"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 7 febbraio 2015

L'osceno mercimonio tra Renzi e Berlusconi


Renzi alla guerra contro Berlusconi

Come al solito, come sempre, vogliono indurci a guardare il dito che indica la Luna per nasconderci la Luna stessa.
Così nelle fibrillazioni politiche che stanno seguendo l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica gli argomenti degni dell'attenzione di stampa e tv sono se il Patto del Nazareno sia ancora vivo o morto, il giudizio su Renzi (più furbo o più cinico per la presunta fregatura rifilata a Berlusconi?), l'inarrestabile disgregazione di Forza Italia, la possibilità di sostituire nella “maggioranza per le riforme” il sostegno berlusconiano con i voti di trasformisti, opportunisti e voltagabbana di varia estrazione e colore.
La Luna – cioè la sostanza di quello che è in gioco – è invece ben altro.

Questo Parlamento, eletto con una legge incostituzionale che ne ha falsato la composizione e la rappresentanza dei cittadini, non ha la legittimità giuridica, morale e politica per cambiare la Costituzione.

Quello che conta del Patto del Nazareno è l'oggetto dell'accordo (o meglio dello scambio/ricatto reciproco tra i due contraenti): i voti di Berlusconi per l'attuazione del programma della P2 in cambio di vantaggi per sé e per le sue aziende. Il tira e molla di questi giorni, le minacce di Berlusconi di mettere a rischio le “riforme” e le contro-minacce renziane di inserire nei provvedimenti in fase di approvazione qualche norma anti-Mediaset o anti-Berlusconi (falso in bilancio, frequenze televisive) dimostrano esattamente, come scrive Travaglio, quali sono il senso e la natura di quel Patto. Può darsi che ora Renzi possa fare a meno dei voti di Berlusconi ma il programma della P2 resta così com'era.

Il principale alibi “politico” del patto per le riforme con Berlusconi era espresso così: “per mettere mano alla Costituzione è necessaria un'ampia maggioranza che impone di trattare anche con gli avversari e dunque con il leader della forza politica concorrente”. In realtà, in termini di consensi elettorali, PD e Forza Italia già rappresentavano molto meno della metà dei cittadini; recuperare i voti di chi capita – cani sciolti il cui unico obiettivo è di continuare a guadagnare il più a lungo possibile ventimila euro al mese - per approvare Italicum ed abolizione del Senato è, se possibile, ancora più indegno e osceno del Patto del Nazareno.

Su queste cose – legge elettorale e modifiche costituzionali – si potrà valutare e giudicare il nuovo Presidente della Repubblica e se davvero si tratta di un sincero democratico fedele alla Costituzione Repubblicana e con la schiena dritta.


Ai tanti simpatizzanti di Sinistra che storcono il naso su Il Fatto Quotidiano, accusato di avere un'impronta manettara e legalitaria, ricordiamo che quello è l'unico grande organo di informazione (certamente non organico alla Sinistra) che queste cose le dice a chiare lettere. E a ciò corrisponde l'oscenità del silenzio e degli inganni dei tg e di tutti i quotidiani in mano al potere economico. Oltre all'osceno atteggiamento dei tifosi piddini che gioiscono per i colpi che Renzi ha assestato a Berlusconi. Ora, mi rendo conto che, come si dice, per un tifoso il massimo del godimento è vincere un derby nei minuti di recupero con un gol irregolare o con un rigore fasullo ma qui non stiamo parlando di calcio ma del futuro dell'Italia. E il destino che Renzi sta preparando per il nostro Paese è esattamente quello auspicato da Licio Gelli.

venerdì 30 gennaio 2015

I vantaggi per Renzi e Berlusconi con l'elezione di Mattarella


Alfano, Berlusconi e Renzi visti da Luca Peruzzi

Scrive Travaglio: "Siccome è una partita tra furbi che si credono l’uno più furbo dell’altro, nessuno può dire se la carta Mattarella sia un atto di guerra di Renzi contro B. per rompere il Nazareno, o una manfrina per consolidare il Patto ma con il coltello dalla parte del manico." Escludendo che la candidatura di Mattarella possa essere considerato un atto di guerra per rompere il patto del Nazareno, aggiungerei - visto che stiamo parlando di una partita tra "furbi" - che non è affatto impossibile che la sceneggiata sia completa e che Mattarella sia tutt'altro che sgradito a Berlusconi (si veda quanto pubblicava lo scorso 31 dicembre Franco Bechis e cioè che i "favoriti" del leader di Forza Italia erano la Finocchiaro e, appunto, Mattarella).
Certo Berlusconi subisce in questo momento un colpo di immagine per un candidato che gli è stato apparentemente imposto ma sono altre le cose a cui tiene realmente: gli affari per le sue aziende, la riabilitazione penale e politica da scambiare, ben volentieri, con l'attuazione insieme a Renzi del programma della P2 che è poi sempre stato il suo programma. E' questa l'essenza del patto del Nazareno la cui rottura non si vede proprio all'orizzonte.
Se negli scrutini decisivi Mattarella viene affossato dai franchi tiratori, Renzi deve tornare da Berlusconi con la coda fra le gambe (e poche possibilità di recriminazioni da parte della minoranza PD).
Se, come appare in questo momento probabile, Mattarella viene eletto, Renzi raggiungerà i seguenti risultati:

venerdì 7 novembre 2014

C'era una volta l'antiberlusconismo


Renzi e Berlusconi by Luca Peruzzi
Chissà cosa frulla nella testa dell'elettore piddino ora che il proprio Partito ridisegna insieme a Berlusconi, soprattutto attraverso il suo plenipotenziario Verdini rinviato a giudizio per la P3, il nuovo assetto istituzionale italiano e ne riceve il sostanziale e decisivo, anche se non dichiarato, sostegno al Governo Renzi. Parlo dei piddini 'nativi' e non di quelli (probabilmente oggi la grande maggioranza) che prima di arrivare al partito di Renzi votavano Forza Italia o Scelta Civica o l'UCD di Casini come ha documentato Ilvo Diamanti in una sua ricerca. Quelli che se non voti PD e Centrosinistra fai vincere Berlusconi e per questo mandavano giù le peggiori porcate dei governi dell'Ulivo e dell'Unione. Quelli che bisogna difendere il welfare, la scuola pubblica, l'ambiente, il lavoro e i lavoratori ed ora plaudono al liberista thatcheriano Renzi perché li fa 'vincere' dando il via libera a padroni, speculatori, cementificatori, trivelle, privatizzazioni selvagge. Quelli che bisogna combattere la mafia, la corruzione e l'evasione fiscale e stanno in un partito controllato da un tizio che ha un'antica familiarità con Berlusconi e le sue aziende. Quelli di "Se non ora quando?" e delle "Dieci domande di Repubblica" che si mobilitavano contro Berlusconi puttaniere e sessista. Quelli che si indignavano per i voltagabbana di Forza Italia - Capezzone, Razzi, Scilipoti - da irridere senza pietà e per la volgarità politica delle Santanché o delle Mussolini e che ora si vedono rappresentati da opportunisti e polli e galline da talk show televisivi come la Picierno, la Serracchiani, la Moretti, la Boschi, la Bonafè, il già comunista Migliore. Forse è una domanda che non ha una sola risposta anche giovandosi delle analisi di sociologi, psicologi, di esperti della comunicazione politica.
E' certamente più facile intuire cosa frulla nella testa di tanti degli ex antiberlusconisti di professione: i giornalisti di Repubblica o del TG3, i conduttori e i comici 'progressisti' come Fazio, Benigni o la Litizzetto, gli intellettuali alla Saviano. "Franza o Spagna purché se magna" sembra una risposta sensata, o no?

venerdì 10 ottobre 2014

Blocca lo Sblocca Italia!

Di fronte all'attacco senza precedenti del governo Renzi con lo Sblocca Italia - un attacco che nemmeno Berlusconi aveva osato in questi termini - all'ambiente, al paesaggio, ai beni pubblici, alla salute dei cittadini, all'economia del turismo e delle produzioni agro-alimentari di qualità aderiamo convintamente all'appello alla mobilitazione del Forum per l'Acqua Pubblica. 
C'è però una cosa che vogliamo dire agli amici, compagni, fratelli del Forum dei Movimenti per l'Acqua e cioè che se le mobilitazioni, le lotte, la resistenza di associazioni, movimenti, comitati non trovano sbocco in un grande soggetto politico ed elettorale di massa tutto sarà inutile. Se a scrivere le leggi, a colpi di fiducia, continueranno ad essere dei "banditi" mandatari della Troika  e subalterni alle lobbies, anche il coinvolgimento attivo di milioni di cittadini non determinerà risultati concreti.
La straordinaria vittoria nel referendum sull'acqua pubblica è scivolata via, appunto come l'acqua, proprio per l'assenza di un soggetto politico in grado di rappresentarla ed attuarla nelle istituzioni.

Questo è il tempo della costruzione di un'Alternativa politica unitaria e radicale!

SINISTRA UNITA - AreA di Progresso e Civiltà

Da Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua

15,16/10, presidio "Blocca lo Sblocca Italia"
Logo_blocca_Sblocca_Italia_DEF
Blocca lo Sblocca Italia”, difendi la tua terra!
Partecipa alla campagna contro il decreto che distrugge il belpaese

Mercoledì 15 e giovedì 16 Ottobre (ore 10-14) a Roma (P.zza Montecitorio) due giorni di presidio di comitati e cittadini davanti al Parlamento.

Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale".

Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.

Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.

Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.

Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.

Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.

Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.

Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.

COSA PUOI FARE DA CITTADINO, COMITATO O ASSOCIAZIONE?

PARTECIPARE AL PRESIDIO A ROMA a Piazza Montecitorio, un sit-in “a staffetta” tra cittadini che difenderanno la loro terra per i giorni:

MERCOLEDI' 15 OTTOBRE, ore 10-14
GIOVEDI' 16 OTTOBRE, ore 10-14

INVIARE UN'EMAIL “BLOCCA LO “SBLOCCA-ITALIA” A PARTIRE DA MARTEDI' 7 OTTOBRE ai parlamentari.Vai a questa pagina per tutte le informazioni.

VAI ALL'EVENTO FACEBOOK DEL PRESIDIO "BLOCCA LO SBLOCCA ITALIA"https://www.facebook.com/events/362293050598523/

