"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 9 dicembre 2016

Renzi, il Referendum, il Popolo


Il NO al Referendum secondo Luca Peruzzi
Alcune considerazioni sulla vicenda referendaria e sull'esito del voto che ha visto una grande partecipazione popolare ed uno straordinario 59% di NO alla manomissione della Costituzione.

Gli obiettivi della deforma costituzionale di Renzi. La prima cosa da chiarire è il senso e la direzione del percorso di “riforma istituzionale” promosso da Matteo Renzi accelerando e mettendo in atto quanto avviato su sollecitazione di Giorgio Napolitano all'inizio di questa legislatura (il Presidente della Repubblica che sostituiva al ruolo di Garante della Costituzione quello di manipolatore degli equilibri istituzionali, con la commissione di saggi e l'iniziale progetto di poter modificare la Costituzione scavalcando l'articolo 138 che ne regola le procedure di revisione). Il quadro generale è quello della caduta verticale di credibilità e di legittimazione popolare delle cosiddette Istituzioni democratiche (in Italia come nelle altre “democrazie” liberali dell'Occidente) e contemporaneamente della richiesta ultimativa del Grande Capitale di rimuovere lacci e lacciuoli che ostacolano o impediscono di cogliere pienamente le occasioni di profitto (diritti sociali e dei lavoratori, economia in mano pubblica, difesa dell'ambiente). La risposta dell'Establishment alla crisi della Politica e di consenso dei governi “amici”, tanto più forte quanto più si diffonde la consapevolezza che questi sono unicamente al servizio degli interessi del Potere Economico e non del Bene Comune, si è esplicitata seguendo due direttrici: da un lato utilizzando l'arma della paura (il terrorismo, la guerra, il fallimento finanziario dello Stato) e dall'altro attivando gli strumenti dell'ingegneria costituzionale ed elettorale per restringere gli spazi della rappresentanza democratica in nome della governabilità. Mentre sullo sfondo resta drammaticamente aperta, extrema ratio perché in palese contraddizione con l'ideologia della libertà assicurata solo dai mercati, l'opzione della dittatura poliziesca. In questo contesto il tentativo di Renzi e della sua cricca è stato il tentativo di soddisfare (e utilizzare) le richieste del Grande Capitale per assicurarsi il dominio sull'Italia per i prossimi vent'anni. Il cronoprogramma predisposto da Renzi testimonia la logica del suo disegno: approvazione con referendum della schiforma/deforma costituzionale e subito dopo al voto con l'Italicum per diventare, grazie al premio di maggioranza e all'azzeramento dei contrappesi istituzionali, il Padrone incontrastato del Paese. Un progetto da giocatore d'azzardo che cerca di far saltare il banco e portar via tutta la posta sul tavolo. Ed anche un progetto rispondente ad una logica banditesca in cui si cerca di fregare i vecchi sodali (il Berlusconi del patto del Nazareno) scappando con il bottino senza dividerlo con nessuno. Il Piano B, una volta che l'eventualità della bocciatura della deforma diventava sempre più probabile, era quello di minimizzare la sconfitta attribuendosi comunque il ruolo di forza maggioritaria del "cambiamento". Per raggiungere questi obiettivi Renzi le ha tentate tutte senza rispettare alcun dovere di lealtà istituzionale: la sovrapposizione del ruolo di "Costituente" e di Presidente del Consiglio, il quesito fuorviante sulla scheda referendaria, la data del referendum stabilità in funzione delle proprie opportunità di propaganda, le manovre (assai opache tanto per usare un eufemismo) per conquistare il voto degli italiani all'estero, l'utilizzo della legge di stabilità per acquisire consenso, l'endorsement di giornalacci, vip e dei potenti della Terra, l'occupazione - come nemmeno Berlusconi era riuscito a fare - della Rai e la saturazione delle tv, l'utilizzo di temi spudoratamente populistici (“se vuoi ridurre i politici vota si”) mentre nel contempo si attribuiva il ruolo di argine all'antipolitica e al populismo, l'insulto sistematico ai sostenitori del NO, la prefigurazione (il ricatto) dello scenario minaccioso dell'avvento di barbari, locuste, tecnici, troike e default dello Stato in caso di mancata vittoria del si, la falsa e ipocrita contestazione della Merkel e della Commissione Europea sui vincoli di bilancio. Tutto questo andava a sommarsi all'originario e insanabile vizio d'origine della deforma Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini: il fatto di essere stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ed in cui alla maggioranza dei voti in Parlamento non corrispondeva nemmeno lontamente una maggioranza di voti nel Paese.

domenica 19 ottobre 2014

Grillo: non è questo il momento di un Comitato di Liberazione Nazionale?





