"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

venerdì 11 settembre 2009

Il regolamento di conti

In alcuni degli ultimi post pubblicati in questo spazio abbiamo cercato di interpretare i sommovimenti che hanno caratterizzato gli ultimi mesi della politica italiana senza fermarci alle letture presentate sui principali organi di informazione.

Questo post, in continuità con i precedenti interventi, è il riassunto e la rielaborazione personale delle idee, delle ipotesi e dei pensieri scambiati con alcuni autori di questo blog. In particolare molte delle idee che vi vengono espresse sono il frutto delle analisi e delle suggestioni fornite da Barbara Gasbarrini.

Si tratta di un esercizio estremamente difficile stante la carenza degli elementi di conoscenza disponibili e a cui giorno per giorno si aggiungono nuovi temi, da ultimo l'esplicito richiamo alla tesi del complotto da parte di Berlusconi e dei suoi più fedeli alleati.

Viviamo in realtà in un mondo sempre più complesso e difficile dove l'Italia non è altro che una debole e fragile pedina. Sono emersi nuovi potentissimi protagonisti come India e Cina, la Russia con Putin ha ripreso il vigore di grande potenza mondiale, il Sud America sta conoscendo nuovi fermenti di democrazia e autonomia, le scorte di petrolio, ancora vitali per l'economia mondiale, si stanno esaurendo e questo accentua il peso e la forza contrattuale dei produttori del Medio Oriente e della Russia stessa, le organizzazioni criminali acquisiscono dappertutto sempre nuovo potere e influenza con un peso analogo se non maggiore a quello delle tradizionali multinazionali.

E' un mondo dove la componente finanziaria dell'economia ha preso il sopravvento sull'aspetto della produzione reale.

L'evoluzione dei mercati finanziari in senso globale e di una finanza sempre più virtuale ha cambiato tutto. I governi sono rimasti territoriali, mentre l'economia è globale e non conosce confini. Ciò crea una interdipendenza tra le Nazioni e non è più possibile pensare di costruire nuovi equilibri politici, anche all'interno delle singole Nazioni, tralasciando i rapporti di forza contrattuale di una Nazione rispetto alle altre ma anche rispetto ai soggetti economici sovranazionali.

Possiamo dunque solo fare supposizioni, riportare impressioni, insinuare dubbi, porre domande scrutando attraverso pratiche divinatorie i segni esteriori disponibili ….

L'assunto di base è che la campagna di Repubblica sugli scandali sessuali di Berlusconi sia una lotta tutta interna alle caste (finanziarie, massoni, ecc.ecc.) dominanti e che proprio l'utilizzo di un argomento marginale rispetto alle palesi violazioni della legalità e della costituzione poste in essere dal governo Berlusconi abbia unicamente lo scopo di una sostituzione del premier senza intaccare i meccanismi di potere e di governo che, al contrario, verrebbero messi in discussione dal promuovere una mobilitazione fondata sulla crescita della consapevolezza democratica dei cittadini.
Sta di fatto che l'argomento scandali sessuali, uno strumento classico del killeraggio politico, era ed è quello più facilmente spendibile per fare breccia nelle masse educate dalla televisione dei nostri tempi (ed alcuni risultati effettivamente ci sono stati, vedi risultato delle europee; cosa sarebbe successo se berlusconi avesse incrementato i voti del pdl in quelle elezioni? chi sarebbe più stato in grado di fermarlo?). E Berlusconi, per il suo ego smisurato, è stato davvero ferito dalle rivelazioni che ne hanno intaccato l'immagine di superman, unto dal signore, uomo immortale.

La domanda che logicamente consegue alla precedente affermazione è: quale o quali componenti del comitato d’affari e per quali motivi hanno deciso di provocare il dimissionamento di Berlusconi?

In realtà l’ostilità dei cosiddetti poteri forti nei confronti di Berlusconi non è cosa nuova. Rispetto ai politici tradizionali, referenti ossequiosi delle lobbies economico-finanziarie o addirittura dei poteri criminali, Berlusconi è lui stesso la lobby, il feudatario diventato re, riuscito ad imporsi direttamente in politica senza intermediazioni, assicurandosi ad un tempo il controllo mediatico e quello politico finanziario (e in questo sta la geniale intuizione di Dell’Utri).

Berlusconi pertanto non deve ubbidire ai poteri forti ma tratta con questi ultimi da posizioni di forza che nascono sia dal peso economico e mediatico del proprio gruppo sia dal fatto di avere in mano le leve di potere dello Stato.

Ma Berlusconi è un elemento di rischio per i poteri forti anche sotto un altro aspetto: il suo dilettantismo politico, la sua ostentata protervia suscita l'ostilità di tanti cittadini e riesce a scuotere le coscienze democratiche. Se fosse rovesciato da una rivoluzione pacifica e democratica trascinerebbe con sé nella sconfitta quei poteri che fondano la propria forza non su di una legittimazione democratica ma appunto su presupposti di tipo economico e inconfessabili e nascoste rendite di posizione.

Cosa c'è allora di diverso nel 2009, l’anno degli scandali sessuali, rispetto al periodo 2001-2006 nel quale Berlusconi governa incontrastato pur non lesinando, per dirla alla Calderoli, innumerevoli porcate (lodo Schifani, rientro capitali dall’estero, guerra in Iraq, legge elettorale, ecc.ecc.)?

Si tenga conto inoltre che la legislatura inizia con il gentile regalo che Berlusconi indirizza ad alcuni suoi potenti amici con la costituzione della CAI e la presa in carico delle perdite di Alitalia da parte dello Stato, con una serie di provvedimenti apprezzati da Confindustria quali ad esempio il rinvio dell'entrata in vigore della class action, l'allentamento delle norme per il contrasto all'evasione fiscale ed in materia di sicurezza sul lavoro. Ed è una legislatura fin qui ininterrottamente caratterizzata dalla devota accondiscendenza della destra nei confronti del Vaticano.

Tra gli elementi di novità penso anzitutto all'elezione di Obama alla Presidenza degli Stati Uniti e al fatto che Berlusconi perde il proprio fondamentale protettore, George Bush. Certo non sono più i tempi (spero ...) delle trame della CIA nelle dinamiche della politica interna italiana ma è sorprendente osservare il rapporto tra l'appartenenza partitica dei presidenti eletti negli Stati Uniti e l’evoluzione della politica italiana. Durante la presidenza del democratico Clinton (1993-2000) assistiamo al dispiegarsi di tangentopoli, Berlusconi vittorioso nel 1994 dura solo pochi mesi al governo, il centrosinistra vince le elezioni con Prodi nel 1996 e resta al governo fino al 2001 mentre durante quella del repubblicano Bush (2001-2008) Berlusconi governa dal 2001 al 2006, Prodi vittorioso nel 2006 è costretto alle dimissioni nel 2008 e a restituire il timone del governo a Berlusconi. E' come se il governo italiano rientrasse nelle amministrazioni soggette allo spoil system americano …

Ulteriore elemento che caratterizza questi primi mesi della legislatura è il legame sempre più forte che Berlusconi stringe con Libia e Russia (da cui un ulteriore interrogativo: sono l'antidoto o esse stesse causa del suo isolamento internazionale?). Si tratta di grandi esportatori di fonti energetiche e di paesi che sono in grado di muovere, in modo disinvolto e senza controlli, ingenti capitali finanziari.

