"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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mercoledì 14 marzo 2018

Potere al Popolo: un contributo per l'assemblea del 18 marzo




Un commento sulle elezioni del 4 marzo e sulle possibili prospettive future di Potere al Popolo


Il primo inequivocabile dato che è emerso dalle elezioni del 4 marzo è quello della rabbiosa e rancorosa richiesta di cambiamento del popolo italiano. Lega e Cinque Stelle raggiungono insieme circa il 50% dei voti, se ad essi sommiamo altre forze di opposizione radicale o antisistema, di destra e di sinistra che non hanno superato il quorum emerge che la larga maggioranza di chi si è recato alle urne ha espresso questa richiesta. E' il risultato di un Paese da almeno trent'anni in inesorabile declino in cui la macelleria sociale e la cancellazione dei diritti conquistati attraverso decenni di lotte - in contemporanea allo smantellamento della struttura produttiva italiana innescato dalla globalizzazione capitalistica, dai diktat liberisti della UE e dalla partecipazione all'euro - si è innestata su di una struttura politico-burocratico-amministrativa ed imprenditoriale che è restata arretrata, inefficiente, corrotta, impregnata di familismo, collusa assai frequentemente con le mafie. E' sufficiente, ahimé, girare in questi giorni per le strade di Roma devastate dalle buche per qualche giornata di neve e pioggia, pensare alle condizioni delle zone terremotate del centro Italia tormentate dalla neve e dal gelo, trovarsi nel girone infernale di un Pronto Soccorso o alle prese con le bibliche liste di attesa delle prestazioni sanitarie pubbliche per toccare con mano la realtà di un Paese che non è più in grado di far fronte nemmeno alle sue funzioni e necessità fondamentali. La condizione reale del Paese è quella che emerge da tutti gli indici statistici: milioni e milioni di persone sotto la soglia di povertà e che hanno dovuto rinunciare a curarsi, disoccupazione, precariato, invecchiamento, mortalità e nuovi nati, abbandoni scolastici e universitari, mezzogiorno, deindustrializzazione delocalizzazioni e shopping di aziende nazionali da parte di soggetti stranieri e si potrebbe andare avanti a lungo. Rispetto a questa drammatica condizione reale non vengono più accettate le vecchie rappresentazioni e narrazioni politiche: centro sinistra e centro destra, la promessa che stiamo uscendo dalla crisi per uno zero virgola in più qui o li, che abbiamo bisogno di più Europa, che l'immigrazione è solo una risorsa e non anche un ulteriore problema sociale, che i problemi si risolvono con i bonus o tagliando qualche tassa. Da qui la crisi irreversibile della “vecchia” politica del Partito Democratico di Renzi (ma anche dei trasfughi di D'Alema e Bersani) e di Forza Italia di Berlusconi. Questo ce l'avevano detto anche le elezioni amministrative degli ultimi anni e soprattutto il referendum costituzionale del dicembre 2016 (nel quale è stato determinante il ruolo di Lega e 5 Stelle) laddove i cittadini avevano rifiutato esplicitamente la “normalizzazione” istituzionale in coerenza con la struttura del “sistema”, propagandata come indispensabile dall'establishment politico-economico e dal mainstream informativo. Da qui il fatto che la disperazione montante faccia sì che ci si aggrappi a qualunque promessa di cambiamento. Se vogliamo anche il 40% di Renzi alle Europee del 2014 poteva essere letto così: la percezione del cambiamento attraverso un tangibile provvedimento, ancorché inefficace e iniquo nell'esclusione proprio dei più poveri, a favore dei lavoratori di livello medio-basso quale il bonus degli 80 euro, la prima concessione sociale dopo anni e anni di macelleria sociale. Dopo sono venuti jobs act, buona scuola e la perpetuazione delle politiche di austerità e dunque il crollo del renzismo.

lunedì 17 agosto 2015

Democrazia e “Sistema”