Francamente mi hanno stancato e comunque mi annoiano le polemiche e le discussioni (un tempo le avremmo etichettate da bar, oggi possiamo definirle da social network) su questa o quella dichiarazione di Grillo o di qualcuno dei suoi, anche quelle non infrequenti con un retroterra ideologico destrorso.
Personalmente preferisco attenermi alla concreta e cruda realtà dei fatti.

Il primo fatto. Oggi in Italia abbiamo, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, una maggioranza politica PD-PDL, il Renzusconi, la cui missione è quella di rendere il nostro Paese perfettamente funzionale agli interessi predatori del grande capitale internazionale ed italiano.
Per attuare questa missione è necessario rovesciare completamente (o comunque portare radicalmente a compimento e senza più mediazioni le 'riforme' iniziate da Berlusconi e dal centrosinistra) la natura della democrazia italiana così come disegnata nella nostra Costituzione eredità della resistenza antifascista.

giovedì 24 luglio 2014

L'informazione marcia e l'assoluzione di Berlusconi per il caso Ruby




Dagospia definisce i quotidiani in mano ai grandi poteri economici i “giornaloni marci”. Ed in effetti non si può non condividere questo giudizio se si guarda a come vengono presentati e trattati i fatti che riguardano la vita italiana e le più importanti vicende internazionali (a partire dal genocidio perpetrato dai sionisti contro i palestinesi a Gaza).
L'assoluzione di Berlusconi (in un procedimento peraltro che dovrà ancora passare per la Corte di Cassazione) nel caso Ruby (dalle accuse di aver avuto rapporti a pagamento con una prostituta minorenne e di aver 'costretto' un pubblico funzionario ad affidare la ragazza trattenuta in questura ad una persona di sua fiducia) è certamente un piccolo fatto ma emblematico di come certa stampa e certa politica tratti le notizie.
E' un piccolo fatto perché di tutte le inchieste ed i procedimenti giudiziari che ha affrontato e sta affrontando Berlusconi è quello probabilmente con meno rilevanza politica. E' emblematico per come si tenta fraudolentemente di far passare l'assoluzione in questo singolo procedimento giudiziario come la riabilitazione politica di Berlusconi e la sua legittimazione a nuovo Padre Costituente per sovvertire, in accordo con il PD di Renzi e in ossequio alla regia di Giorgio Napolitano, la Carta Fondamentale eredità della Resistenza antifascista.
Facendo affidamento su di un'opinione pubblica distratta e di poca memoria si tratta di un'operazione politica di disinformazione talmente disonesta da far venire i brividi e lasciare basiti e si accoppia, pur su di un piano di ben altra gravità, con il tentativo di far credere che le centinaia di civili, ed in particolare di bambini, assassinati dall'esercito di Israele a Gaza costituiscano la conseguenza inevitabile del diritto a difendersi da parte di Israele dall'aggressione (in realtà condotta con razzi inoffensivi) di Hamas.

venerdì 11 luglio 2014

Renzi e Berlusconi: il gatto e la volpe



Patto Renzi-Berlusconi, il modello “super-premier” senza opposizione

Le riforme in 10 punti: dall'Italicum all'elezione del capo dello Stato, passando per informazione e immunità parlamentare; se il pacchetto istituzionale passerà diventa quasi certa la "svolta autoritaria" paventata dai giuristi di Libertà e Giustizia, senza più opposizione nè controlli

Unendo i puntini delle varie riforme vaganti tra governo e Parlamento, costituzionali e ordinarie, ma anche di certe prassi quotidiane passate sotto silenzio per trasformarsi subito in precedenti pericolosi, come le continue interferenze del Quirinale nell’autonomia del Parlamento, della magistratura e della stampa, viene fuori un disegno che inquieta. Una democrazia verticale, cioè ben poco democratica: sconosciuta, anzi opposta ai principi ispiratori della Costituzione, fondata invece su un assetto orizzontale in ossequio alla separazione e all’equilibrio dei poteri. Ce n’è abbastanza per dare ragione all’allarme inascoltato dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria”.

martedì 8 luglio 2014

Dopo le elezioni politiche Grillo ha sbagliato tutto!




