"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 6 novembre 2014

Ancora qualche riflessione sulle piazze del 24 e 25 ottobre

Talvolta nella vita e dunque anche nella politica si realizza quel fenomeno definito 'eterogenesi dei fini'. Si compie un'azione per raggiungere determinati scopi e se ne conseguono degli altri. Per i dirigenti della CGIL la manifestazione di San Giovanni del 25 ottobre scorso era anzitutto il mezzo con cui garantire la sopravvivenza dell'organizzazione che guidano ma anche del proprio ruolo individuale minacciati dalla pretesa di Renzi di annientare la funzione del Sindacato. Ma di fronte alla chiusura ad ogni possibilità di compromesso e di mediazione da parte di Renzi (perché il grande capitale non lascia oggi alcuno spazio in tal senso) il milione di lavoratori, di disoccupati, di precari in Piazza San Giovanni ha sancito l'avvio di un percorso di mobilitazione e di lotta per rovesciare le politiche che in vent'anni hanno portato al disastro questo Paese. Per ottenere maggiore occupazione, maggiore reddito, maggiore uguaglianza - questi sono gli obiettivi dichiarati della CGIL - bisogna lottare per sconfiggere le politiche liberiste e di austerità. E dunque bisogna imporre l'intervento pubblico nell'economia (investimenti, politiche industriali, sostegno ai redditi, rafforzamento del welfare), fermare le privatizzazioni, allargare e non diminuire i diritti, ottenere le risorse finanziarie necessarie rifiutando i diktat per il pareggio di bilancio dell'Unione Europea, stroncando l'evasione fiscale ed imponendo una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni e le grandi ricchezze. Con tutto il rispetto e l'apprezzamento per i sindacati di base e per le iniziative di mobilitazione spontanee ed autogestite solo una grande organizzazione come la CGIL poteva portare in piazza, con una preparazione di poche settimane, un milione di persone e risultare da subito una minaccia concreta per il governo e per il sistema.

lunedì 3 novembre 2014

La vertenza politica di Maurizio Landini




Bella l'intervista di Maurizio Landini nella trasmissione di Lucia Annunziata In 1/2 Ora che consiglio, per chi non l'avesse fatto, di vedere a questo link.
Maurizio Landini dimostra ancora una volta il suo carisma e le sue capacità comunicative parlando in modo comprensibile, concreto, diretto. E gli fa onore che non indulga in alcuna forma di vanità autoreferenziale ("Quando un Paese ha bisogno di leader, allora è un Paese malato" vale per tutti ed anche per sé stesso).
La cosa fondamentale che ha detto Landini riguarda il suo impegno politico rispondendo ai tanti (ed io tra questi) che auspicano una sua diretta assunzione di responsabilità in tal senso. Ebbene Landini ha confermato che questo impegno, con il suo sindacato la Fiom e la CGIL, se lo assume. Non, come vorrebbe la maggioranza di noi, alla guida del Nuovo Soggetto Politico della Sinistra (non gli interessa la leadership di un piccolo partito o fare da sponda ai dissidenti del PD) ma avviando una grande vertenza nazionale per cambiare, attraverso la mobilitazione dei lavoratori e della maggioranza del Paese, le politiche del governo Renzi, preso atto della loro natura inequivocabilmente classista e reazionaria.
Una mobilitazione sindacale e popolare che difficilmente potrà non sfociare in futuro in una candidatura elettorale di Landini per la guida politica dell'Italia ma che intanto si muoverà attraverso un percorso parallelo ma diverso rispetto a quello della riorganizzazione e della riunificazione della Sinistra Radicale e di Alternativa.
Con Landini dunque a Sinistra per combattere Renzi e cambiare l'Italia - sui rapporti con l'Europa, con le politiche industriali e per il lavoro, con gli investimenti pubblici, per i diritti, per la riconversione ecologica dell'economia - ma contemporaneamente si facciano partire da subito gli ormeggi del Partito della Sinistra Radicale. Perché il popolo della Sinistra ha bisogno da subito di una sua rappresentanza politica e dunque basta con l'indeterminatezza e la vaghezza dei settantenni reduci di Lotta Continua Revelli e Viale (con tutto il rispetto per il loro ruolo intellettuale) e si elegga al più presto una Costituente del nuovo soggetto politico.
E perché non è vero come dice Landini che conta solo stare al Governo: la storia ci ha insegnato che un'opposizione politica forte, coerente e radicata nelle masse popolari può spesso raggiungere risultati a favore delle persone ben maggiori che stando nella "stanza dei bottoni".

giovedì 6 febbraio 2014

Intervista a Micaela Quintavalle, leader dei tranvieri autoconvocati romani

Buongiorno Micaela
Anzitutto grazie per la disponibilità e l’attenzione.
 
