"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 30 maggio 2015

La Commissione Antimafia: Vincenzo De Luca è un impresentabile



E' assolutamente sbagliato ridurre la politica ad una questione di legalità che è cosa ben diversa dalla giustizia. Coloro che maggiormente si sono accaniti con ferocia contro il popolo italiano negli ultimi anni - Napolitano, Monti, la Fornero, Renzi, Marchionne - a quanto risulta hanno la fedina penale pulita. Legalità non coincide con il buon governo e non necessariamente ha a che fare con la soluzione dei problemi sociali.
Ma la questione degli impresentabili - coloro che sono stati candidati nonostante siano stati condannati in via non definitiva o inquisiti per reati contro la pubblica amministrazione o il patrimonio o addirittura per rapporti con la criminalità organizzata - non è un semplice dettaglio.
E' la condizione minima per l'agibilità delle istituzioni: come chiedere che un medico o un ingegnere o un professore siano laureati o che un autista di un mezzo pubblico non abusi dell'alcool e non faccia uso di droghe.
Se si è scelto di pagare un alto prezzo di immagine nel candidarli è perché costoro, con le proprie relazioni e la propria popolarità sul territorio, portano voti. E ciò presuppone che in qualche modo dopo la consultazione elettorale, anche se non eletti, dovranno essere "retribuiti". Il fatto che anche il Partito Democratico di Renzi e non solo le coalizioni costruite da Forza Italia non abbia potuto fare a meno di includere nelle proprie liste tali personaggi - a partire ovviamente da Vincenzo De Luca, lo sceriffo di Salerno - è emblematico della mission che si è attribuito il parolaio fiorentino: accumulare ad ogni costo più potere possibile per realizzare il programma del grande capitale internazionale.
E dunque il 31 maggio, per allargare la crepa che sta incrinando la debole costruzione del regime renziano, bisogna andare a votare per sconfiggere i candidati del PD.
L'elenco degli impresentabili indicati dalla Commissione parlamentare Antimafia guidata da Rosy Bindi
da Il Fatto Quotidiano
Lista con sorpresa per il Partito Democratico. Nell’elenco dei 16 nomi la lista dei candidati “impresentabili” alle elezioni regionali del 31 maggio, resa nota dalla Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi, c’è anche quello di Vincenzo De Luca, candidato del centrosinistra alla presidenza della Campaniasul quale pende la spada di Damocle della legge Severino. Una sorpresa per il Pd, e in primis per Matteo Renzi che nei giorni scorsi prevedeva all’unisono con il vicesegretario Lorenzo Guerini: “Nessuno del Pd tra gli impresentabili”. “Mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà – scriveva ancora questa mattina il premier nella sua Enews – nessuno di loro verrà eletto”. “Denuncio la Bindi per diffamazione“, la prima reazione di De Luca, che sfida la presidente della commissione Antimafia a “un dibattito pubblico per sbugiardarla”, fanno sapere dal suo staff. Sul versante opposto della barricata, quella del centrodestra, il candidato alla presidenza della Regione Stefano Caldoro ha fatto sapere di aver chiesto “personalmente” un passo indietro a uno dei candidati giudicati impresentabili, Francesco Plaitano: “Il punto – dice Caldoro – è che di fronte a reati di mafiae camorra non bisogna avere alcuna titubanza”. Quindi su De Luca: “E’ ineleggibile. La sua è una candidatura contro la legge, oltre la legge”.
Impresentabili in Campania: c’è anche Sandra Mastella
Secondo la Commissione, che ha presentato i risultati del proprio lavoro in una conferenza stampa poco dopo le 14,30 al termine dell’Ufficio di presidenza e della seduta plenaria della Commissione, sono 13 e tutti campani i candidati impresentabili alle Regionali, oltre ai 4 pugliesi i cui nomi sono trapelati nei giorni scorsi. Ecco i nomi: il candidato presidente del Pd Vincenzo De Luca, Antonio Ambrosio di Forza Italia, Luciano Passariellodi Fratelli d’Italia, Sergio Nappi di ‘Caldoro presidente’,Fernando Errico di Ncd, Alessandrina Lonardi di Forza Italia,Francesco Plaitano di Popolari per l’Italia, Antonio Scalzone eRaffaele Viscardi entrambi di Popolari per l’Italia, Domenico Elefante di Centro democratico-Scelta civica, Carmela Grimaldi (che, come De Luca, ha annunciato di voler denunciare per diffamazione i componenti dell’Antimafia) della lista Campania in rete e Alberico Gambino della lista Meloni Fdi. Tra questi, dunque, ci sono anche il candidato del centro sinistra in Campania, sulla cui candidatura pende la spada di Damocle dellalegge Severino, e Sandra Lonardo, moglie dell’ex ministroClemente Mastella. “Si sa benissimo per quale motivi sono stati inseriti nelle liste – ha spiegato la presidente della Commissione – perché portano voti, forse proprio perché sono impresentabili”.Non c’è più invece Biagio Iacolare dell’Udc che in un primo momento era stato iscritto tra i “casi di prescrizione per reati rientranti nel codice di autoregolamentazione con giudizio ancora pendente”, ma solo perché la Cassazione non aveva ancora registrato la sentenza finale.
De Luca “impresentabile” per le accuse di concussione e truffa
La vicenda per la quale Vincenzo De Luca è stato inserito nella lista dei cosiddetti “impresentabili” risale al 1998 e riguarda un’inchiesta della Procura di Salerno incentrata sulla richiesta di cassa integrazione per circa 200 operai dell’ex Ideal Standard. Secondo l’accusa, la cassa integrazione fu sollecitata dallo stesso De Luca inassenza dei presupposti di legge. Un altro filone dell’inchiesta è relativo alla richiesta degli oneri di urbanizzazione ad alcuni imprenditori interessati alla realizzazione di una struttura sempre nella zona orientale della città. Il rinvio a giudizio per De Luca e per altri 46 imputati è arrivato nel 2008. I reati contestati all’ex primo cittadino di Salerno sono di concussione (in relazione alla richiesta degli oneri di urbanizzazione) e di truffa (per la concessione della cassa integrazione). Lo stesso De Luca, che più volte nel corso degli anni ha commentato la vicenda, ha rinunciato alla prescrizione “relativamente ai delitti per i quali era maturato il relativo decorso”.
Tutti i reati degli altri impresentabili
Antonio Agostino Ambrosio (lista Forza Italia, candidato Caldoro) è stato condannato per concussione (reato poi estinto per patteggiamento) e è in attesa di giudizio per tentata concussione; Luciano Passariello (lista Fratelli d’Italia, Caldoro presidente)rinviato a giudizio per impiego di denaro, beni o utilità diprovenienza illecita aggravato da abuso dei poteri d’ufficio); Sergio Nappi (consigliere regionale uscente, candidato nella lista Caldoro presidente) rinviato a giudizio per tentata concussione; Fernando Errico (lista Ncd Campania popolare, Caldoro presidente) ha pendenti due processi per concussione e per concussione continuata in concorso; Alessandrina Lonardo (Forza Italia, Caldoro presidente), la moglie di Clemente Mastella ha un processo pendente in fase di giudizio per concussione; FrancescoPlaitano (di Popolari per l’Italia, Caldoro presidente) imputato per ruolo direttivo in associazione mafiosa e condannato in primo grado per estorsione, pende l’appello; Antonio Scalzone (di Popolari per l’Italia, Caldoro presidente) processato per associazione mafiosa; Raffaele Viscardi (Popolari per l’Italia, Caldoro presidente) rinviato a giudizio per corruzione e abuso d’ufficio; Domenico Elefante (Centro democratico-Scelta civica, Caldoro presidente) condannato in 1° e 2° grado per concussione, reato prescritto; Carmela Grimaldi (lista Campania in rete, candidato presidente De Luca) rinviata a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e partecipazione ad associazione finalizzata a traffico di stupefacenti, accuse da cui è stataassolta ma contro cui pende un processo d’appello proposto dalla procura generale della Corte d’appello di Salerno; Alberico Gambino (lista Meloni-Fratelli d’Italia) condannato per concussione, giudizio contro cui pende l’appello.