PER ADESIONI DI ORGANIZZAZIONI E INFORMAZIONI: nosbloccaitalia@gmail.com

domenica 22 giugno 2014

La riforma del Senato e le tecniche di disinformazione

Provo a riassumere gli elementi che compongono il quadretto delle riforme elettorali e costituzionali che ci stanno propinando e che molti autorevoli costituzionalisti hanno significativamente definito la “svolta autoritaria”:

una legge elettorale (l'Italicum) che consegna al leader del primo partito classificato alle elezioni (anche se costituisce, in termini assoluti e percentuali di voti, una minoranza del Paese) tutti i poteri istituzionali (Governo, Parlamento e conseguentemente un peso determinante nella scelta del Presidente della Repubblica e dei membri della Corte Costituzionale e del CSM di nomina parlamentare) oltre a cancellare le minoranze e a mantenere l'impossibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti (liste bloccate); di fatto, tanto più con le segreterie di partito a nominare i parlamentari, un semipresidenzialismo senza contrappesi;
una riforma costituzionale che elimina la garanzia del bicameralismo perfetto (la doppia lettura per l'approvazione delle leggi) rendendo il Senato una consesso di dopolavoristi nominati dai partiti dominanti e non un autonomo e indipendente Organo di garanzia (potere di indagine e di controllo, partecipazione rilevante nella nomina degli organi costituzionali ed in caso di riscrittura delle norme costituzionali) che solo un'elezione a suffragio universale con proporzionale senza soglie di sbarramento avrebbe la forza di legittimare;
l'assunzione di un potere costituente da parte di un Parlamento eletto attraverso una legge elettorale costituzionalmente illegittima;
l'accordo che sta alla base delle 'riforme' e del 'cambiamento', fatto con forze politiche e personaggi (Berlusconi, Forza Italia, la Lega) che non hanno alcun titolo morale e politico per riscrivere la Carta Fondamentale del Paese;
il disegno strategico che è a fondamento del 'cambiamento' di Renzi: la piena attuazione delle politiche liberiste (austerità, precariato, liberalizzazioni e privatizzazioni) eliminando gli impacci costituzionali, nel solco di quanto esplicitato da JP Morgan, insieme alle pur ormai flebili e residue opposizioni politiche e sindacali; eppure anche i più ottusi tifosi di Renzi dovrebbero porsi il problema di cosa succederebbe se le elezioni fossero vinte un domani da un nuovo Hitler o Mussolini o quantomeno da un nuovo Berlusconi una volta smantellate tutte le garanzie costituzionali e delegittimate tutte le forme di resistenza sociale, di quali e quanti poteri sarebbero accentrati 'legalmente' nelle mani di un solo uomo.

domenica 23 marzo 2014

Non è Grillo ma il PD il nemico dei ceti popolari e della Sinistra

Il Movimento 5 Stelle è, a mio avviso, una risposta insufficiente, ambigua, per certi versi inquietante, al bisogno di democrazia ed agli interessi dei ceti popolari di questo Paese. Ma non è Grillo il nemico della Sinistra e di ciò che essa rappresenta (o dovrebbe rappresentare): il suo vero nemico è il Partito Democratico.
Del Movimento 5 Stelle possiamo chiederci cosa rappresenti effettivamente, quali siano i suoi reali obiettivi, se abbia delle 'entità' alle sue spalle, cosa farebbe concretamente se guidasse al Governo ma nessuno è in grado di dare oggi delle risposte certe al riguardo. Del PD (considerato come ultima propaggine, in ordine di tempo, della ventennale storia del centrosinistra) invece sappiamo tutto: le guerre in Serbia, Afghanistan, Libia; la precarizzazione del lavoro; l'avventura senza reti di protezione dell'euro, le privatizzazioni selvagge; la flebile opposizione a Berlusconi, usato ma non realmente combattuto; il "fastidio" verso le inchieste sulla trattativa Stato-mafia; l'appoggio al governo della macelleria sociale di Mario Monti e alle "riforme" del suo ministro Fornero sull'articolo 18 e sulle pensioni (chiudendo la strada ai giovani all'ingresso nel mondo del lavoro e lasciando centinaia di migliaia di esodati senza pensione e senza reddito); il consenso al fiscal compact e al pareggio di bilancio in Costituzione; la rielezione di Giorgio Napolitano preferito a Stefano Rodotà; il governo insieme al peggio degli ex (?) fedelissimi berlusconiani; l'incostituzionale e liberticida riforma costituzionale ed elettorale (l'Italicum) scritta a quattro mani con l'evasore fiscale di Arcore.
La vera domanda che bisogna porsi a Sinistra è se sia possibile costruire in Italia una proposta politica radicale e rivolta alla costruzione di una società socialista che riesca a coinvolgere e conquistare le grandi masse popolari senza dover sottomettersi a scelte strategiche e di marketing politico in stile grillino: il né destra né sinistra, lo strizzare l'occhio all'elettorato di destra su immigrazione, tasse e piccola e media impresa, le opinioni spiegate razionalmente e non urlate, un'organizzazione politica ferreamente controllata da poche persone, l'agitare temi che parlano alla pancia delle persone come la lotta alla 'casta' politica tacendo sulla struttura sociale ed economica (la società capitalista) che le produce.


