolo pensando all'Italia della passività e dell'ignavia ma anche della disperazione e della sfiducia e tenendo conto del mancato accorpamento con le amministrative, della disinformazione profusa a piene mani dai giornalacci e dalle tv di regime a cominciare dalla Rai renziana (certe trasmissioni di Rai 3 in cui si affermava che si votava solo in nove regioni rappresentano veri e propri “casi criminali di scuola”), dal punto di partenza rappresentato dal fatto che ormai 3-4 italiani su 10 non vanno più a votare in qualsivoglia elezione  e sul quale i fautori del No hanno fondato la propria campagna per l'astensione, dalla marginalità sostanziale del tema oggetto del referendum (la proroga automatica alla scadenza delle concessioni già in essere per l'estrazione di gas e petrolio, nei tratti di mare entro le dodici miglia), dal fatto che i cittadini delle regioni che non si affacciano sul mare non si sono sentiti (egoisticamente) coinvolti nella questione. Vale la pena ricordare che per il raggiungimento del quorum (invertendo una tendenza che durava da molti anni) nei referendum del 2011 che riguardavano oltre che l'acqua pubblica anche il nucleare ebbe un impatto fondamentale la tragedia di Fukushima in Giappone verificatasi poco tempo prima. E comunque i referendum sulla questione trivelle erano stati già vinti nel momento in cui, con l'ultima legge di stabilità, il governo Renzi aveva abrogato la possibilità di nuove concessioni entro le 12 miglia proprio per non doversi confrontare con i cittadini su quella sciagurata decisione.

martedì 14 giugno 2011

QUORUM

(immagine tratta da eliotropo)


di Giandiego Marigo

Arrivano i dati e sono confortanti. abbiamo vinto, la coscienza d'essere popolo sovrano ha fatto un passo avanti,ha imposto il senso del suo esistere.
Ho detto molte volte tutta la mia vergogna di essere parte di questo popolo connivente, oggi, pare persino doveroso, affermare, per contro, tutto l'orgoglio di fare parte di questa reazione popolare.
Mentre scrivo appare palese, ogni attimo più chiaramente che l'ottenimento del Quorum corrisponda alla vittoria referendaria, anche se, al momento, di spoglio e di percentuali di voto non si è ancora iniziato a parlare.
Abbiamo posto il primo mattone di un nuovo tempio, mi si passi la metafora biblica, costruito sulla base del coinvolgimento e della partecipazione.


