"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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domenica 29 marzo 2015

Landini, la Sinistra, l'Alternativa




Se la Sinistra rappresenta la visione politica nella quale il bene comune e la soddisfazione dei bisogni materiali delle persone non vengono realizzati spontaneamente dal mercato, dall'impresa privata, dal primato del profitto individuale ma richiedono l'intervento pubblico nell'economia ed il controllo sociale e collettivo dei mezzi di produzione, l'elemento essenziale da cui far partire per analizzare lo stato attuale e le prospettive della Sinistra è la consapevolezza che questa visione è oggi largamente minoritaria e invisibile alla maggioranza dei cittadini.
Il punto fondamentale è come restituire alla Sinistra una dimensione di massa: come afferma Stefano Rodotà le idee diventano forti quando sono forti nella società. Tutto il resto viene dopo. Ogni giudizio e valutazione sul progetto di Coalizione Sociale della Fiom di Maurizio Landini non può dunque non tenere conto di questa premessa, a mio avviso, indispensabile.  

venerdì 27 febbraio 2015

Ebbene lo confesso: sono un landiniano




Domenica leggendo l'intervista a Maurizio Landini su Il Fatto Quotidiano (quella sull'impegno politico) avevo manifestato la mia impazienza rispetto all'ennesimo annuncio dell'avvio di un percorso politico che però, nonostante la drammatica situazione italiana, ancora non ha visto la luce. Non mi sembrava infatti che in quell'intervista ci fosse alcuna novità rispetto a quanto Landini va dicendo da tempo (la volontà di contribuire all'organizzazione di una rete o coalizione sociale); e se i commenti isterici e infantili di Renzi e dei suoi accoliti sul supposto partito del leader della Fiom mi avevano fatto sorgere il dubbio di averla male interpretata, le successive precisazioni di Landini hanno confermato la mia lettura (e dunque la mia impazienza).
La realtà è che nei confronti di Maurizio Landini vi sono così tante aspettative e speranze perché all'orizzonte della Sinistra italiana non si vede nessun altro che abbia - come il segretario della Fiom - carisma, credibilità, popolarità, capacità comunicative tali da farne il potenziale catalizzatore della ricostruzione dell'Alternativa progressista.
Non è, per quanto mi riguarda, l'attesa dell'uomo della provvidenza o il chinarsi alla mitologia del capo (il leader a cui penso è anzitutto un portavoce e un simbolo che riporta all'esterno le deliberazioni assunte democraticamente da un corpo collettivo). Ma si tratta di prendere realisticamente atto che non esiste un popolo (tanto meno il popolo italiano opportunista, ignavo, amorale, sottoposto per di più al bombardamento ininterrotto del pensiero unico capitalista condotto attraverso i media) capace di darsi spontaneamente un'organizzazione ed una rappresentanza politica. Esistono i sentimenti, i valori, i bisogni, i desideri di un popolo a cui solo un progetto, efficace e razionale, messo in atto da un ristretto gruppo di persone può dare consapevolezza e voce e fare emergere in un soggetto politico organizzato. E qui contano la comunicazione, le strategie, la struttura organizzativa, la qualità e la credibilità del ceto dirigente, il ruolo stesso del leader, la funzione educatrice dei militanti e il carattere contagioso che assume un progetto politico quando diventa riconoscibile fenomeno di massa. E d'altra parte, quando parliamo di Alternativa di Sinistra, nessuna strategia, nessun programma, nessuna organizzazione, nessun leader può portare a qualche risultato se non ha dietro una vasta mobilitazione popolare.
La storia, anche recente, dei partiti e dei movimenti politici ci consegna questi dati di fatto.