Dopo le elezioni del febbraio dello scorso anno Grillo e il Movimento 5 Stelle, grazie alla conquista di un consenso sorprendente e straordinario, erano al centro della scena pubblica e avevano in mano il pallino dell'iniziativa politica. Bersani era costretto ad umiliarsi in streaming di fronte ai grillini per ottenere i voti necessari, quelli che Italia Bene Comune non aveva raccolto nelle urne, per far nascere il suo governo.
E' stato lo stesso Bersani a dichiarare successivamente di non avere avuto alcuna intenzione di fare un'alleanza con il Movimento 5 Stelle, semplicemente cercava i voti 'tecnici' per far partire la legislatura.
Ma questo significava che Grillo in quel momento avrebbe avuto la forza per porre delle condizioni a Bersani: attenuare l'austerità, scegliere un personaggio di garanzia democratica quale nuovo Presidente della Repubblica, approvare una nuova legge elettorale rispettosa dei principi costituzionali, dare l'avvio concreto alla riduzione dei costi della politica e soprattutto aggredire finalmente i cancri della corruzione e delle mafie.
Se tali condizioni (da definire con una trattativa politica seria e non con la propaganda dell'incontro in streaming) fossero state accettate si sarebbe fatto il bene (almeno un po' di bene) dell'Italia, se fossero state respinte si sarebbe palesato il bluff del PD ed il Movimento 5 Stelle sarebbe emersa come formazione politica responsabile ed in grado di proporsi per il Governo del Paese.

venerdì 28 febbraio 2014

Renzi chi?


Renzi-Fonzie secondo Luca Peruzzi
Esiste una diffusa consapevolezza del mero carattere di marketing politico dell'operazione Renzi (un nuovo conduttore del teatrino della politica per riguadagnare un po' di audience, un nuovo 'salvatore della Patria' usa e getta che durerà un anno o un anno e mezzo giusto il tempo, come scrive Giorgio Cremaschi, per assestare qualche altro colpo micidiale – in termini di privatizzazioni e di aggressione allo Stato sociale, ai diritti dei lavoratori, alla Costituzione – alla democrazia ed ai ceti popolari) che traspare addirittura in quello stesso mainstream informativo che pure è stato il principale artefice dell'ascesa del Berluschino di Firenze.
Eppure gran parte delle critiche che vengono rivolte al nuovo governo non riescono, a mio avviso, a cogliere nel segno, a centrare il punto.
L'accusa più frequente a Renzi è di dire belle parole (ha fatto il 'copia e incolla' di gran parte del nostro programma dicono i grillini ma in realtà è difficile pensare ad un governo, di qualunque colore ed in qualunque parte del mondo, che non si proponga di rilanciare l'economia ed incentivare la creazione di lavoro, di ridurre le tasse, di difendere l'ambiente ed il patrimonio artistico, di dare centralità alla scuola, di fare le 'riforme' che facciano funzionare meglio lo Stato e che riducano il peso parassitario delle burocrazie) ma non di essere in grado di far seguire ad esse dei fatti concreti. Perché (e si tratta effettivamente di affermazioni inconfutabili) è un inaffidabile bugiardo, perché il personale politico del suo Governo è palesemente mediocre ed inadeguato, perché è impossibile affrontare i grandi mali del nostro Paese (il degrado morale e culturale che lo contraddistingue, l'onnipotenza delle pur mediocri élites politiche economiche e finanziarie, la corruzione, le mafie, l'evasione fiscale, il familismo, la degenerazione burocratica) con una maggioranza parlamentare che vede insieme Formigoni, Cicchitto, Lupi, Cesa, Casini, Monti, Sacconi, Alfano, Schifani, la Di Girolamo, la Lorenzin con quel Partito Democratico che è ormai diventato il rappresentante organico dei poteri forti e delle lobbies economiche nelle Istituzioni, perché dentro ai vincoli imposti dalla troika dell'austerità e del pareggio di bilancio è impossibile trovare le risorse per fare investimenti, ridurre le tasse, redistribuire reddito a favore dei ceti disagiati e attraverso queste misure rilanciare anche i consumi.
Si tratta però di scaramucce dialettiche – da Libero all'Unità ed al Fatto Quotidiano, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle passando per il Partito Democratico – tutte interne ad una visione capitalista.

