"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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domenica 19 ottobre 2014

Grillo: non è questo il momento di un Comitato di Liberazione Nazionale?





Francamente mi hanno stancato e comunque mi annoiano le polemiche e le discussioni (un tempo le avremmo etichettate da bar, oggi possiamo definirle da social network) su questa o quella dichiarazione di Grillo o di qualcuno dei suoi, anche quelle non infrequenti con un retroterra ideologico destrorso.
Personalmente preferisco attenermi alla concreta e cruda realtà dei fatti.

Il primo fatto. Oggi in Italia abbiamo, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, una maggioranza politica PD-PDL, il Renzusconi, la cui missione è quella di rendere il nostro Paese perfettamente funzionale agli interessi predatori del grande capitale internazionale ed italiano.
Per attuare questa missione è necessario rovesciare completamente (o comunque portare radicalmente a compimento e senza più mediazioni le 'riforme' iniziate da Berlusconi e dal centrosinistra) la natura della democrazia italiana così come disegnata nella nostra Costituzione eredità della resistenza antifascista.

giovedì 16 ottobre 2014

La vera responsabile delle morti per le alluvioni: la dittatura del profitto capitalistico

Renzi che galleggia sulle emergenze by Luca Peruzzi

A questo giro, dopo l'ennesima alluvione di Genova seguita subito dopo da altri morti in Toscana e in Friuli, nessuno, nemmeno i TG Rai, nemmeno Napolitano e Renzi, ha avuto l'ardire di parlare di fatalità, di eventi eccezionali.
A questo link, su Wikipedia, l'elenco delle alluvioni verificatesi in Italia. I numeri non si possono (sempre) smentire e qui si tratta di centinaia di morti per il dissesto idrogeologico (quasi 200 solo tra il 2000 e il 2014, 159 morti solo nell'alluvione di Sarno e Quindici nel 1998) oltre a danni incalcolabili.
A leggere in rete nemmeno le località (Sarno e Quindici, Giampileri) dove si sono verificate le tragedie più terribili degli ultimi anni sono state messe al sicuro.

A questo giro si è usata la retorica degli Angeli del Fango, i giovani e coraggiosi volontari che si sono impegnati con generosità a rimettere in piedi una città in assenza delle Istituzioni, per stemperare nella melassa del buonismo l'indignazione dell'opinione pubblica.
E Renzi ha scaricato le colpe del disastro sulla burocrazia e sui giudici del TAR, per aver ostacolato l'avvio dei lavori di messa in sicurezza del territorio, come se la burocrazia, il complesso degli uffici pubblici e delle norme e procedure che li regolano, non fosse sotto la sua responsabilità in quanto Capo dell'Esecutivo e Capo di una maggioranza parlamentare in grado di far approvare leggi e decreti a tambur battente e a colpi di fiducia. Come se la possibilità di far valere i propri diritti nei confronti della Pubblica Amministrazione di fronte ai TAR fosse una stravagante e singolare abitudine e non un principio statuito dalla nostra Costituzione (Art. 113: Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa. Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.) e se la frequenza e fondatezza con cui vi si ricorre non nascesse dalle condizioni in cui si è deliberatamente ridotta la macchina dello Stato. Inoltre Renzi era stato informato sulla situazione di Genova.

martedì 8 luglio 2014

Dopo le elezioni politiche Grillo ha sbagliato tutto!




Dopo le elezioni del febbraio dello scorso anno Grillo e il Movimento 5 Stelle, grazie alla conquista di un consenso sorprendente e straordinario, erano al centro della scena pubblica e avevano in mano il pallino dell'iniziativa politica. Bersani era costretto ad umiliarsi in streaming di fronte ai grillini per ottenere i voti necessari, quelli che Italia Bene Comune non aveva raccolto nelle urne, per far nascere il suo governo.
E' stato lo stesso Bersani a dichiarare successivamente di non avere avuto alcuna intenzione di fare un'alleanza con il Movimento 5 Stelle, semplicemente cercava i voti 'tecnici' per far partire la legislatura.
Ma questo significava che Grillo in quel momento avrebbe avuto la forza per porre delle condizioni a Bersani: attenuare l'austerità, scegliere un personaggio di garanzia democratica quale nuovo Presidente della Repubblica, approvare una nuova legge elettorale rispettosa dei principi costituzionali, dare l'avvio concreto alla riduzione dei costi della politica e soprattutto aggredire finalmente i cancri della corruzione e delle mafie.
Se tali condizioni (da definire con una trattativa politica seria e non con la propaganda dell'incontro in streaming) fossero state accettate si sarebbe fatto il bene (almeno un po' di bene) dell'Italia, se fossero state respinte si sarebbe palesato il bluff del PD ed il Movimento 5 Stelle sarebbe emersa come formazione politica responsabile ed in grado di proporsi per il Governo del Paese.

martedì 27 maggio 2014

Commentino elettorale.


La nuova DC di Luca Peruzzi
1. Il popolo italiano non reagisce nemmeno quando viene preso a bastonate (un'economia ridotta come quella di un Paese uscito da una guerra, dichiarazione del Presidente di Confindustria Squinzi). La Germania e l'Italia sono gli unici due Paesi europei che confermano il consenso ai governi dell'austerità solo che nel caso della Germania c'è forse qualche ragione in più ....I compagni che esultano per i risultati elettorali perché la lista Tsipras ha avuto il 4,03 per cento dei voti e perché i 'fascisti' dell'M5S sono stati puniti dagli elettori sono semplicemente patetici: non hanno capito a quale svolta epocale siamo di fronte e quanti poteri il liberista e neoberlusconiano Renzi sia riuscito ad accentrare. Forse pensano di poter fermare domani con i banchetti l'Italicum, lo stravolgimento della Costituzione, l'allargamento del precariato, il TTIP, privatizzazioni e licenziamenti nel settore pubblico. Molti a Sinistra erano convinti che il Movimento 5 Stelle raccogliesse il voto degli ex elettori delle destre berlusconiane ma evidentemente questo si è rivolto massicciamente verso il PD.

