"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 23 ottobre 2014

Critichiamo la CGIL. Ma partecipiamo alla manifestazione del 25 ottobre




Chi ha raggiunto un sufficiente grado di consapevolezza delle questioni politiche e sociali italiane non può esimersi dal riconoscere le colpe e i tradimenti del Sindacato, CGIL compresa. Anzi attribuisce alla CGIL, in quanto storico rappresentante della tradizione social-comunista, colpe ancora maggiori dei sindacati bianchi craxiani e democristiani per aver guardato passivamente al progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori, alla perdita del loro potere di acquisto, all'esplosione del precariato.
Di questo scrivevo in un vecchio post già nel 2009.
Per questo la piazza del 24 ottobre, quella dello sciopero generale dei sindacati di base e non complici – USB, Unicobas, Orsa – appare quella più coerente, più determinata, più lucida e consapevole nelle sue analisi.
Se però facciamo una questione di numeri (e i sindacati di base non hanno grandi numeri) ecco che la piazza più importante diventa quella della manifestazione del 25 ottobre della CGIL di Landini e Camusso.
Il Renzusconi – il progetto in atto di rottamazione della democrazia, della Costituzione, dello Stato sociale – richiede una risposta di massa per aprire un percorso di resistenza e di controffensiva sul piano politico, sociale, sindacale, culturale, valoriale.

giovedì 26 gennaio 2012

11 febbraio, la società civile in piazza con la Fiom - Firma l'appello





In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti.
Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 11 febbraio debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile.
Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla.
Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio.

L’Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L’impegno dei cittadini. Il tuo impegno.

Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Dario Fo, Antonio Tabucchi, don Andrea Gallo, Carlo Lucarelli, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Franca Rame, Stefano Rodotà, Luciano Gallino, Gustavo Zagrebelsky, Telmo Pievani, Moni Ovadia, Furio Colombo, Fabrizio Gifuni, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Roberto Esposito, Luciano Canfora, Massimiliano Fuksas, Carlo Galli, Franco ‘Bifo’ Berardi, Adriano Prosperi, Nadia Urbinati, Andrea Scanzi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Marco Revelli


Firma l'appello a questo link: http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391246

domenica 20 novembre 2011

26 Novembre - In piazza per l'acqua, i beni comuni e la democrazia

26 Novembre - In piazza per l'acqua, i beni comuni e la democrazia
 

Bandiera_colosseo 
IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA

PER IL RISPETTO DELL'ESITO REFERENDARIO, PER UN'USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI


Roma, ore 14.00 - Piazza della Repubblica


Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l'uscita dell'acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.
Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un'inversione di rotta rispetto all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali - ad eccezione del Comune di Napoli - proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.
Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.
IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO
E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE

lunedì 29 agosto 2011

PERCHE' UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA IL 3 MARZO A MILANO






di Giandiego Marigo per AreA

Ai Movimenti antirazzisti, alle grandi pagine antirazziste della rete e di facebook, alle organizzazioni culturali, agli operatori culturali...a tutti coloro per i quali l'unica razza conosciuta è quella umana...





L'antirazzismo fece sentire la sua voce...nel 2010 con il No Razzismo Day.



La manifestazione era in sinergia con le mobilitazioni del 1 MARZO-Sciopero degli stranieri. Coniammo per l'occasione uno slogan molto bello Questo slogan, ormai discretamente famoso, era:
“SIAMO TUTTI STRANIERI, OMOSESSUALI E CLANDESTINI. SIAMO TUTTI PARTE DEL MEDESIMO RESPIRO.”
Ritengo come organizzatore di quella giornata e come amministratore e fondatore della pagina AreA di facebook di poterlo e di doverlo riproporre.
Perchè la necessità di un movimento antirazzista è rimasta intatta Anzi sembra essere quanto mai urgente. Se possibile più che mai fondamentale
Anche e soprattutto in questa necessità e volontà risiede la ragione per cui rilanciare la proposta di una grandissima Giornata di mobilitazione nazionale a Milano contro il razzismo. Il 3 Marzo 2012
Ed è per questo che AreA sottopone questa proprosta alle Pagine più grandi, depositarie e portatrici “dell'antirazzismo” in rete
E' palese, assolutamente sotto gli occhi di tutti quello che avviene nel mondo, la desertificazione, le mutazioni climatiche, le guerre, la speculazione spietata delle Major sui terreni coltivabili stanno creando le condizioni per migrazioni epiche. In Europa e nel mondo “cosiddetto civilizzato” la risposta sembra essere la chiusura, il protezionismo.
La costruzione di muri.
Il muro fra Israele e Palestina, quello fra la Grecia e la Turchia...quello fra gli States ed il Messico.



