Da qualche mese a questa parte, e cioè
da quando i sondaggi elettorali li pongono al secondo o terzo posto a
livello nazionale o addirittura possibili vincitori delle prossime
elezioni, Grillo e il Movimento 5 Stelle sono sottoposti ad un
autentico bombardamento mediatico da parte di stampa e tv.
E' evidente che questa formazione
politica è un fenomeno complesso e controverso che merita di essere
analizzato e compreso ma a patto che ciò avvenga con onestà e
rigore intellettuale e non si riduca al tentativo esplicito –
utilizzando ogni pretesto, ogni passo falso di Grillo, ogni
venticello di fronda che si alza al suo interno - per indebolirne le
potenzialità elettorali a vantaggio dei partiti tradizionali e del
centrosinistra di PD e SEL in particolare.
Ciò imporrebbe di dare alle
manifestazioni di dissenso e alle critiche di qualsivoglia militante
o consigliere circoscrizionale o candidato escluso dalle
Parlamentarie del Movimento 5 Stelle un'attenzione proporzionalmente
comparabile, tenendo conto della rilevanza politica dei dissidenti e
facendo la tara dei possibili interessi personali che possono muoverli, con
i macigni che gravano sugli altri partiti. Non solo quelli del PDL
berlusconiano ma anche quelli del PD che ha governato per un anno con
il partito di Berlusconi ed approvato tutte le leggi antipopolari di
Monti quali quelle sull'articolo 18, sulle pensioni, il fiscal
compact e l'obbligo in Costituzione del pareggio di bilancio (senza
ricorrere al referendum popolare confermativo alla faccia della
democrazia partecipata e del protagonismo dei cittadini tanto
sbandierata con le primarie), l'IMU sulla prima casa (senza colpire i
grandi patrimoni e senza intaccare spese militari e i privilegi del
Vaticano), che con Bersani ha ricevuto 98 mila euro di finanziamento dal
patron dell'ILVA Riva, che ha visto inquisiti o condannati per gravi
reati suoi membri non di secondo piano quali Delbono, Cioni, Penati,
Lusi, Bassolino, Tedesco, Frisullo (qui una lista
aggiornata a luglio 2011!). E quelli di SEL e Vendola e il suo
atteggiamento ambiguo e inerte nei confronti dell'ILVA di Taranto che
è esplosa come questione criminale e ambientale solo a seguito delle
iniziative dei magistrati pugliesi.