martedì 3 febbraio 2015

L'elezione di Sergio Mattarella e la sindrome del Processo del Lunedì


L'elezione di Mattarella e il ritorno della Balena Bianca by Luca Peruzzi

Nel 1980 , trentacinque anni fa, Aldo Biscardi portava sugli schermi della Rai il Processo del Lunedì: il primo esempio di talk show sportivo e di giornalismo trash con un largo successo popolare. Non so quanto il “rosso” (di capelli ) Aldo fosse consapevole del mostro che stava creando ma certamente quel programma è stato uno degli emblemi dell'abisso in cui è progressivamente precipitata negli ultimi decenni la qualità della televisione e dell'informazione in Italia. La chiacchiera da bar spacciata come spettacolo e divulgazione, la discussione condotta con le modalità della rissa verbale con le voci gracchianti che si sovrappongono l'una all'altra impedendo di comprendere alcunché, la trasformazione dei giornalisti da professionisti con il ruolo di raccontare e spiegare i fatti in macchiette da avanspettacolo, il dibattito focalizzato esclusivamente sull'ultimo fatto, sull'ultima partita anzi sull'ultima azione come se non ci fosse un prima e un dopo: una storia passata che spiega gli eventi ed un futuro che ne sarà condizionato.
Questo è stato il Processo del Lunedì ma questo è diventato anche il modo prevalente con cui da anni viene trattata l'informazione “seria” di tv e giornali.
Ecco molti commenti alla elezione alla Presidenza della Repubblica, letti sui social network o espressi dai professionisti dell'informazione, mi hanno fatto ripensare al Processo di Biscardi: frasi fatte, giudizi sommari, analisi elaborate senza la capacità o con il rifiuto consapevole di collocare l'evento nel contesto politico, sociale, culturale, dei rapporti di forza tra i partiti e tra le élite dominanti in cui viviamo.

lunedì 5 gennaio 2015

L'irrefrenabile inclinazione di Renzi alla menzogna


Renzi e le balle spaziali by Luca Peruzzi
Il fatto: l'utilizzo da parte di Renzi di un volo di Stato, pagato con il denaro pubblico, per andare in vacanza in Val D'Aosta con la famiglia.
Ora intendiamoci: che il Presidente del Consiglio si muova, anche per motivi strettamente personali ed insieme alla famiglia, con la scorta e con mezzi di trasporto forniti dallo Stato è cosa del tutto legittima e normale in questo mondo (ed in questa Italia) alla rovescia in cui viviamo. Non dovrebbe nemmeno lontanamente essere oggetto di discussione e polemica politica. Il mito dei re scandinavi che vanno in giro in bicicletta per le città era ed è appunto solo un mito che nulla può avere a che fare con il nostro Paese.
Poi evidentemente ci sarebbero ragioni di opportunità, di prudenza e di discrezione nell'utilizzo delle risorse pubbliche ma come Don Abbondio non poteva darsi il coraggio che non aveva così un arrembante arrivista assetato di potere non può darsi l'umiltà e la capacità di interpretare i sentimenti popolari di un Sandro Pertini o di un José Mujica.
Il dato politico che è necessario evidenziare è un altro, sono le dichiarazioni che il parolaio fiorentino rendeva nemmeno un anno fa al fido Aldo Cazzullo: "Non voglio la scorta. Mi protegge la gente", "non voglio dare al Paese l'impressione di un uomo che il giorno stesso in cui va al governo cambia status, immagine, stile. Non posso e non voglio passare dalla bicicletta all'auto blu. Io son di Rignano! Sono sempre stato in mezzo alla gente e continuerò a farlo".

giovedì 6 novembre 2014

Ancora qualche riflessione sulle piazze del 24 e 25 ottobre

Talvolta nella vita e dunque anche nella politica si realizza quel fenomeno definito 'eterogenesi dei fini'. Si compie un'azione per raggiungere determinati scopi e se ne conseguono degli altri. Per i dirigenti della CGIL la manifestazione di San Giovanni del 25 ottobre scorso era anzitutto il mezzo con cui garantire la sopravvivenza dell'organizzazione che guidano ma anche del proprio ruolo individuale minacciati dalla pretesa di Renzi di annientare la funzione del Sindacato. Ma di fronte alla chiusura ad ogni possibilità di compromesso e di mediazione da parte di Renzi (perché il grande capitale non lascia oggi alcuno spazio in tal senso) il milione di lavoratori, di disoccupati, di precari in Piazza San Giovanni ha sancito l'avvio di un percorso di mobilitazione e di lotta per rovesciare le politiche che in vent'anni hanno portato al disastro questo Paese. Per ottenere maggiore occupazione, maggiore reddito, maggiore uguaglianza - questi sono gli obiettivi dichiarati della CGIL - bisogna lottare per sconfiggere le politiche liberiste e di austerità. E dunque bisogna imporre l'intervento pubblico nell'economia (investimenti, politiche industriali, sostegno ai redditi, rafforzamento del welfare), fermare le privatizzazioni, allargare e non diminuire i diritti, ottenere le risorse finanziarie necessarie rifiutando i diktat per il pareggio di bilancio dell'Unione Europea, stroncando l'evasione fiscale ed imponendo una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni e le grandi ricchezze. Con tutto il rispetto e l'apprezzamento per i sindacati di base e per le iniziative di mobilitazione spontanee ed autogestite solo una grande organizzazione come la CGIL poteva portare in piazza, con una preparazione di poche settimane, un milione di persone e risultare da subito una minaccia concreta per il governo e per il sistema.

