"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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lunedì 20 agosto 2012

Destra, sinistra e la questione dell'ILVA di Taranto

E' possibile (è utile) leggere la questione dell'ILVA di Taranto secondo le logiche di destra e sinistra?
La tutela della salute, il ritenere che un'attività economica non può produrre malattia e morte, che i funzionari pubblici e i politici debbano svolgere il proprio ruolo con disciplina e onore, indenni dalla tentazione di farsi corrompere, non sono valori di destra o di sinistra sono semplicemente valori umani, delle persone razionali, oneste, in buona fede, al di là e al di sopra di ogni visione ideologica.
Il fatto che il PD e Vendola siano corresponsabili dello scempio di Taranto, anche per l'inerzia con cui l'hanno affrontato pur avendo la responsabilità del governo della Regione Puglia, non può essere interpretato come il fallimento della sinistra - equiparata alla destra nella subalternità alla religione del profitto, della produzione, del pil - ma significa semplicemente che quei partiti non hanno la capacità, per inettitudine o altro, di rappresentare i bisogni delle persone e l'ideale della sinistra del primato del bene comune.
Piuttosto, proprio usando le categorie di destra e sinistra, non si deve ritenere che i casi dell'ILVA ma anche dell'eternit e della Thyssen, e si potrebbe estendere il ragionamento alla speculazione finanziaria e a Big Pharma, siano intimamente connessi e legati ad un sistema economico fondato sul dominio privato anziché sulla proprietà o almeno il controllo pubblico, democratico, partecipato, collettivo dei mezzi di produzione (cosa quest'ultima che non coincide con il capitalismo di stato di stampo sovietico o cinese o con le partecipazioni statali democristiane o dominate dalle cricche in epoca berlusconiana)?
Esempi di crimini economici e finanziari che non sono le eccezioni e le distorsioni di un mercato utopicamente perfetto ma la regola di un sistema che consente a soggetti privati di raggiungere dimensioni enormi, talvolta più grandi degli Stati stessi, negando il presupposto stesso della democrazia fondata sul principio una testa-un voto.