giovedì 30 gennaio 2014

Il colpo di Stato dell'Italicum

L'accordo Renzi-Berlusconi visto da Luca Peruzzi

Secondo il filosofo Diego Fusaro l'antiberlusconismo è stato il grande inganno e la grande mistificazione ideologica con cui la “Sinistra” (in realtà bisognerebbe dire il partito – PDS-DS-PD – principale erede del PCI e che proprio nella sua involuzione ha tradito tutti i valori della Sinistra) ha fatto accettare il liberismo capitalista, sotto l'ombrello del tutti contro il padrone di Mediaset. A distanza di vent'anni dalla discesa in campo berlusconiana ci ritroviamo in piena dittatura del pensiero unico liberista e con Berlusconi nuovamente sdoganato, nonostante condanne e inchieste penali, quale novello padre della patria e costituente.
Leggi Italicum, il progetto di legge elettorale e di modifica costituzionale frutto dell'accordo tra Renzi e Berlusconi (e per questo definito anche il Renzusconi o il Pregiudicatellum), e ti viene in mente, per una tragica associazionedi idee suscitata dall'assonanza dei termini, l'Italicus, il treno di una delle tante stragi fasciste, nel 1974 in piena epoca piduista.
D'altro canto dici Italicum e non puoi non pensare alla massoneria. Matteo Renzi è nato in Toscana, terra di antiche tradizioni massoniche, alcuni affermano sia figlio di un massone ed egli stesso è indicato da Gioele Magaldi del Grande Oriente Democratico quale aspirante massone, toscano e più volte accusato di essere massone è anche Denis Verdini colui che per conto di Forza Italia ha condotto la trattativa con la segreteria del PD, di Berlusconi ovviamente non si può non ricordare la tessera n. 1816 della loggia massonica P2.
E ovviamente un progetto antidemocratico e autoritario come l'Italicum non può non far tornare alla mente a Licio Gelli, massone e toscano, capo della P2, non perché si possa pensare che il suo Piano di Rinascita Democratica sia ancora la fonte di ispirazione degli attentatori della nostra Costituzione ma perché in quel Piano erano elencati i passi necessari, praticamente tutti realizzati, per trasformare la democrazia italiana in un morbido regime autoritario: rendere innocui i sindacati, mettere saldamente il sistema televisivo e dell'informazione al servizio del potere, imporre coattivamente il bipolarismo-bipartismo per cancellare quanto più possibile dal Parlamento le voci alternative, di opposizione e di critica politica e sociale.

domenica 26 gennaio 2014

Appello dei giuristi: Italicum peggio del Porcellum, fermatevi!

Riforme. L’appello dei più autorevoli costituzionalisti italiani ai parlamentari. Sotto accusa premio di maggioranza, liste bloccate e sbarramento


La pro­po­sta di riforma elet­to­rale depo­si­tata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segre­ta­rio del Par­tito Demo­cra­tico Mat­teo Renzi e il lea­der di Forza Ita­lia Sil­vio Ber­lu­sconi con­si­ste sostan­zial­mente, con pochi cor­ret­tivi, in una rifor­mu­la­zione della vec­chia legge elet­to­rale – il cosid­detto “Por­cel­lum” – e pre­senta per­ciò vizi ana­lo­ghi a quelli che di que­sta hanno moti­vato la dichia­ra­zione di inco­sti­tu­zio­na­lità ad opera della recente sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale n.1 del 2014.
Que­sti vizi, afferma la sen­tenza, erano essen­zial­mente due.

domenica 19 gennaio 2014

Le balle spaziali su legge elettorale e governabilità




Che le regole di una democrazia, e tra queste il sistema elettorale, debbano essere approvate con il massimo del 'consenso' (termine il cui senso e significato andrebbe però ben definito e sviscerato) possibile è cosa buona e giusta.
Che il partito di maggioranza relativa che si è proposto di modificare la legge elettorale debba incontrare su tale argomento le opposizioni è un fatto assolutamente normale.
Detto questo, riguardo all'incontro tra Renzi e Berlusconi sulle riforme istituzionali, finisce quanto può essere considerato corrispondente al buon senso e comincia l'enorme serie di balle che stanno raccontando su legge elettorale e governabilità.
Anzitutto incontrare i leader di un partito di opposizione è un atto dovuto, non lo è affatto se il leader che si incontra e con cui si pretende di costruire l'architrave della terza Repubblica è stato espulso per indegnità dal Senato, per una condanna di evasione fiscale, e se è gravato da un conflitto di interessi grosso come un macigno.

mercoledì 2 ottobre 2013

Perché il PD ha bisogno della destra populista per governare

Grillo e Berlusconi vs. Napolitano secondo Luca Peruzzi

Si può provare a dare un senso logico alle convulsioni politiche di questi ultimi giorni? Un senso logico che vada cioè oltre la facciata che viene mostrata dai maggiori organi di informazione e nelle dichiarazioni dei maggiordomi di partito nell'orgia dei talk show trasmessi senza sosta dalle televisioni: la ridicola denuncia del golpe giustizialista da parte dei berlusconiani, l'indignazione dell'area PD-Napolitano-Repubblica per il venir meno al 'senso di responsabilità' di Berlusconi, la scontata denuncia di tutti gli osservatori di buon senso dell'ipocrisia del PD che vuol far credere di aver scoperto solo oggi la natura del partito personale di Berlusconi fino all'apparente scissione del PDL che sorprendentemente riguarda non qualche decina di 'peones' mossi dalla volontà di conservare la cadrega ma 'pezzi da novanta' (ovviamente si fa per dire) del partito come Alfano, Lupi e Cicchitto.
Il punto di partenza credo debba essere costituito da quelle che erano le motivazioni vere delle larghe intese e della rielezione di Napolitano: completare quel processo di ristrutturazione capitalista imposto dalla troika (proseguire nella cancellazione dello Stato sociale, nell'annientamento dei diritti dei lavoratori, nella svendita del patrimonio pubblico), sostenerlo con una riforma costituzionale in senso presidenzialista per dare ad istituzioni sempre più in crisi di legittimazione popolare la forza per controllare in modo autoritario tensioni sociali altrimenti destinate a deflagrare da un momento all'altro e tutto ciò in cambio dell'impunità per Berlusconi.

sabato 11 maggio 2013

Il governo degli eversori della legalità costituzionale. E il PD e Napolitano cosa dicono?