Ed è questo il dato più rilevante, la sostanza di cui questi referendum sono composti ed il modo in cui il percorso dei comitati referendari si è svolto.
Oggi gli amici dell'imperatore, gracchianti o meno che siano, s'arrampicano sui vetri mentre trapelano percentuali di adesione sempre più bulgare, anche ai veri e propri quesiti referendari.
I giullari ed i lanzichenecchi s'inventano modulazioni sull'emotività legata agli avvenimenti di Fukushima, dimenticando ed ignorando che sull'Acqua sembra esserci l'adesione e la vitttoria più smaccata.
Molti oggi innalzeranno peana e cantici oggi tutti, chi più o chi meno s'attribuiranno meriti, ma è la società civile e la sua “indignazione” l'unico e vero interprete di questo racconto. Non politici di grido,non leader designati o acclamati, nulla di tutto questo.
Silenziosi comitati...gente “normale” che con abnegazione ha scelto la strada della partecipazione e della democrazia diretta.
Tutto questo rientra in un “sommovimento” che sempre più ci appare globale e che parecondurre un “risveglio collettivo", un bisogno di uguaglianza e di pulizia che sembra , finalmente universale.
La lotta alla corruzione, il sogno e l'esigenza di un mondo altro diverso da quello disegnato dal potere appare sempre più chiara ed emerge, nonostante ogni tentativo di ipnosi , di controllo, di repressione.
Non si può non pensare in questo momento alla Spagna, alla Grecia, al vicino Medio Oriente.
Sarebbe sciocco e stolto...davvero impolitico non rilevare il dato di questo sdegno civico e globale, non percepire il senso che quest'onda ci porta.
!La stoltezza è pane moltissimo venduto e consumato in questo paese è, spesso, il senso ultimo dell'agire politico dei nostri geniali “statisti”.
Questi quesiti referendari ci servono su di un piatto d'argento una base comune.
Chiunque ignorerà questo dato sarà condannato alla dimenticanza, mentre questa precisa volontà ci segnala lo spasmodico bisogno di “mondo nuovo” che caratterizza i reali bisogni di questo popolo.
Esigenza non sempre completamente consapevole, spesso avvolta e nascosta dietro ad una montagna di distrazioni mediatiche, spessissimo deviata “culturalmente” ed artatamente, verso mille falsi obbiettivi, ma presente, fortissima.
Il lavoro comincia oggi!
Da questa vittoria,da questa affermazione di “volontà popolare e di sovranità”, che dovremo proteggere e preservare da ogni nsinuazione e da ogni uso strumentale.
Perchè ci proveranno...lo stanno già facendo, come fanno sempre. Tutti hanno vinto nessuno ha perso...ognuno si ascrive la sua parte di gloria e merito e le medaglie al valore vanno ad un tanto al chilo.
Abbiamo parlato di cose serissime!
Sono satate messe in campo le premesse, alcune anche se non tutte, che delimitano l'Area di Progresso e Civiltà.
Ora vanno elaborati comportamenti, culture, modi e mode. Ora dobbiamo proporre “la visione”.
Perchè questo paese ne ha tremendamente bisogno e solo la partecipazione ed il controllo democratico, solo il continuo esserci e contare potrà evitare che tutto questo si trasformi in una semplice e vuota “sostituzione”.
Cambiare un autista non modifica il mezzo sul quale viaggiamo e nemmeno l'obbiettivo verso il quale dirigiamo.
Diciamoci anche che non è “generalizzato” questo spirito, bensì modulato in diversi toni.
Nello stesso fronte referendario , molti , artisti dell'equilibrio pragmatico e praticanti della condivisione culturale stanno già meditando i correttivi che permettano di non modificare affatto la linea di pensiero che sottende questo territorio dove loro “sguazzano e sopravvivono".
Ed è di questo territoro che stiamo parlando quando discutiamo di cambiamento, quando teorizziamo e parliamo di democrazia diretta e società civile...manteniamo altolo spirito dei comitati referendari, non concediamo ai “professionisti della politica inciuciona” una vittoria che non gli appartiene. Molte volte abbiamo peccato di questa disattenzione e molti “movimenti” abbiamo loro donato.


Siamo vigili! Perchè il politico inciucione si annida anche nei nostri pressi, pronto a trasformare un successo di popolo nella base di un compromesso...più o meno storico.
Pacifici e non violenti ma non meno che decisi e radicali...perchè chiedere che sia realizzata una visione di mondo non è reato anzi è cosa buona e giusta.
Cosa spiritualmente alta.

Lo spirito sia quello che mosse i primi passi, quello che scelse diversi colori per esprimersi e che decise d'essere multicolore, quello che fissò la sua attenzione sui contenuti piuttosto che sui contenitori.


Quello che non chiese altro che non fosse il rispetto del dettato costituzionale.


Quello che si qualificò , sempre, come pacifista e non violento.
Quello che al dito indicante preferì la luce della Luna.

sabato 11 giugno 2011

Il punto. Il significato politico dei referendum del 12 e 13 giugno.

I referendum del 12 e 13 giugno possono essere visti da tre diverse angolazioni politiche e da tutte e tre si conferma e rafforza la convinzione della necessità di andare a votare e votare 4 SI.

