"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 10 luglio 2015

La lezione della Grecia




Provo a guardare allo straordinariamente positivo esito del referendum di domenica 5 luglio in Grecia non dal punto di vista della questione austerità/euro ma rispetto alla prospettiva della rinascita di un'Alternativa di Sinistra in Italia.
Ciò che ci insegna la Grecia di Syriza ma anche la Spagna di Podemos, due Paesi cioè molto spesso accomunati all'Italia in termini di cultura e "indole" sociale nonché di (in)efficienza delle strutture amministrative pubbliche, è che la condizione indispensabile (anche se non sufficiente) per dare una dimensione maggioritaria e di massa ad una proposta politica di Sinistra è la coerenza e la credibilità di chi la porta avanti.
E' attraverso la propria credibilità e coerenza, rendendo manifesta e innegabile la propria diversità nei confronti dei partiti che si sono alternati al governo della Grecia negli ultimi decenni, che Syriza ha potuto prima vincere le elezioni e poi ricevere un esplicito mandato popolare a trattare con la Troika, sulla base di una linea di fermezza e dignità nazionale, sulla questione del debito (gli esiti e i risultati di questa trattativa.esulano evidentemente da questa riflessione).

domenica 30 novembre 2014

Sinistra: ispirarsi a Podemos e Syriza o riciclare Cofferati e Prodi?




Personalmente sono arrivato ad una conclusione: per arrivare alla costruzione di un Soggetto Politico Unitario della Sinistra di Alternativa è necessaria una sorta di amnistia ideale e politica. Serve cioè abbandonare vecchie divisioni, spesso fondate sul nulla, e antichi rancori e perdonarci reciprocamente gli errori che tanti di noi hanno fatto. Molti di noi, come elettori, devono perdonarsi di aver votato il centrosinistra e l'Ulivo, di aver pensato che Veltroni fosse migliore di D'Alema o che Prodi facesse una politica radicalmente diversa da Berlusconi, che Franco Turigliatto e Fernando Rossi fossero dei traditori perché mettevano in crisi la maggioranza prodiana votando no al rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, di esser passati attraverso Di Pietro e Grillo sperando che lì potesse nascere un qualche cambiamento o almeno una opposizione sostanziale al sistema. Dovremmo persino perdonare chi ha votato e sostenuto la coalizione di Bersani Italia Bene Comune (e tra questi Barbara Spinelli), pure se era manifesto il suo carattere tutto interno al pensiero unico dell'austerità liberista.
Per noi che siamo estranei alla logica iconoclasta e della tabula rasa del grillismo (una logica primitiva perché attribuisce tutte le colpe alle deviazioni soggettive e non alle condizioni oggettive del sistema), per noi che consideriamo la politica ed il fare politica parole e funzioni nobili e non qualcosa di cui ci si debba vergognare ben venga il contributo di idee e di esperienze da parte di chi (purché immune da accuse di corruzione e malversazione) ha riconosciuto gli errori commessi in passato stando dentro le Istituzioni rappresentative, negli organi dirigenti dei partiti, alla guida di Enti Locali.
Ad una condizione però: che costoro rinuncino alle poltrone di prima fila ed accettino di dare il proprio contributo, almeno per un po' di tempo, stando nell'ombra e nelle retrovie.