(M.Z.) Una premessa. Da persona che vive a Roma e da utente dei mezzi pubblici della Capitale ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il tuo impegno per l'ATAC. Da comune cittadino che osserva e cerca di comprendere i fenomeni politici e sociali non si può non restare colpiti dalla tua immagine pubblica: una studentessa-lavoratrice un po' particolare che mette insieme il corso di laurea in medicina con un mestiere non esattamente rilassante come la guida degli autobus, il tuo essere e sentirti parte del popolo nel senso migliore del termine, il rifiuto di partecipare al Grande Fratello e della promozione e del cambio di mansione offerti dall'azienda per restare fedele all’impegno che hai preso nei confronti dei tuoi colleghi, il tuo modo 'femminile' di interpretare l'attività sindacale che non è imitazione e adeguamento alle abitudini maschili ma il saper unire leggerezza e tenacia, razionalità e sensibilità.
Insieme ai tuoi colleghi tranvieri romani hai fondato un’associazione sindacale (Cambia-Menti M410) non sentendovi più rappresentati dai sindacati nazionali CGIL-CISL-UIL-UGL. Cosa chiedete? Quanti consensi avete raccolto tra i lavoratori dell'ATAC? Che importanza ha nel vostro sindacato la componente del supporto e della tutela legale ad opera di uno specifico staff di esperti?

(Micaela Quintavalle) Si, il 3 gennaio 2014 è ufficialmente nata Cambia-menti M410 associazione sindacale che si propone di permettere nuovamente al lavoratore di poter realizzare i propri bisogni, le proprie esigenze e soprattutto di poter ritrovare la propria dignità calpestata sia dall'azienda che dai sindacati che con i loro accordi e silenzi / assensi hanno ridotto l'autoferrotranviere ad una condizione mai conosciuta prima. Non abbiamo la più pallida idea di quanti siano i consensi, abbiamo appena cominciato con le adesioni. Di sicuro molti sono i simpatizzanti, mentre alcuni si sono allontanati quando per volontà della maggioranza abbiamo virato verso la direzione del sindacato e non dell'associazione. Io personalmente votai no al sindacato. Ma i lavoratori e i delegati delle altre città d'Italia durante l'assemblea del 16 dicembre mi fecero notare che il nostro movimento sarebbe stato inutile se avessimo lasciato la rappresentanza alle sigle. I nostri avvocati rivestono una importanza fondamentale nel nostro sindacato. In questa azienda vige l'illegalità (congedi e ferie non concessi, mobbing se ti rifiuti di non rispettare il codice della strada, permessi per studenti lavoratori... ecc.ecc.) quindi i legali avranno il difficilissimo compito di far rispettare all'azienda le leggi e le norme del codice civile, del codice penale e del codice della strada nella tutela assoluta dei lavoratori.


mercoledì 27 giugno 2012

Il definitivo divorzio del PD dalle classi lavoratrici


Con la definitiva approvazione della controriforma del lavoro della ministra Fornero (alias Frignero), improntata ad un marcato sadismo sociale, giunge a compimento il divorzio dalla storia socialista, comunista e financo del cattolicesimo sociale dei propri degeneri eredi del PD che a detto provvedimento hanno garantito il proprio voto.
E può indurre solo rabbia e sdegno che esponenti di quello stesso partito (Fassina, Dominici), con la faccia di bronzo che solo i politici possono avere, si presentino a convegni come quello di Bruxelles "Un'altra strada per l'Europa" dove si auspica una diversa idea di Europa.
Sulla natura della controriforma del lavoro e sui suoi effetti deleteri per la vita dei lavoratori, privati della garanzia del reintegro nel caso di licenziamento ingiustificato, non dovrebbero esserci più dubbi e nemmeno sull’ideologia della Fignero che arriva ad affermare che il “lavoro non è un diritto”. A fronte di una precarizzazione generalizzata del lavoro non sono peraltro nemmeno giunti, come sbandierato e promesso per giustificare la controriforma, né miglioramenti delle condizioni salariali e delle garanzie giuridiche per i precari né l’estensione ed il rafforzamento degli ammortizzatori sociali (anzi anche sotto questi aspetti si deve registrare un arretramento).

