"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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domenica 14 febbraio 2016

Il Canone Rai al tempo della Grande Menzogna


Fabio Fabio secondo Luca Peruzzi
Sta passando in questi giorni sulle reti Rai lo spot sul pagamento del canone. Mentre scorrono sullo sfondo le immagini dei programmi “di punta” o presunti tali della tv pubblica, ci viene propinato il messaggio che da quest'anno il canone è più conveniente e più comodo da pagare. Si tratta evidentemente di una colossale e spudorata mistificazione: il canone non è il prezzo di un servizio liberamente scelto ma è la tassa dovuta per il possesso degli apparecchi televisivi (o a questi equiparati) che serve a finanziare la Rai in quanto servizio pubblico radiotelevisivo. L'entità della tassa è stata ridotta a cento euro (a quanto si è capito solo per il 2016) considerato che associarla alla bolletta elettrica consente di recuperare gran parte dell'evasione. Una comunicazione onesta e corretta (e che ciò non avvenga dice tutto sull'attendibilità della Rai nell'informarci sulle grandi questioni quali ad esempio le guerre e la crisi economica) richiederebbe dunque di pronunciare esplicitamente parole ed espressioni messe all'indice e considerate tabù per il pensiero unico dominante: tasse e servizio pubblico.
Servirebbe cioè riconoscere che esistono ambiti della vita sociale ed economica (quale è la cultura nell'accezione più ampia: informazione, arte, musica, spettacolo, cinema, teatro, letteratura) che devono essere sottratti alla dittatura del profitto, della speculazione e delle multinazionali per essere governati in funzione del bene comune, identificato come tale dalla volontà popolare, e finanziati dalla fiscalità generale.
Che la Rai non possa evidenziare il proprio ruolo di servizio pubblico è facilmente comprensibile: da anni non svolge più tale funzione e ciò rende il canone una tassa odiosa ed insopportabile soprattutto pensando agli onorari milionari degli insulsi personaggi che la infestano.

mercoledì 3 febbraio 2016

Il family day e l'agenda politica del liberismo


L'Ipocrity Day by Luca Peruzzi

Sabato scorso a Roma qualche decina di migliaia di persone, fomentate per ragioni di opportunismo politico e bigottismo religioso, manifestava contro il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle coppie omosessuali.
Nel frattempo vaste aree del mondo sono insanguinate - conseguenza diretta o indiretta dell'imperialismo occidentale e della politica dei suoi alleati Israele, Turchia e Arabia Saudita – dalla guerra e dal fondamentalismo islamico (e si parla ormai apertamente di una guerra mondiale incombente o già in corso), tanti povericristi (e tra loro tantissimi bambini) continuano a morire nel Mediterraneo nel loro viaggio verso la speranza (o illusione) di salvezza da guerre, malattie e miseria, i cambiamenti climatici in atto annunciano lo stravolgimento della geografia umana così come la conosciamo da alcuni millenni. E in Italia non si vede alcun superamento della crisi ed alcuna sostanziale diminuzione della disoccupazione, la povertà riguarda milioni di persone, le conquiste del welfare (pensioni, sanità, casa, trasporti pubblici, scuola e università per tutti) sono sempre più un lontano ricordo, la democrazia politica (anche nella sua mera funzione simbolica) è sotto attacco con le controriforme costituzionali e l'Italicum, si sta definitivamente smantellando la struttura economico-produttiva italiana – come entità nazionale autonoma – alla mercé del capitale straniero (gli “investimenti esteri”) e la battaglia che si sta conducendo intorno alle Banche italiane rappresenta l'ultimo e forse conclusivo atto del processo di colonizzazione economica e dunque politica dell'Italia.
Eppure la questione delle unioni civili è da giorni al centro del dibattito politico come se ad essa fossero appesi i destini del mondo. 