La crisi finanziaria mondiale cominciata nel 2008 rende più fragili e vulnerabili le grandi imprese multinazionali (cioè a causa del diminuito valore di borsa più facilmente scalabili e conquistabili dall’esterno). Le Banche italiane guardano con diffidenza agli strumenti di liquidità e ricapitalizzazione contenuti nei provvedimenti predisposti da Tremonti temendo che da questo possa derivare il potere per il governo di intromettersi nella gestione e nella scelta del management aziendale. Una possibilità questa che unita all'alleanza di Berlusconi con Putin e Gheddafi e alla disponibilità di capitali da parte di questi ultimi non può non inquietare la grande finanza internazionale.

Sul piano più squisitamente della politica interna l'elemento eversivo degli equilibri politici tradizionali è rappresentato dal ruolo assolutamente preponderante assunto dalla Lega, indispensabile per i successi elettorali di Berlusconi. La Lega, che solo apparentemente ha rinunciato all'idea della secessione, mina i tradizionali equilibri nell'ambito dei corpi e della struttura amministrativa dello Stato e della ripartizione delle risorse tra Nord e Sud d'Italia.

Si può dunque pensare che l’Italia, ventre molle dell’Europa e da sempre terreno di scontro tra le potenze mondiali e i loro servizi segreti, sia ancora una volta al centro di un intrigo internazionale che si congiunge agli scontri per la supremazia interni alle caste nostrane e alle ambizioni personali dei nostri mediocri politici?

Una lotta per interposta persona (Repubblica (e Fini-D'Alema-Casini) contro Berlusconi) tra le tradizionali potenze finanziarie internazionali (ebraiche e anglosassoni) e quelle emergenti russe e arabe per il dominio di quello che può rappresentare la porta d'ingresso per dilagare in tutta Europa?

Ci sono poi due ulteriori componenti tradizionalmente decisive nella politica italiana: la mafia e il Vaticano. E qui risulta ancora più difficile capire e interpretarne ruolo e intenzioni. Il Vaticano non ha nulla da rimproverare al governo Berlusconi, Nella questione degli scandali sessuali sembra essere stato tirato per i capelli al di là delle proprie stesse intenzioni come diretta conseguenza della propria mission sessuofobica… e lo testimoniano d'altronde gli stessi prudentissimi editoriali di Boffo. In realtà forse dovremmo parlare di 'Vaticani' al plurale. Anche lì ci sono più correnti e più referenti e interessi politici e finanziari. E' possibile che quella che viene comunemente chiamata come la finanza cattolica e che è parte integrante dell'establishment dominante tema essa stessa l'afflusso incontrollato di capitali stranieri e unisca la propria alla diffidenza generalizzata nei confronti di un leader ingombrante ed eversivo dello status quo come Berlusconi. Senza dimenticare poi il ruolo di Casini, fedele referente delle gerarchie Vaticane, da tempo in rotta di collisione con Berlusconi. E' possibile che nelle gerarchie ecclesiastiche sia maturata la convinzione che l'appiattirsi verso le destre italiane, sia pur proficuo in termini di benefici immediati, alla lunga comporti conseguenze negative irrimediabili sul piano del riconoscimento generale del proprio ruolo e prestigio e dunque del potere a cui ambisce.

Per quanto riguarda la mafia, l'elemento di novità che si congiunge ai movimenti sotterranei in corso è rappresentato dalle nuove rilevazioni da parte di alcuni pentiti di mafia che hanno comportato la riapertura delle indagini sulle stragi di mafia del 1992 e 1993 (nelle quali furono uccisi Falcone e Borsellino con le loro scorte e civili inermi a Firenze e Milano). Riina rilascia dichiarazioni al riguardo lanciando incomprensibili messaggi. Sicuramente si tratta di un altro fronte di attacco a Berlusconi, come dimostrano le sue ultime accuse alla magistratura e l'intervista di Dell'Utri al Corriere della Sera di oggi 11 settembre. Da cosa nascono queste rivelazioni? Alcuni pentiti si sentono improvvisamente incoraggiati a parlare o sono segnali che la mafia stessa lancia al mondo politico? Di certo la criminalità organizzata ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella politica italiana, dalla formazione del consenso elettorale in alcune regioni alla possibilità di far emergere leader nazionali o di determinarne la fine politica (si pensi all'assassinio di Salvo Lima e al conseguente declino di Giulio Andreotti). Come è posizionata in questa fase della lotta politica (ammesso che la stessa mafia siciliana sia riconducibile ad un'unica linea)? Cosa avrebbe da perdere o da guadagnare dalla caduta di Berlusconi? Sta coltivando leader politici meno esposti e meno contrastati dall'opinione pubblica e perciò più funzionali alla tutela dei propri interessi? Pretende una diversa ripartizione tra Nord e Sud dei fondi pubblici fonte non secondaria, attraverso il controllo degli appalti, dei propri proventi illegali? E' possibile che anche all'interno della mafia siciliana sia in atto uno scontro per la supremazia che in qualche modo si riconnette alle vicende politiche nazionali?

A conferma della tesi che non vi è nulla di casuale in quello a cui stiamo assistendo vi è l'ulteriore aspetto delle modalità con cui nascono e si diffondono gli scandali sessuali. Nascono in regioni (Campania e Puglia) controllate dalla criminalità organizzata o dove comunque ne é forte la presenza. E' possibile che una povera ragazza come Patrizia D'Addario abbia organizzato da sola e di sua iniziativa la trappola tesa all'uomo più potente d'Italia?

E a proposito delle foto di Zappadu, come è possibile che qualcuno riesca a puntare l'obiettivo di una macchina fotografica (avrebbe potuto farlo con il mirino di un'arma) verso l'interno della super protetta residenza del premier dove venivano ospitati anche capi di governo e di stato stranieri? Sembrano davvero opera di servizi segreti (che possono tra l'altro disporre di mezzi super tecnologici come satelliti e aerei da ricognizione) o quantomeno fatte con la complicità di coloro che avrebbero dovuto vigilare sulla sicurezza del nostro Capo del Governo.

Per completare il giudizio su questi episodi dovrebbero essere resi noti, oltre alle famose intercettazioni telefoniche citate da ultimo da Paolo Guzzanti riguardanti alcune ministre, le altre foto compromettenti riprese a Villa Certosa delle quali Zappadu riferisce la presenza sorprendente di altri personaggi. Qual'è il senso di quei festini? Solo occasioni di svago per l'Imperatore oppure anche strumenti di corruzione e ricatto, magari in accordo con servizi segreti stranieri, nei confronti di altri potenti?