2. La lista Tsipras ha superato il quorum del 4 per cento e questo è sicuramente un fatto positivo e un plauso va riconosciuto all'impegno di tanti compagni. Ma non è nemmeno lontanamente l'abbozzo di un progetto di Alternativa Unitaria di Sinistra: è stato semplicemente un cartello elettorale (peraltro l'unico votabile per quanto mi riguarda), una proposta politica la cui realizzazione è stata affidata in outsourcing agli 'intellettuali' considerata l'impossibilità per Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà di definire un accordo strategico e di lungo periodo e nel quale tutte le divisioni e tutte le diverse visioni strategiche sono state messe sotto il tappeto. Per il domani c'è ben poco di pronto se non l'abituale impegno di tanti volontari: neanche il simbolo L'Altra Europa con Tsipras che con tanta difficoltà e combattendo contro il boicottaggio mediatico si è cercato di far conoscere sarà riutilizzabile. E probabilmente si ricomincerà nell'eterna discussione tra partiti organizzati e movimenti espressione della società civile, tra sinistra di opposizione e sinistra di governo.

3. Una delle osservazioni più frequenti nel dopo elezioni è che nessuno aveva capito cosa stava accadendo e che il PD era destinato a superare il 40 per cento. Non l'avevano capito i sondaggisti, i giornalisti, gli analisti politici, gli stessi Grillo e Renzi che hanno fatto la campagna elettorale pensando ad un testa a testa. Si possono dare tante spiegazioni razionali a questo sorprendente risultato: l'eterno carattere democristiano degli italiani, gli 80 euro, la saturazione di tv e giornali da parte di Renzi, la sua immagine di giovane e dinamico leader capace di recuperare l' "incarto" delle proposte dell'M5S (la riduzione delle spese della politica e dei privilegi della burocrazia) per accreditarsi come rinnovatore e riformista e nascondere la sostanza della sua politica liberista, la campagna elettorale aggressiva e gridata di Grillo che ha probabilmente spaventato una larga fetta dell'elettorato (larga parte dei moderati che di fronte alla fine politica di Berlusconi ha trovato nel PD la nuova democrazia cristiana e un pezzo di elettori di sinistra che si è ricompattata nel PD per il voto utile contro il pericolo 'fascista' di Grillo). Oppure si possono fare cattivi pensieri e sospettare che nel Paese delle stragi, del caso Moro, delle menzogne di Ustica, della P2, dei servizi deviati, dello strapotere delle mafie e della loro trattativa con lo Stato qualche 'manina' o 'manona' possa aver opportunamente alterato l'aggregazione dei dati elettorali.

4. Ho l'impressione che la sconfitta elettorale dei Cinque Stelle sia qualcosa di più di un'episodica battuta d'arresto ma l'inizio della fine del più innovativo fenomeno politico italiano di questi ultimissimi anni. In ogni caso qualcosa che richiederebbe un'analisi approfondita nel Movimento (se esiste un Movimento e non è solo la creatura di Grillo e Casaleggio): sul linguaggio e sulla comunicazione politica necessari a conquistare la maggioranza nel Paese, sul fatto che un'alternativa di sistema non la si realizza con il 25 o il 30 o il 35 per cento dei voti, soli contro tutti, ma tessendo alleanze sociali e politiche, chiarendo finalmente la propria visione ed il proprio progetto e dunque inevitabilmente collocandosi a destra o sinistra, dandosi un'adeguata struttura organizzativa, accettando l'idea che una forza politica ha bisogno anche dell'apporto di intellettuali, di esperti e di personaggi riconoscibili per definire programma e candidature istituzionali credibili. Il Movimento 5 Stelle può ora accontentarsi di continuare a svolgere il ruolo di 'guastafeste', di fatto però così impedendo la nascita di un'alternativa unitaria di massa e lasciando campo libero alla destra berlusconiana riunificata (Lega, Casini e Alfano, Forza Italia) quale competitore dell'altra destra del PD nel ballottaggio previsto dall'Italicum, oppure proporsi come promotore di un grande Comitato di Liberazione Nazionale insieme alla Sinistra socialista e comunista.


5. Infine sull'astensione che pur essendo un dato fondamentale della partecipazione e della salute politica di un Paese viene sempre lasciato sullo sfondo (e ciò dovrebbero riconoscerlo coloro che scelgono l'astensione come espressione politica di dissenso). E' come una competizione sportiva per la quale si ricorda solo l'albo d'oro dei vincitori tralasciando di precisare il contesto in cui è arrivata la vittoria. Quando si parla di vittoria straordinaria di Renzi bisognerebbe dunque avere ben presente che il suo 40% di consensi con una partecipazione al voto inferiore al 60% dei cittadini corrisponde a meno di un quarto del corpo elettorale. La sua stessa maggioranza di governo, sommando i voti di PD NCD e Scelta Civica, è ben al di sotto del 50% dei voti espressi. Renzi non è il padrone dell'Italia, occupa pro-tempore una istituzione ma non ha ricevuto alcun mandato dalla maggioranza dei cittadini per attuare il proprio programma di stravolgimento della Costituzione sia in senso formale che sostanziale. 

sabato 17 maggio 2014

Il Movimento 5 Stelle visto da un elettore della lista Tsipras


Grillo e Renzi, i nuovi mostri secondo Luca Peruzzi
Per quanto ormai drammaticamente fuori sintonia con la cultura delle masse popolari e nonostante nella sua composizione sia caratterizzato numericamente da più sigle che teste, il mondo dell’attivismo e dell’elaborazione intellettuale della Sinistra non è secondo a nessuno quando si tratta di dilaniarsi in dispute teorico-ideologiche.
La prima è evidentemente la questione euro-si contro euro-no, credere nella possibilità di riformare l’Unione Europea o considerarne l’uscita l’unica possibilità di salvezza.
La seconda, non meno lacerante, riguarda il giudizio nei confronti del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

E qui, pur nel sostanziale unanime riconoscimento dei limiti dei pentastellati - di “visione”, di governo della propria organizzazione politica - si contrappongono due diversi atteggiamenti.

venerdì 4 aprile 2014

La Sinistra e il Movimento 5 Stelle: un'intesa è possibile?


