"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

domenica 29 marzo 2015

Landini, la Sinistra, l'Alternativa




Se la Sinistra rappresenta la visione politica nella quale il bene comune e la soddisfazione dei bisogni materiali delle persone non vengono realizzati spontaneamente dal mercato, dall'impresa privata, dal primato del profitto individuale ma richiedono l'intervento pubblico nell'economia ed il controllo sociale e collettivo dei mezzi di produzione, l'elemento essenziale da cui far partire per analizzare lo stato attuale e le prospettive della Sinistra è la consapevolezza che questa visione è oggi largamente minoritaria e invisibile alla maggioranza dei cittadini.
Il punto fondamentale è come restituire alla Sinistra una dimensione di massa: come afferma Stefano Rodotà le idee diventano forti quando sono forti nella società. Tutto il resto viene dopo. Ogni giudizio e valutazione sul progetto di Coalizione Sociale della Fiom di Maurizio Landini non può dunque non tenere conto di questa premessa, a mio avviso, indispensabile.  

martedì 24 marzo 2015

Veneto. Anche SEL e i Verdi vanno dall'estetista


Ci chiediamo sempre perché in Italia non ce la fa proprio a nascere un soggetto politico unitario della Sinistra, magari con il 5 per cento dei voti ma decoroso e dignitoso, in grado di camminare a testa alta e di tenere la schiena dritta, e di candidarsi a governare per rendere questo Paese più giusto e civile quando ce ne saranno le condizioni. Ebbene la decisione di SEL e Verdi, due pezzi di una ipotetica Sinistra Unita, di allearsi in Veneto con la renziana Moretti spiega molte cose. In soldoni: SEL e Verdi sputano quotidianamente fuoco e fiamme contro la "svolta autoritaria" di Renzi (Italicum e rottamazione della Costituzione), la prosecuzione delle politiche antisociali di austerità, lo Sblocca Italia, il Jobs Act, la "Buona Scuola", le modalità di salvataggio dell'Ilva, trivellazioni, inceneritori, grandi opere e tutte le porcate che questo governo ci sta propinando e poi vanno a sostenere un candidato del PD che se vincesse contribuirebbe a far dire a Renzi: "Avete visto? Sulle "riforme", sul Jobs Act, su economia, scuola, ambiente, ecc.ecc. gli italiani sono con noi!".

domenica 22 marzo 2015

Coalizione sociale. Perché credo che Landini abbia intrapreso la giusta direzione

Landini e Renzi by Luca Peruzzi


C'è un tema, sul quale su questo blog ho provato talvolta a cimentarmi come ad esempio qui e qui, che dovrebbe stare in cima ai pensieri di chi vuole ricostruire in Italia un progetto non marginale di Alternativa di Sinistra (o comunque la si voglia chiamare) cioè un progetto fondato su di una visione di società egualitaria e che consenta a tutti gli individui di vivere liberi dal bisogno. E' il tema della cultura dominante, del senso comune prevalente, del pensiero unico liberista che viene bombardato ad ogni ora del giorno e della notte da tutti i media di regime e sul quale la maggior parte delle persone costruisce la propria interpretazione del mondo, giudica gli accadimenti, esprime la propria preferenza politica ed il proprio voto.
Possiamo pensare tutto il male possibile (per alcuni di questi a ragione, per altri no) dei Bertinotti, dei Vendola, dei Ferrero, degli Ingroia e via discorrendo ma nessuno può pensare che gli scarsi risultati elettorali della Sinistra dipendano solo dai loro errori e dal fatto che siano peggiori di chi ha governato negli ultimi anni e governa oggi l'Italia - i Berlusconi, i Monti, i Renzi - o di chi comunque riesce a mantenere un ruolo e un consenso rilevanti (Salvini e la Lega tanto per citare dei nomi).
La verità è che ormai tutti o quasi tutti sono convinti che esiste solo il mercato, che la ricchezza e il lavoro possono essere creati solo dalle imprese private, che lo Stato e il Pubblico sono l'inefficienza e lo spreco mentre il privato è in grado di fornire alla collettività beni e servizi migliori e a prezzi più convenienti, che la competizione tra gli individui è il destino dell'umanità, che gli immigrati ci rubano il lavoro e vengono per delinquere, che il debito pubblico è il male assoluto e dipende dal fatto che abbiamo vissuto per decenni al di sopra delle nostre possibilità.
In questo contesto culturale non c'è spazio per ciò che intendiamo autenticamente come Sinistra. Lo stesso schieramento legalitario e anti-casta (Travaglio, Grillo) - pur focalizzando l'attenzione su aspetti fondamentali e ineludibili quali corruzione, malaffare, mafie - è parte del senso comune e della cultura dominante: c'è un mercato da rendere più efficiente e trasparente non un mercato inadeguato in sé a regolare la vita sociale.

