"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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martedì 8 aprile 2014

C'era una volta lo spread. La crisi invece è rimasta


Renzi e Napolitano secondo Luca Peruzzi
Il format consolidato del sistema dell'informazione (almeno di quello italiano) è quello di cavalcare per un certo periodo un determinato argomento e di presentarlo come il problema decisivo per i destini del mondo. Ovviamente fa parte del più bieco complottismo il solo ipotizzare che esista una regia unica dei mezzi di comunicazione di massa nell'enfatizzare con tutte le risorse a disposizione, a comando e stando bene attenti a non disturbare il Potere, questo o quel tema ma dall'osservazione della realtà dei fatti diventa difficile pensare il contrario.
Vado a memoria: le troppe tasse, la corruzione, le ruberie della casta dei politici, il femminicidio, i suicidi per la crisi, la criminalità di strada, i pirati della strada possibilmente rom o extracomunitari, i disastri 'naturali', l'immigrazione e via discorrendo. In assenza di meglio e nei periodi morti ci si avventa sui casi di cronaca: omicidi maturati nell'ambito familiare o a sfondo sessuale.
Tralasciando i casi di cronaca nera, si tratta evidentemente di fenomeni di straordinaria gravità ed importanza: il fatto inquietante (oltre all'approccio subdolo e truffaldino con cui vengono trattati) è però che i problemi non vengono risolti ma da un certo momento in poi diventano questioni marginali e che non meritano più le prime pagine.

sabato 29 dicembre 2012

Monti ha salvato l'Italia?


Se Berlusconi, come d'abitudine per ogni campagna elettorale, tira fuori dall'armadio tutto il proprio polveroso armamentario (i comunisti, le tasse, i nemici che gli hanno impedito di governare), certo sempre più logoro e improbabile ma che non è detto che non continui a convincere una consistente quota di elettori, Monti ha mostrato di voler fondare la propria campagna elettorale (appoggiando una coalizione di sua fiducia ed emanazione) sulla pretesa di aver salvato l'Italia.
Si tratta in effetti di un argomento assai insidioso e pericoloso perché, propagato da gran parte dei media, è entrato a far parte del sentire comune di una rilevante parte degli italiani, almeno di coloro che, per il mestiere svolto e per condizione economica e sociale, si sono trovati sostanzialmente al riparo dagli effetti più terribili della crisi che sta attraversando il nostro Paese.
E d'altro canto, sotto la regia di Napolitano, sono state proprio le forze politiche maggiormente presenti in Parlamento e che ora se lo ritrovano come concorrente e rivale (?) alle elezioni, ad aver attribuito a Mario Monti il ruolo di salvatore della patria. Del personaggio cioè capace, affidabile e super partes che doveva realizzare le riforme impopolari ma indispensabili che nessun partito e coalizione avrebbe avuto la forza di approvare e tanto meno il governo di Lega e PDL. Così non solo Casini e Fini si sono da subito contraddistinti quali pasdaran montiani ma lo stesso PD di Bersani ha fortemente voluto il passaggio del governo tecnico anziché puntare sulle elezioni anticipate (“per non costruire il nostro successo sulle macerie del Paese”) ed anche Berlusconi, una volta costretto dai mercati e dagli organismi finanziari sovranazionali a dimettersi, ha riconosciuto in Monti una soluzione utile e necessaria sostenendone i provvedimenti per oltre un anno in Parlamento.

lunedì 9 luglio 2012

Non si vive di solo spread



Esistono parole che incontrano lo strano destino di monopolizzare e caratterizzare, per periodi più o meno lunghi, l'informazione e il dibattito politico.
Da oltre un anno non si parla che di spread, la differenza tra i tassi di interesse pagati da due diversi debitori (nel caso specifico lo spread a cui ci si riferisce normalmente è la differenza tra i tassi di interesse a carico rispettivamente dello Stato italiano e di quello tedesco per ottenere soldi in prestito sui mercati finanziari).
Se per diversi anni dall'adozione dall'Euro l'Italia ha potuto godere di bassi tassi di interesse dovuti proprio alla reputazione della moneta unica (nel 2008 alla fine della gestione Prodi – Padoa Schioppa lo spread era a 37 punti), negli ultimi tempi a causa della speculazione internazionale la forbice tra i tassi di interesse richiesti al nostro Paese (e agli altri PIIGS) e quello tedesco si è andata via via allargandosi, con la conseguenza di aumentare a dismisura la spesa statale per gli interessi e mettendo addirittura a repentaglio la nostra capacità di continuare ad ottenere credito dagli investitori.
E' a causa dello spread che Berlusconi è stato costretto a dimettersi, è per lo spread che Monti è stato nominato alla guida del Governo (da Napolitano, Obama, la Merkel, le grandi istituzioni finanziarie internazionali, i miseri partiti italiani quali PD, PDL e UDC).
E' per lo spread che abbiamo fatto i 'compiti a casa': le controriforme sulle pensioni, sul lavoro, l'aumento delle tasse sui ceti medio-bassi e si pianificano ulteriori tagli ai servizi sociali. L'effetto – inevitabile e previsto – è la recessione, l'aumento della disoccupazione e la diminuzione dei consumi interni. E se Squinzi, presidente di Confindustria, arriva a parlare, magari senza rendersene conto, di macelleria sociale è perché il primo interesse degli imprenditori è di produrre e vendere e se non c'è in giro disponibilità di redditi e per di più i potenziali consumatori sono paralizzati dalla paura (di perdere il lavoro per la riforma Fornero, di non poter andare in pensione, di non avere più credito delle banche) è inevitabile che la crisi si avviti su stessa.