lunedì 3 novembre 2014

La vertenza politica di Maurizio Landini




Bella l'intervista di Maurizio Landini nella trasmissione di Lucia Annunziata In 1/2 Ora che consiglio, per chi non l'avesse fatto, di vedere a questo link.
Maurizio Landini dimostra ancora una volta il suo carisma e le sue capacità comunicative parlando in modo comprensibile, concreto, diretto. E gli fa onore che non indulga in alcuna forma di vanità autoreferenziale ("Quando un Paese ha bisogno di leader, allora è un Paese malato" vale per tutti ed anche per sé stesso).
La cosa fondamentale che ha detto Landini riguarda il suo impegno politico rispondendo ai tanti (ed io tra questi) che auspicano una sua diretta assunzione di responsabilità in tal senso. Ebbene Landini ha confermato che questo impegno, con il suo sindacato la Fiom e la CGIL, se lo assume. Non, come vorrebbe la maggioranza di noi, alla guida del Nuovo Soggetto Politico della Sinistra (non gli interessa la leadership di un piccolo partito o fare da sponda ai dissidenti del PD) ma avviando una grande vertenza nazionale per cambiare, attraverso la mobilitazione dei lavoratori e della maggioranza del Paese, le politiche del governo Renzi, preso atto della loro natura inequivocabilmente classista e reazionaria.
Una mobilitazione sindacale e popolare che difficilmente potrà non sfociare in futuro in una candidatura elettorale di Landini per la guida politica dell'Italia ma che intanto si muoverà attraverso un percorso parallelo ma diverso rispetto a quello della riorganizzazione e della riunificazione della Sinistra Radicale e di Alternativa.
Con Landini dunque a Sinistra per combattere Renzi e cambiare l'Italia - sui rapporti con l'Europa, con le politiche industriali e per il lavoro, con gli investimenti pubblici, per i diritti, per la riconversione ecologica dell'economia - ma contemporaneamente si facciano partire da subito gli ormeggi del Partito della Sinistra Radicale. Perché il popolo della Sinistra ha bisogno da subito di una sua rappresentanza politica e dunque basta con l'indeterminatezza e la vaghezza dei settantenni reduci di Lotta Continua Revelli e Viale (con tutto il rispetto per il loro ruolo intellettuale) e si elegga al più presto una Costituente del nuovo soggetto politico.
E perché non è vero come dice Landini che conta solo stare al Governo: la storia ci ha insegnato che un'opposizione politica forte, coerente e radicata nelle masse popolari può spesso raggiungere risultati a favore delle persone ben maggiori che stando nella "stanza dei bottoni".

domenica 19 ottobre 2014

Grillo: non è questo il momento di un Comitato di Liberazione Nazionale?





Francamente mi hanno stancato e comunque mi annoiano le polemiche e le discussioni (un tempo le avremmo etichettate da bar, oggi possiamo definirle da social network) su questa o quella dichiarazione di Grillo o di qualcuno dei suoi, anche quelle non infrequenti con un retroterra ideologico destrorso.
Personalmente preferisco attenermi alla concreta e cruda realtà dei fatti.

Il primo fatto. Oggi in Italia abbiamo, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, una maggioranza politica PD-PDL, il Renzusconi, la cui missione è quella di rendere il nostro Paese perfettamente funzionale agli interessi predatori del grande capitale internazionale ed italiano.
Per attuare questa missione è necessario rovesciare completamente (o comunque portare radicalmente a compimento e senza più mediazioni le 'riforme' iniziate da Berlusconi e dal centrosinistra) la natura della democrazia italiana così come disegnata nella nostra Costituzione eredità della resistenza antifascista.

martedì 26 agosto 2014

Renzi: i problemi non si risolvono con le pagliacciate!

Renzi che cerca di lavarsi la coscienza da Facebook
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Nell'ultima performance mediatica (leggi pagliacciata) di Renzi – l'adesione alla campagna a favore della lotta alla SLA (Ice Bucket Challenge) facendosi riprendere come altri VIP mentre si sottopone ad una secchiata d'acqua gelata – ci sono tanti o forse tutti gli elementi che compongono il mosaico di questa disgraziata epoca italiana presente, disgraziata dal punto di vista politico e del tradimento dei valori sociali e collettivi.
C'è anzitutto il personaggio Renzi, autentico spot elettorale ambulante, con tutto il suo egocentrismo e narcisismo: un nuovo Berlusconi (se fosse vivo Montanelli anche per Renzi direbbe che vuole essere sempre al centro dell'attenzione, partecipando ad un funerale fare il morto, ad un matrimonio lo sposo) da cui si distingue solo per il diverso target politico-elettorale. Berlusconi si rivolgeva prevalentemente ad un elettorato/pubblico tradizionalista e attempato, Renzi a quello giovanilista, rampante e intriso di stereotipi ideologici falsamente moderni e solidali.
Ma soprattutto si disvela in modo sguaiato ed esplicito il ruolo e la funzione che si svolgono oggi i politici, la Politica e le Istituzioni pubbliche nel loro complesso.
Interessanti e sensati i commenti e le interviste del Fatto Quotidiano riportate a questo link su Dagospia. Le associazioni dei malati di SLA non hanno mancato di ricordare la drammatica insufficienza di fondi pubblici per l'assistenza. Indigna un presenzialismo spacciato per impegno sociale e generosità quando, in assenza di un doveroso e sobrio silenzio, ha il solo scopo dell'autopromozione personale di chi lo pratica. Ma ridurre il tutto all'efficacia o meno in termini di raccolta fondi (assai deludente per l'Italia) di questa campagna mediatica e all'ipocrisia dei suoi attori sarebbe sbagliato e fuorviante.