giovedì 30 gennaio 2014

Il colpo di Stato dell'Italicum

L'accordo Renzi-Berlusconi visto da Luca Peruzzi

Secondo il filosofo Diego Fusaro l'antiberlusconismo è stato il grande inganno e la grande mistificazione ideologica con cui la “Sinistra” (in realtà bisognerebbe dire il partito – PDS-DS-PD – principale erede del PCI e che proprio nella sua involuzione ha tradito tutti i valori della Sinistra) ha fatto accettare il liberismo capitalista, sotto l'ombrello del tutti contro il padrone di Mediaset. A distanza di vent'anni dalla discesa in campo berlusconiana ci ritroviamo in piena dittatura del pensiero unico liberista e con Berlusconi nuovamente sdoganato, nonostante condanne e inchieste penali, quale novello padre della patria e costituente.
Leggi Italicum, il progetto di legge elettorale e di modifica costituzionale frutto dell'accordo tra Renzi e Berlusconi (e per questo definito anche il Renzusconi o il Pregiudicatellum), e ti viene in mente, per una tragica associazionedi idee suscitata dall'assonanza dei termini, l'Italicus, il treno di una delle tante stragi fasciste, nel 1974 in piena epoca piduista.
D'altro canto dici Italicum e non puoi non pensare alla massoneria. Matteo Renzi è nato in Toscana, terra di antiche tradizioni massoniche, alcuni affermano sia figlio di un massone ed egli stesso è indicato da Gioele Magaldi del Grande Oriente Democratico quale aspirante massone, toscano e più volte accusato di essere massone è anche Denis Verdini colui che per conto di Forza Italia ha condotto la trattativa con la segreteria del PD, di Berlusconi ovviamente non si può non ricordare la tessera n. 1816 della loggia massonica P2.
E ovviamente un progetto antidemocratico e autoritario come l'Italicum non può non far tornare alla mente a Licio Gelli, massone e toscano, capo della P2, non perché si possa pensare che il suo Piano di Rinascita Democratica sia ancora la fonte di ispirazione degli attentatori della nostra Costituzione ma perché in quel Piano erano elencati i passi necessari, praticamente tutti realizzati, per trasformare la democrazia italiana in un morbido regime autoritario: rendere innocui i sindacati, mettere saldamente il sistema televisivo e dell'informazione al servizio del potere, imporre coattivamente il bipolarismo-bipartismo per cancellare quanto più possibile dal Parlamento le voci alternative, di opposizione e di critica politica e sociale.

mercoledì 1 gennaio 2014

L'intollerabile ipocrisia del discorso di fine anno di Giorgio Napolitano




Gli auguri, si sa, sono normalmente intrisi di retorica e spesso anche di ipocrisia. Tanto più nel rito istituzionale del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Non ho, ovviamente, ascoltato in televisione Giorgio Napolitano facendo parte dei tanti, probabilmente la maggioranza degli italiani, che non gli riconoscono il ruolo di supremo garante della legalità costituzionale e dell'unità nazionale.
Mi è bastato però leggere, nei resoconti e nei commenti degli organi di informazione, l'ampia e scontata profusione di parole come coraggio, fiducia, speranza, riforme, lavoro, l'invocazione di sacrifici 'pure per i politici' ed in più la strumentale citazione di alcune delle lettere disperate giunte al Quirinale per sentire rafforzata la mia indignazione per una politica ridotta ad una squallida rappresentazione caricaturale di quella che dovrebbe essere la sua nobile funzione.
Giorgio Napolitano non può rammaricarsi della tragica condizione di tanti italiani perché questa dipende anche dalle sue scelte. Egli è infatti, nell'ambito dell'attuale ceto politico, il maggior responsabile della crisi economica, sociale, politica che stiamo vivendo (una situazione da dopoguerra per citare i 'comunisti' di Confindustria).
Per la sua complice tolleranza nei confronti dei governi dell'eversore ed evasore Silvio Berlusconi prima e per aver fatto da levatrice ai governi della macelleria sociale di Mario Monti (quello che con la caduta verticale del Prodotto Interno Lordo e con le 'riforme' sul lavoro e sulle pensioni della Fornero ha prodotto e rafforzato la dilagante disperazione sociale) e della inconcludente navigazione a vista di Enrico Letta dopo, svolgendo il ruolo di garante degli interessi delle oligarchie finanziarie e dei poteri forti a danno di un intero popolo, niente più che l'esecutore fallimentare di una Nazione sulla base delle criminali e irrazionali disposizioni impartite da Commissione Europea, BCE e Fondo Monetario Internazionali.

venerdì 6 dicembre 2013

Petizione: UN PARLAMENTO DELEGITTIMATO NON TOCCHI LA COSTITUZIONE!





Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Al Presidente del Senato Piero Grasso
Alla Presidente della Camera Laura Boldrini

UN PARLAMENTO DELEGITTIMATO NON TOCCHI LA COSTITUZIONE!

A seguito della sentenza della Consulta sulla incostituzionalità della legge elettorale vigente, chiediamo che venga immediatamente sospeso il progetto di riforma costituzionale attualmente in discussione in quanto un Parlamento la cui composizione risulta gravemente distorta dall'applicazione di regole per l'attribuzione dei seggi e per la nomina dei parlamentari dichiarate illegittime e lesive dei principi democratici e del pluralismo politico non è autorizzato a riscrivere, in nome del Popolo Italiano, la Carta Fondamentale della Nostra Repubblica.
Di conseguenza chiediamo che non si proceda al voto in seconda lettura alla Camera dei Deputati del DDL 1359-B contenente la modifica dell’art.138 della Costituzione.

