Alcune notiziuole giusto per scuotersi
dal torpore ferragostano e riprendersi dalla sbornia olimpica.
Roma, sabato 11 agosto, disoccupato
si dà fuoco in Piazza Montecitorio e tenta di lanciarsi verso
l'ingresso della Camera dei Deputati.
Siamo vissuti per anni con il mito di
Jan Palach il
patriota cecoslovacco che si diede fuoco per protestare contro
l'invasione sovietica del 1968 che pose termine alla Primavera di
Praga.
C'è stato raccontato mille volte
l'episodio dell'ambulante tunisino che, immolandosi come torcia umana
per ribellarsi al sopruso subito con il sequestro delle proprie
povere merci, diede inizio alla Primavera araba.
Ma per l'Italia questi gesti, ormai
innumerevoli, di suicidi ma anche di aggressioni e omicidi, frutto
della disperazione e della crisi economica, vanno classificati
esclusivamente come atti di follia.
Se per qualche tempo il tema dei
suicidi è stato argomento di punta dell'informazione giornalistica e
del dibattito politico, fino a spingere Mario Monti a paragonare -
per consolare con singolare cinismo l'opinione pubblica - i numeri
italiani a quelli greci, ora di questi fatti non bisogna più parlare
o parlare il meno possibile nonostante questa piaga
non sia certo venuta meno.
E' possibile che, sulla base di aride
statistiche, non vi fosse un reale incremento di questo terribile
fenomeno ma la percezione che ne aveva l'opinione pubblica, come
scrivevo su questo blog
e come afferma l'autorevole Ilvo
Diamanti, era che fosse una naturale e inevitabile
conseguenza della crisi.
Ma il problema si risolve, come si usa
fare sistematicamente in questi casi, semplicemente non parlandone ed
aspettando il prossimo pruriginoso fatto di cronaca nera per definire
il palinsesto dell'informazione televisiva e le prime pagine dei
giornali.