Anzitutto c'è il merito delle materie oggetto di referendum. Una questione di vita e di morte dice giustamente Adriano Celentano. Non è un paradosso, non è una metafora dire che è un questione di vita e di morte il nucleare. Ce lo dicono Chernobil e Fukushima. Ce lo dicono le statistiche che evidenziano l'incidenza di leucemie e cancri per coloro che vivono in prossimità di una centrale nucleare. Ce lo dicono gli incidenti di Three Mile Island e la miriade di 'piccoli' guasti delle centrali nucleari francesi che attestano i rischi sempre incombenti che derivano da questa modalità di produzione dell'energia. L'Italia è uno dei paesi più industrializzati ed a più elevata tecnologia nel mondo (anche se sul nucleare deve affidarsi ai francesi) ma è anche il paese del Vajont, di Seveso, della Stazione di Viareggio, della Moby Prince, di San Giuliano di Puglia, della residenza universitaria dell'Aquila, del poligono di tiro di Quirra in Sardegna, cioè di tutti quei casi in cui l'imperizia, la superficialità, il prevalere di interessi criminali e di disprezzo per la vita umana ha prodotto morte e dolore.
Un incidente nucleare determinerebbe non solo un numero di vittime ancora più insostenibile ma avrebbe conseguenze illimitate nel tempo. Nucleare da respingere dunque perché pericoloso e costoso tanto più in un Paese a rischio sismico come l'Italia, perché anche la materia prima per le centrali – l'uranio – è in via di esaurimento, perché determinerebbe una dipendenza tecnologica dai costruttori francesi (e gli americani sospettavano, a leggere i cablo di wikileaks, che le scelte del governo italiano fossero state influenzate da pratiche corruttive), perché aprirebbe il problema fin qui insoluto (e fonte di ulteriori costi e rischi) dello stoccaggio delle scorie nucleari, perché offrirebbe al terrorismo un bersaglio terribile e da ciò deriverebbe inevitabilmente un'involuzione repressiva e militarizzata nella gestione dell'ordine pubblico, perché perpetuerebbe la logica di pochi padroni del rubinetto dell'energia a cui sarebbero costretti a rivolgersi gli utenti. Rifiutare oggi il nucleare significa predisporsi nei prossimi decenni, senza compromettere il futuro con scelte obsolete e finanziariamente insostenibili, a sostituire le fonti di energia di natura fossile attraverso la ricerca, il risparmio energetico, lo sviluppo delle energie rinnovabili distribuite sul territorio e accessibili a tutti. Sviluppando tecnologie, nuove imprese e nuovo lavoro, efficienza in linea con il programma europeo del 20-20-20 (cioè venti per cento in meno di riduzione di gas serra, 20 per cento di risparmio energetico, 20 per cento di approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili) entro il 2020.

venerdì 10 giugno 2011

Referendum del 12 e 13 giugno: istruzioni per l'uso.

Mancano poche ore a un voto sui quesiti referendari per tutelare diritti (aria, acqua, giustizia) che non sono di un partito o di una parte politica ma riguardano tutti i cittadini italiani.
E' importante un ultimo sforzo di sensibilizzazione da parte di quanti hanno a cuore il nostro futuro e quello delle nuove generazioni.
Di seguito alcune informazioni utili sui referendum che possono essere inoltrate ad amici, parenti e conoscenti.
Attiviamoci tutti per il cambiamento.

Ivan Rota
Responsabile Organizzazione IdV


Referendum 12 e 13 Giugno 2011


Una scheda com­pleta sui quat­tro que­siti re­fe­ren­dari del 12 e 13 Giu­gno 2011, che ri­guar­dano: il le­git­timo im­pe­di­mento, la pri­va­tiz­za­zione di fatto dell’acqua pre­vi­sto dal de­creto “Ron­chi” (due que­siti) e il ri­torno all’energia nucleare.


Cosa sono i referendum

Il re­fe­ren­dum è uno stru­mento di eser­ci­zio della so­vra­nità po­po­lare, san­cita all’articolo 1 della Co­sti­tu­zione della Re­pub­blica Ita­liana, e l’esito re­fe­ren­da­rio è una fonte del di­ritto pri­ma­ria che vin­cola i le­gi­sla­tori al ri­spetto della vo­lontà del po­polo. Sono quat­tro le ti­po­lo­gie di re­fe­ren­dum con­tem­plate dalla Co­sti­tu­zione italiana:
  • il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge,
  • quello sulle leggi co­sti­tu­zio­nali e di re­vi­sione costituzionale,
  • quello ri­guar­dante la fu­sione di re­gioni esi­stenti o la crea­zione di nuove regioni,
  • quello ri­guar­dante il pas­sag­gio da una Re­gione ad un’altra di Pro­vince o Comuni.
Il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge (ar­ti­colo 75) si uti­lizza come so­lu­zione per abo­lire una legge già esi­stente o parte di questa.


De­scri­zione breve dei re­fe­ren­dum del 12 e 13 giu­gno 2011

  • Il 12 e 13 giu­gno 2011 i cit­ta­dini ita­liani sono chia­mati ad espri­mere il pro­prio voto su 4 que­siti referendari.
  • L’elettore, per vo­tare, deve esi­bire al pre­si­dente del seg­gio la tes­sera elet­to­rale ed un do­cu­mento di riconoscimento.
  • L’elettore ri­ceve da un com­po­nente del seg­gio 4 schede di di­verso colore:
  • Il voto “SI”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di abro­gare la nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.
  • Il voto “NO”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di man­te­nere la vi­gente nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.