domenica 5 luglio 2015

Papa Francesco e la dittatura del pensiero unico liberista




L'accusa al capitalismo e al libero mercato - “l'economia che uccide” - di essere alle origine delle inaccettibili disuguaglianze e povertà diffuse nel mondo e della distruzione dell'ambiente naturale, il riconoscimento della Palestina come Stato, la definizione dell'ergastolo quale pena di morte mascherata, l'elogio ricevuto da Raoul Castro per il decisivo intervento volto alla rimozione delle sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, l'incontro con i movimenti e i centri sociali per riaffermare che terra, casa e lavoro sono diritti inalienabili degli esseri umani, l'invito a Naomi Klein a partecipare ad una conferenza in Vaticano sul riscaldamento globale..
Chiunque auspica la trasformazione del mondo (e dell'Italia) nel senso dell'uguaglianza e della liberazione dal bisogno non può ignorare il contributo che la “svolta” di Papa Francesco sta dando al dibattito politico.
E di questa svolta infatti si trova ampia eco nella Sinistra: con commenti positivi o addirittura entusiastici soprattutto nell'Area Benecomunista e Decrescista ma non solo (Guido Viale e Gianfranco Amendola, Megachip e Comune-Info, Paolo Ciofi e Pierluigi Fagan solo per citare alcuni esempi) accompagnati da dure prese di distanza e denunce dell'ipocrisia papista, in particolare nel mondo dell'ortodossia marxista e di coloro che non vogliono rinnegare il dogma della “religione oppio dei popoli”. Sta di fatto che Papa Francesco riesce ad essere citato sia dal “riformista” Landini che dall'antagonista Cremaschi.

domenica 10 maggio 2015

Il brutale cambiaverso di Renzi




Non so quanti abbiano consapevolezza del cambiamento decisivo in atto nel nostro Paese.
Il passaggio epocale che stiamo vivendo si sostanzia nell'insieme delle riforme renziane: l'Italicum e le modifiche costituzionali, lo Sblocca Italia, il Jobs Act, la Buona Scuola, le privatizzazioni di ciò che resta dell'economia pubblica in particolare nei servizi pubblici locali, la pubblica amministrazione, l'ulteriore e insostenibile riduzione di risorse destinate al welfare. Si aggiungano lo shopping di importantissime fette dell'industria nazionale da parte di investitori esteri ed il TTIP. Il renzismo completa così la trasformazione dell’Italia da Repubblica fondata (almeno idealmente) sul lavoro in Regime fondato (anche sul piano delle sovrastrutture giuridiche) sul profitto.
Il risultato è una società gerarchizzata e autoritaria, fondata sulla competizione selvaggia di tutti contro tutti e sull'esclusione dei più deboli, senza garanzie e diritti per nessuno ed un'economia totalmente colonizzata e dipendente dal capitale sovranazionale.

sabato 3 gennaio 2015

La strana idea di famiglia dei liberisti




Mi è capitato qualche giorno fa di vedere in televisione (la trasmissione aveva per oggetto la storia dell'IRI e si concludeva parlando delle privatizzazioni sulle quali Italia e Gran Bretagna "vantano" un primato assoluto) un brano di una vecchia intervista di Enzo Biagi a Margaret Thatcher.

Chiedeva, tra le altre cose, Enzo Biagi: "C'è tanta differenza tra guidare un Paese o una famiglia?" "Effettivamente no - rispondeva la Thatcher - in quanto in entrambi esiste un limite alle risorse disponibili di cui bisogna tener conto. E c'è un'altra similitudine: così come i genitori devono insegnare ai figli a cavarsela da soli così  lo Stato non deve fare troppo per i cittadini, in una società libera deve lasciare loro la responsabilità di sforzarsi e di agire per raggiungere il livello di vita a cui aspirano".