giovedì 24 luglio 2014

L'informazione marcia e l'assoluzione di Berlusconi per il caso Ruby




Dagospia definisce i quotidiani in mano ai grandi poteri economici i “giornaloni marci”. Ed in effetti non si può non condividere questo giudizio se si guarda a come vengono presentati e trattati i fatti che riguardano la vita italiana e le più importanti vicende internazionali (a partire dal genocidio perpetrato dai sionisti contro i palestinesi a Gaza).
L'assoluzione di Berlusconi (in un procedimento peraltro che dovrà ancora passare per la Corte di Cassazione) nel caso Ruby (dalle accuse di aver avuto rapporti a pagamento con una prostituta minorenne e di aver 'costretto' un pubblico funzionario ad affidare la ragazza trattenuta in questura ad una persona di sua fiducia) è certamente un piccolo fatto ma emblematico di come certa stampa e certa politica tratti le notizie.
E' un piccolo fatto perché di tutte le inchieste ed i procedimenti giudiziari che ha affrontato e sta affrontando Berlusconi è quello probabilmente con meno rilevanza politica. E' emblematico per come si tenta fraudolentemente di far passare l'assoluzione in questo singolo procedimento giudiziario come la riabilitazione politica di Berlusconi e la sua legittimazione a nuovo Padre Costituente per sovvertire, in accordo con il PD di Renzi e in ossequio alla regia di Giorgio Napolitano, la Carta Fondamentale eredità della Resistenza antifascista.
Facendo affidamento su di un'opinione pubblica distratta e di poca memoria si tratta di un'operazione politica di disinformazione talmente disonesta da far venire i brividi e lasciare basiti e si accoppia, pur su di un piano di ben altra gravità, con il tentativo di far credere che le centinaia di civili, ed in particolare di bambini, assassinati dall'esercito di Israele a Gaza costituiscano la conseguenza inevitabile del diritto a difendersi da parte di Israele dall'aggressione (in realtà condotta con razzi inoffensivi) di Hamas.

venerdì 11 luglio 2014

Renzi e Berlusconi: il gatto e la volpe



Patto Renzi-Berlusconi, il modello “super-premier” senza opposizione

Le riforme in 10 punti: dall'Italicum all'elezione del capo dello Stato, passando per informazione e immunità parlamentare; se il pacchetto istituzionale passerà diventa quasi certa la "svolta autoritaria" paventata dai giuristi di Libertà e Giustizia, senza più opposizione nè controlli

Unendo i puntini delle varie riforme vaganti tra governo e Parlamento, costituzionali e ordinarie, ma anche di certe prassi quotidiane passate sotto silenzio per trasformarsi subito in precedenti pericolosi, come le continue interferenze del Quirinale nell’autonomia del Parlamento, della magistratura e della stampa, viene fuori un disegno che inquieta. Una democrazia verticale, cioè ben poco democratica: sconosciuta, anzi opposta ai principi ispiratori della Costituzione, fondata invece su un assetto orizzontale in ossequio alla separazione e all’equilibrio dei poteri. Ce n’è abbastanza per dare ragione all’allarme inascoltato dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria”.

martedì 27 maggio 2014

Commentino elettorale.


La nuova DC di Luca Peruzzi
1. Il popolo italiano non reagisce nemmeno quando viene preso a bastonate (un'economia ridotta come quella di un Paese uscito da una guerra, dichiarazione del Presidente di Confindustria Squinzi). La Germania e l'Italia sono gli unici due Paesi europei che confermano il consenso ai governi dell'austerità solo che nel caso della Germania c'è forse qualche ragione in più ....I compagni che esultano per i risultati elettorali perché la lista Tsipras ha avuto il 4,03 per cento dei voti e perché i 'fascisti' dell'M5S sono stati puniti dagli elettori sono semplicemente patetici: non hanno capito a quale svolta epocale siamo di fronte e quanti poteri il liberista e neoberlusconiano Renzi sia riuscito ad accentrare. Forse pensano di poter fermare domani con i banchetti l'Italicum, lo stravolgimento della Costituzione, l'allargamento del precariato, il TTIP, privatizzazioni e licenziamenti nel settore pubblico. Molti a Sinistra erano convinti che il Movimento 5 Stelle raccogliesse il voto degli ex elettori delle destre berlusconiane ma evidentemente questo si è rivolto massicciamente verso il PD.

2. La lista Tsipras ha superato il quorum del 4 per cento e questo è sicuramente un fatto positivo e un plauso va riconosciuto all'impegno di tanti compagni. Ma non è nemmeno lontanamente l'abbozzo di un progetto di Alternativa Unitaria di Sinistra: è stato semplicemente un cartello elettorale (peraltro l'unico votabile per quanto mi riguarda), una proposta politica la cui realizzazione è stata affidata in outsourcing agli 'intellettuali' considerata l'impossibilità per Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà di definire un accordo strategico e di lungo periodo e nel quale tutte le divisioni e tutte le diverse visioni strategiche sono state messe sotto il tappeto. Per il domani c'è ben poco di pronto se non l'abituale impegno di tanti volontari: neanche il simbolo L'Altra Europa con Tsipras che con tanta difficoltà e combattendo contro il boicottaggio mediatico si è cercato di far conoscere sarà riutilizzabile. E probabilmente si ricomincerà nell'eterna discussione tra partiti organizzati e movimenti espressione della società civile, tra sinistra di opposizione e sinistra di governo.

3. Una delle osservazioni più frequenti nel dopo elezioni è che nessuno aveva capito cosa stava accadendo e che il PD era destinato a superare il 40 per cento. Non l'avevano capito i sondaggisti, i giornalisti, gli analisti politici, gli stessi Grillo e Renzi che hanno fatto la campagna elettorale pensando ad un testa a testa. Si possono dare tante spiegazioni razionali a questo sorprendente risultato: l'eterno carattere democristiano degli italiani, gli 80 euro, la saturazione di tv e giornali da parte di Renzi, la sua immagine di giovane e dinamico leader capace di recuperare l' "incarto" delle proposte dell'M5S (la riduzione delle spese della politica e dei privilegi della burocrazia) per accreditarsi come rinnovatore e riformista e nascondere la sostanza della sua politica liberista, la campagna elettorale aggressiva e gridata di Grillo che ha probabilmente spaventato una larga fetta dell'elettorato (larga parte dei moderati che di fronte alla fine politica di Berlusconi ha trovato nel PD la nuova democrazia cristiana e un pezzo di elettori di sinistra che si è ricompattata nel PD per il voto utile contro il pericolo 'fascista' di Grillo). Oppure si possono fare cattivi pensieri e sospettare che nel Paese delle stragi, del caso Moro, delle menzogne di Ustica, della P2, dei servizi deviati, dello strapotere delle mafie e della loro trattativa con lo Stato qualche 'manina' o 'manona' possa aver opportunamente alterato l'aggregazione dei dati elettorali.

