"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 29 dicembre 2012

Monti ha salvato l'Italia?


Se Berlusconi, come d'abitudine per ogni campagna elettorale, tira fuori dall'armadio tutto il proprio polveroso armamentario (i comunisti, le tasse, i nemici che gli hanno impedito di governare), certo sempre più logoro e improbabile ma che non è detto che non continui a convincere una consistente quota di elettori, Monti ha mostrato di voler fondare la propria campagna elettorale (appoggiando una coalizione di sua fiducia ed emanazione) sulla pretesa di aver salvato l'Italia.
Si tratta in effetti di un argomento assai insidioso e pericoloso perché, propagato da gran parte dei media, è entrato a far parte del sentire comune di una rilevante parte degli italiani, almeno di coloro che, per il mestiere svolto e per condizione economica e sociale, si sono trovati sostanzialmente al riparo dagli effetti più terribili della crisi che sta attraversando il nostro Paese.
E d'altro canto, sotto la regia di Napolitano, sono state proprio le forze politiche maggiormente presenti in Parlamento e che ora se lo ritrovano come concorrente e rivale (?) alle elezioni, ad aver attribuito a Mario Monti il ruolo di salvatore della patria. Del personaggio cioè capace, affidabile e super partes che doveva realizzare le riforme impopolari ma indispensabili che nessun partito e coalizione avrebbe avuto la forza di approvare e tanto meno il governo di Lega e PDL. Così non solo Casini e Fini si sono da subito contraddistinti quali pasdaran montiani ma lo stesso PD di Bersani ha fortemente voluto il passaggio del governo tecnico anziché puntare sulle elezioni anticipate (“per non costruire il nostro successo sulle macerie del Paese”) ed anche Berlusconi, una volta costretto dai mercati e dagli organismi finanziari sovranazionali a dimettersi, ha riconosciuto in Monti una soluzione utile e necessaria sostenendone i provvedimenti per oltre un anno in Parlamento.