A differenza di quanto avverrebbe in un paese normale dove un capo di governo a seguito delle rivelazioni fin qui diffuse sarebbe stato costretto a dimettersi, Berlusconi resiste e rilancia. Con un controllo ancora più stringente (la minzolinizzazione) sull'informazione e con aggressioni squadristico-giornalistiche. Con l'attacco a Boffo il messaggio, almeno in apparenza, è evidente: attenzione io non ho paura di colpire nemmeno il Vaticano e dunque posso (con le tv, con i giornali, con le informazioni che sono in grado di acquisire anche grazie all'utilizzo dei corpi dello stato) massacrarvi tutti, falsi amici e veri nemici. Ma è anche possibile che con la liquidazione di Boffo abbia contestualmente favorito alcune correnti interne alla gerarchia Vaticana rinsaldando l'alleanza con quelle ancora amiche. E forse la resistenza di Berlusconi è anche un'offerta di trattativa nella ricerca di un salvacondotto per sé e le sue aziende.

Quale sarà dunque l'evoluzione futura? Verranno messi in campo e saranno decisivi ulteriori elementi sulle attitudini sessuali del premier? Si arriverà ad uno scontro totale con possibili deleterie conseguenze per la democrazia italiana? Alcuni dei protagonisti delle lotte in corso verranno travolti dalla stessa macchina che hanno messo in moto (si pensi al coinvolgimento di importanti leader nelle inchieste pugliesi)? Si arriverà ad un accordo tra le parti in causa alle spalle dei cittadini italiani?

Per concludere qual'è il senso di questo post?

Un esercizio o un divertissement, più presuntuoso che ambizioso …, di fantapolitica e di dietrologia? Direi piuttosto, per citare un'altra delle animatrici di questo blog, Kristel Kaaber, l'umile tentativo di zappare l'orto della coscienza civile addormentata.

Noi pensiamo che Berlusconi e la sua politica rappresentino una lesione della democrazia italiana ed un'offesa alla dignità nazionale che ci rende ridicoli di fronte agli occhi del mondo e ci fa vergognare di vivere in questo Paese. Non vorremmo però che, nella classica logica gattopardesca, fosse sostituito per non cambiare niente. Fosse rimpiazzato cioè da personaggi più presentabili ma senza restituire al popolo italiano il potere e la sovranità sulle scelte di governo e che queste rimangano ostaggio di pochi e sconosciuti oligarchi.


giovedì 10 settembre 2009

A volte tornano: Napolitano

L'ultima volta che Napolitano è intervenuto sulla magistratura, un'intera Procura, quella di Salerno, è stata rasa al suolo da un CSM che ancora deve spiegarci da che parte sta.
All'epoca, quella Procura rischiava di scoperchiare una pentola di nefandezze bipartisan..
Quelle nefandezze ci stanno ancora tutte sul groppone.

Oggi, Napolitano interviene ancora.
Questa volta in merito agli attacchi di Berlusconi alle Procure di Palermo e di Milano ed in materia di stragi, quelle che hanno originato il regime di cui siamo tutti, la maggior parte inconsapevolmente, vittime.

In realtà, l'alta carica si esprime sul vago e invita il CSM alla serenità e all'equilibrio nell'esame delle pratiche aperte a tutela di aluni magistrati entrati nel mirino di Berlusconi.
Serenità ed equilibrio.. a me intanto viene in mente che Presidente in pectore della Cassazione penale (non so se l'incarico sia stato già formalmente assegnato) è Corrado Carnevale, più noto come l'ammazzasentenze.
Falcone metteva dentro i mafiosi, Carnevale li tirava fuori.
E il CSM.. zitto, rigorosamente zitto, mentre la Cassazione, sorprendentemente, cassava la sentenza che lo condannava per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e all'interdizione legale lungo l'arco della pena.
http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Carnevale
Storia d'Italia.
Ora sappiamo come è andata a finire: Falcone al cimitero e Carnevale ai vertici della Cassazione penale.

Ma torniamo all'avvincente cronaca settembrina.

Berlusconi attacca le Procure di Palermo e di Milano, che stanno indagando sulle stragi che hanno originato il letamaio in cui oggi affonda l'intero Paese.
Quelle Procure dispongono oggi di elementi negati per 17 anni.
Già questo fa riflettere sulla esistenza stessa dello Stato, oggi chiamato, come AntiStato, al banco degli imputati.
Qualcuno ha taciuto per 17 anni ed ora parla.
Qualcuno, tipo Violante, ha dimenticato per 17 anni ed ora ricorda.
Sembrerebbe in corso una guerra intestina.
Su questa scacchiera, come si sta muovendo Napolitano?
Che significa per lui 'serenità ed equilibrio?
L'ANM (associazione nazionale magistrati) sembra schierata con i presunti complottardi (non alludo alle procure).
E' tutto molto oscuro.
Gli accadimenti sono strani.
Da un lato, non si vuole che alcuni magistrati svelino le trame dei conflitti di interesse e della corruzione italiana (vedi Procura di Salerno rasa al suolo).
Dall'altro, ora va bene indagare fino in fondo sulle stragi e qui Dell'Utri e Berlusconi sembrano parecchio vulnerabili.
Berlusconi risponde attaccando le Procure e dicendo che non vale la pena sprecare soldi dei contribuenti per scoprire chi ha fatto le stragi del '92 e del '93. Un'affermazione che, nel suo significato letterale, è totalmente priva di senso. Cosa voleva dire? Forse qualcosa del tipo: se fate cadere me, non resta in piedi nessuno?
Napolitano interviene: serenità ed equilibrio.
Insisto, ma che significa?
Presidente, potrebbe essere più chiaro?

mercoledì 9 settembre 2009

Discorso all'Umanità

tratto dal film "Il Grande Dittatore" (1940)
di Charlie Chaplin

Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo". Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!
Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L'animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.

martedì 8 settembre 2009

Vecchie stragi e nuovi complotti

Finalmente ci siamo, Berlusconi ha sputato il rospo.
La cospirazione ai suoi danni è consegnata alla pubblica gogna.
Il risveglio delle procure su antiche stragi è l’evidente sintomo di un’eversione in atto.
Così, in buona sintesi e quasi testualmente, il ‘nostro’ (secondo lui) Presidente del Consiglio.

Oggi (così ho capito, ma correggetemi se sbaglio) il brufolo Berlusconi ha denunciato pubblicamente il fegato malato del Paese.
Della serie ‘io sono solo un brufolo. Bruttissimo e ripugnante, lo so, ma in un certo senso sono l’ultimo arrivato. Vogliamo parlare del fegato? Va bene, raccontiamo dell’incidente.. Volete davvero? Sicuri che vi convenga?’
Non faccio fatica ad immaginare lo stato d’animo dei nostri impavidi e gagliardi complottardi, destinatari diretti del suo laconico messaggio, improvvisamente tutti ignudi innanzi al Paese.

Fortunatamente per loro e per il brufolo Berlusconi (ma il brufolo questo lo sa), il Paese è ormai talmente miope e drogato che non riesce neanche più a capire con chi stia andando a letto.
Neanche le gerarchie vaticane si pongono più il problema.
Chi c’è, c’è.

La questione è fra di loro e i messaggi, se ci sono, sono in codice.

Non ho la presunzione di propormi come analista od opinionista, ma come semplice e indifesa cittadina osservo perplessa e preoccupata la squallida, degenerata, insulsa e volgare realtà, cui siamo, nostro malgrado, costretti ad assistere.