La Strage di Bologna by Luca Peruzzi

La resa della Grecia di Tsipras nella trattativa con la Troika (chi, a Sinistra, nega che si sia trattato di resa è o in malafede o non è in grado di fare a meno di interpretare la realtà unicamente in modo autoconsolatorio) non solo sancisce l'irriformabilità attuale dell'Unione Europea soggetta al pugno di ferro dell'ordoliberismo tedesco ma ci riporta tutti sulla terra, cancellando sogni e illusioni, dimostrando l'impossibilità - dentro il sistema di potere globale – di governare a vantaggio della maggioranza dei cittadini e dei ceti popolari .
Puoi anche vincere le elezioni con un programma di riforme radicali (se riesci a neutralizzare e sconfiggere, sul piano del voto, i formidabili fattori di distorsione della comprensione ed interpretazione della realtà e decisivi nella formazione della volontà popolare, tutti sotto il controllo del “sistema”) ma poi non puoi realizzare nulla o quasi di quel programma.
E' l'ormai vecchia questione della Politica, il governo della Cosa Pubblica fondato sui bisogni e gli interessi del popolo ed espressione della volontà generale, esautorata dal potere delle elites economiche e finanziarie.
E' sufficiente rileggersi Noam Chomsky: “Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare.”

domenica 19 ottobre 2014

Grillo: non è questo il momento di un Comitato di Liberazione Nazionale?





Francamente mi hanno stancato e comunque mi annoiano le polemiche e le discussioni (un tempo le avremmo etichettate da bar, oggi possiamo definirle da social network) su questa o quella dichiarazione di Grillo o di qualcuno dei suoi, anche quelle non infrequenti con un retroterra ideologico destrorso.
Personalmente preferisco attenermi alla concreta e cruda realtà dei fatti.

Il primo fatto. Oggi in Italia abbiamo, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, una maggioranza politica PD-PDL, il Renzusconi, la cui missione è quella di rendere il nostro Paese perfettamente funzionale agli interessi predatori del grande capitale internazionale ed italiano.
Per attuare questa missione è necessario rovesciare completamente (o comunque portare radicalmente a compimento e senza più mediazioni le 'riforme' iniziate da Berlusconi e dal centrosinistra) la natura della democrazia italiana così come disegnata nella nostra Costituzione eredità della resistenza antifascista.

domenica 10 agosto 2014

Una critica al sovranismo


Draghi e Renzi visti da Luca Peruzzi
Il sovranismo rappresenta quella visione politica (ne esistono versioni di destra, di sinistra e, ovviamente, di chi si dichiara né di destra né di sinistra) che attribuisce all'adozione dell'euro e all'Unione Europea l'origine e la causa di tutti i mali italiani.
Semplificando brutalmente, per i sovranisti, pur consapevoli dei problemi collaterali che questi atti determinerebbero, basterebbe uscire dall'euro e dall'Unione Europea e contemporaneamente riconquistare per lo Stato, a cui sia sottomessa la Banca Centrale Nazionale, la possibilità di emettere la propria moneta per far tornare in breve il nostro Paese all'età dell'oro, identificata fondamentalmente negli anni sessanta e settanta cioè gli anni dell'impetuosa crescita dell'economia italiana.
Le ultime dichiarazioni di Mario Draghi nelle quali 'auspica' che i Paesi dell'Eurozona cedano la propria sovranità all'Unione Europea anche sulle riforme strutturali (che in soldoni significherebbe il definitivo smantellamento della presenza del 'Pubblico' nell'economia, l'ulteriore riduzione della spesa sociale - sanità, pensioni, istruzioni, assistenza - e dei diritti dei lavoratori in termini di retribuzione e di stabilità dell'occupazione) rafforzano evidentemente le convinzioni dei sovranisti.
Ora mi sembra che gli elementi da cui partono i sovranisti siano fatti incontrovertibili: l'adozione dell'euro e dunque la rinuncia alla possibilità di ricorrere a svalutazioni competitive ha influito in modo determinante nella perdita di capacità concorrenziale dell'economia italiana; l'obbligo di ricorrere esclusivamente ai mercati finanziari per fare fronte alla spesa pubblica (regola in realtà già in vigore dagli ottanta con la separazione tra Tesoro e Banca d'Italia) è all'origine dell'esplosione del debito pubblico italiano e alla sua insostenibilità.
Detto questo vi sono nel sovranismo elementi che francamente non mi convincono.

venerdì 11 luglio 2014

Renzi e Berlusconi: il gatto e la volpe



Patto Renzi-Berlusconi, il modello “super-premier” senza opposizione

Le riforme in 10 punti: dall'Italicum all'elezione del capo dello Stato, passando per informazione e immunità parlamentare; se il pacchetto istituzionale passerà diventa quasi certa la "svolta autoritaria" paventata dai giuristi di Libertà e Giustizia, senza più opposizione nè controlli