venerdì 20 marzo 2015

TAFAZZISMO INFINITO


di Giandiego
Premetto che scrivo questo post come posizione personale, da uomo libero da appartenenze, disinteressato alla difesa di alcuna rendita di posizione. Individuale, così come è stata la decisione di partecipare al percorso dell'Altra Europa.
Assisto, con sommo dispiacere ed anche da questo Blog ad un attacco nei confronti dell'Altra Europa, sancendone anzi tempo, cioè ben prima della conclusione del suo primissimo percorso e della sua stessa Assemblea Costitutiva, la prematura morte.
Forse in nome della Cosa di Landini? Che è, però e resta cosa diversa.
Va riconosciuto che questa fase iniziale sia stata piuttosto lunga e con lunghe momenti di stagnazione, ma forse i nervosismi e le deprecazioni nascono , anche da una scarsa comprensione del percorso stesso.
Oltre ... e va detto ... che da una superficialità endemica alla sinistra che sin troppo spesso inizia cose che non porta sino in fondo, per innamorarsi della novità e del nuovo leader carismatico.
É pur vero ed innegabile che questo percorso fosse cominciato con la presenza, per esempio di SeL e questa stessa presenza oggi sia fortemente in dubbio, quantomeno a livello direzionale, così com'è vero che in tutta la fase iniziale una presenza eccessiva e “pesante” dei garanti ha “oppresso” e frenato questa evoluzione.

martedì 10 marzo 2015

Sinistra Unita: la demenziale contrapposizione tra partiti e movimenti




Sono cinquant'anni che siamo in attesa del completamento della Salerno-Reggio Calabria ed è almeno dal 2008, dalla sconfitta dell'Arcobaleno, che siamo in attesa in Italia della ricostruzione di un soggetto politico di massa della Sinistra di Alternativa.
Anche la coalizione dell'Altra Europa, dopo le pur timide speranze che aveva suscitato, sembra essere svanita nel nulla, stritolata nella demenziale contrapposizione tra "movimentisti" e "partitisti".
Se i cosiddetti "partitini" della Sinistra non stanno bene considero però demenziale la retorica alla Guido Viale del soggetto assembleare, che nasce spontaneamente dal basso, dai comitati di base e dai movimenti diffusi sul territorio e che, contemporaneamente, pretende lo spontaneo annientamento dei partiti. E questo per una serie di ragioni.

Prima ragione. I movimenti di base - per la difesa dell'ambiente e del territorio e per l'azione sociale - non hanno un seguito di massa, di milioni di persone, ma una penetrazione limitata, oserei dire di nicchia. Il movimento No Tav in Val di Susa è un'eccezione per la capacità di esprimere la stragrande maggioranza della popolazione di un intero territorio (ed è questo che giustamente la rende un modello per tutti) ma si tratta comunque di un fenomeno che riguarda, come partecipazione diretta e non come mero appoggio ideale, qualche decina di migliaia di persone.

sabato 7 marzo 2015

Francesco Totti, il ragionier Casoria e il comune senso del pudore




Ricordate quel pezzo del film "La Banda degli Onesti" in cui Totò spiega, a modo suo, a Peppino De Filippo come funziona il capitalismo identificato nel ragionier Casoria, l'amministratore di condominio "speculatore e approfittatore"?


 

A me l'ha fatto tornare alla mente la notizia del palazzo di Totti affittato a prezzi incredibili al Comune di Roma, attraverso Luca Odevaine uno dei protagonisti della vicenda di Mafia Capitale, per l'alloggio degli sfrattati.

