"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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mercoledì 23 maggio 2012

L'assalto alla Legge Basaglia e il tentativo di ripristinare i manicomi

Riceviamo e pubblichiamo. Come sempre invece di seguire la via retta e cioè attuare le norme di civiltà della Legge Basaglia accompagnandole con servizi assistenziali pubblici efficienti e di qualità si tenta di sfruttare il disagio delle famiglie dei malati e dei malati stessi, che deriva essenzialmente proprio dalle carenze di tali servizi pubblici, per creare le condizioni per una ricca opportunità di profitti e per riportare culturalmente indietro, anche in questo settore, il nostro Paese.
 
La proposta Ciccioli va respinta:
PER NON TORNARE INDIETRO
 
La Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato la proposta di alcune modifiche alla legge 180 del 1978 sull’assistenza psichiatrica, detta anche legge Basaglia.  
Mai come in questo caso le parole sono state usate in modo strumentale e manipolativo. Infatti secondo il promotore del nuovo “Testo unificato sull’assistenza psichiatrica”, Carlo Ciccioli del PdL, la modifica andrebbe “nella direzione del sostegno alle famiglie dei pazienti, oggi abbandonate a se stesse”.
Siamo certi che dietro questo proposito apparentemente ammirevole ci sono, in realtà, due aspetti non altrettanto ammirevoli: un punto di vista ormai superato su ciò che si intende per salute mentale e interessi economici che si formano e si alimentano con la salute dei cittadini.
Per quanto riguarda il primo aspetto potrebbe bastare il solo fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente indicato proprio la legge 180 come un modello da seguire per quanto riguarda la tutela della salute mentale. Dopo 34 anni dalla promulgazione di quella legge stupisce come possano esistere ancora psichiatri, come Carlo Ciccioli, che mettano in dubbio la sua validità e i grandi passi avanti che tale legge ha permesso sia in termini di salute mentale che in termini di rispetto dei diritti dei pazienti psichiatrici, ponendoli sullo stesso piano di tutti gli altri cittadini.
Il sostegno alle famiglie, che sarebbe il motivo ufficiale delle modifiche che si vorrebbero apportare alla legge 180, si è potuto affrontare invece proprio grazie a tale legge: prima del 1978 le famiglie non venivano nemmeno considerate, visto che gran parte dei malati di disturbi psichici venivano strappati dai loro contesti relazionali e rinchiusi negli ospedali psichiatrici per anni. La legge 180, invece, con la chiusura dei manicomi e la costituzione dei dipartimenti di salute mentale organizzati a livello territoriale, ha determinato le condizioni affinché si lavorasse per il reinserimento dei malati psichici nel contesto sociale e quindi anche nel proprio contesto familiare.
Da qui si evince il punto di vista arretrato che sta alla base della proposta Ciccioli: non abbandonare le famiglie a se stesse significherebbe, all’atto pratico, alleggerire le strutture preposte alla tutela della salute mentale dallo sforzo di lavorare affinché la persona malata e la sua famiglia trovino il modo giusto per convivere al fine di non creare ulteriori disagi. Come interpretare altrimenti la proposta di allungare i tempi del Trattamento Sanitario Obbligatorio e soprattutto la possibilità di ricoverare il paziente, per lunghi periodi di tempo e senza il suo consenso, in strutture extraospedaliere tramite il cosiddetto “Trattamento sanitario necessario extraospedaliero”?
In altre parole alla base di queste proposte c’è una vecchia concezione dei disturbi mentali secondo la quale la malattia mentale rappresentava soprattutto un problema di ordine pubblico, per cui i malati psichici andavano allontanati dal contesto sociale per motivi, non di salute, ma di sicurezza. Il risultato era l’aggravamento della patologia psichica e l’insorgenza, in gran parte dei pazienti rinchiusi nei manicomi, di una nuova malattia – la sindrome da istituzionalizzazione - dovuta proprio alla lunga permanenza in questi istituzioni chiuse dove tutti i diritti venivano annullati e ogni possibilità di libera scelta veniva annullata.