Unendo i puntini delle varie riforme vaganti tra governo e Parlamento, costituzionali e ordinarie, ma anche di certe prassi quotidiane passate sotto silenzio per trasformarsi subito in precedenti pericolosi, come le continue interferenze del Quirinale nell’autonomia del Parlamento, della magistratura e della stampa, viene fuori un disegno che inquieta. Una democrazia verticale, cioè ben poco democratica: sconosciuta, anzi opposta ai principi ispiratori della Costituzione, fondata invece su un assetto orizzontale in ossequio alla separazione e all’equilibrio dei poteri. Ce n’è abbastanza per dare ragione all’allarme inascoltato dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria”.

domenica 13 aprile 2014

Perché votare l'Altra Europa con Tsipras alle elezioni europee



Siamo tutti consapevoli della drammatica crisi economica e sociale che stiamo vivendo in Italia ed in Europa e che vede nel massacro sociale a cui è stato sottoposto il popolo greco la sua punta più indegna e più vergognosa.
L'aspetto paradossale è che la crisi nasce dal liberismo, dalla deregulation dei mercati finanziari internazionali che nel momento dell'esplosione della bolla speculativa ha trascinato nel baratro prima colossi bancari mondiali e poi le finanze degli stessi Stati nazionali, ma è con massicce dosi di liberismo che si pretende di curarla.
In Italia si è passati dal campione del capitalismo liberista-nazionale Berlusconi a quello del capitalismo liberista-finanziario Mario Monti per arrivare, dopo la scialba esperienza attendista di Enrico Letta, al liberismo-populista di Matteo Renzi, autentica macchina da guerra del marketing politico. La dimostrazione che oggi in Italia il sistema capitalista ha bisogno di ritrovare nel voto la legittimazione del proprio dominio e dei massacri sociali che sta operando e che intende operare.

Opporsi alle politiche dell'Unione Europea da sinistra e non da destra. E' indispensabile opporsi alle politiche dell'Unione Europea di cui il PD è in Italia il fedele esecutore ma stando bene attenti a non confondersi con le destre populiste che attaccano euro ed Istituzioni comunitarie cavalcando egoismi nazionali, razzismo e xenofobia, predisponendosi ad attentare ai diritti civili e del lavoro, riproponendo, con le armi della svalutazione competitiva e del protezionismo, la stessa pretesa 'terra promessa' capitalista dei liberisti fondata su impresa privata, mercato, crescita e consumi infiniti, competizione, abolizione delle regole. L'Altra Europa con Tsipras, nella sua visione alternativa, prospetta invece intervento pubblico nell'economia, beni comuni, riconversione ecologica delle attività produttive e salvaguardia del territorio, giustizia sociale ed eguaglianza, solidarietà tra i popoli, internazionalismo, difesa dei diritti civili e del lavoro. Se non è pensabile che la candidatura Tsipras possa risultare vincente per la carica di Presidente della Commissione europea è però indiscutibile che tanto più ampio sarà il consenso che riuscirà a conquistare alle elezioni tanto più sarà in grado di influenzare da sinistra le politiche della maggioranza PSE-PPE impedendo che queste si ritrovino le destre estreme come unici interlocutori ed oppositori risultandone inesorabilmente condizionati.

Contrastare le politiche di Renzi costruendo in Italia uno spazio politico alternativo di Sinistra. Chi vuole esprimere un messaggio politicamente corretto, anche tra i sostenitori della Lista Tsipras, ci dice che il voto del prossimo 25 maggio è un voto per l'Europa e non l'Italia, perché è ormai nelle istituzioni europee che si prendono le decisioni fondamentali per i cittadini del vecchio continente. In realtà di fronte a Matteo Renzi che cerca con il voto per le europee di ottenere la legittimazione popolare per il proprio mandato 'costituente' la preferenza che si esprime per la Lista Tsipras ha anzitutto il valore di dire no al progetto politico del parolaio fiorentino: no alla svolta autoritaria dell'Italicum e della controriforma costituzionale, no al jobs act, no allo smantellamento del welfare e del pubblico. Un significativo successo della Lista Tsipras (pur con tutti i limiti e i difetti che la contraddistinguono e che sarebbe ingenuo ignorare) può consentire l'inizio di una nuova stagione politica in Italia, aprire la prospettiva della costruzione di un'alternativa di Sinistra, sventare il tentativo di Renzi di cancellare nel nostro Paese tutto ciò che resta della democrazia (almeno di quella 'nominale'). Da questo punto di vista non è vero che il voto è inutile e che l'astensione è la più efficace forma di opposizione. La propaganda con cui il mainstream informativo si appresta ad inondarci si fonda sulle percentuali di voto conseguite e riduce e minimizza l'astensione a mero dato sociologico. Per questo, per impedire a Renzi ed al PD di apparire come l'unico vincitore (anche se solo per la rinuncia ad esprimere la propria preferenza da parte di chi lo contrasta) è utile ogni voto dato alla lista Tsipras.

