"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 10 agosto 2013

iL CORAGGIO DI ATTRAVERSARE IL DESERTO

di Giandiego Marigo

Oggi ci troviamo stretti, fra un’antica ottusità Marxista-leninista, una pseudo apertura social-democratica (del tutto revisionata ed in parte inventata al momento) ed un rampante liberalismo-democratico in salsa multimediale.

Ci troviamo, inoltre, a dover fare i conti con un mondo che ha scoperto internet e che lo scopre sempre di più con le sue numerose positività e le altrettanto numerose magagne. Ma è nelle definizioni forzate lo spazio del nuovo? È nella infinita rielaborazione di definizioni vetuste la sua prospettiva?

La mania della ricerca di nuovi soggetti, per esempio, riproposti per altro da vecchie segreterie, che partano da bandiere cadute e premettano regole antiche ha qualche senso? Oppure dovremmo trovare il coraggio di ammettere l’arretramento ed iniziare, con infinita pazienza e determinazione l’attraversamento del deserto?

Non è forse nei contenuti la reale potenza di ogni pensiero!

Sono maggiormente importanti le definizioni oppure ricopre centralità il senso di quello che andiamo dicendo e quindi i comportamenti, le scelte di vita, gli esempi ed i nuovi rapporti che ne conseguono?

A questo punto sin troppi abbandoneranno con un cenno di fastidio e di noia, a loro arrivederci più avanti.

Perchè io sono convinto che il socialismo libertario non leninista debba giocare un ruolo centrale in questo cammino, che non è rifondazione, ma rinascita?

Perchè esso contiene il meglio di quell’onda di rinnovamento che restò sottesa agli anni della “rivolta”. In questa tradizione stanno gli aspetti migliori di quegli anni e soprattutto le migliori capacità di vedere , sentire ed analizzare., quindi in ultima analisi (mi si perdoni il gergo sessantottesco) quella che potremo definire “sensibilità spirituale”, in quel solco si muovono e nascono gli Agosti, i Terzani .ma anche i Capitini, i Rosselli. I Gobetti…I Pertini, i Sofri, i Capanna...I Rostagno (solo per parlare degli anni più vicini a noi)

La stragrande maggioranza dei contenuti più innovativi e libertari può essere compresa, senza alcuna difficoltà, in questa visione. Sebbene essa non debba diventare peso ed obbligo nel cammino (non semplice e niente affatto comodo)) verso l’AreA di Progresso e Civiltà è , senza alcun dubbio il “bagaglio a mano” che ogni esploratore dovrebbe avere per iniziare questo viaggio. Viaggio, per altro, che per moltissimi aspetti è già iniziato e che ci viene imposto dalla “emergente” onda liberal-democratica (per gli amanti delle definizioni) che pur non avendo la visione storica della tradizione socialista e libertaria (fondamentale) riesce a porre alcune domande ed urgenze che non possono e non debbono essere aggirate.

Personalmente, pur nella pochezza del mio cuore malato e malmesso, io questo viaggio lo farò ed userò come veicolo e facilitatore il “Movimento Radical-Socialista” con un’attenzione , non speculativa, ad M5S, non sto cercando adepti, ma compagni di viaggio, non sto vendendo tessere ma proponendo un’idea ed una visione. 


lunedì 8 ottobre 2012

PONZIO PILATO ERA UN DILETTANTE


di Marigo Giandiego

La riflessione mi sovviene dagli avvenimenti riguardanti la corruzione al “Comune di Milano” sulle colonie infantili...una nota di sdegno, una di schifo.
Il pensare che la corruttela si spinga sino ai nostri piccoli, che si possa mercanteggiare anche sulla loro felicità, sulla loro salute e sulla loro felicità...purtroppo ormai non ci stupisce più nulla ed è forse questo il dato peggiore.
La riflessione quindi verte sull'arte della “politica tradizionale” di esulare dalle proprie responsabilità, nel gioco dell'Io non c'entro, passavo di qui per caso.
Non tocca e non riguarda l'attuale giunta", "il funzionario è stato dedicato ad altri incarichi all'inizio del nostro mandato", la risolve così Palazzo Marino auto-assolvendosi e tirando un sospiro di sollievo.
Il gioco, però, non è a stabilire se ti abbiano beccato o meno, ma a cambiare questo sistema, che questi giochi permette.
Quello dei "funzionari" è territorio delicatissimo.
Nello specifico, il funzionario in questione, ha un bel marchietto sulle spalle (che strano PDL) ma questo non può e non deve assolvere la politica.
È normale, politicamente accettabile e condiviso il fare tantissime "nomine" a fine mandato, ritenuto addirittura "indispensabile" in caso di dimissioni (vedi Polverini) per disseminare la strada della nuova giunta entrante di insidie e trappole.
Sono le astuzie della politica che costringono una giunta a caricarsi delle decisioni della precedente ed a pagarne il dazio.
Succede a Parma e si dà la colpa a Pizzarotti (tanto per cambiare), succede a Roma ed a Milano nelle regioni come nello Stato. La risposta, l'unica pertinente, sarebbe slegare le nomine dalla politica ed affidarle alla competenza alla trasparenza ed alla comprovata onestà, ma questo sarebbe cambiare la politica roba da populisti, anti-politici, arruffapopoli, ma sarebbe anche l'unica vera risposta.
L'unica vera riforma del sistema paese.
Non è così, però, anzi tutt'altro ed i partiti, chissà come mai, si arrendono all'ineluttabile, alla "necessità di sporcarsi le mani.
Fatto sta che è ritenuto normale che i funzionari di un comune, di una provincia o di una regione, quando non addirittura dello stato siano legati a fedeltà ad amministrazioni fantasma ed a poteri non eletti.
Il malcostume è endemico e scorre con il sangue degli italiani, fatto di raccomandazioni, conoscenze e di frasi fatte "se fossi al suo posto farei lo stesso" e questa "cultura dell'arrangiarsi" ci porta in diretta alla corruttela anche sulle colonie dei bambini, che non sottovalutatele, son soldi veri.
Non basta più tirare su le mani e dire "Son stati loro" oppure "È colpa della precedente amministrazione/governo".
Sono frasi con le quali si è costellata l'attività politica e le comunicazioni mediatiche d'ogni tempo, dall'invenzione della delega ad oggi. Le medesime frasi ripetute a nastro dal 46 (ed erano già una rielaborazione del periodo regio e del fascismo)
La strada è lunga e ci riguarda tutti, nei nostri comportamenti quotidiani, è la cultura della legalità, dell'onestà, della verità, ma questo, lasciatemelo dire...riguarda anche lo spirito.