"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 30 gennaio 2015

I vantaggi per Renzi e Berlusconi con l'elezione di Mattarella


Alfano, Berlusconi e Renzi visti da Luca Peruzzi

Scrive Travaglio: "Siccome è una partita tra furbi che si credono l’uno più furbo dell’altro, nessuno può dire se la carta Mattarella sia un atto di guerra di Renzi contro B. per rompere il Nazareno, o una manfrina per consolidare il Patto ma con il coltello dalla parte del manico." Escludendo che la candidatura di Mattarella possa essere considerato un atto di guerra per rompere il patto del Nazareno, aggiungerei - visto che stiamo parlando di una partita tra "furbi" - che non è affatto impossibile che la sceneggiata sia completa e che Mattarella sia tutt'altro che sgradito a Berlusconi (si veda quanto pubblicava lo scorso 31 dicembre Franco Bechis e cioè che i "favoriti" del leader di Forza Italia erano la Finocchiaro e, appunto, Mattarella).
Certo Berlusconi subisce in questo momento un colpo di immagine per un candidato che gli è stato apparentemente imposto ma sono altre le cose a cui tiene realmente: gli affari per le sue aziende, la riabilitazione penale e politica da scambiare, ben volentieri, con l'attuazione insieme a Renzi del programma della P2 che è poi sempre stato il suo programma. E' questa l'essenza del patto del Nazareno la cui rottura non si vede proprio all'orizzonte.
Se negli scrutini decisivi Mattarella viene affossato dai franchi tiratori, Renzi deve tornare da Berlusconi con la coda fra le gambe (e poche possibilità di recriminazioni da parte della minoranza PD).
Se, come appare in questo momento probabile, Mattarella viene eletto, Renzi raggiungerà i seguenti risultati:

martedì 30 dicembre 2014

Prodi Presidente della Repubblica: il male minore?