Partecipa e pubblicizza l'evento

Firma la Petizione 
https://www.change.org/petitions/al-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano-al-presidente-del-senato-pietro-grasso-alla-presidente-della-camera-dei-deputati-laura-boldrini-un-parlamento-delegittimato-non-tocchi-la-costituzione#share

Mail bombing :

Giorgio Napolitano https://servizi.quirinale.it/webmail/

Pietro Grasso pietro.grasso@senato.it

Laura Boldrini http://presidente.camera.it/21

Evento su Facebook:

https://www.facebook.com/events/1384360475146232/?previousaction=join&source=1

organizzato da:

Sinistra Unita



martedì 22 ottobre 2013

MAIL FLASH MOB! SCRIVI AI SENATORI ADESSO!

Riportiamo qui di seguito, nella versione di Alternativa di Giulietto Chiesa (ma condiviso da tante altre organizzazioni politiche), l'appello promosso dai firmatari dell'iniziativa la Via Maestra.
 
Mandiamo tante e-mail ai senatori prima del voto del 23 ottobre per scongiurare che la Costituzione sia cambiata senza il controllo del popolo sovrano
 



Alternativa, dopo la partecipazione alla manifestazione del 12 ottobre, fa propria l'iniziativa dei firmatari dell'appello "La Via Maestra", per chiedere ai senatori  di non approvare, con la maggioranza dei due terzi, la legge 813-B, che consente la deroga all'articolo 138 della legge fondamentale dello Stato, quello in cui è stabilito il processo di revisione costituzionale, ed estende a tutti i cittadini l'invito a farsi sentire dai propri rappresentanti, in particolare quelli del centrosinistra, "democratici" di nome, chiamandoli alla prova dei fatti. Alternativa invita inoltre tutti i movimenti e le forze politiche che si riconoscono in questa iniziativa, a rilanciarla in modo virale, anche senza primogenitura, con un semplice copia e incolla, modificando il nome del proponente.
Testo della mail da inviare:
Oggetto: La Costituzione è un bene comune, si ascoltino tutti i cittadini!
Gentile Senatore,
chiediamo in aula un comportamento democratico, responsabile e trasparente per evitare che la legge costituzionale 813-B (che consente la deroga all'articolo 138 della Costituzione), venga approvata con la maggioranza dei due terzi. Tale maggioranza preclude infatti la possibilità di ricorrere al referendum. Sarebbe sufficiente che un limitato numero di senatori (più di 23) non partecipasse alla votazione finale, il 23 ottobre, consentendo così a tutti i cittadini di esprimersi con un referendum su un provvedimento che incide profondamente sul sistema delle garanzie costituzionali e crea un pericoloso precedente per il nostro paese. Allontanando ancora di più la classe politica dai sentimenti di molta parte degli italiani.
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Firma
...........
Inviare la mail a:
 francesco.verducci@senato.it, magdaangela.zanoni@senato.it, sergio.zavoli@senato.it, vito.vattuone@senato.it, daniela.valentini@senato.it, stefano.vaccari@senato.it, mario.tronti@senato.it, giorgio.tonini@senato.it, walter.tocci@senato.it, angelica.saggese@senato.it, giancarlo.sangalli@senato.it, giorgio.santini@senato.it, francesco.scalia@senato.it, annalisa.silvestro@gmail.com, pasquale.sollo@senato.it, lodovico.sonego@senato.it, maria.spilabotte@senato.it, ugo.sposetti@senato.it, roberto.ruta@senato.it, francesco.russo@senato.it, lucrezia.ricchiuti@senato.it, raffaele.ranucci@senato.it, laura.puppato@senato.it, francesca.puglisi@senato.it, luciano.pizzetti@senato.it, roberta.pinotti@senato.it, leana.pignedoli@senato.it, stefania.pezzopane@senato.it, annamaria.parente@senato.it, giorgio.pagliari@senato.it, venera.padua@senato.it, pamelagiacoma.orru@senato.it, claudio.moscardelli@senato.it, mario.morgoni@senato.it, franco.mirabelli@senato.it, domenico.minniti@senato.it, corradino.mineo@senato.it, mauriziomigliavacca@hotmail.com, claudio.micheloni@senato.it, giuseppina.maturani@senato.it, donella.mattesini@senato.it, claudio.martini@senato.it, ignazio.marino@senato.it, salvatore.margiotta@senato.it, andrea.marcucci@senato.it, luigi.manconi@gmail.com, patrizia.manassero@senato.it, giuseppe.lumia@senato.it, carlo.lucherini@senato.it, doris.lomoro@senato.it, sergio.logiudice@senato.it, stefano.lepri@senato.it, nicola.latorre@senato.it, silviolai@gmail.com, josefa.idem@senato.it, paolo.guerrieri@senato.it, mariacecilia.guerra@senato.it, pietro.grasso@senato.it, miguelgotorpd@gmail.com, nadia.ginetti@senato.it, francesco.giacobbe@senato.it, rita.ghedini@senato.it, mariagrazia.gatti@senato.it, federico.fornaro@senato.it, elena.fissore@senato.it, anna.finocchiaro@senato.it, rosanna.filippin@senato.it, marco.filippi@senato.it, elena.ferrara@senato.it, valeria.fedeli@senato.it, nicoletta.favero@senato.it, emma.fattorini@senato.it, camilla.fabbri@senato.it, stefano.esposito@senato.it, nerina.dirindin@senato.it, rosamaria.digiorgi@senato.it, isabella.demonte@senato.it, mauro.delbarba@senato.it, erica.dadda@senato.it, vincenzo.cuomo@senato.it, giuseppeluigi.cucca@senato.it, paolo.corsini@senato.it, stefano.collina@senato.it, roberto.cociancich@senato.it, monica.cirinna@senato.it, laura.cantini@senato.it, massimo.caleo@senato.it, rosaria.capacchione@senato.it, valeria.cardinali@senato.it, filippo.bubbico@senato.it, claudio.broglia@senato.it, danielegaetano.borioli@senato.it, amedeo.bianco@senato.it, mariateresa.bertuzzi@senato.it, bruno.astorre@senato.it, ignangioni@tiscali.it, silvana.amati@senato.it, donatella.albano@senato.it, luigi.zanda@senato.it,
E' consigliabile non fare invii con tutti gli indirizzi ma suddividerli in diverse email con pacchetti di dieci nominativi, massimo, ciascuno.
 

