Sono convinto che la sinistra europea e i sindacati europei non potranno e non dovranno mai perdonarsi di aver abbandonato al proprio destino la Grecia, le nostre compagne e i nostri compagni, le nostre sorelle e i nostri fratelli di questo meraviglioso e glorioso Paese.
Di aver consentito, muti e immobili, che su di essi si abbattessero con tutta la loro ferocia le leggi del capitalismo e del liberismo.
Di non aver fatto della questione del debito e del risanamento finanziario, delle modalità con cui questo poteva essere realizzato, una battaglia da condurre unitariamente in Europa.
Eppure i nostri valori, quelli che orgogliosamente non manchiamo mai di sventolare anche se spesso solo con ipocrisia e per convenienza, l'internazionalismo solidale, i valori cristiani o socialisti o semplicemente umani se si preferisce, avrebbero dovuto obbligarci a batterci perchè le scelte politiche fossero diverse e a pagare la crisi non fossero i più poveri e i più deboli.
Eppure la ragione avrebbe dovuto farci comprendere che ciò che è accaduto in Grecia non è lontano da ciò che è successo e che potrà ancora succedere anche in altri paesi: in Italia (dove è assolutamente indicativo l'atteggiamento inerte e passivo con cui il PD e i sindacati hanno appoggiato o accettato i provvedimenti di macelleria sociale posti in atto dai governi Berlusconi e Monti), in Spagna, in Portogallo, nella stessa Francia.