martedì 5 luglio 2011

Le sberle a lavoratori e pensionati dalla finanziaria degli amici di Bonanni e Angeletti


Il rimprovero che viene spesso posto al sindacato è quello di non saper più rappresentare gli interessi delle classi popolari e dei lavoratori (anzitutto di quelli precari) ma tutt'al più quello dei propri iscritti, in massima parte ormai dipendenti pubblici e pensionati e ciò soprattutto nella CISL di Raffaele Bonanni e nella UIL di Luigi Angeletti.
Ma evidentemente non sono nemmeno più capaci a far questo. Dopo il lavoro di sponda, di supporto, di sostegno che CISL e UIL hanno fornito al governo Berlusconi ed il tradimento dei diritti dei lavoratori perpetrato accettando passivamente i diktat della Confindustria della Marcegaglia e della Fiat di Marchionne, la finanziaria di Tremonti li ripaga colpendo pesantemente proprio gran parte dei loro iscritti: riducendo o eliminando l'adeguamento all'inflazione delle pensioni a partire da quelle medio-basse e prorogando il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici fino al 2014 (senza contare l'aumento dei ticket sanitari sulle prestazioni specialistiche e su quelle non urgenti di pronto soccorso). Il tutto lasciando, vergognosamente come sempre, nel novero delle intenzioni future la riduzione dei costi della politica e degli sprechi della pubblica amministrazione.
Con la Camusso della CGIL, opportunamente imbeccata dal PD, proiettata a ripercorrerne le orme concertazioniste, Bonanni e Angeletti non hanno però nulla da temere e niente da perdere. Nel sindacato non esiste una elezione democratica dei segretari generali né tanto meno la possibilità di sfiduciarli. E per tutti loro, come per i predecessori, sono pronte ben calde le poltrone da occupare alla scadenza del mandato sindacale: come parlamentare o in qualche ente pubblico.
Giorgio Cremaschi uno dei leader della Fiom e dell'opposizione interna alla Camusso parla della necessità di una forza politica di massa alla sinistra del PD. Credo che serva anche un nuovo e diverso sindacato.

sabato 30 aprile 2011

1° MAGGIO









di Giandiego Marigo


Due parole sul 1° Maggio non credo siano di troppo. Alcuni ragionamenti attorno al senso di questa Festa (?) appaiono indispensabili.
Festa dei lavoratori di squisita tradizione operaia, popolare e sindacale nasce come primo riferimento importante con una manifestazione organizzata dai “cavalieri del lavoro” (knigths of labour 1869) a New York nel 1882. con la palese intenzione che fosse una sorta di celebrazione annuale, ma giunge a consacrazione assoluta con i gravissimi incidenti avvenuti nei primi giorni di maggio a Chicago (La Rivolta di Haymarket) gravissimi scontri che si svolsero far il 1° ed il 4 Maggio del 1886.


In Europa la Festa del Lavoro venne ratificata dalla Seconda Internazionale riunita a Parigi nel 1889 ed in Italia arriva due anni dopo.
La sua origine è quindi senza alcun dubbio marcata in senso operaio, solidale ed internazionalista.
Una festa che ha sempre provocata una forma di rabbia e frustrazione nel padronato, che non ha mai...ma proprio mai entusiasmato la destra.
Una festa che il movimento opraio ha imposto e generalizzato a tutti i lavoratori.


Praticandola, difendendola e rendendola sempre, in tutta la sua lunga storia un momento di confronto, scambio e civiltà.
Questa festa scomparve durante il ventennio per essere sostituita dalla Festa del Lavoro e del Natale Romano il 21 Aprile.
Fu ripristinata nel 1945 dopo la liberazione.

Non è un caso quindi che si voglia colpire il 1° Maggio, è pensato, voluto, calcolato...fra tutti i giorni che potevano essere dissacrati da un'esigenza impellente di recuperare la crisi, nessuno poteva essere più adatto del 1° Maggio per colpire le ceneri di una cultura popolare pre e post resistenziale.