giovedì 6 novembre 2014

Ancora qualche riflessione sulle piazze del 24 e 25 ottobre

Talvolta nella vita e dunque anche nella politica si realizza quel fenomeno definito 'eterogenesi dei fini'. Si compie un'azione per raggiungere determinati scopi e se ne conseguono degli altri. Per i dirigenti della CGIL la manifestazione di San Giovanni del 25 ottobre scorso era anzitutto il mezzo con cui garantire la sopravvivenza dell'organizzazione che guidano ma anche del proprio ruolo individuale minacciati dalla pretesa di Renzi di annientare la funzione del Sindacato. Ma di fronte alla chiusura ad ogni possibilità di compromesso e di mediazione da parte di Renzi (perché il grande capitale non lascia oggi alcuno spazio in tal senso) il milione di lavoratori, di disoccupati, di precari in Piazza San Giovanni ha sancito l'avvio di un percorso di mobilitazione e di lotta per rovesciare le politiche che in vent'anni hanno portato al disastro questo Paese. Per ottenere maggiore occupazione, maggiore reddito, maggiore uguaglianza - questi sono gli obiettivi dichiarati della CGIL - bisogna lottare per sconfiggere le politiche liberiste e di austerità. E dunque bisogna imporre l'intervento pubblico nell'economia (investimenti, politiche industriali, sostegno ai redditi, rafforzamento del welfare), fermare le privatizzazioni, allargare e non diminuire i diritti, ottenere le risorse finanziarie necessarie rifiutando i diktat per il pareggio di bilancio dell'Unione Europea, stroncando l'evasione fiscale ed imponendo una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni e le grandi ricchezze. Con tutto il rispetto e l'apprezzamento per i sindacati di base e per le iniziative di mobilitazione spontanee ed autogestite solo una grande organizzazione come la CGIL poteva portare in piazza, con una preparazione di poche settimane, un milione di persone e risultare da subito una minaccia concreta per il governo e per il sistema.

lunedì 3 novembre 2014

La vertenza politica di Maurizio Landini




Bella l'intervista di Maurizio Landini nella trasmissione di Lucia Annunziata In 1/2 Ora che consiglio, per chi non l'avesse fatto, di vedere a questo link.
Maurizio Landini dimostra ancora una volta il suo carisma e le sue capacità comunicative parlando in modo comprensibile, concreto, diretto. E gli fa onore che non indulga in alcuna forma di vanità autoreferenziale ("Quando un Paese ha bisogno di leader, allora è un Paese malato" vale per tutti ed anche per sé stesso).
La cosa fondamentale che ha detto Landini riguarda il suo impegno politico rispondendo ai tanti (ed io tra questi) che auspicano una sua diretta assunzione di responsabilità in tal senso. Ebbene Landini ha confermato che questo impegno, con il suo sindacato la Fiom e la CGIL, se lo assume. Non, come vorrebbe la maggioranza di noi, alla guida del Nuovo Soggetto Politico della Sinistra (non gli interessa la leadership di un piccolo partito o fare da sponda ai dissidenti del PD) ma avviando una grande vertenza nazionale per cambiare, attraverso la mobilitazione dei lavoratori e della maggioranza del Paese, le politiche del governo Renzi, preso atto della loro natura inequivocabilmente classista e reazionaria.
Una mobilitazione sindacale e popolare che difficilmente potrà non sfociare in futuro in una candidatura elettorale di Landini per la guida politica dell'Italia ma che intanto si muoverà attraverso un percorso parallelo ma diverso rispetto a quello della riorganizzazione e della riunificazione della Sinistra Radicale e di Alternativa.
Con Landini dunque a Sinistra per combattere Renzi e cambiare l'Italia - sui rapporti con l'Europa, con le politiche industriali e per il lavoro, con gli investimenti pubblici, per i diritti, per la riconversione ecologica dell'economia - ma contemporaneamente si facciano partire da subito gli ormeggi del Partito della Sinistra Radicale. Perché il popolo della Sinistra ha bisogno da subito di una sua rappresentanza politica e dunque basta con l'indeterminatezza e la vaghezza dei settantenni reduci di Lotta Continua Revelli e Viale (con tutto il rispetto per il loro ruolo intellettuale) e si elegga al più presto una Costituente del nuovo soggetto politico.
E perché non è vero come dice Landini che conta solo stare al Governo: la storia ci ha insegnato che un'opposizione politica forte, coerente e radicata nelle masse popolari può spesso raggiungere risultati a favore delle persone ben maggiori che stando nella "stanza dei bottoni".

domenica 12 ottobre 2014

E' Landini l'unica speranza della Sinistra?



Maurizio Landini visto da Luca Peruzzi
Da anni il sogno ricorrente di parte rilevante di quel tanto o poco che resta del popolo della Sinistra è l'assunzione di un impegno politico ed elettorale diretto da parte di Maurizio Landini. Ed è interessante al riguardo leggere quanto scrive, anche in forma autocritica e con molto buon senso, Livio Pepino uno dei promotori di Cambiare Si Può.
Sono ovviamente consapevole che Maurizio Landini ha sempre smentito l'intenzione di lasciare la militanza sindacale a favore di quella partitica anche se poi il suo protagonismo politico finisce ogni volta inevitabilmente per accreditarlo come potenziale leader della Sinistra (e del resto dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, come scrive Livio Pepino, che “il lavoro non lo si può più inven­tare, creare e difen­dere solo o soprat­tutto a livello sin­da­cale”).
A chi con commovente ingenuità coltiva questa speranza e a chi invece irride sdegnato questa deriva 'leaderistica' provo a proporre alcune mie considerazioni.