mercoledì 5 dicembre 2012

Più Bersani più belli. Ritratto dell'elettore del PD



Bersani ha vinto le primarie e tutti gli elettori di sinistra (che si considerano tali o che dicono di considerarsi tali) del centrosinistra possono tirare un sospiro di sollievo. Non ha avuto successo per il democristiano Renzi, almeno in questa occasione, il tentativo di OPA su quello che viene ancora considerato il maggiore partito della sinistra italiana.
Si potrebbe ragionare sui numeri delle primarie, sul dato di 4 milioni di elettori pompato per tutta la giornata del primo turno dai media di regime, con Repubblica in testa, ad indicare la 'straordinaria partecipazione popolare' poi ridottosi, e sarebbe tutto da verificare che non si tratti di dati ancora gonfiati, a 3 milioni circa, un milione in meno delle primarie che videro la designazione di Romano Prodi e non poteva essere altrimenti senza più il baubau Berlusconi, senza il coinvolgimento dell'opposizione più irriducibile ed antisistema, con la credibilità dei partiti ai minimi storici come dimostrato dai crescenti consensi del Movimento 5 Stelle e dall'astensionismo arrembante. 3 milioni di votanti, certo un numero comunque importante ma corrispondente a quello della nomina a segretario di Bersani e dunque sostanzialmente coincidente, nonostante Vendola e gli elettori di destra di Renzi, alla sola area di mobilitazione del PD.

domenica 21 ottobre 2012

Il subcomandante Giulio Tremonti




Grande è la confusione sotto il cielo della politica. Anche i sassi sanno che il dominus della politica continuerà ad essere, anche nella prossima legislatura, Mario Monti: come Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica o in ogni caso con la sua agenda ovvero con quelle irreversibili, nelle intenzioni dei poteri forti italiani e internazionali, linee di politica economica e sociale che si fondano sullo smantellamento dello Stato sociale e dei diritti dei lavoratori, sull'austerità e sul rigore finanziario, sulle privatizzazioni e sulla riduzione del ruolo dello Stato. Non si tratta di chiacchiere o ipotesi complottiste ma della semplice constatazione che nessuna delle coalizioni che hanno qualche possibilità di raggiungere la maggioranza relativa alle prossime elezioni propone di tornare indietro sulla riforma delle pensioni, sull'articolo 18, sul fiscal compact e l'impegno a perseguire il pareggio di bilancio e la drastica riduzione del debito pubblico.
Eppure i due galli del PD, Renzi e Bersani, e Vendola si accapigliano per affermare il proprio progetto politico, solo aria fritta stando le premesse montiane, attraverso la conquista della leadership di un centrosinistra che peraltro non potrà mai avere i numeri per governare da solo il Paese. E contemporaneamente nell'opposizione radicale, questa è la mia impressione, Landini e la Fiom attendono l'esito delle primarie, concedendo un'ultima chance a Vendola prima forse di farsi promotori in prima persona di una iniziativa elettorale, ALBA e Di Pietro attendono Landini (anche se Di Pietro, almeno a parole, non chiude né a Grillo né al PD), Ferrero attende Vendola, Landini, Alba e Di Pietro.

sabato 13 ottobre 2012

Parole, parole, parole. La carta di intenti di Bersani, Vendola, Nencini


Parole, parole,solo parole. Questa è la carta di intenti con cui Bersani, Vendola, Nencini (per chi non lo conoscesse, il segretario del Partito Socialista Italiano, schifato anche da gran parte degli esuli della diaspora socialista) chiamano a raccolta l'area democratica e progressista per il governo dell'Italia.
Perché nella professione di fede nell'Euro e nell'Unione Europea non c'è alcuna indicazione di come sia possibile cambiare i rapporti di forza tra i Paesi membri dell'Euro che sono alla base dei diktat europei sull'austerità e il rigore finanziario (la fiducia riposta in un impegno comune in tal senso dei progressisti europei è una vana speranza stante il consenso di Hollande in Francia alle politiche della BCE e della Commissione europea e l'appoggio dei socialdemocratici tedeschi alla linea della Merkel).
Perché non si spiega, stante la premessa della fedeltà a questa Europa dell'obbligo del pareggio di bilancio che attraverso i meccanismi dei mercati strozza le opportunità finanziarie delle Istituzioni pubbliche, dove si trovano i soldi per il welfare e per le politiche per il lavoro e l'uguaglianza, per il Sud, per i giovani e per le donne (si fa tutto con la patrimoniale?).