Romano Prodi e Renzi visti da Luca Peruzzi
Premessa indispensabile: l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica è cosa loro cioè qualcosa che riguarda gli equilibri interni alle ristrette oligarchie - economiche, finanziarie, politiche, burocratiche, criminali - che dominano il nostro Paese e sulla quale la stragrande maggioranza dei cittadini non ha alcuna voce in capitolo e tantomeno i cittadini democratici e progressisti. La maggioranza dei cittadini la guarderà solo da spettatori (un po' come juventini, milanisti e romanisti guardano l'esito della Champions League), potrà subirla e basta, al massimo costituirà quel parco buoi al quale bisognerà propinare una scelta non manifestamente e palesemente indigeribile e truffaldina.
Aldo Giannuli, uno dei più lucidi politologi italiani, nello stimolante articolo che di seguito viene riportato indica i requisiti "minimi" che dovrebbe avere il nuovo Presidente della Repubblica: una fedina penale (non solo grazie alla prescrizione) immacolata (sembra una cosa assurda in un Paese in cui persino ad un bidello o ad un archivista viene richiesto il certificato dei carichi pendenti ma sappiamo tutti che nel nostro sistema politico è cosa che va ribadita ogni nanosecondo), la lealtà nei confronti della Costituzione (dimostrata dalla propria storia personale), aver ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nei quali abbia dato dimostrazione delle proprie qualità politiche e morali e delle proprie competenze sulle materie istituzionali sulle quali sarà chiamato a misurarsi, avere a cuore anzitutto gli interessi nazionali, un curriculum politico importante, essere dotato di equilibrio e imparzialità, aver svolto nella propria vita una qualche rilevante attività professionale senza essersi limitato esclusivamente al mestiere politico.
E' evidente che tra tutti i nomi che circolano in questi giorni quali possibili successori di Napolitano (si pensi alle candidature indecenti di Giuliano Amato, di Veltroni, di Padoan, della Pinotti, della Finocchiaro) e che effettivamente hanno qualche possibilità di essere eletti (togliamo dunque di mezzo Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky) non vi è nessuno che abbia tutti questi requisiti. Se dovessi scommettere un euro su chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica personalmente lo punterei su Piero Grasso: perché puramente decorativo rispetto alle ambizioni di Renzi, perché compatibile con il patto del Nazareno, perché in possesso delle necessarie competenze giuridiche, perché spacciabile come nuovo e come "eroe" dell'Antimafia.
Rispetto invece al profilo ideale indicato da Giannuli colui che tra i papabili indicati sui media più vi somiglia o, meglio, è meno distante io direi Romano Prodi.
Nella guerra che ha contraddistinto la politica italiana degli ultimi trenta o quarant'anni tra le due destre - quella espressione del grande capitale internazionale e quella emanazione del capitalismo straccione nostrano, Repubblica e il PDS-DS-PD contro Mediaset e Forza Italia - Romano Prodi è stato uno dei campioni della prima. Romano Prodi con le privatizzazioni degli anni '90 di fatto ha contribuito a stravolgere in modo decisivo la Costituzione materiale del nostro Paese, con il proprio ministro del lavoro Treu ha aperto la strada al precariato, con l'ingresso nell'euro ci ha messi in una trappola dalla quale non è più possibile uscire senza bagni di sangue, Prodi ha avuto delle pendenze giudiziarie dalle quali si è tolto d'impaccio grazie alla prescrizione,  nel suo excursus politico è impossibile non ricordare quel Gradoli uscito fuori nella "seduta spiritica" a cui partecipava quale rivelazione del covo nel quale era tenuto prigioniero Aldo Moro (come non pensare ad un escamotage per riferire l'imbeccata ricevuta da qualche servizio segreto?). Certamente però Prodi non è un Signor Nessuno, non è un grigio burocrate del Grande Capitale Finanziario Internazionale quale Mario Draghi, non sarebbe un burattino nella disponibilità di Renzi da far muovere con qualche tweet. Prodi è uno dei pochi personaggi italiani in grado di confrontarsi alla pari con la Merkel o Hollande o Cameron e dotato di una capacità di elaborazione politica autonoma, non un semplice testimonial di copioni scritti in serie da altri. Berlusconi a cui tutto si può rimproverare ma non la mancanza di fiuto politico, se è vera l'apertura nei confronti di Prodi, sembra averlo capito. Decisiva l'influenza di Putin con cui entrambi i "nemici" della stagione del Polo e dell'Ulivo intrattengono buoni rapporti? Può darsi ma questo sarebbe uno dei pochi dati positivi: in un contesto in cui non può esservi un nuovo Presidente della Repubblica che possa contestare l'austerità della troika, il jobs act, il divieto per la Bce di stampare moneta e di finanziare gli Stati che aderiscono all'euro, avere un Capo dello Stato che acconsenta, anche minimamente, all'idea di un mondo multipolare e che non sia un fondamentalista ottusamente atlantista come Napolitano è l'unica piccola cosa a cui possiamo aspirare. Di fronte alla quale la grazia per un Berlusconi che sconta una pena ridicola e farsesca ai servizi sociali - tra interventi politici, incontri istituzionali, visite a Milanello - non dovrebbe poter ormai indignare nessuno.


di Aldo Giannuli:


Nonostante non ci sia mai da essere sicuri di certe cose, non penso che, magari dopo una ventitreesima votazione caos, si giunga a rieleggere l’eterno re Giorgio. A tutto c’è un limite. Quando parlo di “Napolitano ter” parlo di un Capo dello Stato in continuità con l’uscente. Ma che caratteristiche dovrebbe avere il Presidente ideale? Diamoci dei criteri.

