"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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giovedì 12 luglio 2012

La profezia di Nanni Moretti




Mentre la polizia spagnola di Rajoy, a capo di un governo fratello di quello Monti, massacra a Madrid i minatori in sciopero, mi chiedo cosa passi nella testa degli elettori e dei simpatizzanti del PD. Cosa impedisca loro di comprendere pienamente la natura del partito che hanno votato e che si apprestano a rivotare: il partito complice, attraverso la mancata adozione di una normativa sul conflitto di interessi e in materia di antitrust televisivo, del ventennio berlusconiano, il partito che ha votato tutte le controriforme sul lavoro, sulle pensioni, sul pareggio di bilancio in Costituzione, il partito di Lusi, Penati, Ichino, Fioroni, Adinolfi e che ha portato in Parlamento la Binetti, Calearo, Rutelli, Lusetti.
Sono passati vent'anni dallo scioglimento del PCI e probabilmente dei suoi vecchi elettori ben pochi oggi si rivolgono al PD al contrario della sua nomenklatura - i D'Alema, i Veltroni, i Fassino, i Bersani, i Chiamparino - che ha trovato evidenti ragioni per traghettarsi al 'nuovo' così come quella pletora di funzionari, di amministratori locali, di peones parlamentari, di nominati nelle varie aziende a capitale o controllo pubblico. In ogni caso per un partito la cui base sociale ed elettorale dovrebbe essere costituita, a quanto risulta, da lavoratori dipendenti, in special modo del settore pubblico e della scuola, e da piccoli imprenditori e artigiani è quantomeno singolare partecipare allo smantellamento dello stato sociale e delle garanzie per lavoratori e pensionati e indurre all'inazione la propria controllata la CGIL della Camusso (sicuramente destinata nel prossimo futuro a ricoprire, come i suoi predecessori, un qualche incarico parlamentare).

sabato 4 febbraio 2012

Non dimentichiamo la Grecia

Sono convinto che la sinistra europea e i sindacati europei non potranno e non dovranno mai perdonarsi di aver abbandonato al proprio destino la Grecia, le nostre compagne e i nostri compagni, le nostre sorelle e i nostri fratelli di questo meraviglioso e glorioso Paese.
Di aver consentito, muti e immobili, che su di essi si abbattessero con tutta la loro ferocia le leggi del capitalismo e del liberismo.
Di non aver fatto della questione del debito e del risanamento finanziario, delle modalità con cui questo poteva essere realizzato, una battaglia da condurre unitariamente in Europa.
Eppure i nostri valori, quelli che orgogliosamente non manchiamo mai di sventolare anche se spesso solo con ipocrisia e per convenienza, l'internazionalismo solidale, i valori cristiani o socialisti o semplicemente umani se si preferisce, avrebbero dovuto obbligarci a batterci perchè le scelte politiche fossero diverse e a pagare la crisi non fossero i più poveri e i più deboli.
Eppure la ragione avrebbe dovuto farci comprendere che ciò che è accaduto in Grecia non è lontano da ciò che è successo e che potrà ancora succedere anche in altri paesi: in Italia (dove è assolutamente indicativo l'atteggiamento inerte e passivo con cui il PD e i sindacati hanno appoggiato o accettato i provvedimenti di macelleria sociale posti in atto dai governi Berlusconi e Monti), in Spagna, in Portogallo, nella stessa Francia.