In questi ultimi giorni, con la complicità infedele di telecamere e microfoni sempre più osceni e miserevoli, stiamo assistendo ad una guerra senza esclusione di colpi e senza Generali.
Piccoli e patetici eserciti di mercenari, senza esperienza, senza talento e senza guida si stanno scontrando in campo aperto, ma piccino, consumando una battaglia priva di rilievo nella guerra del villaggio globale.
Non ha nessuna importanza chi vincerà questa battaglia, sarà comunque una vittoria di Pirro.

Il mondo è cambiato.
L’Italia è sempre la stessa, fregnona più che mai.
Non mi sorprende che la mediocre classe dirigente del Paese continui a ragionare e a litigare secondo vecchi ed ormai superati schemi.
Ci sono politici italiani falliti, come D’Alema, che ancora sognano, vattelappesca perché, di passare alla storia come grandi (secondo loro) Andreotti.

Magari mi sbaglio, ma è mia profonda convinzione che i patetici protagonisti di questo indegno condominio non siano altro che dei burattini manovrati dall’alto.
Mentre assistiamo beoni alla squallida messa in scena, temo che, in Italia, come altrove, stiano scompostamente manovrando nel buio massonerie senza bandiere, senza confini e senza scrupoli.
Nel villaggio globale della finanza virtuale e corrotta, nazioni e servizi segreti non hanno più cittadinanza, né potere, almeno non quelli che eravamo abituati a vedere nei film americani

E mi chiedo se le gerarchie vaticane, come me, si stiano interrogando sulla reale ed ancora attuale forza di una Chiesa sempre meno autorevole e convincente, compromessa da una finanza vaticana consegnata alla storia come totalmente inaffidabile, sporca e ripugnante e proposta al futuro come inadeguata e stantia, incapace di innovare e rigenerare se stessa e divisa al punto da non saper prendere posizione neanche quando è spiritualmente e pubblicamente chiamata in causa.
Mi chiedo se le gerarchie vaticane si rendano conto del patrimonio umano e di valori che, in un momento cruciale, sono richieste di svendere per un provinciale piatto di lenticchie e se riescano a comprendere e se abbiano contezza dell’enormità e dell‘universalità degli umili cristiani, utilmente ed autenticamente impegnati in tutto il mondo, a dispetto di qualunque lotta di potere.

Ma torniamo a noi e all’italietta, apolitica, leghista e puttaniera cui siamo tristemente o inconsapevolmente abituati.
Oggi, le dichiarazioni purulente del brufolo hanno reso pubblico quanto i complottardi stavano cercando di gestire al buio.
La vanità dei mediocri è come le sabbie mobili, fosse per lei inghiottirebbe tutto.

Se mai esistesse un giudice, ecco, io gli direi:
‘Vostro onore, mi oppongo!’

Il faticoso e rischioso impegno di magistrati fedeli solo alla ormai dimenticata Repubblica può forse divenire oggetto di meschine lotte di potere, senza esclusione di colpi e senza pudore?
Quale giurato potrebbe mai, in piena coscienza, nascondere al mondo l’onore di quei cittadini, riconosco, pochi, ma a maggior ragione gloriosi, nel difendere la verità e la giustizia e nel combattere la menzogna e l’ipocrisia?

Sappiamo di quali e quante cattiverie ed ingiustizie sia capace il mondo, ma ciò non fa che rendere più grande il sacrificio e l’impegno dei puri.

Non sono forse questi i valori che danno lustro alle istituzioni nate da una storia dell’umanità sporca di sangue e di ingiustizie?

Quali valori stiamo difendendo, se non i diritti umani di cui siamo tutti custodi?



Caro brufolo,
non mi interessa spremerti, mi fa anche schifo, so che esploderai da solo.
E da solo ti lascio nella tua triste infezione.

Io sono e resto al fianco dell’Italia che non si arrende.
Io sono con quei magistrati che non si vendono al miglior offerente, che non si sono fatti usare da te e non si faranno usare dai tuoi ridicoli contendenti.
Io sono con quei magistrati che non perdono tempo a spremere, per opportunismo o per piaggeria, un brufolo destinato a riformarsi, ma che sono pronti ad intervenire per un trapianto del fegato, affinché non vi siano più i tanti, troppi brufoli di questo Paese, che il loro nome sia Riina, Provenzano, Schiavone o Badalamenti, ma soprattutto i più purulenti ed imbarazzanti Mussolini, Andreotti, Craxi o Berlusconi...

Sappi, brufolo, che quei magistrati non sono soli.
Forse siamo in pochi a far loro da scudo, ma ci siamo.
Forti, come tu non hai mai potuto neppure sognare per te stesso..
Tu, povero diavolo senza costrutto, senza donne e senza figli, figli venduti mille volte dai tuoi troppi spergiuri.

Il 26 Settembre 2009, l’Italia democratica e repubblicana sarà a Roma, in piazza Esedra alle ore 14,00 per esigere la verità sulle stragi e per sostenere i magistrati, quelli veri, della Repubblica italiana.
Che nessuno si lasci ingannare e che nessuno ceda!

domenica 6 settembre 2009

Pancia vuota e superenalotto

Autorevoli analisti e studiosi ci hanno spiegato che non è facile dar vita ad un regime illiberale e antidemocratico.
Ci sono alcune premesse indispensabili che vanno coltivate con cura e costruite con pazienza.
Due in particolare.
1) Contrastare fino ad impedire l’esistenza stessa di un popolo sovrano.
La sovranità è potere di scelta e per scegliere bisogna conoscere.
Fondamentale è dunque, innanzitutto, colpire al cuore il sistema di istruzione.
Fare in modo che i bambini, gli adulti di domani, siano da subito avviati in un fittizio e solo formale percorso scolastico, studiato ad arte per generare una società che sia un deserto culturale.
Impedire che le persone imparino, che maturino capacità di analisi e di sintesi, che sviluppino la loro personalità. Fino a disporre di una massa di gente ignara e acritica, facilmente manovrabile e indirizzabile.

2) Acquisire un saldo controllo dei mezzi di comunicazione di massa e quindi dell’informazione.
Anch’essa è conoscenza e fonte di stimoli intellettuali, nonché condizione necessaria per l’esercizio del potere di scelta.
Ma controllare i media non significa solo impedire che la gente sappia e capisca, significa anche disporre del potere di plasmare le menti inermi di un’intera società, condannata così ad un’eterna e patetica infanzia.

Una volta realizzate queste due condizioni, è scongiurato ogni ‘pericolo’ democratico e il regime, qualunque regime, ha gioco facile.

Isolate, ma autorevoli voci contemporanee ci hanno spiegato che, in Italia, dopo innumerevoli tentativi di ‘colpi di Stato democratici’ (da Piersanti Mattarella a Paolo Borsellino, tutti repressi nel sangue) è accaduto esattamente questo.
Le due premesse, sinteticamente enunciate in apertura, sono oggi drammatiche, amare e incontrovertibili realtà.
I pochi fortunati che, senza attingere la statura di Mattarella o Borsellino, sono comunque riusciti a sfuggire alla prigione della strumentale ignoranza, scientificamente e cinicamente coltivata dall’alto, sono oggi soli e isolati nella resistenza.