Quando si vota

Le ope­ra­zioni di voto si svolgono:
Do­me­nica 12 giu­gno 2011, dalle 8:00 alle 22:00
e
Lu­nedì 13 giu­gno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.
Se­condo legge po­te­vano es­sere svolti tra il 15 aprile e il 15 giu­gno, ma i re­fe­ren­dum abro­ga­tivi sono stati in­fine fis­sati per il 12 e 13 giu­gno, quindi senza unire il voto con le ele­zioni am­mi­ni­stra­tive del 15–16 maggio.
Tale scelta è stata cri­ti­cata quale enorme spreco di de­naro pub­blico e come ten­ta­tivo di non far rag­giun­gere il quo­rum ai re­fe­ren­dum. Un ten­ta­tivo di boi­cot­tag­gio. In­fatti se non an­dranno a vo­tare il 50% + 1 de­gli aventi di­ritto i re­fe­ren­dum non sa­ranno validi.
referendum
Il Mi­ni­stro de­gli In­terni Ro­berto Ma­roni (della Lega di “Roma la­drona”) ha scelto per la di­vi­sione delle due con­sul­ta­zioni. Di fatto que­sta de­ci­sione co­sterà alle casse dello stato, come evi­den­ziano al­cune stime ri­por­tate dalla stampa, uno spreco di 400 mi­lioni di euro in più ri­spetto ad un ipo­te­tico ac­cor­pa­mento delle ele­zioni am­mi­ni­stra­tive col referendum.



Dove si vota

Gli elet­tori de­vono vo­tare nel pro­prio Co­mune di re­si­denza, nella se­zione elet­to­rale in­di­cata sulla prima fac­ciata della tes­sera elettorale.



Re­fe­ren­dum, in campo la so­cietà ci­vile: Quat­tro sì per cam­biare l’Italia

È im­por­tante – il 12–13 giu­gno – rag­giun­gere il quo­rum di 25 mi­lioni di vo­tanti ai Re­fe­ren­dum e sce­gliere il SI a tutti i que­siti. È un voto che può porre al­cuni li­miti a un mo­dello di svi­luppo in­so­ste­ni­bile, che ignora i co­sti am­bien­tali, so­ciali e i beni co­muni, e a un po­tere po­li­tico che cal­pe­sta giu­sti­zia e democrazia.
Un suc­cesso dei SI al Re­fe­ren­dum co­strin­ge­rebbe la po­li­tica – sia del go­verno che dell’opposizione – a fare i conti con la vo­lontà dei cit­ta­dini. L’impegno delle mo­bi­li­ta­zioni so­ciali non si li­mi­te­rebbe a ma­ni­fe­sta­zioni fi­nora ina­scol­tate, ma can­cel­le­rebbe al­cune delle peg­giori leggi in­tro­dotte dal governo.
[ Leggi an­che: la lettera-appello di Adriano Ce­len­tano con­tro il nu­cleare, con­tro la priva­tizzazione dell’acqua, con­tro il le­git­timo im­pe­di­mento. Con il vi­deo di Adriano Ce­len­tano tra­smesso du­rante An­no­zero ]



domenica 8 maggio 2011

Per rompere la congiura del silenzio: una maglietta per i referendum.

Per cambiare. Appello per i Referendum del 12-13 giugno


Il web, le manifestazioni, i banchetti, i flash mob, gli appelli degli intellettuali non sono sufficienti ad informare tutti i cittadini laddove la comunicazione politica passa ancora fondamentalmente attraverso le televisioni, le stesse televisioni controllate dal regime.
L'idea di esporre le bandiere dell'acqua sui balconi o sulle automobili si scontra anche con la naturale paura di poter veder messi in pericolo i beni materiali a cui gli italiani tengono di più.
Ci sarebbe però un modo per segnalare e ricordare a tutti i cittadini lo svolgimento dei referendum: realizzando una maglietta con un messaggio chiaro e sintetico che le persone di buona volontà dovrebbero indossare (siamo in primavera) in giro per le città e i paesi, sui mezzi pubblici e al lavoro, in chiesa o in discoteca, facendo la spesa o a scuola.
Centomila magliette (o, perché no?, un milione) per avvisare e allertare capillarmente, anche in sole due o tre settimane, tutti i cittadini.


lunedì 2 maggio 2011

Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"


E' un'intervista, fatta al più importante scienziato italiano, il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, da Giovanni Valentini su Repubblica più di tre anni fa. Assolutamente da rileggere in questa epoca di menzogne, di esperti falsi o in mala fede che si fanno apparire in tv, di tentativi di scippo dei referendum.Fonte: http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/rubbia-solare/rubbia-solare.html
di GIOVANNI VALENTINI


<B>Rubbia: "Né petrolio né carbone<br>soltanto il sole può darci energia"</B>
Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli
GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana. 