L'Alternativa e l'informazione: il bisogno di fare rete


La costruzione in questo Paese di un'Alternativa socialista e libertaria al capitalismo dipende anche (anche non solo!) da un'informazione in grado di far conoscere ai cittadini come stanno realmente le cose, quali sono i problemi, quali persone riguardano, di chi sono le responsabilità, quali sono le soluzioni possibili.  Ciò che abbiamo invece è sotto gli occhi di tutti: giornali, televisioni, case editrici, produzioni cinematografiche sono totalmente o quasi in mano al potere economico e alla maggioranza politica. La narrazione dei fatti deve essere dunque funzionale al "sistema" così come i valori, i sogni, le emozioni, i desideri che vanno suscitati e inculcati nelle persone, più che con i TG e i talk show con la pubblicità, le fiction, i film, i reality, lo sport e via discorrendo. Internet stesso non è il mondo della libertà ma un ambito dominato da pochi grandissimi soggetti sia sul piano dei contenuti che su quello del mezzo (google, facebook e gli altri social network).

martedì 3 marzo 2015

Renzi peggio di Berlusconi. E Repubblica e i Girotondi che fine hanno fatto?


Renzi by Luca Peruzzi
Mettiamo insieme, una accanto all'altra, tutte le cose che Renzi ha realizzato e ha posto le basi per realizzare nel suo anno di governo: la legalizzazione dello sfruttamento del lavoro (il jobs act), la svolta autoritaria (per cancellare con la controriforma costituzionale e italicum pluralismo politico e divisione dei poteri), l'aggressione all'ambiente (sblocca italia, decreto ilva), le privatizzazioni, la subalternità in politica estera alle direttive amerikane, la totale sudditanza al sistema finanzcapitalista europeo e mondiale senza riuscire in alcun modo ad incrinare i vincoli dell'austerità definiti dall'Unione Europea, il taglio alle spese sociali, la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, condoni e colpi di spugna per evasori fiscali e per chi ha esportato capitali all'estero, la trasformazione della scuola pubblica in una scuola classista e al mero servizio dell'impresa, l'utilizzo spasmodico della decretazione d'urgenza e del ricorso al voto di fiducia per svuotare le residue funzioni delle Camere.
Il tutto dentro il contesto di una incessante propaganda mediatica, fatta di bugie, annunci e promesse di un mondo migliore sparati come proiettili di una mitragliatrice, di un cerchio magico (il "giglio magico") nel quale non mancano furbetti e speculatori, di favori e regalie - nascosti nei codicilli di questo o quel provvedimento - a lobby e amici furbetti, di un Partito Democratico immerso nella corruzione ed in procedure di selezione dei candidati (le primarie) imbarazzanti. In questo contesto Renzi emerge come un omunculo dal modesto spessore culturale ed umano che, a giudicare dalle sue citazioni e dai suoi slogan, deve aver compiuto il proprio processo formativo sull'Almanacco del Calcio e sugli album delle figurine Panini oltre che attraverso la visione dei Processi di Biscardi.
Renzi ha dunque completato e sta completando tutto quanto avrebbe voluto fare Berlusconi e per le quali spesso Berlusconi è stato costretto a fermarsi di fronte all'opposizione, oltre che politica, di una parte rilevante dell'opinione pubblica.

venerdì 27 febbraio 2015

Ebbene lo confesso: sono un landiniano




Domenica leggendo l'intervista a Maurizio Landini su Il Fatto Quotidiano (quella sull'impegno politico) avevo manifestato la mia impazienza rispetto all'ennesimo annuncio dell'avvio di un percorso politico che però, nonostante la drammatica situazione italiana, ancora non ha visto la luce. Non mi sembrava infatti che in quell'intervista ci fosse alcuna novità rispetto a quanto Landini va dicendo da tempo (la volontà di contribuire all'organizzazione di una rete o coalizione sociale); e se i commenti isterici e infantili di Renzi e dei suoi accoliti sul supposto partito del leader della Fiom mi avevano fatto sorgere il dubbio di averla male interpretata, le successive precisazioni di Landini hanno confermato la mia lettura (e dunque la mia impazienza).
La realtà è che nei confronti di Maurizio Landini vi sono così tante aspettative e speranze perché all'orizzonte della Sinistra italiana non si vede nessun altro che abbia - come il segretario della Fiom - carisma, credibilità, popolarità, capacità comunicative tali da farne il potenziale catalizzatore della ricostruzione dell'Alternativa progressista.
Non è, per quanto mi riguarda, l'attesa dell'uomo della provvidenza o il chinarsi alla mitologia del capo (il leader a cui penso è anzitutto un portavoce e un simbolo che riporta all'esterno le deliberazioni assunte democraticamente da un corpo collettivo). Ma si tratta di prendere realisticamente atto che non esiste un popolo (tanto meno il popolo italiano opportunista, ignavo, amorale, sottoposto per di più al bombardamento ininterrotto del pensiero unico capitalista condotto attraverso i media) capace di darsi spontaneamente un'organizzazione ed una rappresentanza politica. Esistono i sentimenti, i valori, i bisogni, i desideri di un popolo a cui solo un progetto, efficace e razionale, messo in atto da un ristretto gruppo di persone può dare consapevolezza e voce e fare emergere in un soggetto politico organizzato. E qui contano la comunicazione, le strategie, la struttura organizzativa, la qualità e la credibilità del ceto dirigente, il ruolo stesso del leader, la funzione educatrice dei militanti e il carattere contagioso che assume un progetto politico quando diventa riconoscibile fenomeno di massa. E d'altra parte, quando parliamo di Alternativa di Sinistra, nessuna strategia, nessun programma, nessuna organizzazione, nessun leader può portare a qualche risultato se non ha dietro una vasta mobilitazione popolare.
La storia, anche recente, dei partiti e dei movimenti politici ci consegna questi dati di fatto.

