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Grillo e Berlusconi vs. Napolitano secondo Luca Peruzzi |
Si può provare a dare un senso logico
alle convulsioni politiche di questi ultimi giorni? Un senso logico
che vada cioè oltre la facciata che viene mostrata dai maggiori
organi di informazione e nelle dichiarazioni dei maggiordomi di
partito nell'orgia dei talk show trasmessi senza sosta dalle
televisioni: la ridicola denuncia del golpe giustizialista da parte
dei berlusconiani, l'indignazione dell'area PD-Napolitano-Repubblica
per il venir meno al 'senso di responsabilità' di Berlusconi, la
scontata denuncia di tutti gli osservatori di buon senso
dell'ipocrisia del PD che vuol far credere di aver scoperto solo oggi
la natura del partito personale di Berlusconi fino all'apparente
scissione del PDL che sorprendentemente riguarda non qualche decina
di 'peones' mossi dalla volontà di conservare la cadrega ma 'pezzi
da novanta' (ovviamente si fa per dire) del partito come Alfano, Lupi
e Cicchitto.
Il punto di partenza credo debba essere
costituito da quelle che erano le motivazioni vere delle larghe
intese e della rielezione di Napolitano: completare quel processo di
ristrutturazione capitalista imposto dalla troika (proseguire nella
cancellazione dello Stato sociale, nell'annientamento dei diritti dei
lavoratori, nella svendita del patrimonio pubblico), sostenerlo con
una riforma costituzionale in senso presidenzialista per dare ad
istituzioni sempre più in crisi di legittimazione popolare la forza
per controllare in modo autoritario tensioni sociali altrimenti
destinate a deflagrare da un momento all'altro e tutto ciò in cambio
dell'impunità per Berlusconi.
Questo patto (in cui Berlusconi si
aspettava di passare sostanzialmente indenne attraverso i tanti
processi che lo riguardano) è stato evidentemente rotto dalle
sentenze definitive che hanno colpito Berlusconi (la condanna per
evasione fiscale, l'entità del risarcimento per il lodo Mondadori).
Può darsi che stringendo quell'accordo il PD e Napolitano
nascondessero la convinzione che Berlusconi si sarebbe comunque
autoestinto in modo indolore, può darsi che l'estromissione del
padrone di Mediaset – da sempre considerato un elemento di disturbo
in vista del dispiegamento dei propri disegni - sia stata decisa dai
grandi poteri sovranazionali che spadroneggiano in Italia, può darsi
che ci sia trovati di fronte ad un incidente di percorso (qualche
magistrato che decide secondo coscienza si può sempre trovare … )
al quale diventava difficile trovare rimedio, almeno in tempi brevi,
secondo le regole di uno Stato di diritto e sotto i riflettori
dell'opinione pubblica.
La cosa più scontata, ragionando in
termini di meri interessi elettorali di partito, sarebbe per il PD
precipitarsi alle elezioni, addossare ad un Berlusconi
impresentabile, di fatto e di diritto, la responsabilità della crisi
e delle iatture finanziarie dell'Italia, puntare sul rampante Renzi, tutto marketing e liberismo,
per ottenere per la sua coalizione la maggioranza con cui governare
da solo.
Ma se il PD fosse mosso
dall'aspirazione di imporre la propria guida al Paese, come un
qualunque partito del pur fallimentare riformismo europeo, lo avrebbe fatto già nel 2011
senza percorrere la distruttiva esperienza Monti e nelle elezioni del
2013 avrebbe imbarcato tutta una serie di 'volenterosi' (Diliberto, i
verdi di Bonelli, Di Pietro) o tentato l'accordo con Rivoluzione
Civile per ottenere per la propria coalizione la maggioranza assoluta
in Parlamento.
Il problema però è appunto è che se
il tuo compito è quello di realizzare il programma della troika e
cambiare a tal fine la Costituzione non puoi farlo dovendo fare i
conti con elementi in qualche modo 'di disturbo' e dovendo giocare
contemporaneamente contro il radicalismo di Grillo da un lato e la
destra populista dall'altro (e, non si sa mai, dover fronteggiare
magari anche un'opposizione sociale e di sinistra degna di questo
nome).
