"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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martedì 13 maggio 2014

NON E' UNA QUESTIONE DI MARKETING!


Di Marigo Giandiego


Questa perorazione vale per tutti, anche se ha valenza doppia per i “modificatori di mondo”, per coloro cioè che si arrogano con maggiore o minor merito l'onere o lonore del trasporto della fiaccola del cambiamento.

Come può avvenire questo cambiamento se ad una “esteriorità progressiva” corrisponde, poi, un'interiorità assolutamente tradizionale e convenzionale.
I grandi Moovement prima di mettere in discussione la “struttura” posero in forse i “valori” che la confermavano: l'organizzazione della famiglia, la figura del padre, i ruoli di potere ed il modo in cui essi si riproducevano, le convenzioni sociali ed il perbenismo, le tradizioni ed il culto del passato, le grandi religioni ed i loro dogmi.
Fu questa discussione, questo dubbio, questa volonta di rinnovamento e rinascita spirituale e sociale che permise l'onda lunga arrivata, pur con tutti i suoi errori e limiti, a lambire anche i nostri anni. Oggi, per contro, i “rivoluzionari” perpetuano comportamenti assolutamente tradizionali e “conformi”, si sposano in chiesa e con grande pompa, battezzano i propri figli, vestono trendy, elaborano atteggiamenti modaioli, escono in piazza la domenica vestiti a festa, Accettano le convenzioni, fanno parte di coalizioni. Frequentano masters condivisi con la migliore borghesia, condividono la visione economico-sociale di Pyketty, sottoscrivono una visione condivisa, unitaria della società.
Si possono contare sulle dita di una mano coloro che attuano “comportamenti” altri … che non siano, ampiamente, sdoganati ed accettati … sistemici, in buona sostanza.
Nessuno si prende il rischio dell'emarginazione, se questa non gli viene ammannita come una sorta di punizione dalla società stessa.
I luoghi dell'esspressività e della creatività sono condivisi, il pensiero è unico, non esistono circuiti underground o alternativi che non siano “controllati e gestiti” dal potere stesso come valvole di sfogo programmato
Da questo “imborghesimento” (anche se il termine non è affatto adeguato, mi sia concesso) deriva l'incapacità di comprendere la lingua e le esigenze degli ultimi...e dei penultimi e lo scollamento conseguente dalle esigenze del “popolo”.
Oggi, tristemente, questo rapporto è gestito con “modelli pre-formattati” legati alle leggi del controllo e del marketing, da personaggi che non hanno alcun reale interesse nella sorte di coloro che manovrano, ma li usano in modo strumentale ed assolutamente irrispettoso. Giocando con le “appartenenze” e “ le leggi universali del gregge” in modo spudorato ed a tratti indecente.
Non riusciamo a contattarli con la verità?
E ci corrucciamo di non avere un linguaggio sufficientemente elaborato per “narrarla”, di non avere anche noi le nostre“leggi del gregge” ma non è questo il problema … non solo. Non abbiamo le parole, i linguaggi, perché non abbiamo alcuna conoscenza della classe (perdonerete quuest'escursione marxiana), ma non solo.
Perchè anche noi siamo imprigionati in un linguaggio artificiale, che è quello riconosciuto ed adottato dal mainstream … che non è però affatto quello della classe, ma semmai una sorta di lingua universale.
Non è una questione di marketing, così come non è mai stata una questione di leader.
Sono assolutamente convinto che la politica sia anche praticità e quotidianità che le proposte e le risposte necessarie siano anche pratiche ed immediate, che non sia quindi solo ed unicamente una questione di ragioni e motivazioni profonde … ma fra questo ed accettare le logiche sistemiche perché sono quelle implementate e conosciute c'è differenza, così come c'è nel scegliere la strada breve e più battuta in termini “comunicativi”.
Potrei, a questo punto, essere accusato, come è gia successo di monotonia … queste cose in altro modo ed in altra chiave le ho già dette … e non solo io.

Però io credo che la ripetizione giovi, anche perché, per quel che vedo nulla di quanto detto in questo breve post, viene realmente preso in considerazione mei momenti topici e laddove conta...quindi, devo dedurre, non è stato sufficientemente detto e con ogni probabilità, così come succederà probabilmente anche questa volta, mai ascoltato.

domenica 14 ottobre 2012

DUE PAROLE, SINCERE E NON POLITICHESI, SUL RENZI, VIRTUALMENTE VINCENTE







di Giandiego Marigo


Esprimo una posizione personale.

Che potrebbe essere contraddetta domani da una posizione diversa di parte dello stesso "movimento" di cui faccio parte, ma che resterà e resta la mia posizione. Qualsiasi sia la considerazione futura di una eventuale maggioranza di pensiero, ma che spero condivisa dalla "splendida minoranza" di coloro che mi sono vicini.

Non sono mai stato un buon "seguace", tendo ad essere anarchico ed eretico, quindi un pessimo "uomo di rappresentanza", infatti, non a caso, non sono mai stato eletto e mi trovo ancora qui, "felicemente emarginato", nell'area dei movimenti.

Esprimiamo quindi la mia posizione: Questo vantaggio, virtuale, di Renzi è, secondo me, una iattura assoluta ed è anche la manifestazione pratica d'una deriva conservatrice molto profonda e culturale che investe la Pseudo-sinistra.

Egli è un neo-democristiano, della specie peggiore.

La sua apparente "novità" non ha nulla, ma proprio nulla di nuovo è la metafora della "sostituzione emendante" e priva di contenuti reali che sostituisce Motivi e Ragioni.

L'esaltazione dell'emendamento superficiale del "miglior mondo possibile" che prende il sopravvento sull'idea del cambiamento.

La vittoria del "pensiero unico" e della "condivisione culturale" il nuovo che avanza che in nulla differisca dall'antico, anzi ne è rappresentazione in peggio.

Non che le alternative presentate dal PD siano eclatanti e purtroppo questa deriva avverrebbe a prescindere, anche nella improbabile ipotesi di una affermazione del Non-Alternativa Vendoliana.

Però Renzi ne rappresenta la esaltazione, la generalizzazione culturale, il trionfo formale e condiviso. La santificazione, anche popolare di una tendenza alla regresso ed all'arretramento.

Renzi rappresenterebbe la sconfitta, anche formale, di una visione altra, senza nemmeno il filtro di una menzogna, di un'abuso formale dei termini sinistra e popolo.

Ora questa non vuole essere una perorazione pro-bersaniana o in difesa della operazione d'ipocrisia Vendoliana, tutt'altro ma la constatazione di come l'ipotesi Renzi rappresenti la "fine" di un percorso di "condivisione", di un'ipotesi e di una visione.

Ammantata di un mistificato e pericolosissimo concetto di falsa novità. La modernizzazione funesta dell'antica barzelletta del costante "rinnovamento democristiano" che ha portato personaggi come Andreotti a "regnare" per più di quarant'anni.