La nuova dittatura italiana è anche più forte e più subdola dell’ultima che l’ha preceduta (il ventennio fascista).
L’evoluzione tecnologica le ha fornito mezzi molto più sofisticati ed efficaci e la natura oligarchica del nuovo regime, alimentata e sostenuta da una diffusa ed ormai incontrollata corruzione, si presta beffardamente e quasi involontariamente all’ingannevole simulazione di una dialettica ‘politica’, in realtà priva di qualunque progettualità e autentico contenuto, ed animata solo da malcelate ed oscure lotte intestine di potere tra oligarchi.

Ingannevole al punto che una colonna del Comitato d’affari può spacciarsi, agli occhi di una ormai disarmata opinione pubblica, come paladina di quella libertà d’informazione che essa stessa, per prima, ha prudentemente inghiottito.

Osservo in questi giorni che moltissimi italiani si stanno mobilitando per scendere in piazza.
Sembrerebbe prospettarsi un autunno bollente.
In rete, si parla di ‘autunno rosso’ e addirittura rosso fuoco.
Devo allora concludere che, nonostante tutto, in Italia, c’è ancora un popolo sovrano?

No, secondo me, sarebbe una conclusione affrettata.
Forse, val la pena considerare un altro fattore.
Alludo alla sfortunata contingenza che ha turbato la tranquilla e provinciale dittatura italiana.
La recessione economica.
Gli italiani, ormai da anni, subiscono, tra l’ignaro e il distratto, la consueta spartizione di soldi e potere tra i padroni, cui hanno anche finito, loro malgrado e senza rendersene conto, con l’affezionarsi.
Ma la recessione ha segnato un’improvvisa e traumatica battuta di arresto.
Se fino a ieri gli italiani, privati di diritti, libertà e dignità, potevano mangiare tutti i giorni (almeno la maggior parte di loro) ed ingenuamente sognare di poter diventare anche loro, un giorno, ladri di prestigio o (i più puri) di vincere al superenalotto, ora, spartita la torta tra i padroni, per i sudditi non sono rimaste neanche le briciole.
La fame è una brutta bestia.
Ed è per questo, secondo me, che gli italiani stanno scendendo in piazza: per fame.
Non vogliono cambiare nulla, al contrario, vogliono solo riavere le briciole cui sono abituati.
Non rivendicano la sovranità rubata, né diritti, né libertà.
Non chiedono uno Stato di diritto.
Non pretendono democrazia, non sanno neppure cosa sia la democrazia.

Con buona pace dei nostri partigiani, morti per la 'nostra' libertà.

Oggi, scendono in piazza, disordinati, gli stessi soldatini di piombo che, obbedienti, da anni, si presentano alle urne nell’ormai consueto rituale del voto di scambio e del televoto.

Affamare il popolo, anche il più addomesticato, non è mai una buona idea.

E certamente vederlo scendere in piazza un pò inquieta.
Frangenti come questo permettono di misurare la statura e la professionalità di un regime.
Staremo a vedere se questa generazione di oligarchi, che da ultima ha preso in ostaggio questo sfortunato Paese, riuscirà a sedare le masse e a preservare l’ormai antica, e fino ad ora consolidata, tradizione italiana del potere fine a se stesso.

sabato 5 settembre 2009

la Querela del Joker

Ghedini: “io credo che si debba lasciare grandissima libertà di critica soprattutto nei confronti dei politici che hanno dei doveri molto maggiori nei confronti dei consociati” (1)

si si è proprio lui, Niccolò Ghedini, l'onorevole avvocato del Premier, lo stesso in cui spera Gasparri (2) in caso di bocciatura del Lodo da parte della Corte Costituzionale di e con Mazzella e Napolitano (3).

Queste parole pronunciò il 18.12.08 ad Annozero. Seguivano la storia di un giovane giornalista e blogger, Antonino Monteleone, trascinato in Tribunale da un politico Calabrese, Giuseppe Galati, per aver osato riportare notizie e fatti, peraltro già pubblicati altrove dai giornali, riguardanti quest'ultimo ed il suo coinvolgimento nell'ambito dell'inchiesta Poseidone.

Come non essere, quindi, d'accordo con queste belle parole dell'onorevole Ghedini?!

Peccato però, che, come spesso accade, tra il dire ed il fare ci sia una differenza abissale. È storia di questi giorni, infatti, quella relativa alla pretesa risarcitoria di Berlusconi ai danni di La Repubblica ed altre testate giornalistiche nazionali ed internazionali. E chi è l'avvocato di Berlusconi? Bravissimi, proprio Lui: Ghedini! Proprio colui che si ritiene fermo sostenitore della libertà di critica, ma che, però, poi consiglia (4) al suo pregiato assistito di agire in giudizio contro la stampa. Una stampa che lo critica, che gli pone scomodi interrogativi, che gli presenta persino i fatti (e le foto) su cui fonda le sue domande, ma che ritiene “diffamazione mascherata”.

Ogni diffamazione è come una medaglia, ha due facce!
C'è quella brutta, che sta nell'offesa, nella falsità, nella vigliaccheria, ma c'è anche quella bellissima e lucente, forgiata sulla verità dei fatti e sulla pulizia della propria coscienza.
Dice Ghedini, intervistato da La Stampa: “Quando uno le chiede se lei è un ladro o un assassino, questa non è una domanda, è una diffamazione mascherata” (5)
io mi chiedo: ma se uno non è ladro nè assassino, che motivo ha di alimentare tutto questo? Basta rispondere: non sono nè un ladro nè un assassino, sono una persona perbene e lo dimostro!
Fine della storia!
Ed il Presidente emerito Ciampi per esempio ha commentato così: “Che errore. Ma come si fa? E' incredibile, davvero inconcepibile" (6)

Invece no!
Ci siamo tenuti questo tormentone per tutta l'estate, ce l'hanno proposto come gossip, seppur gossip non era (7) , anche perchè "i politici hanno dei doveri molto maggiori nei confronti dei consociati", chiedere a Clinton per averne conferma, e nel frattempo abbiamo dimenticato o trascurato tutto il resto!

Partendo dal Mills condannato per esser stato corrotto da Mr. B, passando per il progetto di riforma della Giustizia stanga Magistratura ed Informazione, per la crisi economica e finanziaria che non esiste se non per la stampa nazionale e, soprattutto, estera, per i precari della scuola, per le inquietanti rivelazioni di Riina, il Processo Mori, il Papello, la riapertura delle indagini sulle stragi del '92, tutte cose talmente calde ed importanti che avrebbero dovuto scatenare per giorni e notti i migliori giornalisti in giro per l'Italia. Abbiamo dimenticato pure i terremotati abruzzesi, lì, al caldo, nei loro camping per il fine settimana in cui hanno festeggiato la Pasqua, ma anche il Ferragosto e chissà che non sparino anche i botti di Capodanno, tutto in un fine settimana. un po' lunghetto però, roba da proporre una riforma legislativa del Calendario e del Dizionario, così da far diventare i fine settimana mesi, o, perchè no, anni!

E chi c'ha guadagnato in tutto questo?
Chi ha guadagnato dell'attenzione/distrazione dei media nazionali ed esteri sul Papi Gate?