Lo stesso pensiero, per venire a tempi più recenti, di Tommaso Padoa Schioppa (già compagno di Barbara Spinelli leader della lista Tsipras) che nel 2003 auspicava che le riforme strutturali di cui Francia e Germania avevano bisogno fossero ispirate "da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l' individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l' apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell' uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l' individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato. Germania e Francia sono Paesi con forte struttura dello Stato, consapevoli di sé, determinati a contare nel mondo, sorretti da classi dirigenti attente all' interesse generale. In entrambe, il modello di società (lo stesso dell' Italia) ha bisogno di coraggiose correzioni, diverse e in qualche caso maggiori di quelle necessarie all' Italia. Le difficoltà sono notevolissime. Ma riesce difficile pensare che, imboccata la strada, i due Paesi non sappiano percorrerla con determinazione."

Insomma la condanna senza appello per il "famigerato e deleterio" assistenzialismo. 

Certo che l'educazione che i genitori trasmettono ai propri figli deve avere l'obiettivo di renderli autonomi e indipendenti, certo che la società per progredire ha bisogno dell'impegno attivo e consapevole dei cittadini poi però, pensando alla situazione attuale italiana ed europea, non ci si può non chiedere quale strana concezione di famiglia, e per analogia di Stato, abbiano i liberisti. Una famiglia (e uno Stato) cioè che per "educare" i propri figli li lascia senza cibo, senza un tetto, senza la possibilità di curarsi in caso di malattie, senza poter accedere all'istruzione.
Una prassi comportamentale che deve riguardare la generalità dei cittadini ma non certo le famiglie della classe dirigente che garantiscono al contrario ai propri figli agiate condizioni di vita, le migliori opportunità di studio e l'accesso alle più prestigiose università, la sistemazione - anche grazie al proprio sistema di relazioni - in ruoli dirigenziali nella pubblica amministrazione, nella politica o nell'impresa pubblica o privata.

mercoledì 20 agosto 2014

Quattro anni sprecati

di LUCIANO GALLINO   19 Agosto 2014

tramite Eddyburg

Chissà se il potere Legislativo sarà mai in Italia così forte e virtuoso da stabilire la responsabilità almeno civile, se non anche penale, per i membri del potere Esecutivo che fanno perdere soldi agli italiani per aver compiuto clamorosi errori politici? La Repubblica, 19 agosto 2014

I governi Berlusconi,Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l’economia in un periodo di crisi. I dati sono impietosi. Dal 2009 ad oggi il Pil è calato di dieci punti.

Qualcosa come 160 miliardi sottratti ogni anno all’economia. L’industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva. La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65 per cento. L’indicatore più scandaloso dello stato dell’economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli relativi alla immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti. La scuola e l’università sono in condizioni vergognose. Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta, il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni e i servizi di base necessari per una vita dignitosa. Il rapporto debito pubblico-Pil sta viaggiando verso il 140 per cento, visto che il primo ha superato i 2100 miliardi. Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell’anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi. Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l’Italia sarà l’unico Paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda è un partner straniero.

domenica 13 aprile 2014

Perché votare l'Altra Europa con Tsipras alle elezioni europee



Siamo tutti consapevoli della drammatica crisi economica e sociale che stiamo vivendo in Italia ed in Europa e che vede nel massacro sociale a cui è stato sottoposto il popolo greco la sua punta più indegna e più vergognosa.
L'aspetto paradossale è che la crisi nasce dal liberismo, dalla deregulation dei mercati finanziari internazionali che nel momento dell'esplosione della bolla speculativa ha trascinato nel baratro prima colossi bancari mondiali e poi le finanze degli stessi Stati nazionali, ma è con massicce dosi di liberismo che si pretende di curarla.
In Italia si è passati dal campione del capitalismo liberista-nazionale Berlusconi a quello del capitalismo liberista-finanziario Mario Monti per arrivare, dopo la scialba esperienza attendista di Enrico Letta, al liberismo-populista di Matteo Renzi, autentica macchina da guerra del marketing politico. La dimostrazione che oggi in Italia il sistema capitalista ha bisogno di ritrovare nel voto la legittimazione del proprio dominio e dei massacri sociali che sta operando e che intende operare.