lunedì 22 aprile 2013

Vilipendio al popolo italiano



L'inciucio nella composizione fotografica di Luca Peruzzi



La cosa che fa più male è il silenzio complice dell’informazione di regime e la manipolazione delle notizie. Milioni di cittadini percepiscono quanto avvenuto il 20 aprile, e non a torto, come un colpo basso alla democrazia, un golpe bianco, un’umiliazione democratica. L’informazione non racconta i rilevanti dubbi costituzionali della rielezione di Napolitano e delle condizioni politiche, tutt’altro che garanti, che lo stesso presidente ha posto ai parlamentari ed al paese intero, condizioni meglio note con il termine “inciucio”. Sono stata a Montecitorio dalle tre del pomeriggio fino a sera ed il giorno dopo a SS. Apostoli. Era tanta, tantissima gente. Non erano solo attivisti del M5S, erano elettori del PD, di rifondazione, di rivoluzione civile, di SEL, erano cittadini, tutti uniti dallo sdegno per quello che stava accadendo e per quello che poi è accaduto. A tutti appariva impossibile che avessero questo coraggio fino in fondo, eppure l’hanno avuto. Ci sono stati momenti in cui la voce che si levava da quella piazza era talmente forte ed intensa che ci s’illudeva e si sognava che l’avrebbero ascoltata. Si urlava Rodotà fino allo sfinimento, si urlava democrazia. E loro votavano e si applaudivano. Che incubo. Che umiliazione. Sono stata a centinaia di manifestazioni ma ieri davvero si percepiva qualcosa di diverso: si era uniti, spontaneamente ed istintivamente, dinanzi alla massima degenerazione del potere. Era un baluardo a difesa della democrazia. Gente che piangeva. Gente che parlava di incubo. Gente che diceva mafiosi, che urlava vergogna e che restava lì, inflessibile, senza che qualcuno l’intrattenesse se non la loro coscienza. L’informazione ha diffuso immagini spaurite della piazza davanti al palazzo ma in realtà i palazzi erano circondati, lungo via del Corso, dietro Montecitorio, verso il Quirinale. 

sabato 20 aprile 2013

L'elezione del Presidente della Repubblica in un Paese a sovranità limitata

Composizione fotografica di Luca Peruzzi

Come tanti cittadini democratici, di sinistra o comunque fautori di una cambiamento radicale nel governo della cosa pubblica italiana ho sperato e spero nell'elezione di un Presidente della Repubblica come Stefano Rodotà. Cioè di una personalità che nella sua vita sia sempre stato un fedele e leale interprete della Costituzione e che proprio in virtù di questa fede laica sia in grado di diventare protagonista e segno del cambiamento di cui ha bisogno il nostro Paese e della dignità che abbiamo necessità di riconquistare.
Di fronte alla mossa di Grillo di candidarlo alla Presidenza della Repubblica – ad un tempo rivolta al bene del Paese e vantaggiosa per il proprio partito, perché gli consente di acquisire consensi nell'elettorato di sinistra e di mettere in difficoltà i dirigenti del Partito Democratico – tutti ci siamo interrogati sul perché quello che un tempo veniva considerato il maggior partito del centrosinistra si sia rifiutato di far convergere i propri voti su Rodotà, cioè su uno di loro, beneficiato dal consenso di gran parte dei propri elettori, insigne giurista, già deputato del PCI e Presidente del PDS.
Oscillando, fino al suicidio politico, tra i tentativi di accordo con il Movimento 5 Stelle e le trattative 'inciuciste' con Berlusconi, incapace di proporre unitariamente una propria candidatura che non cadesse nella trappola dei veti incrociati, espressi vigliaccamente sotto la copertura del voto segreto, di qualche esponente della propria nomenklatura.

venerdì 19 aprile 2013

Scriviamo una Mail o inviamo un Fax ai Grandi Elettori !


di Carla Gommy

Una mail semplice e sintetica per chiedere ai Grandi Elettori di votare Stefano Rodotà.
Se volete, copiatela, incollatela su una pagina mail e inviatela agli indirizzi che trovate sotto.
Il testo, ovviamente è MODIFICABILE in base al sentire di ognuno.
Inviate "a raffica" almeno finché non comincerà la quarta votazione (quando sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei grandi elettori)!!!

