"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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venerdì 22 febbraio 2013

Salvatore Borsellino e Rivoluzione Civile


Salvatore Borsellino

"Mi meravigliavo che non fosse ancora successo.
Antonio Ingroia e il suo progetto di Rivoluzione Civile finora lo avevano combattuto con il silenzio, con l'oscuramento. I leaders delle altre liste continuamente in primo piano in tutti i canali e per Antonio Ingroia e per tutta la sua lista soltanto quel minimo di spazio che fosse sufficiente per non essere accusati dall'AGCOM di rispettare una par condicio che ormai esiste soltanto sulla carta.
Ora qualcuno si è accorto che il progetto di Antonio Ingroia, il progetto di Rivoluzione Civile, se mai si realizzasse potrebbe significare, per la prima volta nel nostro paese, un vero contrasto alla criminalità organizzata, quello che nel nostro paese non c'è mai stato e a tutto quello che gli ruota introno, la corruzione, la collusione, il voto di scambio, l'evasione fiscale, che leggi studiate da un magistrato che la criminalità organizzata l'ha sempre combattuta, e in prima linea, potrebbero finalmente metterla in ginocchio insieme con tutta quell'area grigia che con esse collude e convive.

Qualcuno si è accorto che di questa lotta alla criminalità organizzata non c'è traccia o quasi, se non per onore di firma, nei programmi di tutte le altre coalizioni ed allora ha pensato di lanciare un avvertimento, di passare all'intimidazione, minacciando, ed è questa la parte più inquietante, non proiettili o sventagliate di mitra, non il tritolo, l'esplosivo usato dalla mafia, ma il Semtex, l'esplosivo dei servizi deviati, l'esplosivo delle stragi di Stato, l'esplosivo delle stragi senza colpevoli, l'esplosivo usato per Paolo Borsellino. 
Qualcuno si è accorto che se veramente Antonio Ingroia arrivasse, da politico, in quella anticamera della Verità nella quale è arrivato da magistrato, potrebbe impedire che vengano spente quelle luci necessarie per arrivare nella stanza della Verità, anzi potrebbe accendere i riflettori su quello che è il peccato orginale di questa seconda repubblica, la trattativa tra mafia e Stato.
E siccome le intimidazioni non camminano mai da sole, per sovrapprezzo è arrivata da Catanzaro, guarda caso proprio la città alla quale è legata un'altra strage, questa volta senza sangue, la strage della Giustizia, nella quale è stato eliminato il PM Luigi de Magistris, un altro messaggio inquietante.

lunedì 18 febbraio 2013

Il boicottaggio mediatico della lista di Rivoluzione Civile

Vignetta di Luca Peruzzi


Cosa c'è di più pericoloso per le oligarchie al potere di Rivoluzione Civile, la lista guidata da Antonio Ingroia, questa 'strana' alleanza che comprende comunisti, magistrati con la schiena dritta ed inflessibili fautori della legalità (intesa come lotta alla corruzione, alle mafie, all'evasione fiscale)?

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di Danielle Sansone


“Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”, diceva Orwell. Durante questa campagna elettorale, troppe sono le favole le bugie che i leader vanno ripetendo, come tanti dischi rotti. Antonio Ingroia, leader di una neonata formazione politica, ha adottato una strategia diversa, tesa a proclamare solo la verità. Lo ha sempre detto, nessuna bugia agli italiani, che troppe ne hanno sentite in questi anni da professionisti della politica che hanno occupato gli scranni solo per realizzare i loro interessi personali. Anche la stampa, ha deciso di silenziare Rivoluzione Civile e il suo leader, dando poco spazio al programma elettorale e alle sue proposte. In questo modo per l’elettore sarà impossibile conoscere questa lista a pochi giorni dal voto. Facciamo girare questo post, formiamo una catena virtuale e stringiamoci attorno a Rivoluzine Civile e al nostro leader, Antonio Ingroia. Vogliono fermare il cambiamento? Fermiamoli, noi, con la nostra Verità!