Se una fastidiosa immagine di socialità e mutualità ed internazionalismo novecentesco può essere sminuito e infangato questo non potrebbe avvenire meglio che rendendo vuoto di significato un simbolo come questo giorno.
Io non credo nella casualità, l'esperienza poi mi ha insegnato che a pensare male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca e non credo che non esistesse un'altra occasione per beatificare il Papa Polacco, sono convinto che sia lui che l'Altissimo, per chi si ponga il problema dell'intercessione dei santi non avessero l'urgenza che la data fosse quella del 1° Maggio.
Non credo nemmeno che l'apertura dei negozi in quella data sia indispensabile e contribuisca realmente a levare, da sola, questo paese dalla crisi fangosa e lunghissima in cui si dibatte.
Non credo che il rilancio avvenga dissacrando questo giorno.
Mi sorge invece il sospetto che il risultato dell'avvenuta dissacrazione sarebbe culturalmente estremamente più vantaggioso e remunerativo per il potere di quanto si possa immaginare sottovalutandone il senso.
Altro discorso mi pare di dover fare però sulle “celebrazioni”, da anni in Piazza San Giovanni a Roma si ripete una “festa” con quello che viene denominato “il Concertone” diciamolo mai come quest'anno “grottesco” ed anche un tantinello assurdo.
Con che faccia infatti la triplice si presenta unita alla festa dei lavoratori, che senso ha?
Chi mai potrà credere a questa unità artefatta, di maniera, senza alcun corrispondente nella realtà?


Quando poi, quotidianamente la pratica che viene attuata in quel che rimane del mondo del lavoro è quella dell'agguato, della calunnia e della delazione e dell'isolamento in fabbrica? Andatelo a chiedere a Pomigliano quanto si sentano unitari o al Lingotto. Chiedetelo alla FIOM di cosa si stia parlando, cosa voglia dire questa festa unitaria con concerto. Proprio quest'anno!
Mai come quest'anno c'è una vaga idea di presa in giro di descrizione di una realtà che non esiste, come se improvvisamente Luciano Lama con la sua pipa da una nube narrasse del suo sindacato, che non è affatto questo sindacato e non può esserlo.


Io non adoravo a suo tempo Luciano, non ho mitizzato il cinese, però senza alcun dubbio quello che loro descrivevano assomigliava ad un sindacato unitario.
Questo no!
Descriverlo così è offensivo e non ha alcun senso. Io stento persino a riconoscere ad alcuni di loro il diritto di definirsi sindacalisti.


Certo! Non ho alcun titolo ed ancor meno diritto di dire questo ed infatti mi limito alle parole. Però continuo a chiedermi che interessi debba difendere un sindacalista e se il modo in cui hanno fatto il loro “lavoro” CISL e UIL sia da ritenersi “etico” e quali interessi siano stati rappresentati in quel percorso.


Mi domando nonostante tutto come potranno presentarsi insieme alla conferenza stampa “Unitaria” ed alla tradizionale “intervista” televisiva, ma soprattutto di cosa ci parleranno, dove troveranno argomenti unitari da raccontarci.


Mi chiedo chi dei tre segretari avrà più coltelli nella schiena, anche se temo di sapere chi possa essere, due contro uno in genere si vince quando si faccia a cazzotti.


Ed ancora e finisco qui mi chiedo i disoccupati ed i precari, ormai la maggioranza assoluta del mondo del Non-Lavoro italico da chi saranno rappresentati chi parlerà di loro e delle loro perorazioni, chi li intratterà con il racconto ridicolo dei loro diritti?
Dovranno aspettare il May day per vedere qualche cosa che gli assomigli? Oppure semplicemente la loro realtà è talmente cambiata sia per età che per consistenza che nemmemo i camion colorati della parata milanese riescono più a rappresentarli degnamente...Chi parlerà allora di loro, per loro?


Riusciranno soli ed abbandonati come, in realtà, sono a rappresentarsi da sé?
Oppure i tre segretari si inventeranno anche questa rappresentanza che nessuno ha dato loro e che non hanno per altro nemmeno cercata.


Forse quest'anno era meglio fare altro che non un concerto unitario ridicolo ed un poco patetico a San Giovanni.