Non è mia intenzione, non ne avrei il tempo, non ne sarei in grado, di ripercorre la storia di Fiat ed ENI.
Ma rispetto all'eterno dibattito tra Stato e Mercato, soprattutto ora che il nuovo Governo intende spingere sull'acceleratore di privatizzazioni e liberalizzazioni in funzione della realizzazione di un più libero mercato e della crescita, credo sia utile fermarsi un momento a pensare sull'attuale rispettivo ruolo di Fiat ed ENI.
Per entrambe queste grandi aziende esistono inquietanti buchi neri nella propria storia: per la Fiat le accuse di compromissione con il fascismo del proprio fondatore, i procedimenti penali riguardanti la schedatura di operai e sindacalisti e per il pagamento di tangenti e per il falso in bilancio; per l'ENI il progetto di Enrico Mattei di farne una macchina da guerra per le proprie ambizioni politiche, innumerevoli vicende di corruzione e tangenti, un elevato costo ambientale pagato dai cittadini.
Entrambe sono state protagoniste dello straordinario sviluppo industriale italiano del secondo dopoguerra. Uno sviluppo che non è solo una storia gloriosa di capacità imprenditoriali ma soprattutto il frutto del sacrificio e della vita di milioni di lavoratori.
La differenza fondamentale però è nell'oggi.