sabato 21 febbraio 2015

Angelino Alfano, Ministro, segni particolari: Inetto e Incapace




Di fronte alle minacce vere o supposte che gravano sui destini di questo Paese - mafie, terrorismi, migrazioni bibliche dal Terzo Mondo, rom, manifestanti vari, comitatini, no tav - constatare che la sicurezza nazionale è nelle mani di Angelino Alfano, l'uomo "senza quid" secondo Berlusconi (tradotto in termini comprensibili: una nullità politica), non dovrebbe far dormire a nessuno sonni tranquilli. Anche perché costui ha il compito istituzionale di sovrintendere alla regolarità delle consultazioni elettorali.
Se davvero i guerrieri dell'Isis decidesse di far abbeverare i propri cammelli alle fontane di Piazza San Pietro le nostre Autorità svolgerebbero il ruolo di inerti e passivi spettatori. Salvo poi, il giorno dopo, Ministri Prefetti e Questori invocare Daspo internazionali (quanto è fico citare 'sto Daspo: lo faceva pure Renzi riferendosi a corrotti e corruttori mentre scriveva personalmente l'ennesimo condono su falso in bilancio ed evasione fiscale), deprecare le norme europee, giustificarsi con l'alibi di aver evitato il peggio.
La storia politica di Angelino Alfano (non solo, ad essere onesti, quella di Angelino Alfano) è emblematica dell'abisso morale in cui è precipitata l'Italia: cresciuto nel vivaio politico siciliano con annesse e immancabili ambigue frequentazioni, Ministro della Giustizia di Berlusconi perché considerato leale esecutore dal capo (e autore di uno dei famigerati Lodi "tana libera tutti", firmati immancabilmente da Napolitano e cassati perché illegittimi dalla Corte Costituzionale), delfino per finta del padrone di Forza Italia e poi scissionista insieme ad emeriti personaggi come Formigoni, Giovanardi e Sacconi a sostegno provvidenziale, per volontà di chissà quali oscuri poteri occulti, dei governi Letta e Renzi, scivolato - come si ricorda sul blog di Beppe Grillo - da responsabile degli Interni, mettendo insieme in un mix letale arroganza ed incompetenza, su di una serie infinita di bucce di banana.