Buon invio a tutti!
Gommy

Ai Grandi Elettori
Loro indirizzi

e

a Pierluigi Bersani

Signori, oggi fra i tanti commenti trovati in rete, uno mi ha colpito particolarmente, e ve lo riporto qui, senza filtri e senza alcuna certezza che sarete così gentili da leggerlo:
“Quando in politica esistevano ancora veri Uomini e Vere Donne degni di essere chiamati "Onorevoli"!”
La frase in questione accompagnava la foto del grande Sandro Pertini, eletto Presidente della Repubblica l’8 luglio 1978 al 16° scrutinio. Nessuno lo aveva voluto e votato prima, ma fu il più grande Presidente che la Repubblica Italiana abbia mai avuto. Fu uomo umile, di cultura infinita, ma soprattutto di onestà e sensibilità integerrime.
Proprio come il Prof. Stefano Rodotà!
Avete ancora almeno due scrutini per rimediare agli errori fatti nei primi due, e i vostri elettori si aspettano che siate “Onorevoli” come lo furono i Grandi Elettoridi allora, rifiutando diktat di vertici che già hanno deciso il nostro e anche il Vostro futuro. Votate il Prof. Stefano Rodotà in nome e per conto di tutti coloro che vi hanno permesso di sedere in Parlamento: ce lo dovete e vi abbiamo dato il nostro consenso affinché rappresentiate le nostre istanze e non quelle di coloro che a tutto stanno pensando tranne che al bene dell’Italia. Essere “Onorevoli”solo sulla carta da lettere o nel biglietto da visita non darà a Voi la dignità che meritate, né a noi un Presidente condiviso dal popolo.
Siamo fuori nelle piazze a protestare, siamo esclusi dalle segrete stanze, siamo impiegati, operai, contadini, professori, commercianti, industriali, precari,disoccupati, esodati; siamo ignoranti o colti, a seconda delle nostre rispettive storie di vita, ma non considerateci degli idioti incapaci di pensieri propri, perché sarebbe l’errore più grande che potreste fare.
Confidando nel vostro senso civico e nella riconoscenza che ognuno di voi deve a chi lo ha eletto, nonché nelle vostre segrete coscienze, ringraziamo se nei prossimi scrutini vorrete aderire alle richieste dei Cittadini italiani votando il Prof.Stefano Rodotà.
In alternativa pensate al professor Gustavo Zagrebeksly.
Ma salite a bordo ca**o!!!
Saluti
Nome e cognome

domenica 14 aprile 2013

Appello agli aderenti del Movimento 5 Stelle per le Quirinarie


Il prossimo 15 aprile poco meno di cinquantamila iscritti certificati del Movimento 5 Stelle daranno l'indicazione al proprio gruppo parlamentare del candidato da proporre per l'elezione del Presidente della Repubblica.
I nominativi selezionati nella prima votazione (a parte gli irricevibili per chi scrive, ma solo per ragioni politiche, Bonino e Prodi) sono tutti eccellenti e tutti in grado di onorare la carica per quale sono proposti:

    - Bonino Emma
    - Caselli Gian Carlo
    - Fo Dario
    - Gabanelli Milena Jole
    - Grillo Giuseppe Piero detto Beppe
    - Imposimato Ferdinando
    - Prodi Romano
    - Rodotà Stefano
    - Strada Luigi detto Gino
    - Zagrebelsky Gustavo

Ora quella che si presenta come un'interessante e innovativa, ancorché discussa e discutibile, iniziativa di democrazia diretta può avere effetti decisivi per la politica italiana e dunque per la vita dei cittadini nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Perché sarà il prossimo Presidente della Repubblica colui che potrà promuovere od ostacolare un governo dell'inciucio PD-PDL, perché sarà il prossimo Presidente della Repubblica a vigilare o non vigilare (valga al riguardo l'esperienza Napolitano) sul rispetto della Costituzione da parte delle Istituzioni nel loro agire concreto.