Muri e filo spinato, campi di concentramento.
Definiti in svariate ed eleganti maniere. Respingimenti e guerra che si intrecciano in una azione devastante ed una cultura deleteria e terribile.
Mentre la crisi del capitalismo ci presenta sempre più un quadro involuto ed avviato verso un novello Evo Medio.
Quadro che mina alla base ogni cultura dell'accettazione e dell'accoglienza sostituendola in modo nefando, con quella della superiorità etnica o razziale, con quella del diritto alla sopravvivenza del più forte e del più furbo...del più potente, ricco ed armato.
La cultura dell'egoismo in salsa razzista.
AreA invita pur nella sua pochezza organizzativa, che premette, l'AreA di Progresso e Civiltà ad una mobilitazione senza precedenti che si svolga su due piani.
Il primo quello della Mobilitazione Nazionale sulle tematiche delle migranze, dell'accoglienza.



Sulle azioni specifiche e terrificanti che il potere compie nell'immediato nei confronti dei migranti che si avvicinano ai nostri confini e sul rapporto che accoglienza e disponibilità potrebbero avere nell'apertura di una nuova economia basata sulla condivisione.
Rapportati ai danni reali che invece una politica di Hapartaid sta creando alla nostra immagine nel mondo ed alla nostra stessa economia.
Un secondo piano che si inoltra nella cultura e che sottende le scelte, perchè esse non derivano mai, dal nulla ma sono imperniate su snodi precisi e su premesse di fondo.
La visione di un mondo altro, diverso e migliore non può prescindere una fratellanza universale che non dia ai confini ed alle nazionalità l'importanza che oggi viene loro attribuita.



AreA ritiene che sia necessario affrontare la mobilitazione anche su questo piano abbandonando coraggiosamente opportunismi e “false convenienze” che hanno portato anche parte dello schieramento “Progressista” a subire l'azione “culturale" di una destra “rampante e filo nazista”...su moltissime tematiche molto importanti.
Tale differenza di visione è e deve essere linea di demarcazione fra chi è antirazzista e chi non lo è. Non possono essere ulteriormente accettate mediazioni sul tema.
Posizioni di comodo o politicamente remunerative su, facciamo due esempi caldissimi, Islam e Rom, due dei nodi gordiani su cui anche numerose amministrazioni di Centro Sinistra hanno perso la propria stessa natura fondamentale.
Dobbiamo e vogliamo chiarire che l'anti-Razzismo è messa in dubbio di un fondamentale sistema di controllo del mondo che ci circonda e che le tematiche che ci girano attorno sono fortemente compenetrate e “formanti” per quello che chiameremo “cultura popolare alternativa” e “Mondo Altro”.
Non siamo un partito, non siamo un'organizzazione, se non in modo molto “informale” e certamente virtuale, ma ci prendiamo il rischio di chiamere tutta l'Area di Progresso e Civiltà a questa mobilitazione e a quest'impegno.
Chiediamo ai gruppi antirazzisti di appropriarsi di questo desiderio/idea.
A tutti gli intellettuali ed agli artisti che volessero seguire questa “Stupenda Avventura” di contattarci.
Sarebbe bellissimo se la manifestazione sfociasse in un concerto e spettacolo.
Chiediamo a agli aderenti alla nostra pagina ed agli amici fuori da essa, ma soprattutto agli amministratori ed ai parteciapnti alle grandi pagine antirazziste, alle organizzazioni di base ai movimenti che venga iniziato da subito uno sforzo minimo di sottoscrizione, perchè questo sogno sia reso possibile.
Non ci interessano paternità e primati. Non ci interessano leadership.