domenica 13 ottobre 2013

La Via Maestra per un'alternativa politica in Italia





Nel giorno della manifestazione per la difesa e l'attuazione della Costituzione ed in attesa di eventi di mobilitazione non meno importanti quali lo sciopero generale dei sindacati conflittuali del 18 ottobre e dei movimenti sociali contro austerità e precarietà e per il diritto alla casa del 19 ottobre, si deve onestamente riconoscere che oggi Maurizio Landini e Stefano Rodotà sono tra i pochissimi, se non gli unici, personaggi a sinistra in grado di raccogliere – per autorevolezza, carisma, prestigio – un seguito popolare vasto.
E questo senza dimenticare il ruolo ambiguo che Maurizio Landini sta giocando in una CGIL sempre più subalterna alle politiche classiste e antisociali dei governi partecipati dal PD e rispetto agli accordi sulla rappresentanza sindacale che forse salvano il ruolo della sua Fiom ma che nel contempo illegittimamente negano spazi di azione e di lotta alle organizzazioni conflittuali e non allineate come la USB.
Stante il credito di cui godono Landini e Rodotà e considerata la drammaticità della situazione italiana continuo comunque a pensare che sarebbe un grave e colpevole errore se i cittadini, i movimenti, le personalità che hanno animato la manifestazione per la Costituzione non sentissero il dovere, nella consapevolezza della forza popolare e del seguito mediatico che sono in grado di mobilitare, di dare vita ad una proposta politica alternativa per cambiare questo Paese.
Se la Costituzione indica nei partiti la forma attraverso la quale i cittadini partecipano alla contesa politica, sarebbe singolare se proprio coloro che indicano nella difesa e nell'attuazione della Costituzione la priorità assoluta della vita collettiva pensassero di poter dar seguito all'imperativo categorico di cambiare la cosa pubblica italiana senza passare dalla via maestra dell'organizzazione partitica e del confronto elettorale.

giovedì 22 agosto 2013

Difendere la Costituzione non basta: serve un'Alternativa di Sinistra


Il più sincero plauso a Maurizio Landini e a Stefano Rodotà e alla loro iniziativa in difesa della Costituzione, anzi per l'attuazione della Costituzione, promossa insieme alle più fulgide icone della Sinistra: Don Ciotti di Libera, Gino Strada di Emergency, Gustavo Zagrebelsky di Libertà e Giustizia.
Quale cittadino democratico può non inorridire di fronte alla pretesa di una ristretta e screditata oligarchia parlamentare di nominati di mettere mano alla nostra Carta fondamentale, a quella che Bersani (!) definiva la Costituzione più bella del mondo? Quale cittadino democratico non si sente indignato di fronte al degrado senza fine della politica italiana dove un condannato per un gravissimo reato antisociale – l'evasione fiscale – continua a tenere in mano le sorti del governo, ne detta l'agenda politica, persino riceve le attenzioni e le premure del Capo dello Stato, di colui cioè che dovrebbe essere il supremo garante della legalità costituzionale?
Lo stravolgimento della Costituzione in direzione dell'autoritarismo e di un'ulteriore personalizzazione della politica (presidenzialismo) è funzionale da un lato alla sopravvivenza di ceti politici altrimenti destinati ad una inesorabile eclissi e dall'altro, e soprattutto, al completamento del disegno delle oligarchie economiche mondiali per la ristrutturazione della società europea ed italiana nel senso del più feroce capitalismo liberista, cancellando definitivamente diritti conquistati attraverso secoli di lotte, perpetuando precarietà, disuguaglianza e miseria, dotandosi degli strumenti normativi per una più efficace repressione del dissenso e del conflitto.
Ma di fronte al proposito di smantellare le Costituzioni antifasciste europee, improntate a valori sociali, perché d'impaccio alle ragioni del mercato e alla modernizzazione dell'economia (leggi interessi del grande capitale), proposito esplicitato brutalmente nel rapporto di Jp Morgan, giocare unicamente in difesa non serve. Preservare la Costituzione italiana è condizione necessaria ma non sufficiente. Negli ultimi trent'anni – in vigenza della Costituzione – sono stati cancellati diritti, imposta una precarietà generalizzata (ed esistenziale) ai lavoratori, trasferite enormi quote di ricchezza dai ceti subalterni alla rendita e al profitto, smantellato il welfare, dismessa l'attività dello Stato nell'economia regolatrice dell'iniziativa privata e volta alla diffusione di ricchezza e occupazione. L'ultima straordinaria vittoria politica popolare – quella del referendum per l'acqua pubblica – è stata occultata, depotenziata, disattesa, boicottata.