domenica 13 ottobre 2013

La Via Maestra per un'alternativa politica in Italia





Nel giorno della manifestazione per la difesa e l'attuazione della Costituzione ed in attesa di eventi di mobilitazione non meno importanti quali lo sciopero generale dei sindacati conflittuali del 18 ottobre e dei movimenti sociali contro austerità e precarietà e per il diritto alla casa del 19 ottobre, si deve onestamente riconoscere che oggi Maurizio Landini e Stefano Rodotà sono tra i pochissimi, se non gli unici, personaggi a sinistra in grado di raccogliere – per autorevolezza, carisma, prestigio – un seguito popolare vasto.
E questo senza dimenticare il ruolo ambiguo che Maurizio Landini sta giocando in una CGIL sempre più subalterna alle politiche classiste e antisociali dei governi partecipati dal PD e rispetto agli accordi sulla rappresentanza sindacale che forse salvano il ruolo della sua Fiom ma che nel contempo illegittimamente negano spazi di azione e di lotta alle organizzazioni conflittuali e non allineate come la USB.
Stante il credito di cui godono Landini e Rodotà e considerata la drammaticità della situazione italiana continuo comunque a pensare che sarebbe un grave e colpevole errore se i cittadini, i movimenti, le personalità che hanno animato la manifestazione per la Costituzione non sentissero il dovere, nella consapevolezza della forza popolare e del seguito mediatico che sono in grado di mobilitare, di dare vita ad una proposta politica alternativa per cambiare questo Paese.
Se la Costituzione indica nei partiti la forma attraverso la quale i cittadini partecipano alla contesa politica, sarebbe singolare se proprio coloro che indicano nella difesa e nell'attuazione della Costituzione la priorità assoluta della vita collettiva pensassero di poter dar seguito all'imperativo categorico di cambiare la cosa pubblica italiana senza passare dalla via maestra dell'organizzazione partitica e del confronto elettorale.

lunedì 9 settembre 2013

Dall'iniziativa di Landini e Rodotà per la Costituzione non nascerà (almeno per ora) la Nuova Sinistra