Sostenere Tsipras e Syriza per la Grecia e per l'Europa. L'Unione Europea non ha imposto le proprie politiche liberiste con la forza delle armi ma per la volontà delle classi dirigenti delle nazioni che la compongono. Come scrive Brancaccio in troppi sono condizionati dall'illusione del vincolo esterno dell'Europa: il “ce lo chiede l'Europa” nella visione del capitalismo liberista come presupposto della modernizzazione ed il “via dall'Europa” quale condizione indispensabile degli antieuropeisti per riconquistare democrazia e giustizia sociale. Secondo costoro nulla si può fare senza questa Europa o con questa Europa. Per rovesciare le politiche dell'Unione Europea che non ha un'identità in sé se non come somma algebrica delle politiche degli Stati che la compongono è indispensabile che cambino gli equilibri politici a livello nazionale: la Sinistra - quella vera e non quella falsa e truffaldina di Renzi, di Hollande, di Zapatero o della SPD tedesca - deve diventare maggioranza in Italia, in Francia, in Spagna, in Germania. La candidatura di Alexis Tsipras, il leader di Syriza il partito della sinistra radicale greca, alla Commissione Europea può aiutarlo a vincere le elezioni politiche nazionali in quanto un consistente consenso raggiunto a livello europeo non può che accrescerne credibilità e prestigio nel suo Paese. Se la Grecia è stata la cavia su cui sono state applicate e sperimentate le politiche della macelleria sociale liberista, la Grecia può diventare l'esempio di come si esce dalla crisi da sinistra e di come ci si oppone da sinistra ai diktat europei. Un modello concreto da imitare per gli altri Paesi in crisi che può scatenare un effetto domino tale da cambiare radicalmente le politiche europee.



giovedì 30 gennaio 2014

Il colpo di Stato dell'Italicum

L'accordo Renzi-Berlusconi visto da Luca Peruzzi

Secondo il filosofo Diego Fusaro l'antiberlusconismo è stato il grande inganno e la grande mistificazione ideologica con cui la “Sinistra” (in realtà bisognerebbe dire il partito – PDS-DS-PD – principale erede del PCI e che proprio nella sua involuzione ha tradito tutti i valori della Sinistra) ha fatto accettare il liberismo capitalista, sotto l'ombrello del tutti contro il padrone di Mediaset. A distanza di vent'anni dalla discesa in campo berlusconiana ci ritroviamo in piena dittatura del pensiero unico liberista e con Berlusconi nuovamente sdoganato, nonostante condanne e inchieste penali, quale novello padre della patria e costituente.
Leggi Italicum, il progetto di legge elettorale e di modifica costituzionale frutto dell'accordo tra Renzi e Berlusconi (e per questo definito anche il Renzusconi o il Pregiudicatellum), e ti viene in mente, per una tragica associazionedi idee suscitata dall'assonanza dei termini, l'Italicus, il treno di una delle tante stragi fasciste, nel 1974 in piena epoca piduista.
D'altro canto dici Italicum e non puoi non pensare alla massoneria. Matteo Renzi è nato in Toscana, terra di antiche tradizioni massoniche, alcuni affermano sia figlio di un massone ed egli stesso è indicato da Gioele Magaldi del Grande Oriente Democratico quale aspirante massone, toscano e più volte accusato di essere massone è anche Denis Verdini colui che per conto di Forza Italia ha condotto la trattativa con la segreteria del PD, di Berlusconi ovviamente non si può non ricordare la tessera n. 1816 della loggia massonica P2.
E ovviamente un progetto antidemocratico e autoritario come l'Italicum non può non far tornare alla mente a Licio Gelli, massone e toscano, capo della P2, non perché si possa pensare che il suo Piano di Rinascita Democratica sia ancora la fonte di ispirazione degli attentatori della nostra Costituzione ma perché in quel Piano erano elencati i passi necessari, praticamente tutti realizzati, per trasformare la democrazia italiana in un morbido regime autoritario: rendere innocui i sindacati, mettere saldamente il sistema televisivo e dell'informazione al servizio del potere, imporre coattivamente il bipolarismo-bipartismo per cancellare quanto più possibile dal Parlamento le voci alternative, di opposizione e di critica politica e sociale.