sabato 2 marzo 2013

Per uscire dallo stallo dell'ingovernabilità

Realizzazione artistica di Luca Peruzzi
Sono cominciati a girare sulla rete e su facebook appelli (più o meno autentici e condivisi, più o meno frutto dell'influenza mediatica del gruppo Repubblica-Espresso) per un Governo che possa godere dell'appoggio congiunto del PD, di SEL e del Movimento 5 Stelle.
Mi sembrano iniziative francamente inutili perché totalmente avulsi dalla realtà. Al di là delle probabilmente inconciliabili differenze programmatiche Grillo è convinto che la propria convenienza politica sia oggi quella di restare estraneo a qualunque maggioranza parlamentare e attendere gli ulteriori passi falsi di PD e PDL (e un nuovo governissimo Bersani-Berlusconi-Monti sarebbe da questo punto di vista l'ideale) per conquistare al prossimo giro elettorale la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e al Senato (previsione peraltro opinabile perché sembra non tener conto del carattere tutto affatto rivoluzionario degli italiani che potrebbero essere alla fine spaventati dalla permanenza dell'incertezza e dal rischio della novità).
D'altro canto l'assenza di un Governo nella pienezza dei propri poteri non sembra essere cosa così preoccupante (il Belgio ha resistito in questa situazione per un paio d'anni senza particolari conseguenze negative) con le istituzioni politiche nazionali quasi totalmente esautorate dai mercati e dalle organizzazioni finanziarie sovranazionali. In questo senso il giudizio positivo espresso dalla Goldman Sachs rispetto all'esito delle elezioni italiane (e la sostanziale tenuta dello spread) fa ritenere/sperare che non si debba andare incontro ad un'aggressione della speculazione finanziaria ai titoli del debito pubblico italiano.

sabato 29 settembre 2012

Cercasi disperatamente leader per la Sinistra




Cercasi disperatamente leader per la Sinistra o se si preferisce per l'Alternativa alla dittatura liberista e del finanzcapitalismo incarnata in Italia dal suo plenipotenziario Mario Monti.
Età dai 35 ai 45 anni, preferibilmente donna, dotato di sufficiente carisma e prestigio per sparigliare – forte di un consenso e di una popolarità diffusi - i giochi e i giochini, frutto di egoismi e di ambizioni personali, dei vari capetti dell'opposizione, esterno ai partiti esistenti per non restarne intrappolato nei rispettivi veti. Segni particolari: onesto.
A me vengono in mente i nomi di Maurizio Landini, 51 anni sindacalista, Roberto Scarpinato, 60 anni magistrato antimafia e fine intellettuale, Milena Gabanelli, 56 anni giornalista – tutti a dire il vero oltre il range d'età ipoteticamente ideale per rappresentare una candidatura di vero cambiamento – ma mi auguro che in giro ce ne siano altri e magari di migliori a cui non ho pensato.
Ci sarebbe stato anche Luigi De Magistris, 45 anni ex magistrato ed ora sindaco di Napoli, che però ha deciso di saltare un turno e di riproporsi alla prossima occasione anche perché, al di là di ogni considerazione dietrologica, non poteva certo abbandonare l'incarico di primo cittadino della città partenopea dopo nemmeno due anni dall'elezione.
Mi rendo conto che puntare tutto sul leader sia una scorciatoia ed una semplificazione pericolosa, che non sia il percorso ottimale, politicamente corretto per la costruzione dell'alternativa rispettando gli ideali di scuola della sinistra e/o della politica 2.0: rifiuto del leaderismo, affermazione del principio che ciascuno vale uno, percorso condiviso e partecipato dal basso per l'elaborazione del programma politico e delle regole di organizzazione del soggetto politico (utilizzando le opportunità offerte dal web), coinvolgimento dei movimenti e delle associazioni di base e via discorrendo.
Ma non c'è più tempo come è scritto nel Manifesto fondativo del Soggetto Politico Nuovo (Alba) e, anche se tutte quelle 'norme' che ho sopra menzionato non fossero utopia e non si dovesse tornare alle logiche leniniste di organizzazione politica, le elezioni sono dietro l'angolo.