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica. 

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle. 

venerdì 4 febbraio 2011

Avvio ufficiale alla Campagna Referendaria "2Sì per l'Acqua Bene Comune"


Roma, Mercoledì 2 febbraio 2011, Comunicato Stampa Comitato Referendario: Stefano Rodotà, Padre Alex Zanotelli, Paolo Carsetti e Margherita Ciervo




IL LOGO:
http://www.referendumacqua.it/component/content/article/55.html


Referendum per l'acqua pubblica, al via la campagna
ROMA – Il logo della campagna referendaria è stato scelto online da oltre diecimila persone, le firme raccolte in due mesi sono state oltre un milione quattrocentomila. È una grande mobilitazione nazionale quella che si muove intorno al referendum sull’acqua bene comune. Il popolo dell’acqua ha appena lanciato la campagna “2 sì per l’acqua bene comune” in vista della chiamata alle urne dei cittadini per esprimersi contro la privatizzazione dell’acqua. Due quesiti su tre sono stati accettati dalla Corte Costituzionale e quindi l’obiettivo del comitato referendario è di arrivare a una ri-pubblicizzazione dei servizi idrici che mandi in soffitta la legge Ronchi.
Accorpare la data del referendum a quella delle elezioni amministrative previste per metà maggio e una moratoria sul decreto Ronchi che blocchi le privatizzazioni già in corso in attesa dell’esito della consultazione popolare: sono questi i due obiettivi immediati del comitato. La campagna verrà autofinanziata dai cittadini a sottoscrizione e i soldi saranno restituiti ai donatori una volta ottenuto il rimborso elettorale. Il calendario delle iniziative prevede i banchetti per l’autofinanziamento nelle principali piazze italiane il 5 e 6 febbraio, un Festival dell'acqua a San Remo programmato nella città ligure negli stessi giorni del Festival della canzone italiana, mentre al carnevale di Viareggio ci sarà un carro sull’acqua bene comune. L’appuntamento più importante resta la manifestazione nazionale prevista per il 26 marzo a Roma.
“E’ stato un successo straordinario per la raccolta di firme e per la partecipazione democratica dei cittadini, con una coalizione che va dalle parrocchie ai centri sociali” ha detto Paolo Carsetti del Comitato referendario ‘2 sì per l'acqua bene comune’ nell’ambito della conferenza stampa di presentazione alla Federazione nazionale della stampa italiana. Carsetti ha lanciato l’allarme sulla riforma dei servizi pubblici locali annunciata in questi giorni da Palazzo Chigi. “Diciamo al governo che non vogliamo vederci scippare questo referendum con una riforma che mescoli le carte in tavola – ha detto ai giornalisti –, lo stato italiano ha scelto la privatizzazione dell’acqua e ora non può ingannare i cittadini con una falsa riforma”. Gli altri due punti della campagna sono spiegati sempre da Carsetti: “Nel milleproroghe va rispettata la moratoria sul decreto Ronchi, perché non si può fare il referendum quando l’acqua è già stata privatizzata – ha sottolineato – in più chiediamo l’accorpamento con le amministrative: perché gli elettori dovrebbero recarsi per due volte alle urne in poco tempo?”
A denunciare i tanti falsi miti che nascondono gli interessi delle multinazionali sull’acqua è Margherita Ciervo del comitato referendario. “E’ una grande mistificazione dire che la direttiva europea prevede l’obbligo di privatizzazione – ha detto Ciervo –, è falso che la privatizzazione apre alla concorrenza e quindi a un abbassamento delle tariffe e al miglioramento dei servizi, dalle esperienze già in atto abbiamo visto esattamente il contrario perché l’acqua è un monopolio naturale e il prezzo è deciso da chi detiene il monopolio”.

Per saperne di più:
http://www.referendumacqua.it/
http://www.acquabenecomune.org/