venerdì 20 febbraio 2015

La Rivoluzione Greca non è un pranzo di gala


Eurogruppo by Luca Peruzzi


L'entrata a piedi uniti, minacciosa ed intimidatoria, degli Stati Uniti nella crisi greca e verso il tentativo di Syriza di smarcarsi dall'austerità ("immediate difficoltà" in caso di mancato accordo con l'Europa) mostra chiaramente l'importanza di ciò che si sta giocando sui tavoli dell'Unione Europea e cioè la tenuta del sistema finanziario internazionale unito all'effetto collaterale del possibile passaggio della Grecia, alla ricerca di prestiti, sotto l'orbita russa o cinese.
Il fatto che sia sufficiente l'inceppamento del piccolo ingranaggio greco (il 3 per cento del PIL europeo) per mettere in crisi un intero sistema dimostra quanto sia folle, irrazionale e costruito sulla sabbia l'edificio "finanzcapitalista" (per richiamare la definizione di Luciano Gallino) dell'economia mondiale.
Nei confronti di Syriza vi è ora, nel popolo della Sinistra, o l'attesa messianica degli eroi rivoluzionari che ci libereranno tutti oppure lo scetticismo prevenuto di chi non aspetta altro che un cedimento per poter dire che l'aveva previsto e che il progetto di Tsipras era già sbagliato in partenza per l'eccessiva disponibilità al dialogo e alla mediazione ("l'irriformabilità delle Istituzioni europee" da mettere subito sul tavolo). Due sentimenti ugualmente sbagliati: a Syriza va concessa fiducia per la lucidità e l'efficacia con cui ha condotto il suo percorso di lotta e per la costruzione di un'Alternativa e per la schiena dritta che ha dimostrato fin dai primi incontri con gli aguzzini dell'Unione Europea, nel contempo non possiamo pensare in Italia che sarà il successo di Syriza a togliere le castagne dal fuoco ad una Sinistra che non riesce a riconquistare centralità politica e sociale. Un atteggiamento quest'ultimo - la passiva attesa delle mosse dei compagni greci -estremamente rischioso perché nel caso di un loro insuccesso - la catastrofe economica o la resa alla Troika - trascinerebbe con sé nel baratro anche le speranze dei movimenti fratelli di tanta parte dell'Europa.
E' stato detto che Syriza ha bisogno di tempo perché la Grecia ha un'economia debolissima ulteriormente massacrata dall'austerità della troika, perché non ha pozzi di petrolio o miniere da nazionalizzare e con i cui proventi finanziare importazioni e spesa sociale.
Il rifiuto dell'avventurismo, di condannare il proprio popolo ad altre sofferenze, di far entrare la Grecia nel mirino delle trame destabilizzatrici degli amerikani, la disponibilità alla mediazione e alla politica del passo dopo passo, indispensabile oggi quando ancora bisogna trovare le risorse per restituire dignitose condizioni di vita a milioni di persone non possono esser fatte passare per debolezza o per una propensione parolaia in stile renziano.
Questo, nei confronti di Syriza, è il momento della fiducia e della mobilitazione solidale che non deve escludere però l'attenta analisi di ogni mossa e contromossa. 
Per un giudizio complessivo e per trarre le dovute conseguenze politiche aspettiamo almeno qualche mese.

giovedì 19 febbraio 2015

VEDERE UN MONDO ALTRO … DIFFICILE PER I MIOPI!

di giandiego

Mi rifaccio ai molti articoli usciti ultimamente che parlano della credibilità a sinistra, quello che ormai i dirigenti attuali (tutti chi più chi meno) hanno perso sull'altare di mille compromessi di anni passati all'insegna del meno peggio, dell'emendamento del possibile della difesa degli ultimi rimasugli inutili della cenere di un'area storica.

Non posso che essere d'accordo con coloro che sostengono che l'alternativa debba essere “rappresentata” da figure diverse da quelle che hanno cavalcato mille asini diversi pur di entrare in Gerusalemme.

In questo senso l'arroganza, l'onnipresenza ed il peso specifico dei leader attuali dell'area è oggettivamente un ostacolo alla crescita di questo nuovo che urge. Un ostacolo rappresentato anche dalla loro personalissima sclerosi, dalla personale difesa dei propri, personalissimi privilegi, delle propri rendite di posizione.

Ogni qualvolta il riferimento cada sulle loro nefandezze e sui loro compromessi la credibilità di qualsivoglia processo subisce un colpo, difficile da assorbire e recuperare.

Eppure la nostra ricerca continua a soffermarsi su di loro, quasi che il nostro cervello fosse in un loop irrecuperabile.

Questo non significa affatto privare una moltitudine di brave e degne persone dei loro riferimenti quarantennali, sono davvero moltissimi coloro che in buona fede hanno continuato a frequentare le stanze in cui si faceva quel che si poteva fare, con le poche forze, fisiche , materiali ed economiche che erano rimaste. Non è di loro che sto parlando ed è, per contro, proprio a loro che mi rivolgo, anche se non esclusivamente.

Sfatiamo la mitologia di u o stuolo di persone di sinistra abbarbicate alle rendite di posizione di cui stiamo parlando, è un falso! Che comoda forse alle anime più destorse del M5S, ma che non corrisponde alla realtà, a meno di non riferirsi al PD, che sinistra non è più … da tempo ed alle sue componenti vagamente, fantasiosamente e strumentalmente sinistorse, che hanno però dimostrato a più riprese di esserlo solo nominalmente e strumentalmente.