Del Movimento 5 Stelle non conosciamo o comunque non è possibile definire con certezza la vera natura, i reali scopi ed obiettivi. Ma certamente sappiamo che non è una formazione politica di Sinistra, intendendo con questo termine l'adesione ad un progetto di superamento della società capitalistica.
D'altro canto anche la Sinistra - quella Sinistra che cerca di elaborare il lutto del disvelamento della natura classista, liberista, subalterna ai grandi potentati economici del Partito Democratico provando a riorganizzarsi nella lista L'Altra Europa con Tsipras - non è priva di ambiguità e contraddizioni.
Ma queste due aree politiche raccolgono, piaccia o non piaccia e sia pure in proporzioni numeriche oggi non comparabili, il bisogno di cambiamento radicale di questo Paese.
E' dunque possibile ed auspicabile un accordo politico tra queste due aree per dare la maggioranza a chi vuole uscire dal degrado morale, sociale, economico, istituzionale in cui è precipitata l'Italia?
Considerando anche che nel merito delle cose da fare (denuncia dei trattati europei, abbandono delle politiche recessive di austerità, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, difesa dei beni pubblici, tutela dell'ambiente e del territorio e no alle grandi opere, opposizione alle missioni di guerra all'estero; i candidati proposti dal Movimento 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica – Gino Strada, Stefano Rodotà, la Gabanelli – erano candidati di Sinistra) vi è una larga convergenza tra queste due aree.
A mio avviso questo accordo sarebbe auspicabile ma evidentemente non è realizzabile sul piano elettorale. Non solo per un fatto di diverse sensibilità e di diverso linguaggio ma perché il Movimento 5 Stelle deve il proprio eccezionale successo di consenso alla tattica di tenere il piede contemporaneamente, grazie alla professione di fede anti-ideologica, in due staffe: quella della destra e quella della sinistra. E così raccoglie il voto degli ex elettori piddini o rifondaroli così come di ex leghisti o berlusconiani o addirittura di simpatizzanti fascisti.

domenica 23 marzo 2014

Non è Grillo ma il PD il nemico dei ceti popolari e della Sinistra

Il Movimento 5 Stelle è, a mio avviso, una risposta insufficiente, ambigua, per certi versi inquietante, al bisogno di democrazia ed agli interessi dei ceti popolari di questo Paese. Ma non è Grillo il nemico della Sinistra e di ciò che essa rappresenta (o dovrebbe rappresentare): il suo vero nemico è il Partito Democratico.
Del Movimento 5 Stelle possiamo chiederci cosa rappresenti effettivamente, quali siano i suoi reali obiettivi, se abbia delle 'entità' alle sue spalle, cosa farebbe concretamente se guidasse al Governo ma nessuno è in grado di dare oggi delle risposte certe al riguardo. Del PD (considerato come ultima propaggine, in ordine di tempo, della ventennale storia del centrosinistra) invece sappiamo tutto: le guerre in Serbia, Afghanistan, Libia; la precarizzazione del lavoro; l'avventura senza reti di protezione dell'euro, le privatizzazioni selvagge; la flebile opposizione a Berlusconi, usato ma non realmente combattuto; il "fastidio" verso le inchieste sulla trattativa Stato-mafia; l'appoggio al governo della macelleria sociale di Mario Monti e alle "riforme" del suo ministro Fornero sull'articolo 18 e sulle pensioni (chiudendo la strada ai giovani all'ingresso nel mondo del lavoro e lasciando centinaia di migliaia di esodati senza pensione e senza reddito); il consenso al fiscal compact e al pareggio di bilancio in Costituzione; la rielezione di Giorgio Napolitano preferito a Stefano Rodotà; il governo insieme al peggio degli ex (?) fedelissimi berlusconiani; l'incostituzionale e liberticida riforma costituzionale ed elettorale (l'Italicum) scritta a quattro mani con l'evasore fiscale di Arcore.
La vera domanda che bisogna porsi a Sinistra è se sia possibile costruire in Italia una proposta politica radicale e rivolta alla costruzione di una società socialista che riesca a coinvolgere e conquistare le grandi masse popolari senza dover sottomettersi a scelte strategiche e di marketing politico in stile grillino: il né destra né sinistra, lo strizzare l'occhio all'elettorato di destra su immigrazione, tasse e piccola e media impresa, le opinioni spiegate razionalmente e non urlate, un'organizzazione politica ferreamente controllata da poche persone, l'agitare temi che parlano alla pancia delle persone come la lotta alla 'casta' politica tacendo sulla struttura sociale ed economica (la società capitalista) che le produce.