lunedì 10 settembre 2012

Centralità operaia



Sarà che le elezioni si avvicinano ed Istituzioni e partiti non possono certo smentire quella retorica del lavoro, dello sviluppo, della crescita che profondono a piene mani, sarà che gli operai, nonostante tutto e nonostante i tempi in cui viviamo, continuano a mantenere quel riconoscimento politico e quella centralità sociale attraverso cui seguitano a rappresentare simbolicamente il lavoro, sarà che nei loro confronti non è possibile o non è, almeno in questo momento, elettoralmente conveniente usare gli stessi metodi di repressione violenta e di mistificazione truffaldina che si è abituati ad usare nei confronti di altri movimenti di protesta e di lotta, quello NoTav ad esempio, i cui militanti vengono etichettati come giovincelli scansafatiche e attaccabrighe, contrari al progresso e contigui a forme di pseudo nuovo terrorismo, di anarco-insurrezionalismo o se non altro da essi condizionabili o infiltrabili,
Ma sta di fatto che sono bastati 500 operai dell'Alcoa, giustamente incazzati nel vedere messi a repentaglio il proprio lavoro ed il proprio futuro, per mettere in riga tecnici e politici, costringerli a trattare e far fuggire con la coda tra le gambe l'utile (o inutile a seconda dei gusti) idiota del PD, Stefano Fassina, colui che dovrebbe continuare ad incarnare l'area laburista e di sinistra del PD (e questo dice tutto delle condizioni di quel partito) ma che certo non può nascondere, tra un'esternazione e l'altra (più o meno concordata od unicamente voci dal sen sfuggite: “il governo Monti ha finito il suo compito”, “la prossima maggioranza comprenderà SEL e UDC”), il tradimento perpetrato dal suo partito nei confronti degli ideali e degli interessi dei lavoratori.

martedì 21 agosto 2012

La Fiom e Beppe Grillo: una buona notizia?

Se fosse vero (e non un rozzo tentativo di depistaggio) quanto rivela Repubblica in merito al dialogo in corso tra la Fiom di Maurizio Landini e il Movimento Cinque Stelle in vista anche delle prossime elezioni politiche sarebbe, per me che ho sempre auspicato l'unità delle forze di alternativa e che vogliono il cambiamento del 'sistema', un'ottima notizia.
Mettere insieme le proteste e le proposte del Movimento Cinque Stelle, di per sè in gran parte condivisibili, e le sue al momento enormi potenzialità elettorali con le istanze della Fiom in difesa del lavoro e della giustizia sociale potrebbe avere effetti dirompenti e rivoluzionari sulla politica italiana e sul destino di questo Paese.

venerdì 9 marzo 2012

La parte migliore del Paese


C'è un'Italia del pensiero unico dello spread, di Mario Monti santificato a reti unificate e dalle grandi testate giornalistiche come il Salvatore della Patria, del 'ce lo chiede l'Europa' (ovviamente solo laddove non si toccano i grandi interessi dei grandi gruppi di potere), della crescita e delle grandi opere da realizzare ad ogni costo (a costo della salute dei cittadini, dell'ambiente, della qualità della vita, della possibilità di fare scelte che creino realmente sviluppo e lavoro), del risanamento che deve avvenire a spese dei ceti popolari, di un Parlamento (al 90 per cento) e di un Presidente della Repubblica succubi di interessi e scelte che espropriano la democrazia, dove ci si può occupare di economia (a patto che significhi colpire i lavoratori e non si operi una redistribuzione dei redditi) ma non di corruzione, di giustizia e di televisione, dove si fa finta che anche la Chiesa pagherà l'ICI per le sue proprietà immobiliari. Un'Italia dove si materializza il salvacondotto concesso a Berlusconi in cambio della rinuncia alla guida del Governo (prescrizione per Mills e Berlusconi nei processi per corruzione in atti giudiziari, bocciatura del referendum sulla legge elettorale, annullamento da parte della Corte di Cassazione (su richiesta del pg Iacoviello) della sentenza di condanna a Marcello Dell'Utri nel processo di appello per concorso esterno in associazione mafiosa). E certe esternazioni 'movimentiste' degli ultimi tempi di Carlo De Benedetti fanno presagire che la prossima scadenza da onorare sarà il ridimensionamento del rimborso dovutogli da Berlusconi per la corruzione che aveva determinato la decisione sul Lodo Mondadori.
E c'è un'Italia, la parte migliore del Paese, che ancora tiene alte le bandiere dei diritti, del lavoro, della democrazia, della giustizia e dell'eguaglianza. E' l'Italia della FIOM. Per quanto mi riguarda c'è poco altro, in questi tempi, in cui poter sperare.

Su Radio Articolo 21 il discorso integrale di Maurizio Landini:


http://www.radioarticolo1.it/audio/2012/03/09/11606/9-marzo-democrazia-al-lavoro-parla-maurizio-landini-fiom