sabato 19 gennaio 2013

L'imboscata di Lucia Annunziata ad Antonio Ingroia




Trovo francamente sempre più noiosa la politica in televisione, nel proliferare - tanto più in periodo elettorale - di talk show, dibattiti, confronti, interviste. Trasmissioni noiose ma soprattutto inutili per aiutare a comprendere la realtà del mondo e dell'Italia in cui viviamo e ad identificare le possibili soluzioni ai nostri problemi.
Sono a mio avviso molto più istruttivi e stimolanti gli articoli reperibili sul web, i post dei blog (spero si possa dire altrettanto per almeno qualcuno di quelli diffusi attraverso questo blog), le discussioni sui social network.
Ho l'impressione che l'approccio con cui ci si pone davanti al televisore di fronte alle trasmissioni politiche sia quello del tifoso della propria squadra che vuole vedere i gol dei propri beniamini e imprecare contro avversari/nemici e la disonestà dell'arbitro/conduttore.
Lo stesso duo Travaglio-Santoro che pure continuo ostinatamente a guardare sembra aver perso, venuta meno (?) la minaccia berlusconiana, la capacità di rappresentare una voce 'altra' nella palude del giornalismo televisivo nostrano.
Rispetto a queste premesse il programma Leader di Lucia Annunziata di venerdì 18 gennaio credo che possa rappresentare un caso di scuola di disinformazione e di giornalismo asservito alle ragioni del proprio padrone politico, quello che Bruno Vespa definì l'editore di riferimento, da far studiare agli studenti dei corsi di comunicazione (se come esempio negativo o positivo dipende dal modo di intendere il giornalismo, se come ricerca della verità o come arma di obnubilamento delle menti).
Per boicottare lo spazio dovuto dalla trasmissione, ai sensi della par conditio, ad Antonio Ingroia e alla sua lista di Rivoluzione Civile e metterlo in difficoltà ed in cattiva luce luce sono state usate tutte le possibili armi.
Monologhi interminabili dei giornalisti ospiti (ovviamente di Repubblica e La Stampa), insieme ai servizi filmati, per togliere tempo e opportunità per Ingroia e i suoi compagni di lista di esporre le proprie idee, le proprie ragioni, per formulare le proprie risposte. La voce di Grillo, ripreso nel suo comizio in Puglia, come sottofondo di disturbo agli interventi di Ingroia, l'inquadratura sapientemente manovrata dal regista per distrarre il telespettatore mentre parlavano gli esponenti di Rivoluzione Civile abbandonando il primo piano dell'oratore di turno e andando su panoramiche dello studio e riprese esterne, la gazzarra organizzata con la presenza in studio di Sallusti che accusa (!) Ingroia di mancanza di etica e gli dà del mascalzone e del presidente della municipalità di Scampia, persino l'operaio della Fiat di Pomigliano che inneggia a Marchionne e inveisce contro la Fiom..
Onore al merito a Salvatore Borsellino che l'Annunziata forse pensava sarebbe stato utile alla delegittimazione di Rivoluzione Civile e che invece ha confermato, dimostrando non solo onestà intellettuale ma anche grande intelligenza non facendosi strumentalizzare, la propria stima e fiducia personale in Ingroia pur contestando le modalità di formazione delle liste di Rivoluzione Civile, cosa che fanno tutte le persone di buon senso compresi gli elettori di Rivoluzione Civile stessa.
Imboscata organizzata oppure trasmissione sfuggita di mano alla conduttrice come riconosciuto dalla stessa Annunziata?

domenica 13 gennaio 2013

Se Sbilanciamoci chiede di votare il PD






Sbilanciamoci è quel gruppo di economisti, ricercatori, giornalisti, studenti, operatori sociali, sindacalisti che mettendosi in rete con associazioni, organizzazioni, movimenti ha rappresentato in questi anni uno dei riferimenti alternativi al mainstream informativo ed economico per comprendere la crisi economica e per mettere in luce quella enorme trasformazione economica e sociale, con effetti devastanti sulla democrazia, avvenuta negli ultimi trent'anni a danno dei ceti popolari e a vantaggio del grande capitale.
Alternativi per intenderci alla subalternità ideologica al liberismo, al debito pubblico come principale problema italiano causato dal fatto che avremmo speso troppo per lo Stato sociale, allo spread, agli indici di borsa, al 'ce lo chiede l'Europa' (senza poter mettere in discussione l'architettura dell'euro ed il ruolo della BCE), al 'giudizio' dei mercati', alla religione del PIL, della crescita, della competitività.

lunedì 7 gennaio 2013

I professori pasticcioni di Cambiare si può


Numerosi promotori (da qui in poi userò per semplicità il termine professori come sinonimo di promotori) di Cambiare si può (una parte consistente? la maggioranza? tutti?) si sono dissociati dall'esito che ha avuto - la proposta politica di Rivoluzione Civile - il processo di costruzione a sinistra di una lista alternativa al liberismo e al montismo, concorrente del centrosinistra subalterno ai diktat della Troika (Commissione Europea, BCE, FMI) di PD e SEL, del partito dei ricchi e del Vaticano di Monti, della destra berlusconiana, del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Si tratta di una scelta che corrisponde a critiche e perplessità condivise da parte più o meno vasta del popolo dell'alternativa e dell'antagonismo: l'imposizione della leadership 'non contendibile' di Ingroia (con il nome a contraddistinguere la lista nel solco della deriva personalistica della politica), la centralità, anche attraverso la scelta di un magistrato come front-man, data al tema della legalità, peraltro intesa come lotta alle mafie e alla corruzione, anziché ai temi sociali, alla pace, alla questione dell'euro e del fiscal compact, la regia e la supremazia di fatto assunte nella costruzione della proposta politica e, conseguentemente, nella prossima individuazione delle candidature dai 'soliti' partiti – Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi – con la riproposizione in lista di personaggi contestati e controversi (Di Pietro, Diliberto, Bonelli), ambigui nelle posizioni politiche rispetto al centrosinistra (avendo alcuni di essi tentato fino all'ultimo di farne parte) ed in contraddizione, con le proprie scelte passate, rispetto a punti identitari del programma di Rivoluzione Civile quali il no alle missioni di guerra all'estero, il rifiuto delle grandi opere ed il sostegno alle lotte dei movimenti, condotta anche con atti di disubbidienza civile, e soggetta alla repressione delle forze di polizia e della magistratura.