Opporsi alle politiche dell'Unione Europea da sinistra e non da destra. E' indispensabile opporsi alle politiche dell'Unione Europea di cui il PD è in Italia il fedele esecutore ma stando bene attenti a non confondersi con le destre populiste che attaccano euro ed Istituzioni comunitarie cavalcando egoismi nazionali, razzismo e xenofobia, predisponendosi ad attentare ai diritti civili e del lavoro, riproponendo, con le armi della svalutazione competitiva e del protezionismo, la stessa pretesa 'terra promessa' capitalista dei liberisti fondata su impresa privata, mercato, crescita e consumi infiniti, competizione, abolizione delle regole. L'Altra Europa con Tsipras, nella sua visione alternativa, prospetta invece intervento pubblico nell'economia, beni comuni, riconversione ecologica delle attività produttive e salvaguardia del territorio, giustizia sociale ed eguaglianza, solidarietà tra i popoli, internazionalismo, difesa dei diritti civili e del lavoro. Se non è pensabile che la candidatura Tsipras possa risultare vincente per la carica di Presidente della Commissione europea è però indiscutibile che tanto più ampio sarà il consenso che riuscirà a conquistare alle elezioni tanto più sarà in grado di influenzare da sinistra le politiche della maggioranza PSE-PPE impedendo che queste si ritrovino le destre estreme come unici interlocutori ed oppositori risultandone inesorabilmente condizionati.

Contrastare le politiche di Renzi costruendo in Italia uno spazio politico alternativo di Sinistra. Chi vuole esprimere un messaggio politicamente corretto, anche tra i sostenitori della Lista Tsipras, ci dice che il voto del prossimo 25 maggio è un voto per l'Europa e non l'Italia, perché è ormai nelle istituzioni europee che si prendono le decisioni fondamentali per i cittadini del vecchio continente. In realtà di fronte a Matteo Renzi che cerca con il voto per le europee di ottenere la legittimazione popolare per il proprio mandato 'costituente' la preferenza che si esprime per la Lista Tsipras ha anzitutto il valore di dire no al progetto politico del parolaio fiorentino: no alla svolta autoritaria dell'Italicum e della controriforma costituzionale, no al jobs act, no allo smantellamento del welfare e del pubblico. Un significativo successo della Lista Tsipras (pur con tutti i limiti e i difetti che la contraddistinguono e che sarebbe ingenuo ignorare) può consentire l'inizio di una nuova stagione politica in Italia, aprire la prospettiva della costruzione di un'alternativa di Sinistra, sventare il tentativo di Renzi di cancellare nel nostro Paese tutto ciò che resta della democrazia (almeno di quella 'nominale'). Da questo punto di vista non è vero che il voto è inutile e che l'astensione è la più efficace forma di opposizione. La propaganda con cui il mainstream informativo si appresta ad inondarci si fonda sulle percentuali di voto conseguite e riduce e minimizza l'astensione a mero dato sociologico. Per questo, per impedire a Renzi ed al PD di apparire come l'unico vincitore (anche se solo per la rinuncia ad esprimere la propria preferenza da parte di chi lo contrasta) è utile ogni voto dato alla lista Tsipras.

Sostenere Tsipras e Syriza per la Grecia e per l'Europa. L'Unione Europea non ha imposto le proprie politiche liberiste con la forza delle armi ma per la volontà delle classi dirigenti delle nazioni che la compongono. Come scrive Brancaccio in troppi sono condizionati dall'illusione del vincolo esterno dell'Europa: il “ce lo chiede l'Europa” nella visione del capitalismo liberista come presupposto della modernizzazione ed il “via dall'Europa” quale condizione indispensabile degli antieuropeisti per riconquistare democrazia e giustizia sociale. Secondo costoro nulla si può fare senza questa Europa o con questa Europa. Per rovesciare le politiche dell'Unione Europea che non ha un'identità in sé se non come somma algebrica delle politiche degli Stati che la compongono è indispensabile che cambino gli equilibri politici a livello nazionale: la Sinistra - quella vera e non quella falsa e truffaldina di Renzi, di Hollande, di Zapatero o della SPD tedesca - deve diventare maggioranza in Italia, in Francia, in Spagna, in Germania. La candidatura di Alexis Tsipras, il leader di Syriza il partito della sinistra radicale greca, alla Commissione Europea può aiutarlo a vincere le elezioni politiche nazionali in quanto un consistente consenso raggiunto a livello europeo non può che accrescerne credibilità e prestigio nel suo Paese. Se la Grecia è stata la cavia su cui sono state applicate e sperimentate le politiche della macelleria sociale liberista, la Grecia può diventare l'esempio di come si esce dalla crisi da sinistra e di come ci si oppone da sinistra ai diktat europei. Un modello concreto da imitare per gli altri Paesi in crisi che può scatenare un effetto domino tale da cambiare radicalmente le politiche europee.