sabato 22 marzo 2014

Quello che Beppe Grillo non dice


Beppe Grillo visto da Luca Peruzzi
Bella l'intervista a Beppe Grillo di Mentana (ruffiano come gran parte dei giornalisti ma che dimostra almeno di essere uno dei pochi professionisti rimasti in circolazione), trasmessa il primo giorno di primavera su La7. Anche perché, per quanto mi riguarda, la prima al capo del Movimento 5 Stelle che mi è capitato di vedere in tv. 
Si deve riconoscere che Grillo, per carisma e capacità comunicative (magari ce l'avesse la Sinistra uno così!), si innalza di parecchio rispetto alle tante comparse e ai tanti figuranti che affollano i talk show politici portando in dote solo la propria mediocrità e la propria ridicola affettazione.
D'altro canto nel tempo della politica spettacolo uno showman di razza come Beppe Grillo, con la battuta pronta e la padronanza dei tempi televisivi,  non può non partire da una posizione di vantaggio.
Nel merito di quanto detto nell'intervista sono tante le affermazioni di Grillo che non si possono non condividere: sul debito pubblico e sul fiscal compact (votato da PD e Forza Italia), sull'Europa, sull'indecenza della classe politica, sulla attitudine truffaldina di Renzi, sulla inadeguatezza della Boldrini, sul tradimento di Napolitano rispetto ai propri compiti istituzionali, sull'Ucraina e sulla Crimea, sull'Italicum, sulla necessità di pianificare al più presto l'abbandono della produzione di energia da fonti fossili a vantaggio delle rinnovabili.
Ciò che però Grillo non dice e che non consente di distinguere le sue affermazioni di 'sinistra' da quelle di una qualunque destra sociale è che tutti i mali che denuncia - la finanziarizzazione dell'economia, la povertà, la corruzione, la subalternità della classe politica alle lobbies, l'ostinazione a sostenere scelte fallimentari e distruttive quali le grandi opere inutili, la TAV, gli inceneritori, gli F35, le missioni militari all'estero - sono la conseguenza del sistema capitalistico.
Così come manca la consapevolezza che la piccola e media impresa, una delle facce del capitalismo e così centrali nelle proposte politiche dei grillini, portano con sé enormi responsabilità nell'evasione fiscale, nello sfruttamento del lavoro, nella violazione delle norme per la protezione dell'ambiente e per la sicurezza dei lavoratori.
Insomma, qual è il modello e il progetto di società che Grillo e il Movimento 5 Stelle propongono? 

sabato 1 febbraio 2014

Il problema della democrazia italiana sono i grillini?


La ghigliottina secondo Luca Peruzzi
Se un alieno venuto da una lontana galassia e capitato per qualche strano motivo in Italia cercasse di capire il nostro Paese attraverso la lettura dei giornali o guardando la tv sarebbe inevitabilmente portato a convincersi che oggi abbiamo a che fare con un unico problema: il Movimento 5 Stelle che attenta alla Costituzione e alle regole democratiche e impedisce il progresso economico e sociale.
Non troverebbe invece quasi traccia di quella che è stata realmente la storia italiana almeno dal 1994 in poi e negli ultimi anni in particolare.
Le devastazione morale e culturale determinata dalla discesa in campo di Berlusconi, l'uomo del partito-azienda e del conflitto di interessi, che ha utilizzato il potere politico di cui disponeva (al governo o all'opposizione) per curare i propri interessi imprenditoriali e ostacolare inchieste e processi che lo riguardavano e che infine, nonostante la condanna definitiva per un reato quale l'evasione fiscale assolutamente incompatibile con l'assunzione di incarichi pubblici, viene resuscitato quale padre costituente per dare il via libera al progetto liberticida dell'Italicum; un Paese ostaggio della criminalità organizzata, dell'economia illegale e sommersa, dell'evasione fiscale, della corruzione e del voto di scambio; la progessiva distruzione delle vere ricchezze nazionali per incuria, seguendo politiche folli e miopi o vere e proprie strategie omicide: il patrimonio artistico e archeologico, il paesaggio, l'ambiente naturale nel quale sono stati disseminati e occultati veleni e rifiuti tossici causando malattia e morte (nella Terra dei Fuochi e non solo, con l'ILVA di Taranto; con i petrolchimici e le centrali a carbone) o si progettano grandi opere inutili (la TAV, il MUOS) con costi insostenibili per la collettività e l'erario e mettendo a repentaglio la vita di intere comunità; la sistematica violazione dell'articolo 11 della Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali) in Kosovo, Iraq, Afghanista, Libia e lo sperpero di denaro pubblico nelle spese militari (F35); l'aggressione continua alla condizione dei lavoratori sia sul piano dei diritti (articolo 18, precariato, rappresentanza sindacale) che su quello del reddito; lo smantellamento dello Stato sociale, della Sanità, della scuola e dell'Università pubbliche; l'economia distrutta nei suoi fondamentali (il tasso di occupazione, il prodotto interno lordo, la produzione industriale, il saldo tra le imprese che nascono e quelle che chiudono) da una classe dirigente (politica, imprenditoriale, sindacale) inetta e corrotta e dall'austerità imposta dalla Troika; un Presidente della Repubblica confermato nel suo incarico a quasi 90 anni e che, violando il proprio ruolo di Garante della Costituzione, è diventato il Capo di una maggioranza politica, si è posto al servizio non del popolo italiano ma degli organismi finanziari sovranazionali e di alcune potenze straniere, reclama lo snaturamento della nostra carta fondamentale nata dalla Resistenza, ha partorito il governo della macelleria sociale di Mario Monti (quello che ha aggravato la crisi economica italiana e della devastante riforma delle pensioni di Elsa Fornero che ha lasciato sul campo centinaia di migliaia di esodati, reso il collocamento a riposo un miraggio quasi irraggiungibile, bloccato l'accesso dei giovani al lavoro) e successivamente il governo della inconcludente navigazione a vista di Enrico Letta.

Ma giornali, telegiornali e talk show politici continueranno a parlarci ossessivamente delle 'intemperanze' dei grillini, delle loro defaillances verbali e di stile. Negano la realtà fondamentale che il Movimento 5 Stelle è la risposta al degrado politico, sociale, economico, morale in cui si è fatta precipare l'Italia. Una risposta inadeguata e insufficiente per chi continua a credere nelle ragioni della Sinistra ma comunque una risposta.
L'establishment che pretende di criminalizzare ed espellere dalle Istituzioni tutte le voci critiche ed alternative ed in particolare il PD che rinnega quei valori di sinistra, sociali, democratici che erano propri della tradizione del PCI e del cattolicesimo democratico di fatto non fanno altro che rafforzare la strategia del Movimento 5 Stelle che si fonda sulla convinzione che per ottenere la maggioranza dei voti alle elezioni si debba anzitutto affermare ostinatamente l'estraneità – a partire dal linguaggio e dai comportamenti pubblici anche e soprattutto in Parlamento - a tutto ciò che è l'attuale sistema politico e di potere.
Agli elettori di Sinistra a cui viene negata, attraverso antidemocratiche soglie di sbarramento e incostituzionali premi di maggioranza, la possibilità di essere rappresentati in Parlamento non resterà che la scelta tra l'astensione e il Movimento 5 Stelle.
Questo non significa che non si è consapevoli dei limiti e delle contraddizioni del Movimento 5 Stelle (che sono all'origine delle perplessità e dei sospetti sulle reali volontà del duo Grillo-Casaleggio): l'idea cioè che per fare il pieno dei voti di protesta a destra e sinistra bisogna sparare a zero su tutto e su tutti, negando la possibilità di allearsi con chiunque e proponendosi come unico ed esclusivo soggetto alternativo, non tenendo conto che la ricostruzione e la trasformazione dell'Italia richiede invece una grande alleanza sociale e politica, dentro una visione alternativa di società, che si rivolga non solo ai singoli cittadini ma anche a tutte le organizzazioni sociali e politiche 'sane'.