Coloro che riescono, mantenendo un profilo realmente, anche se moderatamente alternativo al sistema a mantenere le propri rendite di posizione sono, a sinistra, una nettissima minoranza, sebbene presente sia nelle strutture politiche che sindacali.

Il reale problema è che è, in un modo o nell'altro, proprio questa minoranza a veicolare, trasmettere e gestire le scelte ed anche le istanze di cambiamento nonostante i mille tentavi di circolarità ed orizzontalità, banalmente perchè ha tempo, perchè fa quello di mestiere e viene remunerata per farlo, perchè ha la possibilità di presenziare e di avere un polso costante della realtà dei movimenti e del paese intero, perchè ha la possibilità concreta di viaggiare, di seguire le velleità itineranti che sembrano essere connaturate nelle istanze di novità e cambiamento in questo disgraziato paese.

La domanda seguente è semplice: Questa minoranza (molto autoreferente) rappresenta realmente lo stato della sinistra italiana? Ed anche ammesso che la rappresenti, possiede, nei suoi componenti individuali, la credibilità personale necessaria, indispensabile per allargare, ampliare e coinvolgere anche chi, disperatamente si è rifugiato nella riserva indiane del non voto o peggio ha venduto l'anima a Grillo, perchè di meno peggio in meno peggio, ci si ritrova ad essere qualunquisti?

Forse no! Visto quello che abbiamo accumulato sino ad ora, considerati gli enormi ritardi, i numerosi fallimenti, gli innumerevoli personalismi ed il numero mostruoso di tentativi di aggregazione in atto nel paese.

La volontà unitaria è cosa di cui molto si parla, di cui altrettanto si vocifera, che viene individuata come necessità assoluta, da tutti, ma che diviene un miraggio morganatico, un obbiettivo difficile, lontano, irraggiungibile, non appena ritornino in campo “gli addetti ai lavori”.

Abbiamo una discreta collezione di intellettuali conseguenti, per quelli abbiamo sempre avuto sovrabbondanza, legati ora a questa ora a quell'ipotesi che si esibiscono in tesi ed antitesi, in mozioni e contro-mozioni e, mentre tutti dichiarano la necessità storica ed assoluta d'un comportamento unitario si studiano gli anfratti dentro ai quali infilarsi per rendere sempre più complesso questo processo.

Fra fazioni che vogliono mantenere il proprio nome e la propria natura, altre che suggeriscono coordinamenti multi-tessera e multi-partici, altri ancora che in nome dell'orizzontalità e della circolarità sono disposti a bocciare qualsiasi iniziativa, che, a loro indiscutibile ed inconfutabile parere non corrisponda a queste caratteristiche.

Perdendosi in sofismi di purezza e di metodologia che si acculuano su un piatto ancora del tutto vuoto di contenuti reali.

Forse è tristemente vero che è il bisogno e la disperazione a stimolare la creatività ed il realismo e forse, oltre ad una certa quantità di coraggio e di coscienza in più è proprio questo che avvantaggia oggettivamente i compagni greci e spagnoli.

Forse la nostra cecità ad un mondo altro nasce dal fatto che, tutto sommato, noi stiamo ancora troppo bene e siamo ancora in balia della società dei consumi e delle illusioni o forse ci hanno solo mortalmente ma efficientemente illusi di esserlo.

Quello che è certo resta il dato di quanto sia difficile, complesso e decisamente improbo far passare le iniziative e le istanze di solidarietà, di mutualità, di comunità, di circolarità ed orrizzontalità, di partecipazione attiva che hanno costituito il successo di Syriza e di quanto sia mitico ed improbabile ottenere la mobilitazione, la partecipazione e l'assemblearità produttiva e creativa di Podemos o Ganemos o anche solo la determinazione ed il pragmatismo positivo di Izquierda Unida.

Finisco, anche controllando il mio estremismo, mettendo a tacere le mie istanze di purezza resta il fatto che per avere credibilità si debba essere, personalmente credibili, dimostrare di essere quello di cui si parla, ma questo è stato ripetuto sino alla noia e sta diventando un luogo comune.

La credibilità sicuramente si conquista nei fatti, le chiacchiere servono solo a mantenere lo status quo, il cambiamento vuole azioni, fede e visione, per questo è faticoso, sebbene oggi si tenti anche di farlo apparire laborioso e ferraginoso ed è forse questo che difetta alla sinistra made in Italy.

Per i miopi è, notoriamente difficile guardare lontano!