Mi interessano sempre meno anzi forse mi hanno sempre lasciato
indifferente le 'grandi questioni' su cui è solita dividersi la
sinistra o in genere l'opposizione di sistema nella sua irrefrenabile
attrazione per l'onanismo intellettuale e l'osservazione meticolosa e
ossessiva dell'ombelico: dobbiamo ancora definirci di sinistra?
bisogna essere radicali o riformisti? deve prevalere la vocazione a
governare o la pratica antagonista dell'opposizione? un nuovo
soggetto politico può nascere solo attraverso la connessione dei
movimenti di base e delle vertenze territoriali oppure (anche) grazie
alla fusione delle residue compagini di sinistra esistenti?
Esiste invece una immensa battaglia da condurre da parte della
sinistra o chiamatela come vi pare per riconquistare la supremazia e
la centralità politica, culturale, sociale: quella per il welfare.
Cioè per garantire a tutti un reddito attraverso lavori socialmente
utili e investimenti produttivi pubblici, per la casa, trattamenti
pensionistici dignitosi, l'accesso alla scuola e all'università e ad
una sanità di qualità, la fruizione dei trasporti e delle reti di
comunicazione, per l'assistenza ai disabili.
E' in questa battaglia che si raggiunge unità d'azione e
rappresentanza di tutta la classe lavoratrice e dei ceti subalterni,
senza divisioni tra giovani e vecchi, uomini e donne, occupati e
disoccupati, precari e garantiti, poveri e ceti medi.
E' in questa battaglia che mette insieme valori etici e interessi
materiali – pancia, cuore e testa – che riacquistano significato
e attualità parole come socialismo e comunismo, lotta al capitalismo
e alla dittatura dei mercati finanziari, che si può comprendere il
carattere ferocemente violento del profitto e delle politiche di
austerità e l'assurdità degli 80 miliardi di euro di interessi
all'anno che ci costringe a pagare la folle architettura monetaria
che è stata imposta all'Europa, che i principi affermati dalla
nostra Costituzione nata dalla Resistenza diventano materia viva e
non più astratte enunciazioni giuridiche.
Una grande battaglia, in cui dimenticare arroccamenti e distinguo
oggi francamente incomprensibili e anacronistici, da combattere città
per città, paese per paese, casa per casa con un'organizzazione
politica che si costruisca come rete di ascolto, di solidarietà, di
mutuo aiuto offrendosi come concreto punto di riferimento per i
cittadini attraverso tutte quelle esperienze (utilizzo e occupazione
di beni pubblici, gruppi di acquisto, orti urbani, banche del tempo,
tutela legale, sostegno alle iniziative di autogestione delle
aziende, ambulatori medici e dentistici popolari) necessarie per
resistere in questi tempi tragici e per ricostruire una visione del
futuro.