4. Ho l'impressione che la sconfitta elettorale dei Cinque Stelle sia qualcosa di più di un'episodica battuta d'arresto ma l'inizio della fine del più innovativo fenomeno politico italiano di questi ultimissimi anni. In ogni caso qualcosa che richiederebbe un'analisi approfondita nel Movimento (se esiste un Movimento e non è solo la creatura di Grillo e Casaleggio): sul linguaggio e sulla comunicazione politica necessari a conquistare la maggioranza nel Paese, sul fatto che un'alternativa di sistema non la si realizza con il 25 o il 30 o il 35 per cento dei voti, soli contro tutti, ma tessendo alleanze sociali e politiche, chiarendo finalmente la propria visione ed il proprio progetto e dunque inevitabilmente collocandosi a destra o sinistra, dandosi un'adeguata struttura organizzativa, accettando l'idea che una forza politica ha bisogno anche dell'apporto di intellettuali, di esperti e di personaggi riconoscibili per definire programma e candidature istituzionali credibili. Il Movimento 5 Stelle può ora accontentarsi di continuare a svolgere il ruolo di 'guastafeste', di fatto però così impedendo la nascita di un'alternativa unitaria di massa e lasciando campo libero alla destra berlusconiana riunificata (Lega, Casini e Alfano, Forza Italia) quale competitore dell'altra destra del PD nel ballottaggio previsto dall'Italicum, oppure proporsi come promotore di un grande Comitato di Liberazione Nazionale insieme alla Sinistra socialista e comunista.


5. Infine sull'astensione che pur essendo un dato fondamentale della partecipazione e della salute politica di un Paese viene sempre lasciato sullo sfondo (e ciò dovrebbero riconoscerlo coloro che scelgono l'astensione come espressione politica di dissenso). E' come una competizione sportiva per la quale si ricorda solo l'albo d'oro dei vincitori tralasciando di precisare il contesto in cui è arrivata la vittoria. Quando si parla di vittoria straordinaria di Renzi bisognerebbe dunque avere ben presente che il suo 40% di consensi con una partecipazione al voto inferiore al 60% dei cittadini corrisponde a meno di un quarto del corpo elettorale. La sua stessa maggioranza di governo, sommando i voti di PD NCD e Scelta Civica, è ben al di sotto del 50% dei voti espressi. Renzi non è il padrone dell'Italia, occupa pro-tempore una istituzione ma non ha ricevuto alcun mandato dalla maggioranza dei cittadini per attuare il proprio programma di stravolgimento della Costituzione sia in senso formale che sostanziale. 

mercoledì 23 aprile 2014

I quattro milioni di poveri che non avranno gli 80 euro di Renzi


Pittibimbo Renzi secondo Luca Peruzzi

Il bonus fiscale approvato (?) dal governo Renzi (restando peraltro da definire la platea di beneficiari, le modalità di attuazione e l'effettivo importo pro-capite) ha palesemente la mera funzione di spot elettorale e tale è stato unanimemente riconosciuto, persino da Repubblica l'organo di stampa del renzismo..
Si tratta cioè dell'unico atto concreto in grado di spostare il voto popolare, nella competizione delle Europee decisiva per il futuro di Renzi, in mezzo ad un mare di annunci e di titoli che comprendono di tutto e di più: il lavoro e le riforme istituzionali, gli F35 e i segreti sulle stragi, la burocrazia ed i costi della politica.
80 euro al mese per avere la legittimazione elettorale per portare a conclusione la svoltaautoritaria e proseguire/implementare quelle politiche liberiste che stanno distruggendo l'Italia.
E' la pubblicazione periodica dei dati statistici – sulla disoccupazione, sulla povertà, sulla distribuzione della ricchezza, sul debito, sul calo del PIL e dei consumi, sulla chiusura delle imprese – che riporta tutti alla realtà e dimostra l'insufficienza, l'inefficacia e l'inadeguatezza delle politiche renziane ed il fallimento dei governi di salvezza nazionale degli ultimi anni promossi da Napolitano in ossequio ai voleri della Troika e sostenuti dal PD, da Berlusconi e dall'arcipelago centrista con la servile benevolenza dei cosiddetti 'giornaloni' (Repubblica, Corriere, La Stampa).

sabato 19 aprile 2014

Il partito unico del malaffare


Il patto Renzi-Berlusconi visto da Luca Peruzzi

Io faccio parte di coloro i quali pensavano fino a qualche anno fa che esistessero i 'cattivi' (Berlusconi e la sua corte dei miracoli, i suoi alleati clericali e fascisti, la Lega) ed i 'buoni' (l'Ulivo, Prodi, la Sinistra, il giornale Repubblica) che difendevano la Costituzione, lo stato di diritto, il welfare. A dire il vero non proprio i 'buoni' ma almeno qualcosa di presentabile, di sufficientemente decente, il meno peggio che, pur consapevoli del doppio gioco che veniva praticato, era impossibile non votare.
Poi il tempo e la realtà dei fatti e degli atti politici mi ha riportato sulla Terra. Almeno dal 2008, dalla crisi del secondo governo Prodi e della nascita del PD veltroniano. L'appoggio del PD, con sguaiato cinismo, insieme a Berlusconi al governo della macelleria sociale di Mario Monti ha disvelato appieno la vera natura di quella falsa sinistra espressione non dei fautori di un'alternativa progressista ma semplice fazione del sistema dominante. La fazione del capitalismo finanziario contrapposta al capitalismo nazionale berlusconiano.
Due pezzi del sistema di potere che oggi si ritrovano esplicitamente uniti, come scrive Contropiano, nel partito unico di Renzi.
A ciò che scrive Contropiano aggiungerei però qualcosa in più. Se in un sistema capitalistico in generale è sempre più labile il confine tra economia esercitata alla luce del sole ed economia illegale e criminale, nella società italiana il rapporto tra queste due sfere assume un legame ed una interconnessione clamorosa ed evidente.
Il programma del partito unico di Renzi non è solo il programma liberista e antidemocratico della J.P. Morgan ma trova inevitabilmente - nel suo carattere oligarchico, antisociale e classista costruito su opache alleanze politiche e sociali - il consenso anche di lobbies, massonerie, mafie, grandi evasori, corrotti e corruttori, inquinatori e cementificatori del territorio.

domenica 13 aprile 2014

Perché votare l'Altra Europa con Tsipras alle elezioni europee



Siamo tutti consapevoli della drammatica crisi economica e sociale che stiamo vivendo in Italia ed in Europa e che vede nel massacro sociale a cui è stato sottoposto il popolo greco la sua punta più indegna e più vergognosa.
L'aspetto paradossale è che la crisi nasce dal liberismo, dalla deregulation dei mercati finanziari internazionali che nel momento dell'esplosione della bolla speculativa ha trascinato nel baratro prima colossi bancari mondiali e poi le finanze degli stessi Stati nazionali, ma è con massicce dosi di liberismo che si pretende di curarla.
In Italia si è passati dal campione del capitalismo liberista-nazionale Berlusconi a quello del capitalismo liberista-finanziario Mario Monti per arrivare, dopo la scialba esperienza attendista di Enrico Letta, al liberismo-populista di Matteo Renzi, autentica macchina da guerra del marketing politico. La dimostrazione che oggi in Italia il sistema capitalista ha bisogno di ritrovare nel voto la legittimazione del proprio dominio e dei massacri sociali che sta operando e che intende operare.