domenica 19 gennaio 2014

Le balle spaziali su legge elettorale e governabilità




Che le regole di una democrazia, e tra queste il sistema elettorale, debbano essere approvate con il massimo del 'consenso' (termine il cui senso e significato andrebbe però ben definito e sviscerato) possibile è cosa buona e giusta.
Che il partito di maggioranza relativa che si è proposto di modificare la legge elettorale debba incontrare su tale argomento le opposizioni è un fatto assolutamente normale.
Detto questo, riguardo all'incontro tra Renzi e Berlusconi sulle riforme istituzionali, finisce quanto può essere considerato corrispondente al buon senso e comincia l'enorme serie di balle che stanno raccontando su legge elettorale e governabilità.
Anzitutto incontrare i leader di un partito di opposizione è un atto dovuto, non lo è affatto se il leader che si incontra e con cui si pretende di costruire l'architrave della terza Repubblica è stato espulso per indegnità dal Senato, per una condanna di evasione fiscale, e se è gravato da un conflitto di interessi grosso come un macigno.

sabato 5 ottobre 2013

Poteri occulti. L'intero pianeta è sotto scacco

Questo è il capitalismo, bellezza!

da Eddyburg.it

di Susan George

«Un intervento della sociologa americana, ospite al festival Internazionale di Ferrara. Le "autorità illegittime" dell'Europa sono le imprese transnazionali: come un governo ombra, agiscono attraverso le lobby e gli oscuri comitati di esperti, decidendo tutto ciò che riguarda la nostra vita quotidiana. Il manifesto, 4 ottobre 2013

Se avete a cuore il vostro cibo, la vostra salute e la sicurezza finanziaria vostra e quella della vostra famiglia, le tasse che pagate, lo stato del pianeta e della stessa democrazia, vi è un importante cambiamento politico di cui dovete essere consapevoli. Io chiamo questo cambiamento la «ascesa di autorità illegittima». Il governo di rappresentanti chiaramente identificabili e democraticamente eletti viene gradualmente soppiantato da un nuovo governo ombra in cui enormi imprese transnazionali (Tnc) sono onnipresenti e stanno prendendo di più in più decisioni che riguardano tutta la nostra vita quotidiana.

Essi possono agire attraverso le lobby o oscuri «comitati di esperti»; attraverso organismi ad hoc che ottengono un riconoscimento ufficiale; talvolta, attraverso accordi negoziati in segreto e preparati con cura da executive delle imprese al più alto livello. Lavorano a livello nazionale, europeo e sovranazionale, ma anche all'interno delle stesse Nazioni Unite, da una dozzina di anni nuovo campo di azione per le attività delle corporate. Non si tratta di una sorta di teoria paranoica della cospirazione: i segni sono tutti intorno a noi, ma per il cittadino medio sono difficili da riconoscere. Noi continuiamo a credere, almeno in Europa, di vivere in un sistema democratico.