E' nella costruzione di questa alleanza larga e plurale, così come si spera possa avvenire con la lista per Tsipras, che la Sinistra (nel cui ambito ovviamente il PD non può più essere ricompreso) può ritrovare il suo ruolo e la sua centralità predisponendosi al dialogo e al confronto, senza illusioni ma senza pregiudizi, anche con il Movimento 5 Stelle.

lunedì 27 maggio 2013

La lunga marcia nel deserto per la Sinistra


Dopo i risultati fallimentari della lista di Rivoluzione Civile alle ultime elezioni politiche l'ala movimentista dell'Alternativa ne attribuì le responsabilità ad Antonio Ingroia ed al suo scarso appeal mediatico, alla riproposizione della candidatura di un magistrato e del tema della legalità quale elemento centrale del programma, al colpo di mano compiuto dalle segreterie dei vecchi partiti – Rifondazione, Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Verdi – sulle candidature al fine di estromettere le donne e gli uomini scelti dalle assemblee di Cambiare Si Può a vantaggio di vecchi e screditati arnesi della politica (Di Pietro, Diliberto, Ferrero, Bonelli), l'ambiguità del profilo programmatico e politico della Lista (che si dichiarava alternativa al centrosinistra egemonizzato dal PD ma che contemporaneamente prometteva di offrire i propri voti, se richiesti e necessari, a quello che in quel momento si riteneva il probabile futuro governo a guida Bersani).
Tutte critiche che avevano un qualche fondamento ma che non consentivano di cogliere in modo esaustivo la realtà politica italiana di questi tempi. Come dimostrano i risultati raccolti dalla candidatura (realizzata a regola d'arte) a Sindaco di Roma di Sandro Medici, una persona perbene e un Signor Candidato (così come del resto lo era Antonio Ingroia), condivisa e realizzata con la partecipazione dei movimenti, con candidature estranee a vecchie logiche partitocratiche, con un avanzato e coerente programma di sinistra alternativo a quello del PD e delle destre: solo il 2,3 per cento dei voti ottenuti, circa un punto in più di Luigi Alfonso Marra (per intenderci l'amico di Scilipoti e di Sara Tommasi).

martedì 30 aprile 2013

La bicamerale dei carini e il depistaggio mediatico

Composizioni grafiche di Luca Peruzzi
Il governo Letta è la prosecuzione del governo Monti con altri mezzi. La ragione sociale è la stessa (la sintesi e la mediazione tra la subalternità al grande capitale finanziario e all'atlantismo nella politica estera e militare da un lato ed i poteri ed i particolarismi feudali così forti nel nostro Paese dall'altro) ma sono cambiati gli interpreti. Non più i tecnici immeritatamente accreditati di competenza e sobrietà ma politici espressione diretta dei partiti pur dentro un'operazione di restyling che ha portato sulle poltrone del Governo facce nuove con un'abbondante presenza di donne, di esordienti, una campionessa olimpica come Josefa Idem e la prima ministra nera Cécile Kyenge.
Alla sadica retorica della medicina amara e impopolare da somministrare agli italiani per il loro bene si è sostituita la fraudolenta e ruffiana doppiezza dei politici di professione. L'attenuazione dell'IMU diventa la priorità del Governo senza dire che ciò comporterà, con i vincoli finanziari europei inalterati, altri tagli al welfare, altre privatizzazioni, ulteriore smantellamento della scuola e della sanità pubblica.
Questo cambiamento estetico al momento è l'unico risultato prodotto dallo sconvolgente risultato delle ultime elezioni politiche nelle quali la richiesta di cambiamento, il voto di protesta, il rifiuto di partiti ormai totalmente screditati ha riguardato – tra astensione ed il voto al Movimento 5 Stelle e alle liste di opposizione radicale – almeno metà dei cittadini e questa è l'unica risposta che il 'sistema' ha ritenuto di dover dare.
Una sorta di bicamerale dei carini, parafrasando la fortunata formula 'del partito dei carini' affibbiata da Maurizio Crozza alla proposta politica di Montezemolo, con la riproposizione del tentativo di 'rifondare' l'Italia attraverso l'accordo tra una falsa sinistra e la destra eversiva berlusconiana fondato sulla menzogna che queste rappresentino la stragrande maggioranza dei cittadini. Non è così perché, al netto dell'astensione, PDL, PD e Monti sono stati votati da non più del cinquanta per cento degli aventi diritto al voto ed i consensi raccolti sarebbero stati ancora di meno senza la truffa del Porcellum e la menzogna di coalizioni di centrosinistra e centrodestra tra loro contrapposte anche oltre la retorica elettorale.