Provo a dare il mio personale e opinabilissimo giudizio sull'assemblea dell'8 settembre promossa da Maurizio Landini e Stefano Rodotà per lanciare il movimento in difesa della Costituzione.
Rispetto alle incertezze sulla natura dell'iniziativa (determinate in parte dalle speranze del popolo della sinistra, in parte da una certa ambiguità con cui i promotori hanno presentato l'assemblea parlando di un non ben definito 'spazio politico') e cioè se questa fosse finalizzata anche alla nascita di un nuovo soggetto politico, soprattutto Stefano Rodotà è stato chiarissimo: ciò che si vuole costruire è un movimento di opinione e della società civile per richiedere alla politica (dunque ad altri soggetti che sono quelli oggi esistenti: il PD, SEL, il centrosinistra, i 5 Stelle) il rispetto e l'attuazione della Costituzione. In futuro si vedrà e qualora vengano disattese le richieste di chi non accetta che la Costituzione venga calpestata da un ceto politico screditato si potrà pensare a qualcosa di diverso.
“Vanno ricostruiti i canali della partecipazione perché, se da 20 anni abbiamo Berlusconi, non è colpa sua, ma degli altri. Però la soluzione non sta nella creazione dell’ennesimo partito: noi non vogliamo ricreare la sinistra e noi non siamo contro qualcuno. Piuttosto vogliamo essere uno strumento di pressione sui partiti. Chi vuole può agire con noi, ma questo è il momento della responsabilità, non dell’appartenenza”.
Io credo che gran parte del popolo della sinistra, ed io tra questi, avrebbe voluto invece che questo evento fosse il punto di partenza di un progetto di rifondazione della sinistra.
Nella sale affollate dell'assemblea (più o meno come quelle di Cambiare Si Può e come in quella occasione quasi esclusivamente da ultracinquantenni) ho riconosciuto - oltre a tanti giornalisti 'impegnati', deputati e dirigenti di partito in pensione, persino qualche deputato del PD - molti dei personaggi che avevano partecipato al fallito tentativo di costruire una lista unitaria di sinistra radicale alle ultime elezioni: Antonio Ingroia, Giulietto Chiesa, Paolo Ferrero, Alfonso Gianni, Guido Viale.
E questo mi sembra un chiaro sintomo di quella che era l'aspettativa generale confermata peraltro dallo stesso Rodotà all'inizio del suo intervento lamentando il grande numero di messaggi ricevuti (alcuni addirittura 'minacciosi') che richiedevano un impegno politico diretto.
Non ho trovato peraltro nei commenti dei partecipanti all'assemblea disponibili in rete dichiarazioni di delusione o critiche: forse perché Landini e Rodotà appaiono delle icone intoccabili nel campo della sinistra o forse perché qualcuno si aspetta di poter sfruttare comunque il 'treno' del movimento in difesa della Costituzione per poter riguadagnare in futuro qualche consenso elettorale in più.
Non dobbiamo farci prendere dalla fretta ha affermato Rodotà, forse dimenticando che quei 9 milioni di cittadini in 'disagio' per il lavoro, i suicidi per la crisi, la povertà crescente, la crisi economica, lo smantellamento del welfare e la liquidazione dell'intervento pubblico in economia, la guerra incombente, la repressione violenta e le minacce nei confronti di chi manifesta il dissenso richiedano invece di fare presto nel costruire un'Alternativa politica e quali siano le forze che effettivamente minacciano e non applicano la Costituzione stessa. 
O forse è giusto mantenere distinti i due piani. E' vero la Costituzione dovrebbe essere di tutti e non coincidere con uno schieramento di parte ma è altrettanto vero che oggi perché i diritti e i principi in essa affermati non si riducano a mere enunciazioni teoriche si deve essere partigiani.
Per la rifondazione della Sinistra, per non morire piddemocristiani o berlusconiani, serviranno altre iniziative e altre occasioni.


giovedì 22 agosto 2013

Difendere la Costituzione non basta: serve un'Alternativa di Sinistra


Il più sincero plauso a Maurizio Landini e a Stefano Rodotà e alla loro iniziativa in difesa della Costituzione, anzi per l'attuazione della Costituzione, promossa insieme alle più fulgide icone della Sinistra: Don Ciotti di Libera, Gino Strada di Emergency, Gustavo Zagrebelsky di Libertà e Giustizia.
Quale cittadino democratico può non inorridire di fronte alla pretesa di una ristretta e screditata oligarchia parlamentare di nominati di mettere mano alla nostra Carta fondamentale, a quella che Bersani (!) definiva la Costituzione più bella del mondo? Quale cittadino democratico non si sente indignato di fronte al degrado senza fine della politica italiana dove un condannato per un gravissimo reato antisociale – l'evasione fiscale – continua a tenere in mano le sorti del governo, ne detta l'agenda politica, persino riceve le attenzioni e le premure del Capo dello Stato, di colui cioè che dovrebbe essere il supremo garante della legalità costituzionale?
Lo stravolgimento della Costituzione in direzione dell'autoritarismo e di un'ulteriore personalizzazione della politica (presidenzialismo) è funzionale da un lato alla sopravvivenza di ceti politici altrimenti destinati ad una inesorabile eclissi e dall'altro, e soprattutto, al completamento del disegno delle oligarchie economiche mondiali per la ristrutturazione della società europea ed italiana nel senso del più feroce capitalismo liberista, cancellando definitivamente diritti conquistati attraverso secoli di lotte, perpetuando precarietà, disuguaglianza e miseria, dotandosi degli strumenti normativi per una più efficace repressione del dissenso e del conflitto.
Ma di fronte al proposito di smantellare le Costituzioni antifasciste europee, improntate a valori sociali, perché d'impaccio alle ragioni del mercato e alla modernizzazione dell'economia (leggi interessi del grande capitale), proposito esplicitato brutalmente nel rapporto di Jp Morgan, giocare unicamente in difesa non serve. Preservare la Costituzione italiana è condizione necessaria ma non sufficiente. Negli ultimi trent'anni – in vigenza della Costituzione – sono stati cancellati diritti, imposta una precarietà generalizzata (ed esistenziale) ai lavoratori, trasferite enormi quote di ricchezza dai ceti subalterni alla rendita e al profitto, smantellato il welfare, dismessa l'attività dello Stato nell'economia regolatrice dell'iniziativa privata e volta alla diffusione di ricchezza e occupazione. L'ultima straordinaria vittoria politica popolare – quella del referendum per l'acqua pubblica – è stata occultata, depotenziata, disattesa, boicottata.