sabato 21 settembre 2013

La democrazia e il valore dell'antiberlusconismo



La pacificazione nazionale vista da Luca Peruzzi

Se si tenta di redigere un bilancio, ancorché provvisorio, della ormai ventennale vicenda berlusconiana tre distinte decisioni giudiziarie intervenute negli ultimi mesi – la condanna in via definitiva per evasione fiscale, il deposito delle motivazioni della sentenza di condanna in appello di Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, per concorso esterno in associazione mafiosa nelle quali viene di fatto individuato quale “mediatore” tra la mafia e Berlusconi, la quantificazione in via definitiva del risarcimento dovuto a De Benedetti per la vicenda del lodo Mondadori – costituiscono altrettanti elementi fondativi non solo di una verità giudiziaria ma soprattuto di una verità storica.
Il fatto che al protagonista indiscusso della vita politica italiana della Seconda Repubblica siano attribuiti o ricollegati fatti criminosi, ormai acclarati, di straordinaria gravità e intollerabili per chi è chiamato a gestire la cosa pubblica dimostra, se ancora fosse possibile qualche dubbio, che avevano ragione tutti coloro (e noi fra loro) che indicavano in Berlusconi una tragica ed inaccettabile ferita alla vita pubblica di questo Paese.
Per di più se la montagna di processi che hanno riguardato Berlusconi – e che solo i suoi lacché prezzolati e gli osservatori opportunisti possono definire un accanimento giudiziario – ha prodotto fin qui 'solo' queste sentenze di condanna è perché Berlusconi attraverso il suo potere politico, economico e mediatico è riuscito a porre in essere tali e tanti ostacoli alla loro conclusione da poter sfuggire in più occasioni, grazie alla prescrizione e a leggi ad personam, alle sanzioni penali e civili.
Pensare che alcuni abbiano avuto la stupidità di definire Berlusconi un geniale self-made man lascia interdetti e basiti.
Il tutto dentro al quadro di un mai risolto conflitto di interessi: Berlusconi ha potuto avere la disponibilità in anteprima di informazioni strategiche riservate – con il controllo dei servizi segreti, del ministero degli interni e della giustizia, attraverso la partecipazione ai consessi internazionali in cui si prendono decisioni che influenzano l'andamento dell'economia globale – 'potenzialmente' utilizzabili con i propri ingenti capitali per speculazioni di borsa e nel contempo la possibilità di far assumere dallo Stato italiano deliberazioni che avvantaggiassero le sue aziende ed i suoi sodali.

martedì 28 febbraio 2012

Tav. Val di Susa. Una battaglia rivoluzionaria per la democrazia




Tratto dal sito: http://www.eddyburg.it

Autore:

Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le ragioni…

Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le ragioni dei No-Tav, se fossero accolte, implicherebbero una ‘rivoluzione’ nel sistema partitico-imprenditoriale-tangentizio italiano. Tutto ciò è esaurientemente spiegato ne Il libro nero dell'alta velocità di Ivan Cicconi. Il libro, documentato oltre possibile dubbio, spiega non solo le vicende, ma le ragioni strutturali di un affare, l'Alta Velocità, che è, dopo tangentopoli, il nuovo banco di finanziamento dei partiti, della casta e, Fiat in testa, dei capitalisti nostrani. E' un sistema che sfugge a ogni controllo tecnico, contabile e di legittimità e si autoalimenta sestuplicando (come di fatto è accaduto) il costo delle opere.
La chiave dell'architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell'opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell'opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d'appalto e via 'per li rami', cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra.

martedì 13 settembre 2011

Per il ritorno ad un sistema elettorale proporzionale (per la rinascita della Democrazia e della sinistra)



Il tema della riforma della legge elettorale (unitamente a quello delle riforme istituzionali) è da almeno un ventennio uno degli argomenti caldi del dibattito politico.
Eppure proprio l'esperienza di questi ultimi decenni, con il passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario, dovrebbe averci insegnato alcune cose.
In tanti hanno creduto, io compreso, che il cambiamento del sistema elettorale fosse condizione necessaria e in gran parte sufficiente per trasformare la politica: per combattere la partitocrazia e la parassitaria rendita di posizione che nella cosiddetta prima repubblica avevano acquisito partiti piccoli e piccolissimi, per garantire la governabilità attraverso Esecutivi autorevoli ed efficienti fondati su maggioranze coese ed espressione della esplicita scelta dei cittadini, per moralizzare la vita pubblica assicurando una migliore selezione della classe dirigente ed un rapporto diretto tra elettori ed eletti ('prima la persona').
Ciò non è stato: nella seconda repubblica è al contrario aumentato il numero dei partiti, questi hanno perso la caratteristica di organizzazioni collettive per diventare sempre più le creature personali di singoli esponenti politici, la corruzione non ha allentato la presa sulla società italiana e nel complesso non è certo migliorata la qualità e la probità della classe politica dirigente.
Il passaggio dal mattarellum, sistema misto con collegi uninominali e quota proporzionale del 25 per cento dei seggi, al porcellum Calderoli, con l'elezione dei parlamentari in base alle liste bloccate definite dai leader di partito e con un premio di maggioranza che teoricamente può attribuire la maggioranza assoluta della Camera dei Deputati alla coalizione che ottenga anche solo un'esigua maggioranza relativa dei voti espressi (25% ? 30% ?), ha ulteriormente imbastardito il sistema togliendo ai cittadini anche la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.