mercoledì 24 aprile 2013

Il partito di Rodotà

Composizione fotografica di Luca Peruzzi

Nell'infausto esito delle elezioni per il Presidente della Repubblica – con la conferma di Napolitano, garante dei poteri forti italiani e internazionali, dell'austerità imposta dall'Europa, degli impegni di guerra dell'Italia, dell'inciucio PD-PDL che porterà all'immunità giudiziaria per Berlusconi – c'è un fondamentale elemento positivo che si deve cogliere.
Una importantissima parte di cittadini italiani – composta da elettori del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Ecologia e Libertà, del Partito Democratico, di Rivoluzione Civile o da persone che non vanno più a votare – si è riconosciuta nella candidatura di Stefano Rodotà, per tutto ciò che quella candidatura significava: la Costituzione come stella polare della vita pubblica, la rivendicazione del “diritto ad avere diritti” e della laicità dello Stato, la tematica dei beni comuni.
La decisione di Beppe Grillo di insistere su questa candidatura, emersa dalle Quirinarie ma promossa trasversalmente già da mesi sul web, non solo è stata un'abilissima mossa politica che ha smascherato ancora una volta la menzogna del Partito Democratico quale forza politica di sinistra riformista e alternativa al berlusconismo ma forse anche una svolta, per un movimento che si dichiara né di destra né di sinistra, verso l'area progressista ed il suo elettorato adottandone una delle icone viventi ed in qualche modo riconoscendone la nobiltà della sua storia e dei suoi valori fondanti.
Il mio auspicio è che questa vasta e ovviamente eterogenea area politica, coincidente in gran parte con il popolo che ha voluto il successo nei referendum per l'acqua pubblica i cui quesiti non a caso furono scritti proprio da Stefano Rodotà, si trasformi ora in una proposta di alternativa di governo in grado di diventare maggioranza nel Paese e di vincere le prossime elezioni.
Non sto pensando qui ad un'alternativa di sinistra, non sto pensando alla rifondazione di una forza politica anticapitalista e libertaria alla quale si deve contemporaneamente lavorare, ma semplicemente ad un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale nel quale confluiscano in una virtuosa sintesi le diverse risposte a tutte quelle istanze di cambiamento radicale e di moralizzazione della vita pubblica così diffusamente presenti nel Paese.

lunedì 22 aprile 2013

Vilipendio al popolo italiano



L'inciucio nella composizione fotografica di Luca Peruzzi



La cosa che fa più male è il silenzio complice dell’informazione di regime e la manipolazione delle notizie. Milioni di cittadini percepiscono quanto avvenuto il 20 aprile, e non a torto, come un colpo basso alla democrazia, un golpe bianco, un’umiliazione democratica. L’informazione non racconta i rilevanti dubbi costituzionali della rielezione di Napolitano e delle condizioni politiche, tutt’altro che garanti, che lo stesso presidente ha posto ai parlamentari ed al paese intero, condizioni meglio note con il termine “inciucio”. Sono stata a Montecitorio dalle tre del pomeriggio fino a sera ed il giorno dopo a SS. Apostoli. Era tanta, tantissima gente. Non erano solo attivisti del M5S, erano elettori del PD, di rifondazione, di rivoluzione civile, di SEL, erano cittadini, tutti uniti dallo sdegno per quello che stava accadendo e per quello che poi è accaduto. A tutti appariva impossibile che avessero questo coraggio fino in fondo, eppure l’hanno avuto. Ci sono stati momenti in cui la voce che si levava da quella piazza era talmente forte ed intensa che ci s’illudeva e si sognava che l’avrebbero ascoltata. Si urlava Rodotà fino allo sfinimento, si urlava democrazia. E loro votavano e si applaudivano. Che incubo. Che umiliazione. Sono stata a centinaia di manifestazioni ma ieri davvero si percepiva qualcosa di diverso: si era uniti, spontaneamente ed istintivamente, dinanzi alla massima degenerazione del potere. Era un baluardo a difesa della democrazia. Gente che piangeva. Gente che parlava di incubo. Gente che diceva mafiosi, che urlava vergogna e che restava lì, inflessibile, senza che qualcuno l’intrattenesse se non la loro coscienza. L’informazione ha diffuso immagini spaurite della piazza davanti al palazzo ma in realtà i palazzi erano circondati, lungo via del Corso, dietro Montecitorio, verso il Quirinale. 

giovedì 18 aprile 2013

Signori elettori del PD: il vostro partito è marcio


Vignetta realizzata da Luca Peruzzi

 
Sono quasi vent'anni che il PD (nella forma attuale ed in quelle assunte nel passato, PDS e DS) chiede il voto agli elettori democratici e di sinistra “per non far vincere Berlusconi” ed il giorno dopo le elezioni, sia esso maggioranza od opposizione, tratta, inciucia, si accorda sotto banco con il Cavaliere Nero di Arcore lanciandogli quando necessario ciambelle di salvataggio e concedendogli salvacondotti.
Per quanto mi riguarda il disvelamento definitivo, senza necessità di ulteriori prove, della menzogna del PD partito popolare e di sinistra (ancorché liberal, ancorché riformista) si è avuto con l'appoggio al più feroce governo antipopolare della storia italiana, quello di Monti, con annessa resurrezione di Berlusconi.
Se il Movimento 5 Stelle è arrivato a prendere il 25 per cento dei voti, pur con tutti gli aspetti contraddittori e discutibili che lo contraddistinguono (almeno per chi come me si sente di sinistra e si riconosce ancora sostanzialmente nella politica e nei partiti tradizionali, fatti di rappresentanza di specifiche classi sociali, di quadri dirigenti, di visioni ideologiche, di discussioni e dibattiti fatti alla luce del sole), non è perché gli italiani si sono impazziti ma perché non esisteva altra strada visibile, credibile e concreta per i cittadini per reclamare un qualche cambiamento ed una qualche moralizzazione della nostra vita pubblica.
La scelta del PD di candidare Franco Marini alla Presidenza della Repubblica è pienamente coerente con questa storia ventennale.

domenica 14 aprile 2013

Appello agli aderenti del Movimento 5 Stelle per le Quirinarie


Il prossimo 15 aprile poco meno di cinquantamila iscritti certificati del Movimento 5 Stelle daranno l'indicazione al proprio gruppo parlamentare del candidato da proporre per l'elezione del Presidente della Repubblica.
I nominativi selezionati nella prima votazione (a parte gli irricevibili per chi scrive, ma solo per ragioni politiche, Bonino e Prodi) sono tutti eccellenti e tutti in grado di onorare la carica per quale sono proposti:

    - Bonino Emma
    - Caselli Gian Carlo
    - Fo Dario
    - Gabanelli Milena Jole
    - Grillo Giuseppe Piero detto Beppe
    - Imposimato Ferdinando
    - Prodi Romano
    - Rodotà Stefano
    - Strada Luigi detto Gino
    - Zagrebelsky Gustavo

Ora quella che si presenta come un'interessante e innovativa, ancorché discussa e discutibile, iniziativa di democrazia diretta può avere effetti decisivi per la politica italiana e dunque per la vita dei cittadini nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Perché sarà il prossimo Presidente della Repubblica colui che potrà promuovere od ostacolare un governo dell'inciucio PD-PDL, perché sarà il prossimo Presidente della Repubblica a vigilare o non vigilare (valga al riguardo l'esperienza Napolitano) sul rispetto della Costituzione da parte delle Istituzioni nel loro agire concreto.

domenica 31 marzo 2013

Le responsabilità di Napolitano per lo stallo istituzionale


Realizzazione artistica di Luca Peruzzi
Dopo le dimissioni di Berlusconi nel novembre del 2011, nel pieno dell'esplosione del ricatto dello spread, quello che ci fu detto – da Napolitano, dal PD, dalla stragrande maggioranza di televisioni e giornali – era che non si poteva andare a votare subito e nemmeno dopo qualche mese: perché c'erano le scadenze dei rinnovi dei titoli di Stato, perché era assolutamente indispensabile cambiare la legge elettorale, perché bisognava fare le “riforme che l'Europa ci chiede”.
Bersani a chi lo invitava a chiedere le elezioni anticipate che avrebbero definitivamente cancellato Berlusconi, ai minimi storici di credibilità e consenso, rispondeva di non poter costruire il suo successo sulle macerie del Paese.
La verità è che Napolitano e il PD scelsero di affrontare la crisi “da destra”: con Monti e insieme a Berlusconi. La cura imposta dal grande capitale e dalla Troika (BCE, Commissione Europea, FMI), colpevolmente accettata dal PD di Bersani e di cui si fece garante Napolitano, era quella dell'austerità e delle riforme antisociali (articolo 18, pensioni) affidata a Monti. Coerentemente a questa scelta, ossequiosa dei desiderata del grande capitale e di Napolitano, il PD avrebbe escluso dalla coalizione con cui si sarebbe candidato alle elezioni per prendere la guida del Paese le voci scomode o di estrema sinistra (Di Pietro, Ingroia, Rifondazione Comunista).
Attorno all'ex rettore della Bocconi, nominato sorprendentemente ed immeritatamente Senatore a vita, e ai membri del suo Governo fu costruita per qualche tempo dal mainstream informativo l'immagine dei salvatori della patria, di chi ci restituiva prestigio in Europa e nel mondo, della virtuosa sobrietà da contrapporre ai comportamenti sciamannati dei berluscones. Ma dopo la fase iniziale dell'esaltazione per il loden di Monti e per le lacrime di coccodrillo della Fornero è bastato ben poco per rendersi conto – attraverso le gaffes, le bestialità tecniche (si pensi al problema degli esodati creato con la riforma delle pensioni) e l'arroganza dei Martone, dei Polillo, della Cancellieri, degli stessi Monti e Fornero - della mediocrità e della miseria intellettuale dei supertecnici. La gestione, da parte del ministro degli Esteri Terzi, della questione dei marò arrestati in India è l'inevitabile epilogo di una vicenda in cui a dei peracottari era stata attribuita la patente di esperti.

giovedì 21 marzo 2013

INTERVISTA A FEDERICA SALSI SU BEPPE GRILLO ED IL M5S…



Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?
Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?
Il blogger Gaspare Serra ne parla con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

(Gaspare Serra) Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?
(Federica Salsi) Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.
Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di andare nei talk show. Non c’erano divieti o regole in merito, ma solo la raccomandazione a fare attenzione e a non mettere in secondo piano il nostro mandato. Quella volta, come tutte le altre in cui sono andata con l’intento di portare una testimonianza diretta del M5S.
L’immagine “televisiva” del M5S è quella di Grillo che urla nelle piazze o che attraversa lo stretto di Messina a nuoto, ma quella è solo una parte del movimento. Accanto a Grillo che dà la sveglia nelle piazze, ci sono persone come me che entrano nelle istituzioni e lavorano concretamente. Per questo è importante che gli elettori conoscano, oltre al leader, anche chi già lavora nel territorio e ne comprendano il metodo di lavoro. Quando vado in TV parlo al pubblico a casa: mi sembra una cosa di buon senso e non vedo perché non dovrei farlo o tantomeno dovrei essere pentita di averlo fatto…

(Gaspare Serra) Le argomentazioni con cui Grillo ha giustificato la sua “cacciata” potrebbe sintetizzarsi in un sillogismo:
◆ (premessa maggiore) ogni Movimento di popolo, specie se giovane, per “stare a galla” necessita di un timone ben fermo ed un timoniere ben riconoscibile;
◆ (premessa minore) il timone del M5S sono le regole del suo “non Statuto”, tra cui il divieto di partecipare ai talk show, mentre il timoniere è indiscutibilmente lo stesso Grillo;
◆ (conclusione) chi coscientemente disattende queste regole, più che rischiare l’espulsione, semplicemente si pone da sé al di fuori del Movimento.
Cosa trova di illogico in questo ragionamento?
(Federica Salsi) E’ tutto illogico! Un movimento popolare deve decidere insieme al popolo: il ruolo del timoniere è mettere le persone in condizioni di decidere, non sostituirsi a loro!
Non c’è nessuna regola, da nessuna parte, che mi vieti di partecipare ad un talk show: chi continua a sostenere questo dice il falso. Inoltre la Costituzione Italiana sancisce la libertà di espressione.