Una sveltina nel letto di Putin

Chi organizza i festini a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli?
Le cronache ci dicono che queste residenze danno spettacolo di donne nude e disponibili, nonché di capi di governo europei, vogliosi e senza ritegno.
Un fotografo, per caso, è riuscito ad immortalare quello che appare come uno squallido mercimonio.
Quel fotografo non era previsto.
Ma tutto il resto?
Alla luce della depravazione, cui abbiamo nostro malgrado assistito, la domanda sorge spontanea:
ma non è che qualcuno registrava tutto? Non è che era tutto calcolato?

E’ importante sapere chi, tra i Capi di stato e di Governo europei e non solo loro, aggiungerei anche banchieri e i loro portaborse e gli amministratori delegati delle multinazionali e non solo quelle, senza le quali non si scrive una direttiva comunitaria, ecc.., sono stati ospiti di Villa Certosa e di Palazzo Grazioli, con tutti i benefits e i confort che il nostro, si fa per dire, Presidente del Consiglio offriva loro.

Topolaneck è politicamente compromesso, tutti gli altri, se ricattabili, vivono sulla pelle dei cittadini europei.
E’ importante sapere se ce ne sono degli altri facilmente ricattabili.
La questione è dunque europea?
Non è che con la feccia si sono sporcati in molti?
In quanti sono stati tirati in trappola ed ora vivono e ci fanno vivere sotto ricatto?

Berlusconi forse non brilla per intelligenza, ma oscura per furbizia.
E Putin?
Putin non è un buffone.
Ha ripreso le redini della Russia e non le molla neanche morto.
Ha fermato i confini e recuperato le aree d’influenza.
Non si è fatto invischiare in nessun conflitto internazionale.
Tutto l’occidente è rientrato in guerra.
Ma lui no.
Lui i blindati li ha usati solo in Cecenia e in Georgia, non ha speso un centesimo per il petrolio dell’Iraq e l’oleodotto dell’Afganistan.
Non si è neanche sprecato per l’Africa, eppure dice la sua.
Nessuno lo tocca.
Bush, alias Dick Cheney, ci ha provato, ma ha fallito miseramente.

Il trattato di Lisbona, che aveva aperto all’Europa dell’est, affonda in una melma che aspetta le decisioni di Mosca.
L’Europa ha investito nell’Est e in Russia.
La bolla speculativa degli imbecilli americani ha lasciato tutti in braghe di tela.
L’Europa è in mezzo a un mare di guai.
La Gran Bretagna è ormai ostaggio anche del petrolio libico e si umilia liberando Abdelbaset Ali Mohmed Al Megrahi, autore della strage di Lockerbie.

Quanto a Berlusconi, già da tempo, è tappetino della Libia di Gheddafi.
Le sue residenze sono ormai da tempo case chiuse, o forse aperte.
Magari, qualcuno decide chi entra e chi esce e cosa fa, sotto l’occhio vigile di una videocamera..
L’Italia berlusconiana, extracomunitari a parte, ma non troppo, potrebbe essere la porta di servizio dell’Europa.
Putin magari entra senza bussare.
Ma dubito che dorma nel suo letto.

giovedì 3 settembre 2009

Beato te che sei un intellettuale

Io non sono un intellettuale e, proprio per questo, dal basso della mia piramidale ignoranza e semplicità, le domande in me continuano a sorgere spontanee e copiose.
Per quale motivo dovrei considerare in pericolo la libertà di stampa di fronte a richieste di risarcimento danni manifestamente infondate, come quelle che Berlusconi ha avanzato nei confronti di due testate giornalistiche?
Per quel che capisco io, se davvero la Magistratura dovesse accogliere richieste di siffatta natura, è sulla Magistratura che dovremmo interrogarci e nei confronti di essa dovrebbe sollevarsi l’indignazione dell’Italia tutta.
Voglio dire, se un cittadino avanza pretese senza titolo, il giudice competente semplicemente gli dice ‘no’ e l’unico danno per noi è che quel cittadino avrebbe inutilmente e temerariamente fatto perdere tempo prezioso alla nostra magistratura, appesantendo la già pletorica situazione dei nostri tribunali.
Ecco, al limite, questo sì andrebbe evidenziato, perché nel disastro della giustizia italiana, ci mancava solo il cittadino di turno che non ha niente di meglio da fare che avanzare pretese totalmente prive di senso, sapendo che sono tali.
Apprendo invece dai giornali e dalla rete che tre insigni giuristi si sono precipitati a lanciare un appello a difesa addirittura della libertà di stampa, ritenendola minacciata dallo scomposto, ma di per sé e in linea di principio, tutto sommato, rispetto agli altri, innocuo comportamento di questo magnate dei media, tra l’altro noto a tutti per essere parecchio furbo e burlone.
Talmente furbo e burlone che, a dispetto dell’acume e del talento, della rettitudine, del rigore e della serietà dei cervelli di prim’ordine che hanno affollato la classe dirigente di questo Paese, è riuscito a scalare l’intera società, anche politica, col favore di leggi, tutte incostituzionali, che, come in un sogno proibito, si srotolavano al suo passaggio, come soffici tappeti beffardamente rossi; fino ad apparire al mondo come un gigante, forse un po’ grottesco, arrampicato com’è, con un sorriso tanto indecifrabile quanto inquietante, su quella che da lontano sembra una piramide di nani.

Io non ho mai avuto una buona vista, infatti porto gli occhiali dall’età di quattro anni e nonostante quelli, a volte ho difficoltà a vederci chiaro, ma da quello che vedo, miopia, astigmatismo e, ormai, presbiopia permettendo, mi sembra che a minacciare la libertà di stampa, ammesso che di essa possa ancora parlarsi, in un Paese dove il magnate di cui sopra controlla direttamente e indirettamente la quasi totalità dei mezzi di informazione, non sia la citazione in giudizio di Repubblica o dell’Unità, quanto piuttosto la circostanza che questo signore, curiosamente parcheggiato a Palazzo Chigi, vada in giro a dire a tutti che lui, secondo lui, è il Presidente del Consiglio. E che, come tale, lui dispone di tutti i poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario e che, dunque, in virtù di non si è capito bene quale legge, immagino quella del più forte, di qui a breve, porterà a compimento il ddl intercettazioni, con cui porrà fine alle velleità giudiziarie della magistratura e alle fastidiosissime pretese di quei giornalisti che si ostinano a voler informare i cittadini, a loro volta, creature appartenenti al mondo animale, ma che lui vorrebbe ricondotte a quello vegetale.

Ma santo cielo, sono anni che questo signore prende in giro tutto il Paese.
Sono anni che ci porta a spasso tutti quanti quanti siamo e, intanto, regna sovrano.
La tecnica è sempre la stessa, tanto più è indifendibile e nei guai, tanto più la spara grossa.
Ogni volta, se il problema è qui, lui arma un casino, anche il più irragionevole ed insensato e lo lancia il più lontano possibile, perché tutti si voltino dall’altra parte e si allontanino e ne parlino e ne parlino, fino alla nausea, affinché lui possa agire indisturbato.
Ogni volta, sfrutta le debolezze dei suoi avversari.
Lui sa che loro, i suoi avversari, non possono attaccarlo nel suo tallone di Achille, poiché è anche il loro.
E noi subiamo, non per nostra colpa, ma per le colpe dei sedicenti politici che si sono sporcati e, ormai ricattabili, sono inermi di fronte a lui e a lui vorrebbero sostituirsi nello spolparci vivi.

