Ha suscitato alcune perplessità –
nell'area di opposizione radicale a cui si rivolge - la candidatura
di Antonio Ingroia alla guida del Quarto Polo, la lista che si
propone di rappresentare l'alternativa al montismo, al berlusconismo
e ai loro complici del centrosinistra. Ed anche, ma ci sarebbe da
ragionare se sia davvero incompatibile, con il Movimento Cinque
Stelle.
Perplessità su di una designazione
sostanzialmente calata dall'alto (definita da Ugo Mattei 'non
contendibile'), sulla sudditanza alla logica del traino mediatico del
candidato Premier (estranea a chi concepisce la politica come
elaborazione collettiva e partecipata) ma contemporaneamente sulle
capacità comunicative di Ingroia di rispondere a tale compito (di
fatto imposto dalla legge elettorale vigente e dalla soglia di
sbarramento del 4 per cento da superare, dagli imperativi della
politica spettacolo), sull'origine professionale del candidato
Premier che pone ancora una volta come centrale nell'opposizione
radicale la questione legalità anziché altri temi più propriamente
di sinistra quali il lavoro, la giustizia sociale, l'ambiente, i
diritti civili e sociali.
Si vedrà nel corso della campagna
elettorale quale sarà l'effetto Ingroia. Sta di fatto che la
costruzione di un soggetto politico nuovo che scardinasse le vecchie
logiche mediatiche e leaderistiche, realmente espressione delle
istanze dei movimenti e dei cittadini avrebbe richiesto (e
richiederebbe) ben altro tempo rispetto ai pochi mesi disponibili tra
la formulazione dell'appello di 'Cambiare
si può' e la scadenza elettorale per di più anticipata al 24
febbraio.