mercoledì 6 marzo 2013

Vittimismo a cinque stelle

Faccio una premessa doverosa per colui che si imbatterà in questo post: considero il successo elettorale del Movimento 5 Stelle un fatto positivo. Per una serie di motivi: ha detto che gli italiani non vogliono la prosecuzione delle politiche di austerità montiane e pretendono di ridiscutere i vincoli europei, rende impossibile il varo di un governo Bersani-Monti che a questi vincoli sarebbe stato subalterno (e non credo che il PD possa ora fare una nuova maggioranza con Berlusconi a meno che non voglia perdere qualche altro milione dei propri elettori), perché mette con le spalle al muro i partiti tradizionali rispetto ad alcuni temi fondamentali. Ne cito alcuni: il governo dell'euro, l'ambiente, il reddito di cittadinanza, il rinnovamento della classe dirigente, la crisi della rappresentanza, il destino di quella che Mario Monti definì, con cinismo e crudeltà, la generazione perduta (quei quarantenni e cinquantenni che dopo una vita di precariato non potrebbero più poter aspirare ad una occupazione stabile adeguata ai propri studi e alle proprie capacità e tanto meno, in futuro, a trattamenti pensionistici dignitosi), i costi della politica (che però non dovrebbero essere ridotti al finanziamento pubblico ai partiti che è, a mio avviso, se contenuto entro limiti ragionevoli, cosa buona e giusta a meno che non si voglia che la politica sia appannaggio solo dei ricchi ma che dovrebbero essere identificati essenzialmente in quel sottobosco, con annesse pratiche tangentizie e corruttive, di poltrone nelle ASL, nelle società a partecipazione pubblica, nella RAI, di false consulenze, di sovvenzioni a cooperative e ad associazioni 'amiche').
Detto questo vengo al tema del post e cioè a quel sentimento, degno di nota in questo periodo post-elettorale, di stupore e vittimismo da parte dei grillini riguardo agli attacchi concentrici che stanno ricevendo dai propri avversari e al 'fare le pulci' da parte della rete sulle dichiarazioni e propositi di Grillo e degli eletti del Movimento 5 Stelle.

sabato 2 marzo 2013

Per uscire dallo stallo dell'ingovernabilità

Realizzazione artistica di Luca Peruzzi
Sono cominciati a girare sulla rete e su facebook appelli (più o meno autentici e condivisi, più o meno frutto dell'influenza mediatica del gruppo Repubblica-Espresso) per un Governo che possa godere dell'appoggio congiunto del PD, di SEL e del Movimento 5 Stelle.
Mi sembrano iniziative francamente inutili perché totalmente avulsi dalla realtà. Al di là delle probabilmente inconciliabili differenze programmatiche Grillo è convinto che la propria convenienza politica sia oggi quella di restare estraneo a qualunque maggioranza parlamentare e attendere gli ulteriori passi falsi di PD e PDL (e un nuovo governissimo Bersani-Berlusconi-Monti sarebbe da questo punto di vista l'ideale) per conquistare al prossimo giro elettorale la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e al Senato (previsione peraltro opinabile perché sembra non tener conto del carattere tutto affatto rivoluzionario degli italiani che potrebbero essere alla fine spaventati dalla permanenza dell'incertezza e dal rischio della novità).
D'altro canto l'assenza di un Governo nella pienezza dei propri poteri non sembra essere cosa così preoccupante (il Belgio ha resistito in questa situazione per un paio d'anni senza particolari conseguenze negative) con le istituzioni politiche nazionali quasi totalmente esautorate dai mercati e dalle organizzazioni finanziarie sovranazionali. In questo senso il giudizio positivo espresso dalla Goldman Sachs rispetto all'esito delle elezioni italiane (e la sostanziale tenuta dello spread) fa ritenere/sperare che non si debba andare incontro ad un'aggressione della speculazione finanziaria ai titoli del debito pubblico italiano.

giovedì 28 febbraio 2013

Sul voto del 24 e 25 febbraio

Alcune brevi e ovviamente opinabili riflessioni sul risultato delle elezioni italiane del 24 e 25 febbraio.


Il voto e la società italiana

In presenza di una crisi economica senza precedenti questo voto, comunque distorto da una legge elettorale antidemocratica e dalla parzialità dell'informazione (televisiva e non) ed in cui si deve ricordare che un quarto dei cittadini si è astenuto dalla partecipazione, sembra molto poco un voto di opinione e tanto un voto dato solo in funzione di bisogni ed interessi economici da rivendicare, da difendere e da garantire. Al centrosinistra il voto di chi, soprattutto nel ceto medio, si considera ancora garantito ed ha assorbito tutto sommato bene la crisi, a Monti il voto dei ceti imprenditoriali e professionali più agiati, a Berlusconi quello di chi naviga nel mare dell'economia sommersa e criminale e del voto di scambio, a Grillo quello degli arrabbiati e degli esclusi o di coloro che si sono trovati improvvisamente impoveriti.

Il voto e l'Europa

Questo voto ha nettamente bocciato le politiche di austerità praticate da Monti ed imposte dalla Troika (BCE, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale). Chi si proponeva di governare in continuità con quelle politiche – il PD e Monti – raccoglie complessivamente poco più di un terzo dei votanti. Tutto il resto - a destra, in quel briciolo di sinistra che è restato, nel Movimento 5 Stelle – va in direzione decisamente contraria.

Il fallimento del centrosinistra ed il ritorno di Berlusconi

In tanti lo avevamo previsto: di fronte ad un centrosinistra che si proponeva quale garante di un pessimo status quo e colpevole del sostegno alla macelleria sociale di Monti il ritorno di Berlusconi con le solite tattiche e i soliti mezzucci era inevitabile. Per 120 mila voti Berlusconi non si è assicurato il premio di maggioranza alla Camera e la possibilità di scegliere il prossimo Presidente della Repubblica. In merito al magro risultato di Monti, Casini e Fini (pur sostenuti dal Vaticano, dalle principali cancellerie europee, dai più importanti esponenti dell'imprenditoria italiana) si dimostra ancora una volta che nella società italiana non c'è spazio per una destra liberale ma solo per una destra arruffona, autoritaria, populista.