Il suo vantaggio è enorme.

Ogni volta, ha il terrore che chi ha il potere dell’autorevolezza e dell’onestà, a lui sconosciuto, non ci caschi.
Ogni volta, apprende sbalordito che ci sono cascati.
Non mi sorprende la reazione del comitato d’affari, che non aveva, né, ormai, potrebbe avere scelta, ma mi indigna e mi sbalordisce quella degli accreditati intellettuali.

Sì, certo, facciamo una grande manifestazione.
Il Pd, membro del comitato d’affari, ha già registrato i diritti.
Tutti in piazza per gridare l’aria fritta.
E che aria fritta!
L’importante è che nessuno dica cose serie.
(E ancora meno cose di sinistra)

Se solo fossi un intellettuale.

martedì 1 settembre 2009

20 domande a Repubblica

Questo post ha ricevuto un importante contributo da parte di Maurizio Zaffarano.
Un grazie anche ad un amico che non posso nominare.. peccato!

Premesse.
Televisione e stampa italiane, ormai da anni, censurano e deformano il dissenso e mostrano quello che ‘serve’, con modalità e tecniche di comunicazione affinate nel tempo.
Attualmente, i telespettatori stanno assistendo ad un inconsueto fuoco incrociato all’interno del Comitato di affari.
Il popolo della rete dispone solo di alcuni, pochi, elementi in più per decodificare gli oscuri accadimenti.
Gli italiani, tutti, brancolano nel buio dell’ignoranza coatta e la maggior parte di loro, ormai da tempo, affoga nello sconforto e nell’indifferenza.

Domande.
1. Secondo voi, Feltri sta eseguendo precisi ordini?

2. E se sì, gli ordini provengono da una scuderia congiunta Berlusconi-Bossi?

3. L’affaire Boffo è un messaggio rivolto al Vaticano?

4. Il Vaticano potrebbe essere co-regista ob-sceno di una ipotetica triade Fini-Casini-D’Alema?

5. A vostro avviso, è plausibile l’esistenza di una triade, cioè un accordo Fini-Casini-D’Alema, dettato da un’oggettiva coincidenza di interessi a fermare l’ingordigia secessionista della Lega e a ricondurre Berlusconi entro il perimetro di una ‘sostenibile finzione democratica’ di gelliana memoria?

6. La scelta ‘mediatica’ del postino incaricato di recapitare il messaggio potrebbe essere connessa alla ‘querela’, altrettanto ‘mediatica’, di Berlusconi proprio a voi di Repubblica (contestuale alla vicenda Boffo)?

7. Questo strano e un po’ inquietante fuoco incrociato, Feltri vs Boffo/Berlusconi vs Repubblica, potrebbe avere un oggettivo bersaglio collaterale?

8. Quel bersaglio, potrebbe essere un bersaglio inerme, che in televisione e sui giornali non appare e di cui la maggior parte degli italiani non sospetta neppure l’esistenza, come, ad esempio, l’Italia democratica e legalitaria, di sinistra e di destra, condannata all’esilio mediatico e costretta alla ‘macchia’ della rete, nemico ‘comune di Pdl, Lega, Udc e Pd?

9. Le cronache giudiziarie ci dicono che viviamo in un Paese corrotto, ostaggio di lobbies economiche e poteri forti, a volte oscuri e sanguinari. Poteri che oggi appaiono in conflitto agli occhi dei ‘telespettatori’. Loro, i poteri forti, stanno litigando tra di loro, ma sanno che li aspetta un autunno caldo e un'ondata di proteste (i telespettatori, pur privati della dignità e del potere di un popolo sovrano, devono mangiare, anche solo per poter servire il padrone, chiunque esso sia).
La manifestazione per loro più temibile, perché è quella che minaccia la più alta adesione di piazza, potrebbe essere quella contro il decreto intercettazioni, a difesa della libertà di stampa e della magistratura.
La consapevolezza di questo, potrebbe aver suggerito al genio mediatico di Berlusconi l’idea di provocare gli avversari, attraverso la palesemente infondata e ridicola querela che vi chiama in causa, proponendovi al pubblico come foste un grande giornale di opposizione ed incoraggiando i suoi avversari a farsi ‘loro’ paladini della difesa della libertà di stampa, facendo propria la protesta, al fine di deviarla e addomesticarla e tenere la situazione sotto controllo?
(Lui, ovviamente, non potrebbe farlo direttamente ed è costretto, se l’ipotesi è corretta, a cedere un po’ di terreno agli avversari, sapendo, però, di poter contare sulle divisioni interne del Pd e sui difficili equilibri della presunta triade).

10. Questa, che ipotizzo soltanto come calcolata, mossa di Berlusconi potrebbe avere anche l’ulteriore, altrettanto oggettivo effetto collaterale, ma non secondario, di costringere Di Pietro e le altre forze extraparlamentari di opposizione a difendere e a dare spazio a Repubblica, dunque a voi, la cui linea editoriale è proprio la più feroce, funzionale e indefessa negli attacchi a Idv, Grillo, Travaglio e gli altri e a sollevare la facile e puntuale indignazione di insigni giuristi e intellettuali, ad oggi, prudentemente parcheggiati in un limbo sospeso tra un inferno e un purgatorio (ai loro occhi forse ancora indistinti) e dotati di un potente ascendente sul grande pubblico?

11. E poi, secondo voi, che significato e che peso hanno le dichiarazioni di Piero Grasso, il quale, improvvisamente e contestualmente alla inaspettata bagarre, si accorge e addirittura dice pubblicamente che l’Italia non è democratica?

12. Perché il rassicurante e mediatico paladino dell’antimafia, se ne esce, improvvisamente, con un attacco frontale a Berlusconi?

13. Queste dichiarazioni potrebbero essere pezzi di un invisibile mosaico?

14. In tutto questo, c’entrano qualcosa i processi di Palermo , Caltanissetta.., i papelli e le ultime novità estive che stanno pericolosamente impegnando diverse Procure d’Italia e sui quali i media hanno nicchiato per tutto il tempo, parlando del ‘caldo’ solo in senso meteorologico?

15. Non vi siete chiesti anche voi cosa (e soprattutto chi e come) ci sia dietro?

16. Perché solo dopo 17 anni emergono nuovi elementi di indagine, ma vengono solo enunciati, e non materialmente consegnati alle Procure titolari delle indagini?

17. Se c’è un messaggio subliminale, il destinatario potrebbe essere Berlusconi (e di rimbalzo il suo alleato Bossi), considerato il debito di gratitudine che lo stesso Berlusconi ha nei confronti del suo caro amico Dell’Utri, direttamente coinvolto nelle indagini e già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa?

18. In un Paese in cui chiunque tenti di portare legalità e democrazia viene sepolto, vivo o morto, è lecito pensare che il tutto possa suonare come un monito alle Procure interessate, facendole sentire teatrini di uno spettacolo solo in programmazione?

19. E’ possibile che, in tutto questo, non ci sia un grande vecchio, ma tanti infantili e mediocri dilettanti, mentre Berlusconi, ormai edotto sui segreti di Stato, stringe inaccettabili accordi con Gheddafi e coltiva inquietanti amicizie con Putin?