Opporsi alle politiche dell'Unione Europea da sinistra e non da destra. E' indispensabile opporsi alle politiche dell'Unione Europea di cui il PD è in Italia il fedele esecutore ma stando bene attenti a non confondersi con le destre populiste che attaccano euro ed Istituzioni comunitarie cavalcando egoismi nazionali, razzismo e xenofobia, predisponendosi ad attentare ai diritti civili e del lavoro, riproponendo, con le armi della svalutazione competitiva e del protezionismo, la stessa pretesa 'terra promessa' capitalista dei liberisti fondata su impresa privata, mercato, crescita e consumi infiniti, competizione, abolizione delle regole. L'Altra Europa con Tsipras, nella sua visione alternativa, prospetta invece intervento pubblico nell'economia, beni comuni, riconversione ecologica delle attività produttive e salvaguardia del territorio, giustizia sociale ed eguaglianza, solidarietà tra i popoli, internazionalismo, difesa dei diritti civili e del lavoro. Se non è pensabile che la candidatura Tsipras possa risultare vincente per la carica di Presidente della Commissione europea è però indiscutibile che tanto più ampio sarà il consenso che riuscirà a conquistare alle elezioni tanto più sarà in grado di influenzare da sinistra le politiche della maggioranza PSE-PPE impedendo che queste si ritrovino le destre estreme come unici interlocutori ed oppositori risultandone inesorabilmente condizionati.

Contrastare le politiche di Renzi costruendo in Italia uno spazio politico alternativo di Sinistra. Chi vuole esprimere un messaggio politicamente corretto, anche tra i sostenitori della Lista Tsipras, ci dice che il voto del prossimo 25 maggio è un voto per l'Europa e non l'Italia, perché è ormai nelle istituzioni europee che si prendono le decisioni fondamentali per i cittadini del vecchio continente. In realtà di fronte a Matteo Renzi che cerca con il voto per le europee di ottenere la legittimazione popolare per il proprio mandato 'costituente' la preferenza che si esprime per la Lista Tsipras ha anzitutto il valore di dire no al progetto politico del parolaio fiorentino: no alla svolta autoritaria dell'Italicum e della controriforma costituzionale, no al jobs act, no allo smantellamento del welfare e del pubblico. Un significativo successo della Lista Tsipras (pur con tutti i limiti e i difetti che la contraddistinguono e che sarebbe ingenuo ignorare) può consentire l'inizio di una nuova stagione politica in Italia, aprire la prospettiva della costruzione di un'alternativa di Sinistra, sventare il tentativo di Renzi di cancellare nel nostro Paese tutto ciò che resta della democrazia (almeno di quella 'nominale'). Da questo punto di vista non è vero che il voto è inutile e che l'astensione è la più efficace forma di opposizione. La propaganda con cui il mainstream informativo si appresta ad inondarci si fonda sulle percentuali di voto conseguite e riduce e minimizza l'astensione a mero dato sociologico. Per questo, per impedire a Renzi ed al PD di apparire come l'unico vincitore (anche se solo per la rinuncia ad esprimere la propria preferenza da parte di chi lo contrasta) è utile ogni voto dato alla lista Tsipras.

Sostenere Tsipras e Syriza per la Grecia e per l'Europa. L'Unione Europea non ha imposto le proprie politiche liberiste con la forza delle armi ma per la volontà delle classi dirigenti delle nazioni che la compongono. Come scrive Brancaccio in troppi sono condizionati dall'illusione del vincolo esterno dell'Europa: il “ce lo chiede l'Europa” nella visione del capitalismo liberista come presupposto della modernizzazione ed il “via dall'Europa” quale condizione indispensabile degli antieuropeisti per riconquistare democrazia e giustizia sociale. Secondo costoro nulla si può fare senza questa Europa o con questa Europa. Per rovesciare le politiche dell'Unione Europea che non ha un'identità in sé se non come somma algebrica delle politiche degli Stati che la compongono è indispensabile che cambino gli equilibri politici a livello nazionale: la Sinistra - quella vera e non quella falsa e truffaldina di Renzi, di Hollande, di Zapatero o della SPD tedesca - deve diventare maggioranza in Italia, in Francia, in Spagna, in Germania. La candidatura di Alexis Tsipras, il leader di Syriza il partito della sinistra radicale greca, alla Commissione Europea può aiutarlo a vincere le elezioni politiche nazionali in quanto un consistente consenso raggiunto a livello europeo non può che accrescerne credibilità e prestigio nel suo Paese. Se la Grecia è stata la cavia su cui sono state applicate e sperimentate le politiche della macelleria sociale liberista, la Grecia può diventare l'esempio di come si esce dalla crisi da sinistra e di come ci si oppone da sinistra ai diktat europei. Un modello concreto da imitare per gli altri Paesi in crisi che può scatenare un effetto domino tale da cambiare radicalmente le politiche europee.



martedì 8 aprile 2014

C'era una volta lo spread. La crisi invece è rimasta


Renzi e Napolitano secondo Luca Peruzzi
Il format consolidato del sistema dell'informazione (almeno di quello italiano) è quello di cavalcare per un certo periodo un determinato argomento e di presentarlo come il problema decisivo per i destini del mondo. Ovviamente fa parte del più bieco complottismo il solo ipotizzare che esista una regia unica dei mezzi di comunicazione di massa nell'enfatizzare con tutte le risorse a disposizione, a comando e stando bene attenti a non disturbare il Potere, questo o quel tema ma dall'osservazione della realtà dei fatti diventa difficile pensare il contrario.
Vado a memoria: le troppe tasse, la corruzione, le ruberie della casta dei politici, il femminicidio, i suicidi per la crisi, la criminalità di strada, i pirati della strada possibilmente rom o extracomunitari, i disastri 'naturali', l'immigrazione e via discorrendo. In assenza di meglio e nei periodi morti ci si avventa sui casi di cronaca: omicidi maturati nell'ambito familiare o a sfondo sessuale.
Tralasciando i casi di cronaca nera, si tratta evidentemente di fenomeni di straordinaria gravità ed importanza: il fatto inquietante (oltre all'approccio subdolo e truffaldino con cui vengono trattati) è però che i problemi non vengono risolti ma da un certo momento in poi diventano questioni marginali e che non meritano più le prime pagine.

venerdì 4 aprile 2014

La Sinistra e il Movimento 5 Stelle: un'intesa è possibile?