Testo e opere grafiche di Luca Peruzzi
Dalla pagina facebook dell'Istituto LUPE


Al riparo dei diritti garantiti dalla nostra democratica Costituzione, colui che oggi s'è paragonato a Enzo Tortora domani, in uno speciale televisivo che manderanno in onda le televisioni di cui è proprietario, dirà che non ha mai avuto rapporti intimi con una minorenne che il parlamento, a maggioranza del partito di cui è proprietario, ha certificato essere la nipote di Moubarak. Tutto ciò per orientare l'opinione pubblica contro la magistratura, dopo una manifestazione a cui ha partecipato anche il ministro dell'interno e mentre il PD ha festeggiato l'epifania alla metà di maggio.


Il Ministro dell'Interno Angelino Alfano manifesta contro la magistratura. E' come se Berlusconi manifestasse contro la vendita dei televisori.

martedì 30 aprile 2013

La bicamerale dei carini e il depistaggio mediatico

Composizioni grafiche di Luca Peruzzi
Il governo Letta è la prosecuzione del governo Monti con altri mezzi. La ragione sociale è la stessa (la sintesi e la mediazione tra la subalternità al grande capitale finanziario e all'atlantismo nella politica estera e militare da un lato ed i poteri ed i particolarismi feudali così forti nel nostro Paese dall'altro) ma sono cambiati gli interpreti. Non più i tecnici immeritatamente accreditati di competenza e sobrietà ma politici espressione diretta dei partiti pur dentro un'operazione di restyling che ha portato sulle poltrone del Governo facce nuove con un'abbondante presenza di donne, di esordienti, una campionessa olimpica come Josefa Idem e la prima ministra nera Cécile Kyenge.
Alla sadica retorica della medicina amara e impopolare da somministrare agli italiani per il loro bene si è sostituita la fraudolenta e ruffiana doppiezza dei politici di professione. L'attenuazione dell'IMU diventa la priorità del Governo senza dire che ciò comporterà, con i vincoli finanziari europei inalterati, altri tagli al welfare, altre privatizzazioni, ulteriore smantellamento della scuola e della sanità pubblica.
Questo cambiamento estetico al momento è l'unico risultato prodotto dallo sconvolgente risultato delle ultime elezioni politiche nelle quali la richiesta di cambiamento, il voto di protesta, il rifiuto di partiti ormai totalmente screditati ha riguardato – tra astensione ed il voto al Movimento 5 Stelle e alle liste di opposizione radicale – almeno metà dei cittadini e questa è l'unica risposta che il 'sistema' ha ritenuto di dover dare.
Una sorta di bicamerale dei carini, parafrasando la fortunata formula 'del partito dei carini' affibbiata da Maurizio Crozza alla proposta politica di Montezemolo, con la riproposizione del tentativo di 'rifondare' l'Italia attraverso l'accordo tra una falsa sinistra e la destra eversiva berlusconiana fondato sulla menzogna che queste rappresentino la stragrande maggioranza dei cittadini. Non è così perché, al netto dell'astensione, PDL, PD e Monti sono stati votati da non più del cinquanta per cento degli aventi diritto al voto ed i consensi raccolti sarebbero stati ancora di meno senza la truffa del Porcellum e la menzogna di coalizioni di centrosinistra e centrodestra tra loro contrapposte anche oltre la retorica elettorale.

domenica 31 marzo 2013

Le responsabilità di Napolitano per lo stallo istituzionale


Realizzazione artistica di Luca Peruzzi
Dopo le dimissioni di Berlusconi nel novembre del 2011, nel pieno dell'esplosione del ricatto dello spread, quello che ci fu detto – da Napolitano, dal PD, dalla stragrande maggioranza di televisioni e giornali – era che non si poteva andare a votare subito e nemmeno dopo qualche mese: perché c'erano le scadenze dei rinnovi dei titoli di Stato, perché era assolutamente indispensabile cambiare la legge elettorale, perché bisognava fare le “riforme che l'Europa ci chiede”.
Bersani a chi lo invitava a chiedere le elezioni anticipate che avrebbero definitivamente cancellato Berlusconi, ai minimi storici di credibilità e consenso, rispondeva di non poter costruire il suo successo sulle macerie del Paese.
La verità è che Napolitano e il PD scelsero di affrontare la crisi “da destra”: con Monti e insieme a Berlusconi. La cura imposta dal grande capitale e dalla Troika (BCE, Commissione Europea, FMI), colpevolmente accettata dal PD di Bersani e di cui si fece garante Napolitano, era quella dell'austerità e delle riforme antisociali (articolo 18, pensioni) affidata a Monti. Coerentemente a questa scelta, ossequiosa dei desiderata del grande capitale e di Napolitano, il PD avrebbe escluso dalla coalizione con cui si sarebbe candidato alle elezioni per prendere la guida del Paese le voci scomode o di estrema sinistra (Di Pietro, Ingroia, Rifondazione Comunista).
Attorno all'ex rettore della Bocconi, nominato sorprendentemente ed immeritatamente Senatore a vita, e ai membri del suo Governo fu costruita per qualche tempo dal mainstream informativo l'immagine dei salvatori della patria, di chi ci restituiva prestigio in Europa e nel mondo, della virtuosa sobrietà da contrapporre ai comportamenti sciamannati dei berluscones. Ma dopo la fase iniziale dell'esaltazione per il loden di Monti e per le lacrime di coccodrillo della Fornero è bastato ben poco per rendersi conto – attraverso le gaffes, le bestialità tecniche (si pensi al problema degli esodati creato con la riforma delle pensioni) e l'arroganza dei Martone, dei Polillo, della Cancellieri, degli stessi Monti e Fornero - della mediocrità e della miseria intellettuale dei supertecnici. La gestione, da parte del ministro degli Esteri Terzi, della questione dei marò arrestati in India è l'inevitabile epilogo di una vicenda in cui a dei peracottari era stata attribuita la patente di esperti.

giovedì 28 febbraio 2013

Sul voto del 24 e 25 febbraio

Alcune brevi e ovviamente opinabili riflessioni sul risultato delle elezioni italiane del 24 e 25 febbraio.


