"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 18 maggio 2012

Salvare la Grecia, salvare l'Europa



E' possibile che il dissolvimento dell'euro, o almeno l'abbandono della moneta comune da parte della Grecia per poi proseguire, con quello che è stato definito effetto domino, con gli altri PIIGS (Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia) per arrivare forse fino alla Francia sia ormai un fatto ineluttabile. Ma evitiamo per carità di considerarlo uno scenario auspicabile, l'unica possibilità di salvezza per tutti i paesi coinvolti.
Anche chi, come ad esempio Loretta Napoleoni, da sempre è convinta che l'unica risposta alla crisi sia il ritorno alle monete nazionali non ne nega le conseguenze disastrose pur nella convinzione che ciò costituirebbe la fine di una lunga agonia, poter toccare finalmente il fondo per poi poter ricominciare a risalire.
L'uscita dell'Italia (e ciò vale anche per gli altri Paesi) dall'euro significherebbe la conversione del debito pubblico in una valuta estremamente più debole e dunque le sue dimensioni si ingigantirebbero ulteriormente. Farvi fronte ricorrendo ai mercati finanziari comporterebbe costi insostenibili, farlo attraverso l'emissione di moneta determinerebbe un'inflazione disastrosa. Quello che avviene in questi casi, si prenda l'esempio dell'Argentina, è il panico, l'assalto alle Banche e il loro fallimento, l'azzeramento dei risparmi privati, la paralisi per un periodo più o meno lungo dell'economia e dunque la chiusura di gran parte delle aziende, disoccupazione, fame, l'impossibilità di acquistare dall'estero i beni e le materie prime indispensabili (derrate alimentari, farmaci, combustibili) o l'aumento esponenziale dei relativi costi, insufficiente liquidità dello Stato per garantire la continuità nel pagamento di pensioni e stipendi. Qualcuno pensa che lo Stato possa rifiutarsi di onorare il proprio debito senza che questo comporti una conflittualità pericolosissima con i creditori esteri? Qualcuno pensa che la svalutazione renda nuovamente concorrenziale l'economia italiana senza tener conto delle sanzioni cui sarebbe sottoposta dalla comunità internazionale e comunque della difficoltà di poter collocare i propri prodotti in un periodo di recessione mondiale causato proprio dal crollo dell'euro? Davvero si è convinti che in un mondo saturo di prodotti e dove la minaccia incombente è l'esaurimento delle risorse naturali sia possibile ricominciare a produrre e vendere a go-go lavatrici, automobili, frigoriferi?
E' più facile che la reazione politica al caos sia la nascita di una democrazia popolare e solidale o piuttosto l'affermazione di un regime autoritario e para-fascista?