Del Movimento 5 Stelle non conosciamo o comunque non è possibile definire con certezza la vera natura, i reali scopi ed obiettivi. Ma certamente sappiamo che non è una formazione politica di Sinistra, intendendo con questo termine l'adesione ad un progetto di superamento della società capitalistica.
D'altro canto anche la Sinistra - quella Sinistra che cerca di elaborare il lutto del disvelamento della natura classista, liberista, subalterna ai grandi potentati economici del Partito Democratico provando a riorganizzarsi nella lista L'Altra Europa con Tsipras - non è priva di ambiguità e contraddizioni.
Ma queste due aree politiche raccolgono, piaccia o non piaccia e sia pure in proporzioni numeriche oggi non comparabili, il bisogno di cambiamento radicale di questo Paese.
E' dunque possibile ed auspicabile un accordo politico tra queste due aree per dare la maggioranza a chi vuole uscire dal degrado morale, sociale, economico, istituzionale in cui è precipitata l'Italia?
Considerando anche che nel merito delle cose da fare (denuncia dei trattati europei, abbandono delle politiche recessive di austerità, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, difesa dei beni pubblici, tutela dell'ambiente e del territorio e no alle grandi opere, opposizione alle missioni di guerra all'estero; i candidati proposti dal Movimento 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica – Gino Strada, Stefano Rodotà, la Gabanelli – erano candidati di Sinistra) vi è una larga convergenza tra queste due aree.
A mio avviso questo accordo sarebbe auspicabile ma evidentemente non è realizzabile sul piano elettorale. Non solo per un fatto di diverse sensibilità e di diverso linguaggio ma perché il Movimento 5 Stelle deve il proprio eccezionale successo di consenso alla tattica di tenere il piede contemporaneamente, grazie alla professione di fede anti-ideologica, in due staffe: quella della destra e quella della sinistra. E così raccoglie il voto degli ex elettori piddini o rifondaroli così come di ex leghisti o berlusconiani o addirittura di simpatizzanti fascisti.

martedì 18 marzo 2014

Per chi si fa abbindolare dalle promesse di Renzi


Renzi e la Merkel secondo Luca Peruzzi

Renzi è l'ultima carta in ordine di tempo messa sul tavolo dal sistema per sostenersi e perpetuarsi (sistema inteso come ordinamento economico capitalistico e l'insieme delle oligarchie – imprenditoriali, politiche, burocratiche, criminali – dominanti).
Coloro che pensavano, ed io tra questi, che l'ascesa di Renzi alla guida del PD avrebbe disvelato in modo inequivocabile ed esplicito la missione antipopolare e totalmente estranea alla sinistra di quel partito si sbagliava. Abbiamo sottostimato la capacità di fascinazione comunicativa di Renzi (sapientemente amplificata dai media; elementare come la pubblicità di un detersivo ma non per questo meno subdola ed efficace) e la strategia sottostante diretta ad ottenere consenso alle politiche liberiste a partire dalle imminenti elezioni europee.
La base elettorale della lista L'altra Europa con Tsipras e del Movimento 5 Stelle sono il suo terreno di conquista ed a tal fine invoca ipocritamente il cambiamento delle politiche europee affinché favoriscano sviluppo e crescita, promette provvedimenti a favore della piccola e media impresa e di redistribuzione del reddito a vantaggio dei ceti popolari con il piano casa e riducendo le tasse sui redditi da lavoro medio bassi, cavalca il tema della lotta alla casta nelle proposte di riforma istituzionale (abolizione del Senato e delle province) mettendosi su questo in rotta di collisione con pezzi delle oligarchie politiche (la vecchia dirigenza del PD, la Camusso della CGIL), fa balenare persino la revisione degli acquisti degli aerei da guerra F35.
La discontinuità di Renzi rispetto alle precedenti esperienze governative, in particolare a quella di Mario Monti ed alla sua convinzione, intrisa di sadismo sociale, di poter imporre senza reazioni provvedimenti impopolari cioè antipopolari, discende dal fatto che il sistema in questo momento ha bisogno di ritrovare una sufficiente legittimazione elettorale, almeno in termini relativi senza tener conto cioè dell'astensione crescente. In questo senso Renzi si pone in diretta continuità con l'approccio alla politica di Berlusconi e dimostra che le elezioni ed il consenso, anche truffaldinamente estorti, rivestono un'importanza centrale per il sistema perché affermare il potere solo con la forza sarebbe altrimenti troppo 'costoso'.

mercoledì 12 marzo 2014

Ridurre le tasse o ridurre la povertà?

Il vecchio ed il nuovo pifferaio (Luca Peruzzi)
Il tema della riduzione delle tasse è un classico cavallo di battaglia delle destre (per cui i soldi impiegati dal 'pubblico' sono sperperati mentre quelli che restano in mano al 'privato' svolgono una funzione benefica) e d'altro canto Matteo Renzi è quasi unanimemente considerato il degno erede di Silvio Berlusconi. E' evidente che esiste un problema di iniquità e di inefficienza del sistema fiscale (evasione, elusione, capitali esportati all'estero, peso eccessivo per i redditi da lavoro e di impresa rispetto alla rendita, squilibrio nell'imposizione a carico dei ceti popolari rispetto ai ricchi), è indiscutibile come l'arretratezza, l'inefficienza, l'opacità del sistema Italia (economia criminale, corruzione, familismo, burocrazia, tempi della giustizia, parassitismo delle cosiddette classi dirigenti, farraginosità della legislazione) costituisca un freno al pieno dispiegarsi delle potenzialità del nostro Paese ma sarebbe il momento di abbandonare la convinzione che solo l'impresa privata può creare ricchezza e lavoro.
Nel momento in cui dal cilindro magico escono fuori delle risorse per far ripartire l'economia (ammesso che non si tratti della solita bufala) queste andrebbero utilizzate per creare direttamente occupazione nei servizi pubblici essenziali (sanità, scuola, trasporti, cura e manutenzione del territorio e del patrimonio artistico ed archeologico). Perché per i dieci e passa milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà o nel 'disagio' della condizione lavorativa (disoccupati, precari, cassintegrati), che non hanno sufficienti risorse per una vita dignitosa (e nemmeno per curarsi), non vi saranno nemmeno le poche decine di euro al mese promesse, per palesi fini elettorali, da Renzi e perché ormai è ben chiaro come l'ipotetica ripresa del PIL e dei consumi non si traduce in modo consequenziale in significativa nuova occupazione. 
Deve essere ben chiaro poi che dentro i vincoli del pareggio di bilancio, ridurre le tasse tagliando la spesa pubblica (servizi sociali) e con le privatizzazioni significa non immettere nuove risorse nel sistema e non aumenta il potere di acquisto dei ceti popolari per far riprendere i consumi.
Ed in ogni caso, in assenza di una politica industriale e di una strategia per orientare gli impieghi economici (che tenga conto anche delle compatibilità ambientali), l'eventuale ed ipotetica ripresa dei consumi non può che favorire principalmente, in queste condizioni, i prodotti d'importazione e non le imprese nazionali.

