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| Nichi Vendola by Luca Peruzzi |
Non è francamente l'aspetto penale (il
Presidente della Regione Puglia è indagato per concussione
in concorso con alcuni dirigenti dell'ILVA con l'accusa di aver fatto pressioni
sui vertici dell'Arpa, l'agenzia regionale per l'Ambiente, al fine di
«ammorbidire» la posizione dell'agenzia nei confronti delle
emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico) quello più
interessante della vicenda Vendola – ILVA. Anche se poi, lette a
posteriori, certe scelte riformiste, governative, pragmatiche, tanto
più quando appaiono irrazionali e fatalmente destinate al fallimento
sul piano elettorale spesso rivelano cattive coscienze, scheletri da
continuare a nascondere nell'armadio, interessi inconfessabili o
comunque la volontà di portare subito all'incasso – in termini di
posti di potere, di poltrone parlamentari, di visibilità mediatica,
di tranches di finanziamento pubblico – la popolarità e il
gradimento provvisoriamente raggiunti.
L'aspetto fondamentale è invece
politico. L'idea di una politica cioè che accetta di restare
prigioniera nel recinto costruito dalle compatibilità europee, dai
dogmi del mercato, dalle riverenze verso Istituzioni (a partire da
Napolitano) che palesemente si pongono in contrasto con i dettami
costituzionali, dal fatto che con certi poteri forti – di volta in
volta le mafie, gli speculatori, il grande capitale, le imprese
criminali e inquinanti, il Vaticano, i partiti pro-tempore più
premiati dal consenso elettorale – bisogna pur convivere.