Dunque al PD, ormai palesemente ridotto
a mero portavoce ed esecutore degli interessi del grande capitale
internazionale, è indispensabile l'alleanza con la destra populista
per poter governare.
Perché l'Italia, è banale dirlo ma è
sempre utile ricordarlo, non è certo la Germania: quell'Italia vasta
e profonda del nero, della corruzione, dell'evasione fiscale, della
contiguità con la malavita, del capitalismo arrembante e cialtrone,
del razzismo e anticomunismo viscerale non può certo essere
rappresentata dalla destra istituzionalizzata di un Monti o Casini o
Fini o tantomeno è pensabile possa essere assorbita da un PD pur in
decisa virata verso destra.
Quel populismo becero, razzista,
liberista a giorni alterni, anticomunista ha trovato le proprie
naturali espressioni politiche, una volta archiviato il CAF di Craxi
Andreotti e Forlani, in Berlusconi e nella Lega (e se vogliamo in
parte ora anche nel Movimento 5 Stelle).
Per come è strutturata la società
italiana non può esistere un governo espressione del potere
capitalista senza i voti della destra populista.
Sta qui l'arma di ricatto di Berlusconi (ammesso che non ne abbia altre di carattere personale come dossier o informazioni segrete) che induce a pensare che con lui il PD e Napolitano dovranno venire a patti.
Sta qui l'arma di ricatto di Berlusconi (ammesso che non ne abbia altre di carattere personale come dossier o informazioni segrete) che induce a pensare che con lui il PD e Napolitano dovranno venire a patti.
E l'amnistia evocata da Napolitano
prendendo a pretesto il sovraffollamento delle carceri (problema che
potrebbe essere risolto depenalizzando i reati che ingolfano
inutilmente celle e tribunali come quelli legati al consumo di droga
e all'immigrazione clandestina) farebbe esattamente al caso
rappresentando un condono tombale per tutte le malefatte di
Berlusconi.
Se è vera la scissione del PDL (perché
se invece fosse una sceneggiata
il PDL riuscirebbe nell'impresa di tenere i piedi nel governo e
contemporaneamente sventolare la bandiera dell'opposizione) e dunque
se per Berlusconi è arrivato davvero il capolinea dell'esperienza
politica è arduo pensare che gli Alfano, i Giovanardi, i Lupi, i
Quagliarello possano occuparne lo spazio elettorale. Tradizionalmente
le scissioni parlamentari e i ribaltoni non hanno mai prodotto veri
spostamenti di consenso popolare: quel vuoto politico lasciato da
Berlusconi, la rappresentanza del pezzo più deteriore della società
italiana sarà preso da qualcun altro.
Il governicchio Letta potrà avere i
voti per restare in sella qualche altro mese ma non potrà proseguire
nelle sue politiche antipopolari avendo contro ad un tempo Grillo e
Berlusconi (o chi per lui) e, si spera!, non potrà cambiare la
Costituzione.
Ciò che ci aspetta dunque è un nuovo
riallargamento a breve della maggioranza verso destra (con o senza
nuove elezioni) oppure il dispiegamento totalizzante delle ricette
della troika, con gli emissari di BCE, FMI e Commissione Europea a
scrivere direttamente manovre di bilancio e leggi finanziarie senza
più nemmeno l'ipocrita finzione di una formale sovranità del
governo italiano.
Da ultimo bisogna ricordare quanto
affermava Napolitano nel suo messaggio
alle Camere dopo la rielezione a Presidente della Repubblica "Ma
ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a
sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò
a trarne le conseguenze dinanzi al paese. ". Ecco, in un Paese
dove le Istituzioni avvertissero il senso della decenza e della
dignità (che è cosa ben diversa dal formalismo bigotto della
Boldrini) e sentissero il dovere etico di dar seguito alle parole
date Napolitano, di fronte alla palese negazione delle condizioni che
aveva posto per la sua rielezione, dovrebbe immediatamente
dimettersi. Ma qui siamo nel campo della fantapolitica: come dire che il PD è un partito di sinistra che ha a cuore gli interessi popolari e che Berlusconi è un perseguitato dai giudici comunisti.
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