Il voto e la società italiana

In presenza di una crisi economica senza precedenti questo voto, comunque distorto da una legge elettorale antidemocratica e dalla parzialità dell'informazione (televisiva e non) ed in cui si deve ricordare che un quarto dei cittadini si è astenuto dalla partecipazione, sembra molto poco un voto di opinione e tanto un voto dato solo in funzione di bisogni ed interessi economici da rivendicare, da difendere e da garantire. Al centrosinistra il voto di chi, soprattutto nel ceto medio, si considera ancora garantito ed ha assorbito tutto sommato bene la crisi, a Monti il voto dei ceti imprenditoriali e professionali più agiati, a Berlusconi quello di chi naviga nel mare dell'economia sommersa e criminale e del voto di scambio, a Grillo quello degli arrabbiati e degli esclusi o di coloro che si sono trovati improvvisamente impoveriti.

Il voto e l'Europa

Questo voto ha nettamente bocciato le politiche di austerità praticate da Monti ed imposte dalla Troika (BCE, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale). Chi si proponeva di governare in continuità con quelle politiche – il PD e Monti – raccoglie complessivamente poco più di un terzo dei votanti. Tutto il resto - a destra, in quel briciolo di sinistra che è restato, nel Movimento 5 Stelle – va in direzione decisamente contraria.

Il fallimento del centrosinistra ed il ritorno di Berlusconi

In tanti lo avevamo previsto: di fronte ad un centrosinistra che si proponeva quale garante di un pessimo status quo e colpevole del sostegno alla macelleria sociale di Monti il ritorno di Berlusconi con le solite tattiche e i soliti mezzucci era inevitabile. Per 120 mila voti Berlusconi non si è assicurato il premio di maggioranza alla Camera e la possibilità di scegliere il prossimo Presidente della Repubblica. In merito al magro risultato di Monti, Casini e Fini (pur sostenuti dal Vaticano, dalle principali cancellerie europee, dai più importanti esponenti dell'imprenditoria italiana) si dimostra ancora una volta che nella società italiana non c'è spazio per una destra liberale ma solo per una destra arruffona, autoritaria, populista.

giovedì 21 febbraio 2013

INTERVISTA ALL’ON. LARA COMI


 “BERLUSCONI, IL SOGNO & IL GRANDE INCUBO…”
Un altro governo Berlusconi è possibile? è credibile? è auspicabile?
Cosa verrà fuori dal “caos” politico pre-elettorale?
Ne parliamo con Lara Comi, europarlamentare del Pdl e volto emergente della politica italiana:


(LA CRISI ECONOMIA E LE RICETTE DELLA POLITICA)

(Gaspare Serra) On. Comi, il Paese vive momenti difficili, per alcuni versi drammatici, senza che s’intraveda alcuna luce in fondo al tunnel.
Di chi è la responsabilità di questa crisi, prima puramente finanziaria, oggi economico-sociale?
(On. Lara Comi) “Questa crisi, la più grave dal ’29, ha avuto origine negli Usa. Da crisi finanziaria, poi, è divenuta crisi economica, investendo tutta l’Europa, in particolare chi era più vulnerabile a causa di un alto debito pubblico, tra questi l’Italia. Dunque è diventata guerra dei debiti sovrani, aprendo il fianco alla speculazione. Il macigno del debito pubblico italiano risale però agli anni 80, quando il rapporto debito/pil è raddoppiato. Le responsabilità, allora, sono di chi ci ha lasciato quasi 2 mila miliardi di debito, più di 30 mila euro a testa”.

Il premier Monti si è presentato per la prima volta in Parlamento, il 21 novembre 2011, inneggiando al rigore, allo sviluppo ed all’equità. Passato oltre un anno, i risultati economici del suo governo sono “impietosi” (Pil e produzione industriale in caduta libera, record di pressione fiscale e indebitamento pubblico, 100 mila imprese fallite, 500 mila nuovi disoccupati ed un numero ancora imprecisato di esodati…).
Tutta colpa del Professore o responsabilità di chi lo ha preceduto?
“Monti aveva detto che non si sarebbe impegnato in politica, poi ha cambiato idea: legittimo, per carità, ma l’inversione di rotta ha sorpreso. Oggi promette di abbassare le tasse ma in un anno le ha alzate di circa tre punti. Le indicazioni della Bce e del Fmi suggerivano un’azione in senso opposto. Risultato? Tutti gli indicatori economici sono in picchiata. È pur vero che si è trovato ad operare in un contesto molto difficile, con la pressione della speculazione finanziaria, ma obiettivamente ha messo troppe imposte a cominciare da quella sulla prima casa che ha avuto effetti recessivi in molti settori, penso all’edilizia. Alcuni ministri del suo governo, poi, non si sono dimostrati all’altezza: la legge Fornero è una riforma deludente e ha pesato il veto della Cgil; quella delle pensioni è stata molto importante ma ha determinato il grave problema degli esodati, oltre 300 mila. Non mi pare che in materia di liberalizzazioni e di privatizzazioni si siano prodotti grandi risultati. Lo spread è calato, ma è stata determinante l’azione di Draghi”.