giovedì 25 luglio 2013

Fermiamoli! Difendiamo la Costituzione!

FERMIAMOLI !

Un appello di Alternativa contro la revisione costituzionale golpista. "C'è un Rubicone da varcare". Questa volta non è un Cesare a doverlo fare, ma chi non vuole il cesarismo.
 

a cura di Alternativa.
Siamo in pieno colpo di stato strisciante, che si attua modificando la Costituzione e impedendo al popolo italiano di esprimersi.
Alternativa ritiene che occorra fare fronte alla minaccia con la massima urgenza. La nostra proposta, rivolta a tutti, è quella di agire in modo concertato, con unità d'intenti, coinvolgendo tutte le forze democratiche disponibili: unico modo per realizzare una spinta popolare vincente è quello di giungere in tempi rapidi alla creazione di ciò che noi chiamiamo un Comitato Nazionale in Difesa della Costituzione.
Assistiamo invece, purtroppo, ancora una volta, a iniziative scoordinate e improvvisate, dove la cosa che conta sembra quella di voler apparire con le proprie bandiere. Non è la nostra idea.
Alternativa ha una propria proposta, e la mette a disposizione di coloro che sono interessati a muoversi insieme a noi e ad altri, convinta che debba essere costruito un manifesto di tutte le forze democratiche che lanci la sfida al Governo e all'attuale maggioranza parlamentare eversiva.
Alternativa e le sue organizzazioni territoriali si muoveranno promuovendo la nostra proposta e, dove possibile, aderendo a tutte le iniziative che siano con essa in sintonia.
Il Consiglio Nazionale di Alternativa.

lunedì 22 aprile 2013

Vilipendio al popolo italiano



L'inciucio nella composizione fotografica di Luca Peruzzi



La cosa che fa più male è il silenzio complice dell’informazione di regime e la manipolazione delle notizie. Milioni di cittadini percepiscono quanto avvenuto il 20 aprile, e non a torto, come un colpo basso alla democrazia, un golpe bianco, un’umiliazione democratica. L’informazione non racconta i rilevanti dubbi costituzionali della rielezione di Napolitano e delle condizioni politiche, tutt’altro che garanti, che lo stesso presidente ha posto ai parlamentari ed al paese intero, condizioni meglio note con il termine “inciucio”. Sono stata a Montecitorio dalle tre del pomeriggio fino a sera ed il giorno dopo a SS. Apostoli. Era tanta, tantissima gente. Non erano solo attivisti del M5S, erano elettori del PD, di rifondazione, di rivoluzione civile, di SEL, erano cittadini, tutti uniti dallo sdegno per quello che stava accadendo e per quello che poi è accaduto. A tutti appariva impossibile che avessero questo coraggio fino in fondo, eppure l’hanno avuto. Ci sono stati momenti in cui la voce che si levava da quella piazza era talmente forte ed intensa che ci s’illudeva e si sognava che l’avrebbero ascoltata. Si urlava Rodotà fino allo sfinimento, si urlava democrazia. E loro votavano e si applaudivano. Che incubo. Che umiliazione. Sono stata a centinaia di manifestazioni ma ieri davvero si percepiva qualcosa di diverso: si era uniti, spontaneamente ed istintivamente, dinanzi alla massima degenerazione del potere. Era un baluardo a difesa della democrazia. Gente che piangeva. Gente che parlava di incubo. Gente che diceva mafiosi, che urlava vergogna e che restava lì, inflessibile, senza che qualcuno l’intrattenesse se non la loro coscienza. L’informazione ha diffuso immagini spaurite della piazza davanti al palazzo ma in realtà i palazzi erano circondati, lungo via del Corso, dietro Montecitorio, verso il Quirinale.