Solo vorremo vederla davvero questa mobilitazione nazionale e culturale...epocale ed a Milano proprio perchè Milano è oggi quel che é.
Ogni azione economica dovrà essere accuratamente relazionata, ma per questo, sono/siamo certi, si troveranno modi per garantire trasparenza assoluta e renderne conto sino all'ultimo euro. Chediamo ai partiti che volessero accompagnarci in questo percorso, ben sapendo che potrebbero essere molti interassati a questo discorso di fare un passo indietro e di concedere che questa giornata sia caratterizzata dallo slogan con cui abbiamo esordito, e non abbia “cappelli partitici” pur essendo certi del loro aiuto e della loro partecipazione.
Perchè l'antirazzismo è una questione di Civiltà ed è un Premessa fondamentale, senza la quale nessun progresso è vero e possibile

SIAMO TUTTI STRANIERI, OMOSESSUALI E CLANDESTINI. SIAMO TUTTI PARTE DEL MEDESIMO RESPIRO.

Rendiamo possibile il sogno di una grandissima manifestazione nazionale contro il razzismo e per la cultura dell'accoglienza e della “fratellanza universale”.





DIPENDE SOLO DA NOI!

giovedì 9 dicembre 2010

TAGLI AI "PARASSITI" - Lettera aperta agli operatori del sociale

TAGLI AI "PARASSITI" - Lettera aperta agli operatori del sociale (che oggi, giovedì 9, alle ore 16, hanno manifestato in Campidoglio)
Tutte le fasce deboli – e con essi tutti noi operatori del settore - stanno pagando pesantemente i costi e le conseguenze della crisi, CON LA SOLITA, VECCHIA, SCUSA CHE NON CI SONO SOLDI. D’altro canto, perché sprecare soldi per quelli che sono stati definiti “parassiti”? 
Ovviamente, non è vero che “non ci sono soldi”. E' un luogo comune ripetuto ad ogni livello di governo – da quello locale a quello nazionale – per giustificare il mancato o parziale intervento a favore delle fasce più deboli della popolazione e in particolare di quelle non autosufficienti bisognose di prestazioni socio-sanitarie. La realtà è che le risorse salterebbero fuori se, per esempio, ci fosse un serio impegno delle istituzioni per recuperare l’evasione fiscale, per abbattere gli sprechi, per evitare spese e investimenti non indispensabili trasferendo i relativi fondi a settori primari come la sanità e l’assistenza, per ridurre gli acquisti – costosissimi e poco etici – di armamenti, per cessare le operazioni militari sui teatri di guerra, ecc... PERCHE' DEVONO ESSERE I DISABILI E LE ALTRE FASCE DEBOLI DELLA SOCIETA' A PAGARE LE ARMI, LE GUERRE, I PRIVILEGI, GLI SPRECHI E L'INSIPIENZA DI QUESTA CASTA POLITICA INCAPACE E PARASSITARIA? Perché devono essere i più fragili a pagare per le casse dei comuni che sono vuote e sono vuote a causa dei demagogici tagli all’ICI voluti dal Governo sulle proprietà dei settori più agiati della popolazione? Perché devono essere gli operatori del sociale a pagare gli interessi per il debito che il Comune di Roma ha contratto con essi attraverso il ricatto della cessione dei crediti alle banche con la formula del “prosoluto”, attraverso i quale si drenano ulteriori risorse dal sociale, già sfibrato da rette insufficienti e ferme a dieci anni fa, a vantaggio stavolta delle banche?