Fino a poche settimane fa Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”, destinato a venire accolto con tutti gli onori al Quirinale o ad esser implorato di ritornare a Palazzo Chigi. Tutti i sondaggi, invece, rivelano che oggi gli elettori preferirebbero al bocconiano più amato dai mercati persino un barzellettiere amatoriale (Berlusconi) o un comico professionista (Grillo)!
Il Professore rischia d’aver fatto male i conti con la sua “salita in campo”?
“I sondaggi dicono che la ‘salita in campo’ di Monti ha riscosso scarso successo. Lo stesso ‘Financial Times’ ha scritto che una delle previsioni più sicure che si possono fare sulle elezioni italiane è che la coalizione di Monti arriverà ultima tra i quattro principali contendenti”.

lunedì 4 febbraio 2013

Se torna Berlusconi la colpa è del PD

Vignetta di Luca Peruzzi


La ricetta elettorale di Berlusconi è dal 1994 sempre la stessa: populismo, demagogia, la saturazione delle tv, il pericolo comunista, le tasse, le proposte choc che parlano alla pancia e al portafoglio dei tanti italiani igenui e senza memoria (a questo giro la restituzione di quanto pagato nel 2012 per l'IMU sulla prima casa, una specie di voto di scambio finanziata dal denaro pubblico), l'ingaggio per il Milan al calciomercato di qualche calciatore famoso, il 'provvidenziale' scandalo finanziario che coinvolge il PD.
Così Berlusconi, dopo essere stato dato politicamente per morto nel 2011 dopo la caduta del suo Governo, torna in auge nel 2013 se non per vincere le elezioni sicuramente per riprendere il proprio potere di ricatto sulla politica italiana e sul Parlamento.
Troppo facile ora ironizzare sulle sue 'folli' proposte e spiegare dati alla mano che queste non sono realizzabili: comunque faranno presa sugli italiani e gli porteranno voti decisivi.
E' necessario invece denunciare chi ci ha riportato in questa situazione.
Sarebbe bastato che si fosse andati a votare nella primavera del 2012, con tutto il centrosinistra unito compresi IDV e Rifondazione, affinché ciò non avvenisse ma non l'ha voluto Napolitano e non l'ha voluto il PD. Perché il PD ha scelto di affrontare la crisi e la necessità del risanamento finanziario da destra (con Monti) anziché da sinistra, perché non poteva allearsi con Ferrero e Di Pietro dovendo ossequiare quelle oligarchie dominati di cui è organicamente parte e quei poteri forti italiani e internazionali di cui è subalterno.
Tutto visto e previsto. Come scrivevo in questo post di Gennaio 2012. E come scrivevano, ben più autorevolmente, Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena nel luglio dello scorso anno nell'articolo che più sotto riporto integralmente.
L'unico dubbio è se ciò sia il frutto dell'insipienza della dirigenza del PD oppure se rientri in una deliberata e consapevole strategia, dispiegata per i propri interessi e per conto terzi, per tenere in vita il più a lungo possibile Berlusconi quale polizza assicurativa per la propria personale sopravvivenza politica e per determinare, nel senso più favorevole al 'sistema', gli equilibri politici e di governo del nostro Paese.
Di certo appare drammaticamente grottesco, stante queste premesse, l'appello del centrosinistra al voto utile contro Berlusconi e le destre. L'unico voto utile - per l'Italia e per mettere finalmente fine all'esperienza politica del Cavaliere - è quello che consenta anzitutto di cacciare questa indecente dirigenza del Partito Democratico.

sabato 2 febbraio 2013

Berlusconi, il PD e l'Europa

Vignetta realizzata da Luca Peruzzi

Berlusconi è un personaggio screditato e inaffidabile. Il suo impegno politico è esclusivamente finalizzato alla tutela dei propri interessi personali, economici e giudiziari. Ha prodotto tali e tanti guasti all'Italia, per incapacità politiche ed indegnità morale, che risulta davvero vergognoso il fatto che oltre un quarto degli elettori votanti, secondo i sondaggi, continui a riporre fiducia nella coalizione da lui guidata. Ma, anche perché si tratta indubitabilmente di un rapace animale da campagna elettorale, le questioni che pone sull'Europa – il porre termine alle politiche di austerità, il ruolo della BCE, il riequilibrio dei rapporti di forza e dei reciproci vantaggi e svantaggi tra la Germania e i Paesi del Sud Europa fino ad agitare, quale arma di pressione, la minaccia dell'uscita dell'Italia dall'Euro, l'interesse nazionale – sono questioni che meritano risposte serie. Questioni che sono state sollevate, evidentemente con ben altra profondità di analisi ed onestà intellettuale, da molti economisti estranei al pensiero liberista dominante. Il PD e Bersani non possono cavarsela etichettandole come 'battute da due soldi' ma dovrebbero spiegare se e come intendono cambiare questa Europa che sta diventando sempre più un cappio al collo della società italiana.