mercoledì 11 dicembre 2013

Questo è Renzi: il nuovo nemico della Sinistra

In un intervista al Foglio dell'8 giugno 2012 il Renzi-pensiero. La dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della sua totale estraneità alla Sinistra e persino al cattolicesimo sociale. La Sinistra non ha nulla a che spartire con il liberismo e il capitalismo. La Sinistra è uguaglianza e giustizia sociale da realizzarsi attraverso il controllo collettivo dell'economia.

“Dimostreremo che non è vero che l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo ma che al contrario il liberismo è un concetto di sinistra, e che le idee degli Zingales, degli Ichino e dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro partito, ma ne devono essere il cuore”

La candidatura, le idee, il “noi”. Intervista con il sindaco di Firenze

“Sì, è vero: adesso ci siamo. Le primarie, almeno così sembra, alla fine si faranno; e noi, quando Pier Luigi Bersani ufficializzerà la sua scelta, saremo pronti a giocarci la nostra partita. Lo faremo per sfidare il segretario, certo, ma soprattutto lo faremo per affermare le nostre idee, per dare una scossa al partito e per provare una buona volta a rivoluzionare, e a innovare, questo Pd. E però, carini, non fatevi illusioni: ché se qui noi siamo in campo non lo facciamo per partecipare, ma solo perché sappiamo che noi, oggi, in questa gara, possiamo vincere davvero”.
Matteo Renzi gioca ancora un po’ con le parole e continua a coniugare la sua discesa in campo con i tempi tiepidi e prudenti della prima persona plurale. Ma questa volta il “noi” utilizzato dal sindaco di Firenze per inquadrare il progetto studiato dalla sua squadra per inseguire e sfidare i vecchi volti del Partito democratico non è più soltanto un piano ipotetico legato a uno scenario indefinito e lontano nel tempo ma è diventato improvvisamente il programma per niente ipotetico di una reale campagna elettorale il cui countdown verrà azionato questa mattina alle dieci in punto nella sede del Pd: quando cioè il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, di fronte agli oltre cento delegati della direzione nazionale, ufficializzerà una data che Renzi, come molti altri nel Pd, aspettava da tempo. Una data importante: 14 ottobre, giorno di primarie. “E’ la scelta giusta – dice Renzi in questa conversazione con il Foglio – ed è una nostra vittoria dato che noi le primarie le chiedevamo da tempo. Bersani è stato coraggioso: ha mostrato di avere fegato e intelligenza politica, e finalmente ha capito che sarebbe stato un suicidio per un partito come il nostro, che ha un bisogno disperato di innovazione, rinunciare proprio oggi, proprio in questo momento, al più grande strumento di innovazione di cui dispone il Pd. So che non sarà uno scherzo, naturalmente. So che la sfida sarà aperta e che le primarie non saranno come quelle di Firenze, e che per vincerle sarà necessario conquistare cifre mostruose, più o meno, diciamo un milione e mezzo di voti, ovvero cento volte i voti che ottenni tre anni fa a Firenze. Lo so, ma non ho paura: il nostro progetto è forte, e io ho le idee molto chiare su come poter costruire una piccola impresa”.