Il refrain “non ci sono soldi” deriva anche dalle convinzioni, assolutamente negative per le fasce più deboli della popolazione, radicate nell'ignoranza e nell'egoismo della classe politica preposta a guidare le istituzioni. Da un lato, l’ancora insufficiente considerazione sociale verso le persone non autosufficienti (perché malate o "handicappate"), percepite spesso come un peso, una zavorra per la società, pertanto non come individui titolari di diritti, ma come elementi parassitari del tessuto sociale; dall’altro lato, la consapevolezza da parte di chi ci governa che detti soggetti – ed in particolare quelli più gravi, intaccati non solo sul piano fisico ma anche e soprattutto sul piano cognitivo (per esempio malati di Alzheimer o individui con gravi disabilità di natura intellettiva) – non sono in grado di protestare (per ovvie ragioni) e pertanto impossibilitate ad opporsi a provvedimenti che li riguardano (per esempio il taglio dei finanziamenti a favore dei servizi). Tra le due considerazioni, la prima (le persone disabili “freno” per lo sviluppo della società) è di tipo culturale, e pertanto forse la più odiosa. Oltre ad essere assai irrispettosa della dignità delle persone che vivono in condizioni di difficoltà e sofferenza, essa influisce nelle scelte di chi ci governa andando a discapito proprio delle fasce più bisognose della società.
Basti pensare alle affermazioni di Tremonti, nel corso di una conferenza stampa del 26 maggio 2010, quando ha affermato che “due milioni e settecentomila invalidi in Italia pongono la questione se un Paese così può essere competitivo”. Affermazione razzista, come ha detto la FISH (Fed. Italiana Superamento Handicap) , attraverso il suo Presidente, Barberi, fondata sull'idea del disabile come di un "parassita" improduttivo della società. (Certo, c'è anche da chiedersi cosa abbiamo fatto noi, operatori sociali, in questi anni, per combattere questa cultura razzista e stigmatizzante, per estirpare fino in fondo la malapianta della mentalità manicomiale che sta rialzando la testa...).
La seconda considerazione (le persone non autosufficienti non sono in grado di protestare) è assolutamente reale, ed è possibile contrastarla solo se qualcuno si adopera per dare voce alle persone non in grado di difendersi autonomamente per tutelarne esigenze e diritti. MA QUESTA MOBILITAZIONE TARDA. IL SETTORE DORME SONNI PROFONDI. LE INIZIATIVE INTRAPRESE RACCOLGONO SEMPRE ADESIONI TIEPIDE, un interesse superficiale e SPORADICO. E’ straordinario e avvilente vedere come un settore come il nostro che ha nel “lavoro di Rete”, nell’agire-con, nella solidarietà, nella progettualità, nei processi comunicativi i propri punti di forza, non riesca ad organizzarsi, a mobilitarsi per difendere non solo le poche posizioni conquistate, ma la sua stessa sopravvivenza e la dignità delle persone destinatarie dei suoi servizi. Ma oggi che la sopravvivenza del nostro lavoro e della maggior parte delle nostre strutture è veramente a rischio, è assolutamente necessario ed urgente che tutte le organizzazioni, tutti gli operatori, tutte le professioni del sociale, si mobilitino e si facciano sentire ad ogni livello per difendere i diritti acquisiti, la nostra mission, la nostra esistenza, la dignità dei nostri operatori e dei nostri utenti, la ricchezza e la dimensione etica – e politica - delle nostre professioni.
Non è ora di uscire dalla passività, dall’acquiescenza, dall’isolamento e alla mentalità “ognuno per sé e Dio per tutti" che caratterizza il nostro settore? Dalla tendenza a curare ognuno, in perfetta solitudine, il proprio orticello e ogni sorta di rivalità, di distinguo, di gelosie…? Cosa aspettiamo a rompere finalmente questo senso di impotenza politica che da sempre caratterizza il nostro settore? Di fronte ad una crisi che va a scaricare i suoi effetti sui soggetti più deboli, è ora che anche noi, cari colleghi e cari utenti, “disabili” e non, si cominci tutti insieme a muovere il culetto. O no?
Grazie per l'attenzione.

Mario Armellini (Ed Prof, Responsabile di due strutture per disabili in Roma)