domenica 30 dicembre 2012

Monti, l'Europa, le destre




Sbagliava chi, come Aldo Giannuli, affermava che la candidatura di Monti nascesse dalla scarsa fiducia dell'Europa nei confronti di Bersani (il suo partito è nato dalla fusione di quelle forze politiche – i DS e la Margherita – che hanno portato al Governo gli 'europeisti' e 'liberali' Prodi, Ciampi, Padoa Schioppa, Amato e non ha alcuna intenzione di mettere in discussione gli accordi europei in tema di finanza pubblica) o dalla paura del 'comunista' Vendola. La svolta di Monti è tutta interna alle ragioni della destra (e qui per destra e sinistra non intendo due diverse visioni di società e di mondo ma la rappresentazione partitica di due diversi blocchi di potere e di interessi interni allo stesso sistema).
La destra europea ed è il PPE nel quale è importante la presenza dei cristiano democratici tedeschi della Merkel che chiede a Monti di candidarsi.
E la destra italiana del grande capitale e del Vaticano.
Gli obiettivi: indebolire la probabile vittoria del PD, nei confronti del quale alcuni poteri forti italiani vogliono porsi in una posizione di forza per contrattare le scelte di governo a favore di questa o quella lobby e per fare ostruzionismo rispetto al riconoscimento di diritti civili (unioni di fatto e di persone dello stesso sesso), e soprattutto della conservazione di un ruolo politico importante per Berlusconi, con le sue pulsioni antieuropeiste e antitedesche.
A fronte di queste pressanti richieste (che hanno avuto almeno il merito di obbligarlo a confrontarsi con il consenso popolare e a non limitarsi a 'succhiare la ruota' dei partiti) a cui evidentemente non ha potuto dire di no, Monti sacrifica il ruolo di risorsa della Repubblica che gli avevano assegnato Napolitano e il PD (in soldoni prossimo Presidente della Repubblica o, male che fosse, prossimo Ministro dell'Economia). C'è da stare certi peraltro che abbia ricevuto in cambio del compito di riorganizzare la destra italiana ampie rassicurazioni (futura nomina a Presidente del Consiglio Europeo?) anche in caso di insuccesso elettorale.

martedì 11 dicembre 2012

Il ritorno di Silvio B.: tanto rumore per nulla


Berlusconi si ricandida, toglie la fiducia a Monti e Monti si dimette (o meglio si dimetterà dopo l'approvazione della legge di stabilità, l'equivalente della vecchia legge finanziaria).
Dunque si voterà a febbraio e questo, cioè anticipare la scadenza elettorale di alcune settimane, non sembra cosa per cui valga la pena di stracciarsi le vesti.
Dunque si voterà con il Porcellum nonostante le promesse e gli impegni dei partiti della maggioranza di governo (PD, PDL, UDC) e gli auspici di Napolitano: resterà cioè la nomina dei parlamentari in mano alle segreterie di partito senza possibilità di scelta da parte degli elettori .ed un premio di maggioranza abnorme alla Camera (340 deputati alla coalizione che risulta la più votata) senza il vincolo di una percentuale minima da raggiungere per i vincenti, in spregio ad ogni minimale regola democratica, ma che contemporaneamente, in quanto applicato su base regionale per il Senato, rende assai probabile una condizione di ingovernabilità e la necessità di ricorrere a grandi coalizioni.
Dunque si tenterà di ripetere, nel teatrino della politica italiana, lo stesso copione elettorale che è messo in scena da vent'anni: da un lato – il centrosinistra – l'appello al voto utile e alla mobilitazione contro il male assoluto Berlusconi, intimando di non disperdere suffragi, e dall'altro – la destra – la stigmatizzazione della minaccia dei comunisti e degli esosi fautori delle tasse.
Dunque si ripresenta il Cavaliere di Hardcore con tutto il suo squallido repertorio e forte di una sostanzialmente intatta potenza di fuoco mediatica ma questo era un evento previsto e prevedibile: mettersi 'in sonno' assecondando il volere della grande finanza e degli Stati che esercitano una sorta di protettorato nei confronti del nostro Paese – gli USA, la Francia, la Germania – e confidando nella scarsa memoria degli italiani sulle responsabilità economiche della crisi per poi riemergere al momento opportuno. Certo senza velleità di vittoria, questo non sarebbe possibile con la Presidenza Obama, ma con l'obiettivo di raggiungere una situazione di stallo parlamentare o comunque di avere sufficiente forza per condizionare le future scelte di governo per preservare le proprie aziende e difendersi dagli ultimi processi in cui è imputato.

lunedì 24 ottobre 2011

A Berlusconi ... facce ride !






Di fronte all'ostinata resistenza di Berlusconi al governo, il suo rifiuto – come dicono i politici di professione – di passare la mano o fare un passo indietro, la necessità delle sue dimissioni non è più quasi una questione politica ed istituzionale: è semplicemente un fatto di pubblica decenza, un atto dovuto.
E' come pretendere che un intervento chirurgico sia affidato ad un medico e non ad un laureato in legge o a un ragioniere o un geometra, che il progetto di un palazzo sia firmato da un ingegnere e non da un cantante o da un professore di lettere.
Poi è giusto discutere del dopo, temere cosa potrà succedere, dubitare sul fatto che il 'professionista' che sarà chiamato a sostituirlo (e la maggioranza politica e sociale che lo sosterrà) sia all'altezza del compito e possa fare gli interessi di tutti gli italiani e non di determinati gruppi di potere, aspettarsi che un nuovo governo – sia di destra o di centrosinistra - sia ancora più pericoloso in termini di provvedimenti antipopolari ma se non è questo il momento, di fronte ad una crisi economica epocale, in cui tornare a confrontarsi sulle diverse opzioni politiche e non sul bunga bunga e sulle escort cosa dobbiamo ancora aspettare?
Il caso Berlusconi (tra scandali sessuali, dichiarazioni e telefonate imbarazzanti e irripetibili, processi in corso, amici e collaboratori condannati per mafia, corruzione di giudici ed evasione fiscale) è un caso forse unico al mondo (dove ci si dimette per contributi non pagati alla colf, per un sms osé, per un rimborso irregolare di qualche centinaia di euro) che ha gettato nel discredito e nel ridicolo il nostro Paese.