martedì 18 settembre 2012

Renzi e gli outsiders

Uno dei misteri, non propriamente gloriosi, della politica non solo italiana è rappresentato dalla frequenza con cui personaggi ai quali in condizioni normali non si darebbe una lira riescano ad assumere un ruolo di leadership ed a poter influenzare in modo decisivo le dinamiche elettorali e parlamentari di un Paese.
Di Berlusconi si è detto e scritto di tutto ma il suo successo elettorale non può essere considerato sorprendente potendosi basare su di un impero mediatico-finanziario e dunque soldi, mezzi di comunicazione, esperti e strateghi pubblicitari senza uguali in Italia.
Più sbalorditiva è la fiducia che in questi anni ha potuto riscuotere un personaggio come Umberto Bossi, non esattamente un fine intellettuale né uomo dai modi raffinati, ma evidentemente ha potuto trovare rilevanti percentuali di cittadini che si sono riconosciuti nei suoi rozzi atteggiamenti e discorsi.
Chi sta su sponde opposte a quelle di chi scrive su questo blog sarà schifato dagli exploit di Di Pietro, dalle sue contraddizioni tra l'anima di destra e la rappresentanza di istanze di sinistra, di Nichi Vendola, con i suoi discorsi in stile supercazzola di monicelliana memoria (mentre guarda caso un politico sobriamente comunista come Paolo Ferrero resta pressoché ignorato dal grande pubblico), di Beppe Grillo e della sua aggressività verbale politicamente scorretta.
Quello che non si capisce, per lo meno io non riesco a capirlo, è se è talmente basso il livello generale della classe politica che basta imbroccare, pur senza grandi qualità personali ma con il fiuto di intuire cosa vuol sentirsi dire la gente, il filone giusto – in termini di immagine personale, proposte, linguaggio – per realizzare imprevedibili exploit elettorali oppure se certi sorprendenti casi di successo diventano tali solo quando fanno comodo o sono promossi dal sistema (il potere economico) o sono da questo almeno considerati utili o non pericolosi.
Non dice questo la parabola della Lega di Bossi ed il suo repentino tramonto?
L'ultimo outsider apparso all'orizzonte è Matteo Renzi assurto ad uno dei possibili vincitori delle primarie del centrosinistra.

lunedì 20 agosto 2012

Destra, sinistra e la questione dell'ILVA di Taranto

E' possibile (è utile) leggere la questione dell'ILVA di Taranto secondo le logiche di destra e sinistra?
La tutela della salute, il ritenere che un'attività economica non può produrre malattia e morte, che i funzionari pubblici e i politici debbano svolgere il proprio ruolo con disciplina e onore, indenni dalla tentazione di farsi corrompere, non sono valori di destra o di sinistra sono semplicemente valori umani, delle persone razionali, oneste, in buona fede, al di là e al di sopra di ogni visione ideologica.
Il fatto che il PD e Vendola siano corresponsabili dello scempio di Taranto, anche per l'inerzia con cui l'hanno affrontato pur avendo la responsabilità del governo della Regione Puglia, non può essere interpretato come il fallimento della sinistra - equiparata alla destra nella subalternità alla religione del profitto, della produzione, del pil - ma significa semplicemente che quei partiti non hanno la capacità, per inettitudine o altro, di rappresentare i bisogni delle persone e l'ideale della sinistra del primato del bene comune.
Piuttosto, proprio usando le categorie di destra e sinistra, non si deve ritenere che i casi dell'ILVA ma anche dell'eternit e della Thyssen, e si potrebbe estendere il ragionamento alla speculazione finanziaria e a Big Pharma, siano intimamente connessi e legati ad un sistema economico fondato sul dominio privato anziché sulla proprietà o almeno il controllo pubblico, democratico, partecipato, collettivo dei mezzi di produzione (cosa quest'ultima che non coincide con il capitalismo di stato di stampo sovietico o cinese o con le partecipazioni statali democristiane o dominate dalle cricche in epoca berlusconiana)?
Esempi di crimini economici e finanziari che non sono le eccezioni e le distorsioni di un mercato utopicamente perfetto ma la regola di un sistema che consente a soggetti privati di raggiungere dimensioni enormi, talvolta più grandi degli Stati stessi, negando il presupposto stesso della democrazia fondata sul principio una testa-un voto.