lunedì 17 febbraio 2014

Il ruolo di Renzi

Renzi & Letta secondo Luca Peruzzi
Come interpretare l'improvvisa accelerazione che ha portato nel giro di poche settimane alla staffetta Letta-Renzi per la carica di Presidente del Consiglio? Dopo che che era stato per lungo tempo smentita questa eventualità ed erano state profuse amorose dichiarazioni di reciproca volontà di coesistenza e di collaborazione?
Non mi soddisfa ricondurre il tutto alla pur evidente smodata ambizione ed al palese cinismo di Matteo Renzi. Anzi si ha quasi la sensazione che questa sostituzione sia stata imposta al sindaco di Firenze il cui progetto di assalto alle poltrone, che escludesse la possibilità di impantanarsi in estenuanti mediazioni con i capi corrente del PD ed i capi dei partiti alleati, presupponeva invece il passaggio delle elezioni e di una, ancorché falsa e truffaldina, legittimazione popolare con il truffaldino Italicum.
Né mi convince l'interpretazione che questa staffetta sia stata promossa dai 'padroni del vapore' globali perché Renzi potrebbe fare ciò che Letta non sarebbe disposto a fare o che l'avvicendamento sia legato ai rapporti di forza tra l'asse franco-tedesco ed anglo-americano.
Al di là delle differenze (a volte davvero impercettibili) di sensibilità e di immagine esiste una palese continuità nei provvedimenti di governo tra Berlusconi-Tremonti, Monti, Letta. Le stesse cose le avrebbe fatto Bersani (e difatti il suo partito, il PD, ha votato tutti i provvedimenti di Monti e Letta), nonostante qualcuno a Sinistra (Il Manifesto e c.) ne attribuisca la mancata vittoria elettorale ad una congiura internazionale: basta guardare a ciò che fanno i socialisti in Germania (le larghe intese con la Merkel) e Hollande in Francia.

domenica 7 luglio 2013

Anche Antonio Ingroia con Renzi? No!



Matteo Renzi secondo Luca Peruzzi
Aggiornamento del 9.7.13: Risponde Antonio Ingroia al mio tweet con cui linkavo questo post:

  1. non è un'idea ne' mia ne' di Azione Civile e Fotia non è più, per sua scelta, responsabile relazioni politiche A.C
     
Antonio Ingroia ancora una volta conferma di meritare la stima che tanti nutrono nei suoi confronti.

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Scrive Alfonso Gianni sul suo profilo facebook dopo l'articolo sul Manifesto di Carmine Fotia, Responsabile delle Relazioni Politiche di Azione Civile, e l'endorsement del Sindaco di Milano Pisapia a favore della leadership del centrosinistra di Matteo Renzi:


La marcia di Renzi pare davvero inarrestabile. A parte i suoi stessi tentativi di farsi del male da solo. Forse l'unico che può riuscirci. Vedi l'infelice polemica sul fatto che le figure del leader del Pd e del premier siano indisgiungibili. Ieri c'è stato l'endorsment in grande spolvero su Repubblica di Giuliano Pisapia (sic!). L'ultima ondata di seguaci del fiorentino fa il suo esordio oggi sulle colonne del Manifesto. Si raccoglie attorno a un documento promosso dall'instancabile Goffredo Bettini - il patron dell'operazione Marino a Roma - che gode a sbafo di credito anche in parti della sinistra radicale per motivi che mi restano incomprensibili (forse mi fa velo la mia non romanità), e comprende Carmine Fotia, diventato non so se braccio destro o sinistro di Ingroia, Roberto Bolzani (rampante sindaco di Forlì un pò in ombra ultimamente), il sempreverde Gianni Borgna, l'editore Alessandro Dalai e l'inquieto Stefano Boeri, già assessore nella giunta milanese. Naturalmente vogliono un partito che sia un mezzo (forse un tram) e non un fine, non identitario, aperto ecc. Insomma quello che vogliono quasi tutti. Quindi ritengono giusto incontrare "la carica dirompente di una candidatura come quella di Renzi" sempre che questo voglia difendere i ceti più deboli. Condizione a parole già ottenuta, visto il programma economico renziano, scritto dal suo spin doctor il deputato Itzhak Yoram Gutgeld, israeliano naturalizzato italiano, fino a pochi mesi fa dirigente McKinsey, che proclama la lotta alla povertà, ma non certo quella alle diseguaglianze. Teoria antica. ne parlava, meglio, già Lyndon Baines Johnson ai tempi suoi (do you remember?). Dalle mie parti si chiama "capitalismo compassionevole". Tutto 'sta voglia di novità per approdare al passato! Mah, strani ragazzi...


Per non incasellarle semplicemente nella tradizione del più antico sport nazionale, l'accaparramento di poltrone di potere e sottopotere (che nelle intenzioni di chi lo pratica

domenica 28 ottobre 2012

Se Renzi vince le primarie: tanto peggio tanto meglio

La democrazia si realizza nella partecipazione consapevole ed informata dei cittadini alla formazione della volontà generale e alla determinazione del bene comune. Partecipazione che non significa semplicemente prendere parte, ogni cinque anni, al rito elettorale ma che presuppone una costante attenzione alle questioni che riguardano la collettività, ai processi attraverso cui si formano le decisioni, alle degenerazioni inevitabili ma da combattere e contrastare che colpiscono gli organi rappresentativi e gli esseri umani che li compongono, alla necessità di poter influenzare il dibattito pubblico e le conseguenti deliberazioni delle istituzioni parlamentari e di governo dando vita a gruppi di pressione e a movimenti di opinione ed attraverso i corpi intermedi di cui i cittadini fanno parte: sindacati, organizzazioni politiche, associazioni, comitati locali, gruppi espressione di categorie professionali e di specifiche realtà territoriali. La partecipazione democratica dei cittadini dunque presuppone un'informazione libera e pluralista, la possibilità attraverso il libero confronto di avvicinare quella Verità che è il fondamento della democrazia. Richiede che le varie opzioni politiche in campo si svestano per quanto possibile di tutti gli orpelli propagandistici, menzogneri, ipocriti per disvelare gli interessi specifici di cui sono espressione.
Da questo punto di vista, pur con tutte le critiche che ad esso si possono rivolgere e con tutte le perplessità ideologiche e programmatiche che esso può suscitare, si deve riconoscere che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo nel momento in cui promuove la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della cosa pubblica ed il stringente controllo sulle decisioni collettive si muove nel solco della democrazia più autentica.
In Italia uno dei macigni che invece impedisce il libero dispiegarsi del gioco democratico è rappresentato dal Partito Democratico.