"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 1 novembre 2012

Le elezioni siciliane e il pauperismo



La Sicilia ha sempre avuto un ruolo strategico nel quadro politico nazionale: in termini numerici (il numero di parlamentari eletti nell'isola ne fanno una delle regioni fondamentali per chi ambisce alla guida del governo nazionale) e di assetti di potere (è siciliana la mafia uno dei veri poteri forti italiani, traeva forza dai voti mafiosi e dalle tessere di Lima la corrente democristiana andreottiana, Forza Italia ha avuto in Sicilia una delle sue principali roccaforti con il 61 deputati a zero conquistati nel 2001 contro l'Ulivo e siciliano è il suo fondatore Dell'Utri).
E' però anche vero che i risultati elettorali dell'isola si contraddistinguono sempre per una specifica peculiarità non automaticamente estendibile all'Italia intera trovandosi lì, ancora più accentuati rispetto alla media nazionale, una tradizione maggioritaria prettamente di destra se non addirittura reazionaria, l'influenza delle organizzazioni criminali e del voto di scambio, l'attitudine al disimpegno e al disincanto dei cittadini.
Certo gli esiti di queste elezioni indicano delle linee di tendenza probabilmente valide, anche se non si sa appunto con quali numeri, per tutto il Paese: l'astensionismo e cioè il rifiuto della politica e dei politici nel loro complesso ma anche il sintomo di un Paese sfiduciato, tramortito, senza più speranze e senza più illusioni; l'ascesa del Movimento 5 Stelle primo partito in Sicilia e che oggi può aspirare a percentuali ancora più elevate a livello nazionale consolidandosi come l'unica, al momento, vera grande opposizione al montismo e allo sfascio partitocratico; la destra che in termini di voti espressi nel suo complesso, tra le varie liste in cui è frammentata, è ancora maggioranza; i partiti che sostengono Monti che ottengono tutti insieme (PD,UDC,PDL più le forze minori) circa il 40 per cento dei voti validi e cioè, tenendo conto dell'astensione, conquistano la fiducia grosso modo solo del 20 per cento dei cittadini siciliani.