20. E’ legittimo pensare che intanto l’Italia, già umiliata e mortificata da 40 anni di ‘imposta’ democrazia cristiana, e di certo non la più nobile, all’unico scopo di non finire nell’area d’influenza della ex- URSS, sia destinata a finire nell’area di influenza e di potere della Russia di Putin, magari con un personaggio di dubbia moralità beffardamente Presidente della ‘mai fu’ Repubblica democratica, cioè di una terra tristemente e assurdamente passata dal fascismo ad un ancor più inquietante e anacronistico feudalesimo federale?

So che siamo mediani della storia, ma la storia ha una profondità inevitabile, più onesta di quanto l'umana vanità non vorrebbe.

sabato 29 agosto 2009

Radicalismo e riformismo

Nella palude melmosa della politica estiva un interessante dibattito nato dall’intervento di Prodi su Il Messaggero del 15 agosto, http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/riformisti-il-coraggio-di-parlare-controcorrente_947.html, ripreso da Sansonetti su L’altro http://altronline.it/node/689 e poi da Europa, da Ichino http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/rif_ichino85023.pdf e infine commentato su Micromega http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-tardivo-revisionismo-prodiano/.
Dice Prodi: il centrosinistra italiano e le più importanti esperienze progressiste mondiali degli ultimi anni, Blair e Clinton, hanno fallito perché hanno sostanzialmente operato in continuità con le politiche delle destre o comunque con le politiche liberali / liberiste senza riuscire a realizzare vere riforme in termini di giustizia sociale, eguaglianza e redistribuzione del reddito.
Ho apprezzato l’intervento di Prodi, sia per l’onestà intellettuale che lo contraddistingue (e lo rende ben diverso da un Veltroni che ormai quasi giornalmente vaneggia su Berlinguer, Craxi e Berlusconi) sia perché giunge in un periodo di elaborazione politica e ideale dell’area, chiamiamola così, antagonista all’alleanza berlusconian-leghista. Opposizione lanciata verso i propri congressi (PD e IDV).
In realtà veniamo da trent'anni in cui ogni qualvolta si è parlato e si sono approvate riforme è stato per restringere i diritti sociali in genere e dei lavoratori in particolare, in cui i cosiddetti intellettuali liberali ci hanno spiegato come il compito fondamentale della sinistra fosse quello di rinnegare i propri valori per abbracciare quelli del capitalismo (e ovviamente non quelli del capitalismo liberista di stampo anglosassone ma del capitalismo opaco e oligopolistico tipicamente italiano …).
Ed in effetti di queste pseudo riforme (scala mobile, scuola e università, lavoro (con il riconoscimento giuridico del precariato), pensioni, ecc.) e di privatizzazioni (banche, telecom, autostrade) che hanno trasferito i monopoli dallo stato ai privati, il centrosinistra è stato protagonista con i governi Craxi, Amato, Ciampi, D'Alema e Prodi.
Per non fare la figura dell'incorreggibile ingenuo tali scelte non sono sempre state il risultato di tormentati dibattiti intellettuali ma piuttosto di quanto richiesto e imposto dalle forze economiche dominanti (Palazzinari, Vaticano, Grandi Industrie, Banche).
Di fatto il non riuscire a marcare una discontinuità con le destre comporta una triplice sconfitta: in termini morali perché tradisce le giuste aspettative di chi è di sinistra, in termini culturali perché sancisce la subordinazione nei confronti delle destre, in termini di marketing politico perché non riuscendo a differenziarsi in modo sostanziale dalle destre (fare le stesse cose ma un po’ di meno …) la sinistra perde contatto con la propria base elettorale, destinata alla demoralizzazione e alla delusione, senza peraltro conquistare consensi nel campo avverso (come si dice in questi casi, tra copia ed originale si preferisce sempre l’originale …).
Nella migliore delle ipotesi il centrosinistra, pur in presenza di un personale di governo largamente più qualificato rispetto a quello delle destre, è stato identificato con l'immobilismo e con la difesa dello status quo.
Non a caso una larga fetta dell'elettorato e dei ceti tradizionalmente di sinistra si è allontanato dalla politica rifugiandosi nell'astensione ovvero si è rivolto ad altre offerte politiche (in primis la Lega), capaci di colpire ‘la pancia’ dell’elettore.
Non a caso la crisi (irreversibile ?) della sinistra radicale nasce proprio dal non aver saputo portare in porto alcun provvedimento di sinistra durante la partecipazione al governo dell’Unione.
Eppure la 'ricetta' della nomenklatura del pd e dei maggiori candidati alla segreteria, Bersani e Franceschini, è sempre la stessa: per la riconquista del potere inglobare pezzi di destra (intesi sia come ceto politico che come proposte programmatiche) e a tal fine vanno benissimo i papisti filo-nucleare dell’UDC o persino Galan in Veneto …
Il solito cocktail composto da un mix di burocrati di partito ed ex sindacalisti, con un pizzico di imprenditori ed una spruzzata di cattolici.... incapace di parlare, come suggerirebbe Nanni Moretti, alla testa, al cuore e alla pancia della gente.
Eppure ci sono stati episodi, quali la vittoria di Vendola, il più 'impresentabile' perché comunista e omosessuale, in una regione meridionale come la Puglia che dovrebbero quantomeno far riflettere (la valutazione dei risultati della sua azione di governo è un altro discorso …). Lo stesso successo della Lega, sia in termini elettorali che di peso politico, nasce proprio dall'avere una identità ben definita.
Per ricostituire un’alternativa credibile a Berlusconi (e realmente indipendente dai poteri forti) è dunque indispensabile abbandonare il moderatismo, il falso riformismo e la politica dei ‘due tempi’ (con una prima fase in cui si chiedono i sacrifici ai lavoratori per mettere a posto i disastri finanziari delle destre ed una seconda fase, in cui si dovrebbe ridistribuire ai ceti popolari, che non si riesce mai a far cominciare …).
Identificare un numero circoscritto di temi, proposte e provvedimenti che interpretino le ragioni del popolo della sinistra e, nella radicalità della loro affermazione, riescano a guadagnare almeno il rispetto, la considerazione e l'attenzione del dubbio tra gli elettori di destra: lotta alla mafia, corruzione e evasione fiscale; reddito minimo garantito; diritto alla casa; ambiente (rifiuti zero, energie alternative); opere pubbliche veramente utili (trasporti pubblici locali, acqua); scuola pubblica; laicità dello stato; liberazione delle amministrazioni pubbliche dall'occupazione dei partiti.
E' per questo che si deve guardare con speranza e ottimismo al progetto di Di Pietro: un'alternativa radicale e senza compromessi alla mala politica di destra e di sinistra che si propone di coalizzare importanti pezzi della società civile e forze politiche di vario colore e ideologia (comunisti, liberali, cattolici, grillini). E' solo un'utopia pensare che in Italia sia possibile un governo che voglia davvero realizzare una società più giusta ed attuare la Costituzione?

La forza della ragione

Ci sono cose che può rendere solo un pianoforte o un violino.
E ci sono cose che può spiegare solo una voce che viene da lontano.
« Popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre Resistenza »
Piero Calamandrei, Padre Costituente, discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano, 1955.
http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Calamandrei